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Approccio da startup, cos’è e come funziona il Minimum Viable Product

Salernitano. Informatico. Mi divido al 50% tra il software e il business. Mi piace definirmi un imprenditore pragmatico. Nel tempo libero - cioè di notte - scrivo di startup, videogiochi e programmazione.

Qualche giorno fa ho scritto un post per Gamasutra dove ho raccontato un po’ cosa è successo in questi due anni di esperienza con mangatar e di come “l’approccio da startup” possa essere utilizzato anche nell’ambito del game development. In particolare mi sono soffermato sull’utilizzo della strategia Minimum Viable Product e di come sia stata di vitale importanza nella ricerca di fondi di finanziamento, prima che Dengen Chronicles fosse un titolo giocabile.

Ma che cos’è il Minimum Viable Product (MVP)?

In breve, si tratta di una strategia attraverso la quale si può testare velocemente un prodotto o un servizio sul mercato, iniziando anche solo con una semplice landing page, una presentazione PowerPoint o una pubblicità su Google. In una famosa intervista di qualche anno fa Eric Ries, uno dei maggiori esperti di MVP, lo definisce in questo modo:

«The minimum viable product is that product which has just those features and no more that allows you to ship a product that early adopters see and, at least some of whom resonate with, pay you money for, and start to give you feedback on».

Ma perché si parla di strategia? Si parla di strategia e non di prodotto proprio perché il Minimum Viable Product non indica il prodotto in sé, ma un processo iterativo durante il quale l’idea iniziale viene continuamente modificata e adattata dopo i feedback che si ricevono dagli utenti iniziali (i cosiddetti early adopters). Questo processo, di solito, va avanti finché non si raggiunge il prodotto desiderato (dagli utenti).

Un concetto chiave della strategia MVP, che ho sempre trovato affascinante e poco applicato in certi mercati, è quello di non rincorrere le richieste degli utenti. Quando si lancia un prodotto in beta e ci si apre per raccogliere i feedback degli early adopters, capita spesso che ci si ritrovi velocemente sommersi da messaggi con richieste di tutti i tipi: c’è l’utente che non è d’accordo sul come è stata implementata una certa funzionalità e chiede di modificarla, c’è l’altro utente che ha un’esigenza specifica di cui non avevi mai sentito parlare, e cosi via.

In momenti come questi è facile che ci si faccia prendere dal panico e si inizi a rilasciare funzionalità in ordine sparso solo per cercare di accontentare quante più persone possibile e ridurre i feedback negativi. Procedere in questo modo è altamente rischioso perché si potrebbe perdere completamente di vista la visione finale del proprio prodotto. Secondo la strategia del Minimum Viable Product la visione finale del prodotto è tutto!

Con i propri utenti si dovrebbe chiarire fin dall’inizio quale sarà il problema che si andrà a risolvere e quali saranno le funzionalità che si intende sviluppare. Anche se saranno introdotte un po’ per volta. Fatto questo, ci sarà sicuramente un sottoinsieme dei potenziali utenti che sarà comunque disposto ad utilizzare le prime versioni del prodotto, ai quali le poche funzionalità presenti saranno comunque utili.

È facile, quindi, capire perché un approccio di questo tipo è molto utilizzato dalle startup che sviluppano web applications. Per fare qualche esempio nostrano, ho visto utilizzare la strategia MVP, in maniera molto intelligente, a startup come Urlist, Followgram, Iubenda e Blomming.

Se vi interessa l’argomento vi consiglio di leggere per intero l’intervista a Eric Ries. Viene discusso l’argomento nel dettaglio e Ries risponde anche a una serie di domande “spinose” tipo: come trovare i soldi per iniziare; come risolvere il problema dell’uovo e della gallina; come non cadere nel loop dei rilasci infiniti; e cosi via.

Salerno, giovedì 5 settembre

RAFFAELE GAITO

2 risposte a “Approccio da startup, cos’è e come funziona il Minimum Viable Product”

  1. luca gadani scrive:

    Ho letto con molta attenzione l’articolo. Stiamo finendo di realizzare l’MVP quello che in realtà ci preoccupa, visto la nostra mancanza di fondi, è come raccogliere il maggior numero di feedback. Il sito, il blog non sono sufficienti, possono esserlo per una nuova startup lanciata dalla Telecom ma per degli sconosciuti questo è un grosso problema.
    L’MVP è importantissimo ma non diamo per scontato (anzi è esattamente l’opposto) che saremo, una volta lanciato l’MVP, sommersi dai feedb.

    A tal proposito sono ben graditi consigli…visto che navighiamo in acque agitate volgenti al mosso.

  2. situs sbobet scrive:

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