Phishing bancario: cosa significa e come proteggersi

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Nell’odierno contesto operativo, la sicurezza finanziaria è una priorità assoluta sia per le imprese che per i consumatori. Purtroppo, tra le minacce più insidiose che mettono a rischio i patrimoni degli utenti c’è il phishing bancario, una forma di criminalità informatica che ogni anno sottrae milioni di euro a vittime ignare.

L’adozione di tecniche fraudolente sempre più raffinate rende indispensabile comprendere a fondo questo fenomeno e adottare di conseguenza strategie difensive efficaci per tutelare le proprie risorse finanziarie.

I truffatori sfruttano infatti la fiducia che le persone ripongono negli istituti di credito per pianificare e applicare inganni sempre più credibili e difficili da riconoscere. Si pensi alle email perfettamente identiche a quelle ufficiali, ai messaggi che simulano comunicazioni urgenti dalla banca, alle telefonate da numeri apparentemente attendibili: in questi e altri casi, il phishing bancario ha oggi l’abitudine di manifestarsi attraverso diversi canali e utilizzare strategie psicologiche mirate a indurre le vittime a compiere azioni affrettate senza verificare l’autenticità delle richieste.

La rapidità con cui evolve questa minaccia richiede un aggiornamento costante delle conoscenze e una vigilanza permanente da parte di chiunque utilizzi servizi bancari online.

Proviamo a tracciare insieme qualche utile spunto.

Qual è il significato di phishing bancario

Il termine phishing deriva dall’inglese “fishing“, pescare, e descrive perfettamente la tecnica attraverso cui i criminali informatici “pescano” informazioni sensibili fingendosi entità affidabili come banche, assicurazioni o enti fiscali.

Nel contesto bancario, che è quello che ci interessa oggi, la pratica fraudolenta si concretizza nell’invio di comunicazioni apparentemente provenienti da istituti di credito legittimi con l’obiettivo di carpire credenziali di accesso, codici dispositivi, numeri di carte di credito e altre informazioni riservate che permettono ai malintenzionati di sottrarre fondi dai conti correnti delle vittime.

Il phishing bancario può assumere diverse forme, ciascuna con caratteristiche specifiche ma accomunate dallo stesso intento criminale. Lo spear phishing è, ad esempio, un attacco mirato verso individui o aziende specifiche, caratterizzato da messaggi personalizzati che aumentano significativamente le probabilità di successo sfruttando informazioni dettagliate sulle vittime. Il clone phishing modifica invece email legittime ricevute in precedenza, sostituendo allegati o link con versioni malevoli e reinviando il messaggio come se fosse un aggiornamento autentico, facendo leva sulla fiducia preesistente.

Il vishing, o phishing vocale, utilizza telefonate fraudolente nelle quali finti operatori bancari contattano le vittime segnalando presunte anomalie sui conti e richiedendo, con scuse legate a procedure di sicurezza, la comunicazione di PIN, password o codici di autorizzazione. Lo smishing sfrutta invece i messaggi SMS per inviare avvisi falsi riguardanti problemi bancari, transazioni sospette o necessità urgenti di aggiornamento dei dati, spingendo le persone a cliccare su link dannosi o a fornire informazioni riservate tramite risposta diretta.

Il whaling è una variante particolarmente sofisticata che prende di mira figure di spicco in aziende e organizzazioni, utilizzando messaggi altamente personalizzati che simulano comunicazioni legali, problemi amministrativi o questioni di governance per ottenere credenziali di alto valore.

Tra tutte queste tecniche c’è un denominatore comune: lo sfruttamento della fiducia e la creazione di un senso di urgenza che spingono le vittime ad agire impulsivamente senza verificare l’autenticità delle richieste ricevute.

Phishing e arbitro bancario e finanziario

Quando un cliente subisce un furto di denaro a causa del phishing bancario, la questione della responsabilità diventa evidentemente centrale per determinare il diritto al rimborso.

In questo ambito, ricordiamo che l‘Arbitro Bancario e Finanziario (ABF) è l’organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra clienti e banche, competente anche per le dispute relative a operazioni non autorizzate conseguenti ad attacchi di phishing. Le decisioni dell’ABF forniscono inoltre degli orientamenti preziosi per comprendere quando la banca può essere ritenuta responsabile e quando invece prevale la colpa del cliente.

Per prima cosa, condividiamo come la valutazione dell’ABF si concentri principalmente sul concetto di colpa grave del cliente. Non esiste infatti una responsabilità automatica della banca per ogni episodio di phishing: l’istituto di credito risponde dei danni solamente quando il cliente non ha commesso errori di negligenza significativa nella gestione delle proprie credenziali. Determinare il confine tra errore scusabile e colpa grave è però un’operazione complessa che richiede l’analisi attenta delle circostanze specifiche di ogni caso.

Le sentenze dell’ABF hanno peraltro chiarito che quando il furto avviene tramite malware o trojan che sottraggono le credenziali senza l’effettivo consenso del cliente, quest’ultimo non può essere considerato responsabile. La situazione cambia radicalmente nel caso di phishing tradizionale, ovvero quando l’utente cade vittima di email ingannevoli per credulità e comunica volontariamente le proprie informazioni riservate al di fuori dei canali ufficiali della banca. In questi casi, considerando che il fenomeno del phishing è ormai ampiamente noto anche agli utenti meno esperti, la negligenza viene generalmente valutata come grave.

Tuttavia, esistono circostanze attenuanti che possono modificare questa valutazione. Se il messaggio fraudolento proviene da un indirizzo apparentemente intestato alla banca, se la telefonata arriva dal numero ufficiale dell’istituto di credito, se la comunicazione presenta caratteristiche talmente sofisticate da ingannare anche utenti prudenti, la colpa del cliente potrebbe essere considerata meno grave. Particolarmente rilevante risulta la condizione delle banche interamente digitali, prive di sportelli fisici, o, ad esempio, quelle dei conti online esteri digitali, dove la comunicazione a distanza è prassi quotidiana e può rendere più giustificabile l’errore di fornire informazioni telefonicamente.

Rimborso da phishing bancario

Tutto ciò premesso, non possiamo che ricordare come la questione del rimborso sia l’aspetto più delicato e controverso nelle vicende di phishing bancario. Le vittime si rivolgono naturalmente alla banca per ottenere il ripristino delle somme sottratte, considerando l’istituto di credito come l’unico soggetto patrimonialmente solido presso cui richiedere il risarcimento, dato che identificare e raggiungere i truffatori risulta generalmente impossibile. La normativa europea sulla sicurezza dei pagamenti (PSD2) e quella nazionale stabiliscono principi di tutela del cliente, ma subordinano il diritto al rimborso all’assenza di colpa grave.

Tutto ci premesso, il procedimento per ottenere il rimborso inizia con la tempestiva segnalazione dell’accaduto alla banca attraverso i canali ufficiali, richiedendo il blocco immediato delle transazioni non autorizzate e delle credenziali compromesse. È fondamentale documentare accuratamente tutti gli elementi dell’episodio di phishing: conservare email o messaggi ricevuti, annotare data e ora di eventuali telefonate, raccogliere ogni prova che dimostri le modalità attraverso cui è avvenuta la truffa.

La banca è tenuta a condurre un’indagine interna per verificare se le operazioni fraudolente presentano anomalie che avrebbero dovuto attivare i sistemi di sicurezza, se il cliente ha rispettato gli obblighi di custodia delle credenziali, se esistono elementi che configurano una colpa grave dell’utente. In assenza di negligenza significativa del cliente, l’istituto di credito deve procedere al rimborso delle somme sottratte entro i termini stabiliti dalla normativa, generalmente riaccreditando l’importo sul conto corrente della vittima.

Quando la banca nega il rimborso sostenendo la presenza di colpa grave del cliente, quest’ultimo può intraprendere diverse strade per tutelare i propri diritti. Il ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario è certamente un’opzione rapida ed economica, con procedure semplificate che non richiedono necessariamente l’assistenza di un avvocato, anche se la consulenza legale risulta sempre consigliabile per valutare correttamente la fondatezza della pretesa. In alternativa o successivamente, il cliente può agire in sede giudiziaria ordinaria, presentando ricorso davanti al Giudice di Pace per importi contenuti o al Tribunale per somme più rilevanti.

Ricordiamo che la giurisprudenza si mostra variegata nelle decisioni, analizzando caso per caso le circostanze specifiche. Elementi come la provenienza del messaggio da numeri o indirizzi apparentemente ufficiali, il livello di sofisticazione della truffa, l’esperienza informatica del cliente, la chiarezza delle comunicazioni preventive della banca sui rischi di phishing influenzano significativamente l’esito del contenzioso. Per questo motivo, risulta fondamentale affidare la gestione della controversia a professionisti esperti in diritto bancario e tutela del consumatore.

Come difendersi dal phishing bancario

La difesa più efficace contro il phishing bancario richiede una serie di linee d’azione congiunte e integrate, come una vigilanza costante, la conoscenza delle tecniche fraudolente e l’adozione di comportamenti prudenti nella gestione dei rapporti bancari digitali.

Verificare il mittente

Il primo e fondamentale principio da interiorizzare riguarda il fatto che gli istituti di credito non richiedono mai ai propri clienti di comunicare dati personali, password, PIN, codici dei dispositivi o numeri di carte di credito attraverso email, SMS, telefonate o applicazioni di messaggistica. Qualsiasi richiesta in tal senso deve immediatamente attivare un campanello d’allarme.

Quando si riceve un’email apparentemente proveniente dalla propria banca, è essenziale verificare attentamente l’indirizzo del mittente confrontandolo con quello utilizzato nelle comunicazioni ufficiali precedenti. I truffatori creano spesso indirizzi molto simili a quelli autentici, modificando un singolo carattere o aggiungendo elementi quasi impercettibili. Le email di phishing presentano frequentemente errori grammaticali, traduzioni approssimative, formule generiche come “Gentile Cliente” invece del nome specifico del destinatario, richieste vaghe legate a presunti problemi tecnici o necessità di aggiornamento urgente.

Link dei messaggi

I link contenuti nei messaggi sospetti non devono mai essere cliccati. Per accedere ai servizi bancari online è sempre preferibile digitare manualmente l’indirizzo del sito nella barra del browser o utilizzare i bookmark salvati in precedenza. Se si riceve una comunicazione che richiede un’azione urgente, è opportuno contattare direttamente la banca attraverso i canali ufficiali verificati per confermare l’autenticità della richiesta. I siti legittimi degli istituti di credito utilizzano sempre protocolli di sicurezza HTTPS, riconoscibili dal lucchetto visualizzato nella barra degli indirizzi.

Telefonate

Attenzione anche alle telefonate. Diffidare sempre di chiamate che utilizzano toni ultimativi o intimidatori, minacciando blocchi immediati del conto o l’applicazione di sanzioni se non si forniscono immediatamente determinate informazioni. Le banche comunicano con atteggiamento cortese e professionale, non richiedono mai dati riservati telefonicamente e non creano pressioni psicologiche sui clienti. Chiamate provenienti da numeri anonimi, cellulari o prefissi stranieri dovrebbero essere considerate automaticamente sospette, anche se tecniche di spoofing permettono ai truffatori di mascherare il numero reale facendo apparire quello ufficiale della banca.

Sistemi di protezione

È sempre consigliabile adottare la necessaria protezione dei dispositivi attraverso cui si accede ai servizi bancari. Installare e mantenere aggiornati antivirus e sistemi di protezione riduce significativamente il rischio di infezione da malware progettati per carpire credenziali bancarie. Evitare di scaricare allegati da email sospette, non installare applicazioni da fonti non ufficiali, utilizzare password complesse e diverse per ciascun servizio, attivare l’autenticazione a due fattori quando disponibile costituiscono pratiche essenziali di igiene informatica.

Controllo dei movimenti

Il monitoraggio regolare delle movimentazioni bancarie permette di rilevare tempestivamente eventuali operazioni non autorizzate. Attivare i sistemi di alert automatici offerti dalle banche, che notificano via SMS o email ogni transazione effettuata, consente di individuare immediatamente anomalie e intervenire rapidamente per limitare i danni. Controllare frequentemente gli estratti conto, verificare che tutte le operazioni registrate siano effettivamente state disposte, segnalare immediatamente qualsiasi discrepanza all’istituto di credito rappresentano abitudini che possono fare la differenza tra una perdita contenuta e un danno patrimoniale significativo.

Tenersi aggiornati

La formazione continua e l’aggiornamento sulle nuove tecniche di phishing risultano indispensabili in un panorama delle minacce in costante evoluzione. I criminali informatici perfezionano continuamente le proprie strategie, sfruttando eventi di attualità, periodi di particolare utilizzo dei servizi bancari online, situazioni di emergenza per rendere più credibili i propri inganni. Informarsi attraverso i canali ufficiali delle banche, consultare i siti delle autorità di vigilanza come il Garante della Privacy, partecipare a iniziative di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica contribuiscono a mantenere alta la guardia contro questa minaccia pervasiva che colpisce quotidianamente migliaia di utenti in tutto il mondo.