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  • http://twitter.com/io_floriano Floriano Bonfigli

    Per completezza d’informazione e pesare meglio i risultati della ricerca:
    ” [...] the report has gaps. For
    instance, researchers did not include the Seattle area, home to
    Microsoft Corp. and scores of smaller tech companies, because of a lack
    of time and resources, said Herrmann. And
    the survey is heavily skewed toward software start-ups and lacks much
    information on computer hardware companies[...].”

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  • http://twitter.com/sefirj1 JJ

    Un articolo che offre notevoli spunti di riflessione – così come il report che però ho potuto solo scorrere di fretta.

    Un appunto: l’autore scrive che l’assenza delle città italiane nella classifica è un segno del gap che l’Italia deve colmare.

    Premetto di non conoscere in modo approfondito la scena startup in Italia.
    Al di là del commento precedente che giustamente sottolinea come il report abbia lasciato fuori molte realtà dalla ricerca,
    ritengo comunque plausibile il giudizio sull’arretratezza italiana in questo campo.

    Eppure mi chiedo: siamo sicuri che l’Italia sarà mai in grado di entrare in classifica?

    E non per la qualità o la quantità della proposta italiana, visto che sono convinta, o forse sono talmente ingenua da sperare che un giorno saremo almeno al passo con i nostri cugini europei.

    La mia considerazione guarda invece al regionalismo e localismo italiano: che ci piaccia o meno, l’Italia è policentrica.
    Milano, Roma, Torino sono tutte città dove possono nascere e crescere startup.
    E pensando a Milano e Torino non si può non fare il collegamento con i Politecnici e con il mondo accademico in generale. Dove vi è un’eccellenza della ricerca, quindi anche in atenei più piccoli, può svilupparsi una realtà locale.
    Leggendo proprio gli articoli pubblicati e l’Agenda su questo portale, ho poi l’impressione che vi sia un gran da farsi anche nella cosiddetta “provincia” o nelle sud, in Sicilia.

    Facendo un paragone con i paesi europei, in Italia non c’è una città con il potere di attrazione dei cervelli e dei soldi come Parigi in Francia o Londra in UK.

    Insomma, mi sembra logico pensare che lo stesso regionalismo italiano possa favorire la nascita di micro-realtà locali, probabilmente basate su una “network” ristretta di mentors, investors, e/o università all’avanguardia.

    A meno che non vi siano politiche od investimenti massicci verso una certa area… una policy option fattibile ma che richiederebbe un vero e proprio dibattito con tutti gli addetti del settore.

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  • Luca Bardella

    che gli USA ci asfaltavano era risaputo, non mi aspettavo Berlino così in basso, che io sappia c’è una bella realtà di startup, sia avviate sia come incentivo all’avvio.