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I social a scuola, breve guida in 6 punti su come difendersi da sexting e cyberbullismo

Il Garante per la Privacy ha pubblicato la guida “La scuola a prova di privacy” e il ministero della Giustizia ha presentato un vademecum sull’utilizzo dei social

Giornalista per passione, maestro per caso e con amore, scrittore. La mia università sono state le strade del mondo: i vicoli di Palermo, le vie polverose del Mozambico, del Senegal, della Siria, della Giordania; le baraccopoli di Nairobi; i grattacieli di Shanghai e le lezioni di resistenza degli zapatisti nella Selva Lacandona. Ho operato per dieci anni in carcere fondando il giornale “Uomini Liberi”. Scrivo per “Il Fatto Quotidiano” dove tengo anche un blog e “Altreconomia”. Curo inoltre la rubrica “L’Intervallo” su Radio Popolare. In classe cerco di far lezione con innovazione che è anche rivoluzione per la scuola italiana.

Si possono pubblicare sui social media le fotografie scattate durante le recite scolastiche? Le lezioni possono essere registrate? Come si possono prevenire fenomeni come il cyberbullismo o il sexting? Condividere una fotto scattata in classe su Facebook è giusto? E se uno dei miei figli finisce in un post inconsapevolmente? A queste e ad altre domande che da tempo mamme e papà ma anche maestri, professori e presidi si fanno hanno provato a dare una risposta il Garante pubblicando la guida “La scuola a prova di privacy” e il ministero della Giustizia che con Facebook Italia ha presentato un vademecum sull’utilizzo dei social. Vediamo punto per punto le questioni che ogni giorno toccano le famiglie ma anche gli istituti scolastici.

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credits pixabay.com

1. SI POSSONO USARE TABLET E CELLULARI A SCUOLA?

Secondo il Garante, l’utilizzo degli smartphone e di altri apparecchi per la registrazione di suoni o immagini è consentito ma esclusivamente per fini personali e nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte che siano studenti o professori. Insomma, foto e video si possono fare ma i compagni lo devono sapere e ancor più gli insegnanti. Ma guai a diffondere questo materiale in Rete senza il consenso dei “protagonisti”. Ogni giorno sui social o sui blog finiscono foto scattate in aula ma ciò può dar luogo a gravi violazioni del diritto di riservatezza. L’ammonimento riguarda anche mamme e papà che fanno sempre più uso di Whatsapp per comunicare o discutere su questioni che riguardano ciò che avviene in classe: il Garante suggerisce di evitare comunicazioni a catena di dati personali.

2. ATTENZIONE ALLE RECITE E ALLE GITE

Chi non ha mai postato la foto del proprio figlio durante la recita di Natale? Tra meno di un mese basterà entrare in Facebook per vedere decine di immagini di bambini che travestiti da angioletti e da stelline commuovono mamma e papà che non possono fare a meno di non condividere quell’indimenticabile momento con tutto il mondo. Nulla di male all’apparenza ma attenzione: le riprese video, le fotografie raccolte dai genitori durante i saggi ma anche i viaggi d’istruzione non violano la privacy se sono destinate ad un ambito famigliare o amicale. Prima di diffondere sulla Rete quello scatto “diventa necessario di regola ottenere il consenso informato delle persone presenti nei video o nelle foto”.

3. LA LEZIONE SI REGISTRA MA NON SI SPAMMA

Un tempo si prendevano appunti di ciò che diceva il professore ma oggi basta un tablet per registrare la lezione e riascoltarla a casa. Ottima idea se resta nelle quattro mura. Per ogni altro utilizzo o eventuale diffusione, anche su Internet, infatti anche in questo caso è necessario informare il professore. Una regola che vale anche per gli insegnanti che qualche volta registrano le lezioni con i loro alunni: per motivi di studio è possibile ma i contenuti non possono finire nelle mani di tutti.

4. NON PAGHI LA MENSA, NON PUOI ESSERE MESSO ALLA BERLINA

Non rispettare i termini previsti per il pagamento della mensa può essere eticamente e legalmente sbagliato ma nessuno può essere additato pubblicamente per questo. A tutelare le famiglie che per qualsiasi motivo sono in ritardo nel pagamento del servizio di refezione scolastica è il Garante che ha deciso che non si possono pubblicare sul sito della scuola o inserire in bacheca il nome e il cognome degli studenti i cui genitori non hanno ottemperato al loro dovere.  Gli avvisi messi on line – spiega la guida – devono avere carattere generale mentre alle singole persone ci si deve rivolgere con comunicazioni di carattere individuale.

5. PRENDI LO SCUOLABUS? NESSUNO LO DEVE SAPERE

Spesso le amministrazioni comunali rendono accessibili gli elenchi dei bambini che usufruiscono del servizio magari pubblicando nome e cognome sul sito del Comune. Un grave errore secondo l’autorità di garanzia. Questa diffusione, seppur fatta in buona fede magari per comunicare le fermate, diffonde dati personali che possono rendere i minori facile preda di eventuali malintenzionati.

6. VALE LA PENA CONDIVIDERE LA PASSWORD CON L’AMICO O LA TUA RAGAZZA?

Purtroppo questa fiducia può trasformarsi in un incubo. Bisogna pensare due volte prima di condividere alcune informazioni. Così come è facile per un adolescente finire nella tribù di coloro che rendono partecipi gli amici di una foto di nudo o sexy. Spesso i ragazzi lo fanno sperando che quello o quella dall’altra parte della chat possa diventare il proprio partner ma ciò può rivelarsi un errore. Il vademecum del Ministero e di Facebook Italia ricorda che alcuni siti di social network promettono di eliminare automaticamente le immagini o i video dopo una visualizzazione di qualche secondo ma ciò non è scontato. Per esempio chi visualizza l’immagine potrebbe catturarla con uno screenshot.

Una replica a “I social a scuola, breve guida in 6 punti su come difendersi da sexting e cyberbullismo”

  1. Beatrice scrive:

    mai non diro’ la mia password a nessuno, solo io devo sapere le mie credenziali. Ottimo articolo ragazzi.

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