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Ritorno (al futuro) sui banchi di scuola. E i veri innovatori non sono i prof, ma i ragazzi…

I ragazzi oggi grazie al digitale sono portatori di competenze ed esperienze. Sta a loro (e non solo alla riforma) offrirsi come innovatori della scuola

Giornalista per passione, maestro per caso e con amore, scrittore. La mia università sono state le strade del mondo: i vicoli di Palermo, le vie polverose del Mozambico, del Senegal, della Siria, della Giordania; le baraccopoli di Nairobi; i grattacieli di Shanghai e le lezioni di resistenza degli zapatisti nella Selva Lacandona. Ho operato per dieci anni in carcere fondando il giornale “Uomini Liberi”. Scrivo per “Il Fatto Quotidiano” dove tengo anche un blog e “Altreconomia”. Curo inoltre la rubrica “L’Intervallo” su Radio Popolare. In classe cerco di far lezione con innovazione che è anche rivoluzione per la scuola italiana.

Oggi si torna in classe. Per migliaia di ragazzi sarà il primo giorno in una scuola. Per tutti sarà comunque, come si direbbe a teatro, “la prima”. Succede ogni anno, ogni volta che rimetti piede nella tua sezione. C’è sempre l’emozione della prima volta. Magari già conosci i tuoi compagni, i tuoi professori, il tuo dirigente, i bidelli ma si ricomincia. Ti è data la possibilità di riprendere in mano carta e penna per scrivere una nuova pagina. Uno scenario unico che chiama in gioco i veri innovatori della scuola italiana: i nostri studenti, i ragazzi.

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LA RIFORMA E IL DIGITALE

I riformatori, i teorici della pedagogia, gli esperti guardano alla scuola con l’aria di chi ha la presunzione di capire tutto, di avere la soluzione in tasca: una Legge, un piano nazionale digitale, un altro ancora per la formazione degli insegnanti, un dirigente con maggiori poteri. Eppure nulla di tutto ciò può convincere l’insegnante di greco a mettere in un angolo la cattedra; nulla può persuadere la professoressa di italiano a usare lo smartphone per realizzare il giornale d’istituto on line grazie alla piattaforma Studenti Reporter. Così come nessun capo d’istituto riuscirà a dimostrare che tra riunioni di collegio docenti, colloqui con i genitori, incontri di area e altro ancora, quel corso di formazione sull’intercultura può davvero aiutare a capire perché Arun lo scorso anno si è assentato per tornare in India nel bel mezzo dello svolgimento del programma.

Il cambiamento si compie quando Elena, dopo un corso di summer school a Londra, torna in classe salutandoti in inglese

L’innovazione, quella reale, si fa in classe, ogni giorno. Si realizza quando uno studente di scuola primaria o secondaria di primo grado ti racconta che quest’estate è stato a visitare il Cern e ti pungola ad accendere la lavagna multimediale per viaggiare nell’istituto di ricerca di Ginevra. Il cambiamento si compie quando Elena, dopo un corso di summer school a Londra, torna in classe salutandoti in inglese e chiedendoti di poter allestire la classe proprio come in quella scuola: senza cattedra, con i banchi in cerchio. L’innovazione la fanno gli studenti di quell’istituto professionale che ti chiedono quanti Pokémon hai trovato e tu devi sapere, devi informarti, diventi curioso di conoscere questo nuovo fenomeno, magari senza giudicare. Il cambiamento lo realizza Fatima quando raccontando del suo ritorno in Marocco ti stuzzica la curiosità di comprendere meglio la simbologia dell’architettura di una moschea.

STUDENTI INNOVATORI

Sta agli studenti offrirsi come innovatori della scuola, giocare la partita senza restare in panchina ma osando proporre a quel professore, vessato dalla burocrazia del suo istituto, una scuola diversa, un modo per valutare differente, un viaggio d’istruzione che non sia la solita Parigi o Praga. Ai ragazzi il compito di essere da stimolo, di non lasciare alcun insegnante a cullarsi nella sue certezze, di mettere in discussione gli approcci didattici obsoleti, le lezioni frontali, i laboratori d’informatica, le verifiche a crocette.

La scuola oggi non può più essere l’immagine dell’insegnante che distribuisce, come le definisce Franco Frabboni, “conoscenze da banco, preconfezionate e surgelate” ma ha il compito di diventare “un’officina di metodo e una bottega di fantasia”.

Un ragazzo oggi grazie alla Rete, alla facilità di viaggiare e di avere contatti, è portatore di competenze, di esperienze

In questo laboratorio sono tutti alla ricerca dell’obiettivo. Un ragazzo di 13, 15 o 17 anni oggi grazie alla Rete, alla facilità di viaggiare e di avere contatti, è portatore di competenze, di esperienze, talvolta anche di contenuti che aiutano la scuola a togliere la polvere dai metodi consolidati. Gli studenti hanno quella sana “follia” che è l’ingrediente essenziale per rinnovare davvero la scuola italiana.

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QUEI FOLLI CHE CAMBIANO IL MONDO

In ogni aula, in ciascuna sala insegnanti o nella stanza del dirigente dovrebbero essere appese al muro le parole di Steve Jobs:

“A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo. Quelli che vedono le cose in maniera differente. Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo. Li potete glorificare o diffamare.

L’unica cosa che non potete fare è ignorarli.

Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera folli, noi li consideriamo dei geni. Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero”.

ALEX CORLAZZOLI

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