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Le 40 città migliori al mondo per fare una startup

Musicista, surfer e venture capital. Nel 1999 fondo Vitaminic, il primo distributore discografico digitale in Europa. Ho vissuto in prima persona l'evoluzione dell'industria della musica dall'analogico al digitale. Nel 2006 lancio dPixel, la società di venture capital per le internet startup. Oggi sono anche board member del progetto Sardex, il circuito di moneta virtuale nato in Sardegna.

Startup Genome ha pubblicato oggi il primo report sugli ecosistemi dell’innovazione intitolato “The Startup Revolution: The Global Rise of Startup Ecosystems And How They Compare”.

Fare una startup e la formazione del capitale in genere, stanno rapidamente diventando una scienza più che un’arte.

Il report misura e confronta diversi ecosistemi dell’innovazione in tutto il mondo. I dati sono basati sull’analisi di correlazioni di oltre 50.000 startup in tutto il mondo che utilizzano Startup Compass (il prodotto di Startup Genome) , una piattaforma che consente ad una startup di misurare, fare benchmark e monitorare la propria performance. Nella creazione del report l’azienda ha collaborato con Berkeley, Stanford (Prof. Steve Blank, che insegne imprenditorialià a Stanford Berkeley e Columbia) e Telefonica.

Quali città hanno la più alta percentuale di startup tecnologiche ad alta crescita? Cosa determina il successo di un ecosistema e quali sono le variabili chiave in questo contesto? Quali azioni vanno intraprese in modo da rendere competitivo un ecosistema a livello internazionale?

Bjoern Lasse Herrmann, CEO di Startup Genome spiega “Abbiamo creato questo report per tre ragioni: vogliamo mettere sotto un riflettore gli ecosistemi emergenti di startup high-tech, società che saranno responsabili della principale quota di crescita economica nei prossimi anni; ci proponiamo di democratizzare la conoscenza necessaria a creare una startup ed un ecosistema di successo; vogliamo fornire suggerimenti utili agli stakeholders interessati.”

I 10 ecosistemi più attivi al mondo sono:

1. Silicon Valley

2. Tel Aviv

3. Los Angeles

4. Seattle

5. New York City

6. Boston

7. London

8. Toronto

9. Vancouver

10. Chicago

Il report è gratuito e può essere scaricato qui.

Stiamo toccando con mano la rapida transizione dalla società industriale alla società dell’informazione. Apple oggi è l’azienda più capitalizzata al mondo e l’imprenditorialità è riconosciuta quale primario motore di crescita nell’economia dei dati. I costi per fare una startup tecnologica sono sempre minori e decine di migliaia di nuovi imprenditori stanno creando oggi le aziende che saranno protagoniste dell’economia in futuro.

Alcuni ecosistemi dell’innovazione stanno emergendo in tutto il mondo.

Tel Aviv è l’ecosistema più attivo al mondo dopo la Silicon Valley.

Los Angeles, Seattle, New York, Boston e Chicago le città più importanti negli USA, mentre Toronto e Vancouver emergono nella top ten.

Per quanto riguarda l’Europa le principali location sono Londra (settima e unica città Europea a entrare nella top ten), Parigi (undicesima), Mosca (quattordicesima) e Berlino (quindicesima).

Nessuna città Italiana è entrata nelle prime 20 posizioni della classifica, ma Milano, risulta nella categoria delle top 40, segno di quanto l’Italia abbia da recuperare (ed in fretta) rispetto al resto del mondo.

Il Report non solo ha identificato gli ecosistemi dell’innovazione più attivi al mondo, ma fornisce anche una serie di consigli e raccomandazioni per gli imprenditori, gli investitori, le aziende e i policy makers su come sfruttare al meglio lo scenario globale dell’imprenditorialità tecnologica e su come creare un ecosistema di startup per partecipare all’economia globale del ventunesimo secolo.

Il ranking è costruito combinando 50 diverse variabili, combinate all’interno di 8 indici  (Startup Output, Funding, Company Performance, Talent, Support Infrastructure, Entrepreneurial Mindset, Trendsetting Tendencies & Ecosystem Differentiation from Silicon Valley).

Startup Genome è una startup della Silicon Valley che ha spinoffato (come spesso accade) dall’Università di Stanford. I fondatori Bjoern Lasse Herrmann (CEO), Max Marmer (Chief Scientific Officer) ed Ertan Dogrultan un guru del data mining, si sono incontrati all’Università dove hanno sviluppato la base scientifica del proprio progetto.

Negli ultimi anni Startup Genome ha pubblicato diversi studi e report, che sono stati adottati da centinaia di Università, incubatori e acceleratori in tutto il mondo.

Bjorn e i suoi amici vogliono decodificare il DNA del successo di una startup e accelerare il ritmo dell’innovazione rendendo quello delle startup un mondo guidato dai dati piuttosto che semplicemente solo dall’esperienza e intuizione.

La piattaforma di big data che stanno costruendo consente ai fondatori di una startup (e ai suoi investitori) di misurare le proprie metriche fondamentali e la propria performance (metriche di business, di prodotto, investimenti e così via). Le metriche sono tracciate e confrontate tra gruppi di startup simili in modo da offrire suggerimenti utili su come migliorare il proprio business e raggiungere più rapidamente il successo.

Steve Blank ha affermato: “La democratizzazione dell’imprenditorialità che proviene dalla Silicon Valley e da ecosistemi di tutto il mondo, sta determinando nuove strategie e strutture di innovazione e trasformazione. Le lezioni di strategia che possiamo imparare da queste startup saranno il fondamento per una massiccia ristrutturazione di tutte le organizzazioni aziendali nei prossimi 40 anni.”

Roma, 20 Novembre 2012

Gianluca Dettori

9 risposte a “Le 40 città migliori al mondo per fare una startup”

  1. Per completezza d’informazione e pesare meglio i risultati della ricerca:
    ” […] the report has gaps. For
    instance, researchers did not include the Seattle area, home to
    Microsoft Corp. and scores of smaller tech companies, because of a lack
    of time and resources, said Herrmann. And
    the survey is heavily skewed toward software start-ups and lacks much
    information on computer hardware companies[…].”

  2. JJ scrive:

    Un articolo che offre notevoli spunti di riflessione – così come il report che però ho potuto solo scorrere di fretta.

    Un appunto: l’autore scrive che l’assenza delle città italiane nella classifica è un segno del gap che l’Italia deve colmare.

    Premetto di non conoscere in modo approfondito la scena startup in Italia.
    Al di là del commento precedente che giustamente sottolinea come il report abbia lasciato fuori molte realtà dalla ricerca,
    ritengo comunque plausibile il giudizio sull’arretratezza italiana in questo campo.

    Eppure mi chiedo: siamo sicuri che l’Italia sarà mai in grado di entrare in classifica?

    E non per la qualità o la quantità della proposta italiana, visto che sono convinta, o forse sono talmente ingenua da sperare che un giorno saremo almeno al passo con i nostri cugini europei.

    La mia considerazione guarda invece al regionalismo e localismo italiano: che ci piaccia o meno, l’Italia è policentrica.
    Milano, Roma, Torino sono tutte città dove possono nascere e crescere startup.
    E pensando a Milano e Torino non si può non fare il collegamento con i Politecnici e con il mondo accademico in generale. Dove vi è un’eccellenza della ricerca, quindi anche in atenei più piccoli, può svilupparsi una realtà locale.
    Leggendo proprio gli articoli pubblicati e l’Agenda su questo portale, ho poi l’impressione che vi sia un gran da farsi anche nella cosiddetta “provincia” o nelle sud, in Sicilia.

    Facendo un paragone con i paesi europei, in Italia non c’è una città con il potere di attrazione dei cervelli e dei soldi come Parigi in Francia o Londra in UK.

    Insomma, mi sembra logico pensare che lo stesso regionalismo italiano possa favorire la nascita di micro-realtà locali, probabilmente basate su una “network” ristretta di mentors, investors, e/o università all’avanguardia.

    A meno che non vi siano politiche od investimenti massicci verso una certa area… una policy option fattibile ma che richiederebbe un vero e proprio dibattito con tutti gli addetti del settore.

  3. Luca Bardella scrive:

    che gli USA ci asfaltavano era risaputo, non mi aspettavo Berlino così in basso, che io sappia c’è una bella realtà di startup, sia avviate sia come incentivo all’avvio.

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