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Ecco Workplace: come funziona il Facebook per il mondo del lavoro

Zuckerberg vara la versione del social network studiata per facilitare il lavoro all’interno delle aziende. Ecco come usarla (e che obiettivi ha)

Sono social media strategist e responsabile della sede romana di BlogMeter. Prima in Microsoft Italia e Digital PR. Su Vincos.it ospito i miei studi sui social network, il primo Osservatorio su Facebook in Italia, e le mie analisi dei fenomeni della rete. In libreria con "Social Media ROI" (Apogeo, 2012) e "La società dei dati" (40K, 2012).

Si chiama Workplace by Facebook l’ultima creatura di Mr. Zuckerberg che vorrebbe rivoluzionare il modo di lavorare di milioni di persone. Si perché, dopo aver cambiato il modo di comunicare di un miliardo e settecento milioni di individui, deve essere stato abbastanza naturale pensare ad una versione del social network studiata per facilitare il lavoro all’interno delle aziende. Così dopo 20 mesi di test all’interno di 1000 imprese ieri è stato aperto a tutti (qui il link per chiedere di essere contattati direttamente da un rappresentante commerciale).

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COSA E’ WORKPLACE

Workplace ha proprio le sembianze di Facebook, ma qui gli amici sono i propri colleghi. Ha il News Feed che far emergere le notizie aziendali, i gruppi dedicati ai team di progetto, il Messenger per i messaggi di testo e le chiamate audio/video, le notifiche, i messaggi diretti, i video Live per lo streaming, i like e le altre “reactions”, un motore di ricerca e la sezione Trend per mettere in evidenza gli argomenti più caldi. L’accesso può avvenire sia da desktop che da una specifica applicazione mobile che permette ai lavoratori di partecipare alla vita d’azienda anche fuori dall’ufficio. Il tutto ovviamente non è pubblico, ma si svolge all’interno del firewall aziendale, garantendo la privacy e la sicurezza delle comunicazioni.

SICUREZZA, INFORMAZIONI, DATI

Quello della sicurezza è un punto cruciale per il successo del prodotto tanto che sul sito c’è un’intera sezione dedicata all’argomento. Innanzitutto l’account che un dipendente crea su Workplace è completamente separato da quello che lo stesso ha su Facebook. In questo modo le notizie pubblicate su una piattaforma non vengono condivise sull’altra.
Altro tema caldo è quello della pubblicità, che su Workplace non ci sarà. Ma soprattutto le informazioni condivise dai dipendenti non saranno usate per pubblicità personalizzate su Facebook.
Infine si garantisce che sono le aziende ad avere il controllo dei dati della piattaforma attraverso API che permettono la modifica, la cancellazione e l’esportazione.

Una dashboard mostra tutta una serie di statistiche sull’attività svolta dai dipendenti sulla piattaforma

Tra le funzioni di amministrazioni di Workplace c’è una dashboard che mostra tutta una serie di statistiche sull’attività svolta dai dipendenti sulla piattaforma: il numero degli attivi da desktop e da mobile, dei gruppi animati e quello dei contenuti prodotti. In questo modo è possibile valutare, giorno per giorno, lo stato di utilizzo del software e quindi della partecipazione aziendale (che è il punto critico di qualunque progetto di questo tipo).
Nelle prossime settimane arriverà anche un’altra interessante novità chiamata “Multi-Company Groups” ossia la possibilità di creare spazi condivisi per permettere la comunicazione e la condivisione di notizie a persone che fanno parte di aziende diverse.

SOCIAL NETWORK ENTERPRISE

Insomma Workplace sembra avere quello che ci si aspetterebbe da un software di social networking “enterprise”. Superata l’era delle intranet, negli ultimi anni questo mercato è diventato abbastanza affollato e competitivo grazie alla presenza di Chatter di Salesforce, Yammer di Microsoft, Jive, Hipchat e da ultimo Slack, che ha portato una ventata di novità, ma che ancora non ha un’offerta per le grandi aziende.

Per Facebook non sarà facilissimo operare su un terreno nuovo e difficile come quello enterprise, in cui i referenti non sono i direttori marketing, ma quelli IT. Ecco perché l’azienda di Zuckerberg si servirà di partner certificati con l’obiettivo di ampliare la platea dei clienti. Deloitte, Edelman, Weber Shandwick ed altri avranno il compito di guidare le organizzazioni interessate a progettare l’introduzione del software e a formare i dipendenti al suo uso ottimale.

Workplace ha un prezzo che dipenderà dal numero di utenti attivi, ovvero di coloro che accedono al servizio almeno una volta al mese

Una leva competitiva importante per aggredire il nuovo mercato sarà il prezzo. Storicamente i software enterprise hanno un prezzo che varia in funzione dei dipendenti del cliente (“per seat” in gergo). Ossia lavoratori che potenzialmente potrebbero usare il servizio, ma che in pratica non lo fanno con continuità. Workplace, invece, ha un prezzo che dipenderà dal numero di utenti attivi, ovvero di coloro che accedono al servizio almeno una volta al mese. 3 dollari per utente al mese per i primi 1.000 utenti, 2 dollari per utente da 1001 fino a 10.000 e 1 dollaro per tutti gli altri. Anche Slack ha un costo per utente attivo al mese, ma varia dagli 8 ai 15 dollari a dipendente a seconda delle funzioni che si vogliono includere nell’istallazione.

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OBIETTIVO: ENTRARE NELLE AZIENDE

Insomma in questa fase Facebook non sembra essere interessata a monetizzare velocemente il servizio, ma ad entrare nel maggior numero di aziende. Le prime ad utilizzare Workplace sono state Danone e la Banca Reale di Scozia, con i loro 100.000 dipendenti ciascuno, Starbucks, 238.000, Booking.com, 13.000 ed altre realtà più piccole come Oxfam e l’Agenzia per la tecnologia del governo di Singapore.

Il compito di Zuckerberg sembra molto arduo perché duplice: si tratta di convincere prima le imprese ad acquistare il software e poi i dipendenti ad utilizzarlo (compito che in realtà condiviso con le organizzazioni acquirenti). E’ vero che la familiarità con l’interfaccia di Facebook dovrebbe aiutare, ma per alcuni questo potrebbe diventare un limite. Staremo su Facebook per svago e anche per lavoro?

VINCENZO COSENZA

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