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I tre startupper che spiegano a Obama come investire sul crowdfunding

Musicista, surfer e venture capital. Nel 1999 fondo Vitaminic, il primo distributore discografico digitale in Europa. Ho vissuto in prima persona l'evoluzione dell'industria della musica dall'analogico al digitale. Nel 2006 lancio dPixel, la società di venture capital per le internet startup. Oggi sono anche board member del progetto Sardex, il circuito di moneta virtuale nato in Sardegna.

Certe storie succedono solo in America. Questa è una di quelle. È la storia di come tre startupper hanno convinto il Presidente Barack Obama a cambiare la normativa sulla raccolta di capitali finanziari legalizzando il crowdfunding in poco più di un anno. È la storia di una rivoluzione che sta per avverarsi di fronte i nostri occhi a partire dalla seconda metà del prossimo anno: quella della democratizzazione della finanza. 

Aprile 2012, Barack Obama firma il JOBS Act (Jumpstart Our Business Startups Act) e a partire dalla seconda metà del prossimo anno il crowdfunding sarà legale in America. Una norma che il Presidente stesso ha descritto come game changing. Qualunque azienda USA sarà in grado di raccogliere capitali sfruttando la propria rete sociale di clienti e partner. Quello che pochi sanno è che l’idea di utilizzare il crowdfunding per favorire lo sviluppo economico non è venuta a qualche think tank di consulenti governativi, ma è il risultato di un’idea balzana venuta a tre startupper: Jason, Zac e Woodie. Tre amici che si sono messi in testa di cambiare il mondo e hanno cominciato a fare pressione sull’opinione pubblica e sul governo con la loro “game changing idea”.

Il crowdfunding è un nuovo segmento del più ampio campo del crowdsourcing. Fa riferimento al business di raccolta capitali online attraverso le reti sociali. L’attuale legislazione in tutto il mondo limita la raccolta di capitali ad investitori qualificati attraverso la mediazione di intermediari autorizzati. Un sistema pensato così principalmente per limitare le frodi. Ciononostante, la storia recente ha dimostrato a tutti che il sistema ha, evidentemente, delle grosse falle, visti gli scandali finanziari che si sono susseguiti negli ultimi anni. Tutti ad opera di intermediari autorizzati. Inoltre, oggi abbiamo a disposizione due strumenti potenti che fino a poco tempo fa non esistevano: Internet e i social network. Non c’è una ragione tecnica che limiti la possibilità di digitalizzare le transazioni finanziarie basate sulla fiducia: probabilmente, l’intelligenza collettiva e le conversazioni online di milioni di persone sono in grado di funzionare molto meglio nell’attività di selezione degli investimenti, previsione dei trend e protezione dalle frodi e dalle pratiche illegali di pochi.

 E allora perché il crowdfunding non è ancora legale?

Principalmente perché occorre ancora cambiare le leggi per renderlo legale e definire le modalità per attuarlo. Che è esattamente quello che Jason Best, uno dei nostri tre eroi, aveva in mente quando ha deciso di provarci. Il crowdfunding è già legale negli Stati Uniti per entità no-profit (Kiva è uno dei principali esempi): sempre donation based, oppure nel contesto di una transazione commerciale e non finanziaria. Questa è la ragione per cui siti come Kickstarter e RocketHub sono stati in grado di operare ed avere successo.

Prima della firma del JOBS Act era praticamente impossibile per startup e piccole imprese avere accesso ai capitali necessari per far partire l’azienda. Infatti, in un recente studio della National Small Business Association, circa la metà (43%) delle piccole imprese hanno risposto che negli ultimi quattro anni, avevano bisogno di fondi e non erano stati in grado di trovare le risorse (mutui, carte di credito o investitori). L’impossibilità di assicurarsi i capitali ha determinato per il 32% la riduzione del numero di dipendenti, il 20% la riduzione dei benefit dei dipendenti e il 17% l’impossibilità di far fronte alla domanda del mercato.

Jason Best, Principal di Crowdfund Capital Advisors lavora con i suoi partner con organizzazioni come la Banca Mondiale e il Dipartimento di Stato, insegnando loro come implmentare schemi di crowdfunding nelle nazioni in via sviluppo. È advisor di fondi di investimento e family office che supporta implementando le loro strategie di crowdfund investing. Jason attualmente è Entrepreneur-in-Residence al Center for Entrepreneurship and Technology di UC Berkeley. Jason sarà a Roma il 26 Settembre prossimo, per partecipare all’evento Capitali Coraggiosi.

Jason, come ti è venuta l’idea?

Stavo cercando di raccogliere fondi per alcune delle nostre startup con i miei co-fondatori Zak Cassady-Dorion e Sherwood Neiss, tutti e tre imprenditori di successo. Eravamo frustrati che nell’era della crisi economica globale non ci fossero capitali a disposizione per gli imprenditori. Insieme avevamo raccolto oltre 80 milioni di dollari nelle nostre precedenti startup. Stavamo discutendo il problema e dicevamo: “se posso posso prestare denaro a piccole aziende nei paesi in via di sviluppo su Kiva e posso donare soldi ad artisti e musicisti su Kickstarter, perché non posso investire in piccole aziende che utilizzo tutti i giorni ed imprenditori in cui credo?”. Viviamo immersi nel social media e nel real time web. Dal nostro punto di vista non aveva senso che le leggi in materia fossero state scritte nel 1933, prima che la maggior parte delle case avesse anche solo una linea telefonica. Così decidemmo di sviluppare un quadro regolamentare che consentisse questa nuova tipologia di asset class: il crowdfund. Realizzamo il blog Startup Exemption e cominciammo a diffonderlo e fare lobby a Washington.

Tutti ci dissero che sarebbe stato impossibile cambiare le leggi e che eravamo pazzi. Forse siamo stati pazzi per averci provato, ma è quello che fanno gli imprenditori tutti i giorni: provano a realizzare quello che sembra impossibile o pazzesco. Fu una sensazione incredibile partecipare alla cerimonia della Casa Bianca, vedendo il Presidente Obama che firmava la normativa sul crowdfunding solamente 460 giorni dopo aver iniziato il nostro percorso.

Quali furono le reazioni iniziali?

Alla gente piaceva l’idea, ma quando la portammo alla SEC (Securities Exchange Commission) ci dissero in diverse riunioni che questa cosa non sarebbe mai successa ed in ogni caso avrebbe richiesto uno specifico atto del Congresso per essere consentita. C’era stato anche un precedente. Nel 2008 un’azienda di birra Americana, la Pabst Blue Ribbon stava cercando di vendere per 300 milioni di dollari. Un esperto di social media marketing, Mike Migliozzi, aveva suggerito l’utilizzo dei social media per trovare i capitali e così cominciarono a raccogliere piccole promesse di investimento da moltissime persone. Funzionò in modo clamoroso e la SEC fu costretta ad intervenire e bloccare tutto, quando ormai Pabst aveva già effettuato una raccolta pari a 282 milioni di dollari da investitori online. La storia finì sul Wall Street Journal e cominciò a creare un sacco di discussione.

A quel punto creammo lo Startup Exemption blog e un giorno qualcuno dalla Casa Bianca ci chiamò chiedendoci maggiori informazioni su quello che stavamo facendo. Poco dopo avemmo l’opportunità di presentare il nostro schema al Comitato della Camera responsabile delle riforme governative, l’ufficio di Darrell Issa. Capirono immediatamente che questo aveva il potenziale di creare una grandissima quantità di posti di lavoro e ridurre i costi amministrativi delle piccole imprese. La discussione tra i legislatori e il mondo degli affari si sviluppò ulteriormente aumentando la pressione per la Startup Exemption.

Fummo invitati per un’audizione ufficiale dal Comitato e successivamente dalla Casa Bianca. La Startup Exemption fu inserito nel JOBS Act: si tratta della legge (al di fuori della legislazione di guerra) che ha ottenuto la più rapida approvazione del Congresso in tutta la storia degli Stati Uniti.

Come hanno reagito le banche tradizionali al crowdfunding?

È curioso, all’inizio hanno completamente ignorato il crowdfunding e il nostro lavoro a Washington. Ora ci sono banche che lo stanno esplorando e stanno valutando le relazioni con il proprio business. Noi ci vediamo dei benefici per le banche. Una volta che un business è riuscito a raggiungere il successo raccogliendo i capitali con il crowdfunding, ed i fondatori hanno dimostrato di essere in grado di eseguire i propri piani, la banca può riconsiderare l’azienda che probabilmente potrebbe avere bisogno di un prestito per crescere. Abbiamo incontrato diverse banche negli USA. Vogliono capire il crowdfunding e stanno ragionando su cosa significherà per il proprio futuro. Io credo che il crowdfunding possa essere un ottimo sistema per consentire agli imprenditori di dimostrare quello che sono in grado di fare a banche, angels e venture capitalist. Il crowdfunding determinerà un aumento del dealflow di qualità per tutti.

Ci fu qualcosa che fu particolarmente determinante nel processo?

La cosa più importante fu che avevamo creato una soluzione per il problema e poi utilizzammo un mix di social media, telefonate e incontri a Washington DC. Penso che se si vuole un cambiamento, non si può avere successo nel chiedere al governo di trovare una soluzione e basta. Ci recavamo a Washington spiegando che il crowdfunding era un modo per creare posti di lavoro e rafforzare la piccola impresa. Era difficile per chiunque nel governo argomentare che queste cose non fossero positive. Poi passammo un sacco di tempo per dimostrare a rappresentanti del governo che eravamo in grado di creare regolamentazioni in grado di proteggere gli investitori dalle frodi, consentendo loro la raccolta di capitali.

Credo che gli imprenditori e gli angel investor siano nella miglior posizione per creare una proposta bilanciata in grado di aiutare gli imprenditori e proteggere gli investitori. Sono anche altamente motivati nel creare una proposta in grado di generare un mercato stabile e di successo. Stiamo lavorando con gruppi di angels ed imprenditori in molte nazioni per utilizzare il nostro Startup Funding Framework come punto di partenza per creare una corretta implementazione in ciascuna nazione in base alle proprie leggi e culture.

Puoi spiegarci come funziona il crowdfund investing framework?

Prima di tutto occorre distinguere tra quello che chiamiamo il crowdfund investing e il token crowdfunding. L’ultimo è una forma di donazione o consumo (Kickstarter ad esempio), mentre intendiamo per crowdfund investing la relazione finanziaria in cui un investitore riceve dei diritti sugli asset di un futuro business in cambio di una promessa di capitale da parte dello stesso.

Il JOBS Act definisce che gli imprenditori possono raccogliere fino a 1 milione di dollari l’anno da investitori non accreditati e devono adeguarsi a precisi standard di reportistica e contabilità in modo da informare gli investitori su come stanno utilizzando i fondi. È stata anche modificata la legge sulla sollecitazione al pubblico risparmio in modo da renderlo possibile attraverso i social media.

Per la prima volta in quasi 80 anni, l’americano medio sarà in grado di investire su qualunque imprenditore in cui crede senza che questo sia limitato solo all’1% della popolazione come oggi. Tuttavia, ci sono dei controlli e dei bilanciamenti. Solo gli imprenditori che superano un controllo riguardo ai precedenti penali, in particolare (ma non solo) di frode, possono partecipare e tutte le transazioni. Inoltre, devono passare attraverso siti registrati e verificati dalla SEC. Infine, una campagna deve ottenere il 100% del fundraising prima di ricevere anche solo un centesimo, in modo da ridurre ulteriormente il rischio di frodi.

Ci sono già diverse piattaforme di crowdfund investing che sono in fase di sviluppo e, non appena la SEC avrà completato l’implementazione delle regole, saranno in grado di aiutare gli imprenditori a raccogliere capitali dalle proprie reti sociali.

Ci sono altre nazioni oltre agli USA che seguiranno il movimento del crowdfunding?

L’Australia ha una versione di crowdfunding in essere già da sette anni e non si sono verificate frodi. Gli UK hanno una versione limitata di crowdfunding che esiste da circa due anni, anch’essa senza storie di frodi. Siamo stati contattati da molte nazioni che stanno affrontando gravi problemi legati alla recessione economica, alti tassi di disoccupazione e normative obsolete. Abbiamo cominciato a lavorare con queste nazioni, i loro investitori ed imprenditori per esplorare come il crowdfunding possa generare posti di lavoro ed innovazione, migliorando l’economia e la stabilità politica. Quando la gente ha un lavoro o possiede un’impresa, la probabilità che chiedano un cambio di regime si riduce.

Quali sono le tue aspettative in termini di impatto sul cambiamento del crowdfunding?

Stiamo lavorando con una banca globale in questo momento per aiutarli a capire il ruolo che il crowdfunding giocherà sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Credo che il crowdfund investing sarà una forza dirompente nel modo in cui le piccole aziende raccoglieranno capitali. Ha l’opportunità di coinvolgere community legate alla geografia, l’origine o gli interessi condivisi, così come quella di aiutare amici e partner a raggiungere i propri obiettivi imprenditoriali. Questo non significa che chiunque può o dovrebbe essere un imprenditore, non significa nemmeno che i soldi pioveranno dal cielo a chiunque li chieda. Raccogliere capitali è sempre difficile. Ma questo sarà un nuovo modo in cui imprenditori motivati, capaci e in grado di lavorare duramente potranno ottenere le risorse di cui hanno bisogno. Tantissimi tengono i propri soldi depositati in banca e hanno paura di investire nei mercati borsistici. Io credo che molti di questi sarebbero disponibili ad investire una piccola porzione dei propri risparmi in business ed imprenditori che conoscono e che creano prodotti e servizi utili.

L’altro cambiamento ad altissimo impatto è quello della trasparenza nei mercati dei capitali privati. Il crowdfunding crea un Web 3.0 in cui la dimensione social incontra la formazione del capitale. Il Web sociale è molto trasparente. Gli imprenditori useranno Facebook, Linkedin, Twitter ed altri siti per coinvolgere le proprie reti nel crowdfunding, così come utilizzeranno i social media per gestire le relazioni con i propri investitori in futuro. Nel tempo, credo che questo innalzerà notevolmente il livello di trasparenza anche nel mercato dei capitali privati.

Attualmente gli investitori accreditati sono meno del 2% della popolazione USA. Se attraverso il crowdfunding portiamo gli Americani ad investire l’1% dei propri risparmi, questa normativa porterà oltre 300 miliardi di dollari alle piccole aziende stimolando imprenditorialità, innovazione e creazione di posti di lavoro. Una riforma possibile senza spendere un centesimo di fondi pubblici.

Milano, 18 settembre 2012
GIANLUCA DETTORI

  • Mattiavalloni

    Bello, sembrerebbe molto bello. Ora non resta che seguire gli sviluppi di un’azione che ormai dura da anni. Sembra che la nuova cultura basata sulla rete stia intaccando tutti i modelli economici e sociali  classici – moderni e post moderni. Ripensare le banche, ripensare la finanza, ripensare i negozi, ripensare le scuole, ripensare le piazze, ripensare le fabbriche, ripensare gli spazi, ripensare gli ospedali, ripensare la persona, ripensare i rapporti umani: rimodellare tutto. 

    I principi sono quelli di un grande cambiamento, di una rivoluzione. 

    Speriamo ci porti un mondo migliore.

  • Valentina Petricciuolo

    Questo è il futuro!  e Chefuturo!  oltre a finanziare start up e imprese vere e proporie, il che è fantastico, il crowdfunding potrà renderci tutti piccoli “mecenati della ricerca”: http://siliconvalley.corriere.it/2012/09/il_crowdfunding_per_finanziare.html?rcsconnect=1&rcsconnect=1&rcsconnect=1&rcsconnect=1
    L’idea del crowdfunding a me piace molto e trovo che possa essere davvero, come dice Clay Christensen, disruptive nel panorama dei finanziamenti alla ricerca e all’innovazione, oltre che in quelli destinati a finanziare start up tecnologiche tipo K2 o kickstarter. In questo articolo che ho trovato su Collaborative Innnovation, e che riporta anche una ricerca effettuata sui vari tipi di crowdfunding (Crowdfunding Industry Report 2011), viene chiaramente evidenziato come il mercato del crowdfunding potrà raggiungere la cifra notevole di 3 miliardi di dollari nel 2012 e letteralmente “esplodere” nel 2013.
     

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Gianluca Dettori
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