Guida al social media manager: il decalogo per un buon SMM

Raggioniamo intorno al SMM, ai suoi compiti e alle skill che si porta dietro. Scopri di più su questa figura comunicativa.
Indice

Un social media manager, al giorno d’oggi è una figura ibrida: un creativo capace di generare strategie di comunicazione sulla base di dati e micro-dati.

Il suo lavoro è poi anche quello di capire le tendenze, cavalcarle senza sembrare noioso e di targettizzare il livello di comunicazione per il giusto canale comunicativo, un esempio? TikTok non è uguale a Instagram e Instagram non ha le stesse metriche di LinkedIn.

Scopriamo allora nel dettaglio la realtà dietro il mito, sfatiamo le voci su questo lavoro, cerchiamo di comprenderlo così da poterci interfacciare realmente con questa realtà onnipresente ed essenziale.

Chi è e cosa fa davvero un social media manager

Il social media manager è una figura professionale che si è specializzata in gestione, pianificazione e ottimizzazione della presenza di un brand, personaggio pubblico, azienda od organizzazione sulle principali piattaforme social.

Questo professionista del digital marketing e della comunicazione ha un ruolo centrale nella comunicazione moderna e porta con sé competenze trasversali che non possono essere improvvisate. Parliamo di creatività e visione strategica, di analisi dei dati e di gestione delle relazioni online.

Ma quali sono allora le sue principali responsabilità in azienda o quando collabora come freelance? Vediamole subito:

  • Definizione della strategia comunicativa: il social media manager elabora strategie complementari, ma specifiche per ogni piattaforma. Adatta il messaggio ad ogni canale per raggiungere gli obiettivi di marketing e comunicazione prefissati.
  • Pianificazione PED e gestione del piano editoriale: questo professionista organizza e programma i contenuti da pubblicare stabilendo, secondo dati specifici, frequenza di pubblicazione, orari, tipologie di contenuto.
  • Creazione e/o supervisione dei contenuti: un social media manager produce direttamente oppure coordina la realizzazione dei contenuti originali e lo fa in modo che siano coerenti con l’identità che sta comunicando.
  • Gestione ADS: parte del suo lavoro è anche impostare, monitorare e ottimizzare le campagne di advertising sui social.
  • Community management: oggi la comunicazione è, a dir poco, polarizzata e quindi una realtà online deve comunicare con la propria community. Il social media manager risponde ai commenti, ai messaggi e alle recensioni, interagisce direttamente e gestisce eventuali crisi, arrivando così a stimolare la partecipazione.
  • Analisi KPI: un social media monitora costantemente i risultati, secondo metriche specifiche, e ottimizza la comunicazione di conseguenza.

Eppure il suo lavoro non si riduce solo a questo, aiuta a proteggere e migliorare la reputazione del brand, in molti modi e studia costantemente il mercato per individuare il miglior modo di comunicare con il target specifico del cliente, su ogni piattaforma.

Competenze chiave e strumenti da conoscere

Il social media manager e le sue competenze.

Il minimo delle competenze richieste a un social media manager professionista è che conosca e padroneggi le principali piattaforme social. Questo vuol dire comprenderne le funzionalità, gli algoritmi di base, le metriche e le best practice; non stiamo quindi parlando di competenze di base o di poco conto, ma di una elevata specializzazione.

Tra le altre hard skill che vanno, sicuramente, messe in luce troviamo l’uso di tool di programmazione dei post e dell’analisi delle performance come:

  • Gli insight delle piattaforme;
  • Buffer;
  • Hootsuite;
  • Google Analytics.

Ovviamente, se poi, il SMM agisce da solo deve possedere anche capacità di creazione multimediale e dei correlati software di editing.

Un’altra competenza spesso sottovalutata di questo professionista è la sua capacità di scrivere testi efficaci, che siano al contempo brevi ma emozionali e persuasivi, il tutto ovviamente mantenendo lo stile di comunicazione adatto al social.

Esistono poi anche delle competenze trasversali che vanno messe sul piatto come la creatività che permette non solo di seguire i trend, ma di impostare una campagna comunicativa originale e specifica del brand.

Dovendo poi interagire spesso con gli altri reparti marketing e con diversi collaboratori e content creator un SMM deve anche avere doti di comunicazione efficace e di ascolto attivo. Infine, tra gli altri strumenti utili da conoscere (oltre a quelli già citati) ci sono:

  • Iconsquare;
  • Agorapulse;
  • Crowdfire;
  • Canva;
  • Adobe;
  • Later;
  • Goschedule.

Tra questi ovviamente non possono mancare gli strumenti di social listening e monitoraggio dei trend. Ecco che, se ci si ferma a pensare oltre gli stereotipi un Social Media Manager è un professionista trasversale che ha un arduo compito da svolgere.

Differenze tra SMM freelance e in agenzia

Sebbene il lavoro sia lo stesso e le competenze richieste, per la maggior parte identiche esistono delle differenze sostanziali tra un social media manager che lavora freelance e uno che lavora in agenzia.

Cerchiamo di fare chiarezza in modo semplice, la prima cosa che cambia è sicuramente la struttura e la modalità di lavoro, un social media manager freelance lavora, spesso, da remoto e in autonomia e gestisce in prima persona tutte le attività e gli eventuali professionisti coinvolti.

Ha un rapporto diretto con i suoi clienti, senza bisogno di intermediari aziendali e ciò gli permette di avere una visione, in molti casi, più diretta e snella delle necessità di comunicazione. Un SMM freelance è quindi un consulente indipendente capace di offrire ai propri clienti:

  1. Rapidità di risposta alle esigenze;
  2. Flessibilità;
  3. Personalizzazione.

Un SMM in agenzia è quasi sempre parte di una squadra multidisciplinare e lavora insieme a diversi professionisti con cui può suddividere i compiti e quando agisce lo fa seguendo processi strutturati, spesso definiti da procedure interne e una gerarchia aziendale.

Questo vuol dire che questo profilo offre:

  • Un valore aggiunto dato dalla sinergia di competenze diverse, di team diversi;
  • La creatività e la strategia vengono da un lavoro collettivo e con processi consolidati;
  • Tempi di risposta più lunghi e strutturati.

Il decalogo per lavorare bene con i social

Diciamoci la verità, un decalogo univoco per lavorare bene come SMM non esiste, esiste ciò che ci dice il buon senso (che è sempre la nostra arma migliore). Per chi vuole lavorare bene sui social, ovviamente, allora la prima fase è la conoscenza approfondita, lo studio del target, del social di riferimento e dei bisogni aziendali.

Eseguita questa fase preliminare è bene definire una strategia chiara e mirata, che sia basata su obiettivi di business concreti, misurabili e raggiungibili. Ovviamente, la strategia deve prevedere quali sono le piattaforme da presidiare, quali tipi di contenuti creare e come interagire con il pubblico.

Subito dopo questa fase arriva la pianificazione del piano editoriale e la sua messa in atto, subito dopo interviene una fase di monitoraggio costante che permette di:

  • Raccogliere spunti;
  • Ricevere feedback;
  • Limare le criticità;
  • Eliminare possibilità di riscontri negativi;
  • Migliorare la comunicazione;
  • Cogliere opportunità inesplorate.

L’analisi e l’ottimizzazione continua è una base imprescindibile di un buon lavoro sui social e non passa solo dalle metriche ma anche dalla gestione diplomatica di quelle che saranno, le sicure, criticità che il pubblico porterà a galla e le crisi che ne conseguiranno.

Lavorare bene in questo campo è un miscuglio alchemico tra strategia data driven, creatività e analisi dei competitor e dei trend per anticiparli e cavalcarli.

Obiettivi chiari, contenuti di valore, analisi dei dati

Analisi delle KPI e Social media manager.

Nel mondo dei social media manager, ma in qualsiasi campo in verità, avere obiettivi chiari, portare contenuti di valore e analizzare i dati è indispensabile per raggiungere il successo. Senza una direzione precisa, senza avere mete prefissate chiaramente, le azioni che si compiono rischiano di essere non solo dispersive, ma anche in efficaci (e in alcuni casi dannose).

Predisporre la comunicazione secondo uno o due obiettivi precisi, di volta in volta sostituibili è il modo migliore per ottenere un successo e di pianificare contenuti e attività che siano coerenti e di allocare risorse di tempo e denaro in modo efficiente.

Sembrerebbe ovvio, ma sono i contenuti di valore quelli che hanno un “quid in più” e che poi arrivano all’audience prefissata e rimangono impressi. Non basta essere sui social, come fanno molte aziende al giorno d’oggi, bisogna esserci in modo coerente e rilevante; generare solo trend, seguire le mode del momento o ricercare la veloce diffusione con argomenti divisivi o di facile “like” non è il metodo giusto di interazione, almeno non se si vuole costruire con pazienza una community attiva e sana.

Dovremmo sorvolare su quest’ultimo punto eppure è così importante che va messo in luce di nuovo: senza dati non è possibile trasformare la propria presenza sui social in successo. Saper analizzare i dati trasforma il processo in una strategia a lungo termine, continuamente ottimizzata, continuamente in evoluzione.

Empatia, aggiornamento continuo e gestione delle crisi

Parliamo adesso di tre caratteristiche o soft skill che fanno la differenza nella vita e non solo nel lavoro e che ci permettono di cooperare, vivere insieme e di non diventare matti. Parliamo dell’empatia, della capacità di gestire le crisi e dell’aggiornamento continuo, nel caso dell’empatia per un social media manager è importante perché:

  • Aiuta a coordinarsi con i vari team;
  • Permette di comprendere e condividere i sentimenti dell’audience target;
  • Di entrare in contatto in modo spontaneo con il pubblico.

Nei social, dove tutto appare costruito e dove tutto alla fine lo è (quasi sempre) diventa un valore aggiunto di notevole impatto, anche nella risoluzione dei conflitti, nella gestione delle crisi e nella creazione di una community fedele.

La gestione delle crisi è qualcosa che tutti dovremmo avere, ma che un SMM deve portare con sé ogni volta che lavora: i social sono spazi pubblici, aperti h24 e dove ogni problema o critica può diventare virale. Gestire le crisi con trasparenza, calma e tempestività è allora una dote essenziale per proteggere la reputazione del brand e, in alcuni casi, trasformare la situazione negativa in un punto di forza capace di dimostrare responsabilità e attenzione verso la community-

Infine, con la costante trasformazione di social e del mondo digital in generale è necessario che un social media manager studi e si aggiorni di continuo. Questo permette di non rimanere indietro rispetto alla concorrenza, ma anche di intercettare prima degli altri le nuove features o i comportamenti emergenti nei social.

Ecco perché, anche in un mondo di intelligenza artificiale e di contenuti generati appositamente per avere un immediato riscontro un SMM umano può fare la differenza, ancora oggi, magari anche comprendendo e utilizzando le automation e le intelligenze artificiali.