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Make in Nuoro, quel fablab che nasce nel cuore tecnologico della Sardegna

Si chiude l'ultima fase del progetto Make in Nuoro con il primo nucleo di aziende. Il 1 luglio l'inaugurazione del laboratorio di fabbricazione digitale

Classe 1974, nato a Quartu Sant'Elena (Cagliari). Sardo. Figlio, fratello, marito, padre (2), amico. Giurista impegnato nei processi d'innovazione per lo sviluppo locale. Esperto in innovation management. Innovation strategist con esperienza in attività di progettazione, coordinamento e comunicazione di progetti di sviluppo locale e d'innovazione. Consulente senior con consolidata esperienza maturata in numerose attività manageriali, anche all'estero, a favore di amministrazioni pubbliche e privati. Diverse start up avviate. Scrive per passione. A volte lo pubblicano.

Era il novembre del 2014 quando un Presidente visionario (sì, ne esistono, proprio con la P maiuscola. Pochi, ma esistono) Agostino Cicaló, imprenditore di seconda generazione, Presidente della CCIAA di Nuoro, scelse di aprire una finestra sul futuro, in un territorio difficile, duro, ma produttivo e creativo, in maniera ostinata, come solo i sardi sanno fare. Ricostruiamo la storia ed i passi del progetto Make in Nuoro per capire perché è andato bene e perché porterà i suoi frutti fin da subito. Anche perché dal 28 al 30 giugno si consumerà l’ultima fase produttiva del progetto, la formazione del primo nucleo di aziende. E il 1 luglio alle h. 12.00 ci sarà l’inaugurazione ufficiale del FabLab Make in Nuoro. Era il novembre del 2014, dicevamo, quando si decise di fare la conversione industriale di Ailun (già centro di formazione e di ricerca sull’ottica) e di affiancare a Simannu, avanzato centro di simulazione medica, uno dei più performanti fablab d’Europa, Make in Nuoro, appunto.

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Innovazione a favore delle imprese del territorio

La Sardegna centrale è nota per il manifatturiero di qualità, per il primario, oltre che per le bellezze naturali e la produzione culturale. Ma così come altri territori del mondo, attraversava e attraversa una crisi che morde. Ciononostante la CCIAA di Nuoro, consapevole del suo ruolo, con una giunta e un consiglio coesi sull’idea, decide di non chiudersi in se stessa e investe su un progetto di frontiera. La scommessa, vinta, è stata quella di investire in innovazione materiale e immateriale a favore delle imprese che, nel territorio, anziché lamentarsi, sfidano se stesse e il mercato, per continuare a esistere e affermare il made in Sardinia nel mondo. La sfida consisteva nell’analizzare il territorio, comprendere quali fossero le necessità delle imprese, il perché facessero o meno innovazione e di cosa avessero bisogno per sbloccarsi. E così un team di progetto di tutto rispetto nel panorama internazionale, Amleto Picerno Ceraso, Gianpiero Picerno Ceraso, Francesca Luciano, Gianluca Dettori ed il sottoscritto, investe tutta la Sardegna centrale con questa analisi, da cui scaturisce la progettazione del laboratorio di fabbricazione digitale che oggi è in funzione all’Ailun, per conto della CCIAA di Nuoro. È stato possibile grazie a un’azione di animazione territoriale direttamente a casa delle aziende, dentro le scuole, con gli incontri di tutti i ragazzi delle 4° e delle 5° di tutta la Sardegna centrale, ragionando con gli stakeholders di riferimento, animando una comunicazione che è servita a creare una comunità dedicata e a sollevare attenzione sui temi del progetto, per farlo penetrare, per farlo depositare nel territorio stesso e nelle intenzioni degli imprenditori e dei professionisti.

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Un centro permanente d’innovazione, posto in rete con gli altri sardi e con gli altri nazionali, diventa un polo d’eccellenza e d’attrattiva internazionale

Quali i temi del progetto che dovevano passare? L’innovazione come arma di cambiamento permanente e come fattore di reale competitività. L’accettare che una robusta iniezione di software e hardware di nuova generazione, specie se intesi come beni collettivi, possano sostenere il rilancio e il miglioramento delle attuali produzioni. Il comprendere che un centro permanente d’innovazione, posto in rete con gli altri sardi e con gli altri nazionali, diventa un polo d’eccellenza e d’attrattiva internazionale. L’arrivare a vivere un luogo di produzione collettiva d’intelligenza, mettendo da parte i personalismi. Per questo si è disseminato tanto sui concetti generali, tanto di innovazione quanto nello specifico della fabbricazione digitale. Ed è quest’ultima che ha impattato e impatta sulla vita delle aziende. Entrando dentro la scelta dei materiali, dentro i processi di produzione, dentro i software aziendali. Le aziende europee trovano già oggi a Nuoro, dentro l’Ailun, Simannu, allora voluto dall’attuale assessore alla sanità Luigi Arru. E ora, con la stessa logica, con altrettanto forte vocazione internazionale, trovano pane per i propri denti le scuole, le università, le imprese, i professionisti e i cittadini (tra i quali auspico sempre più giovani che vogliano fare impresa nel proprio territorio), che trovano un centro d’avanguardia collettivo per progettare quello che oggi non c’è, un futuro possibile in un territorio bello, ricco, forte, orgoglioso e dinamico.

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Energie fresche

Durante il progetto, tra le altre cose e oltre gli adempimenti è nato spontaneamente un comitato makers della provincia che ha sostenuto e sostiene il progetto, da cui è possibile che nascano già nuove idee imprenditoriali che dentro il nuovo FabLab possono realizzare i propri prodotti. Nel frattempo hanno già coagulato attorno a sé nuove e fresche energie di cambiamento. A Barcellona si è avuto un gemellaggio tra il nascente FabLab Make in Nuoro e il centro del blasonato Thomas Diez, punto di riferimento mondiale in materia. Le varie associazioni culturali del territorio hanno sposato l’idea e hanno gemmato attività parallele di sostegno. Confcommercio ha subito realizzato un corso per la creazione d’impresa innovativa e sono arrivate le macchine e le attrezzature che sono state installate e collaudate e il personale Ailun è pronto ad assistervi nell’utilizzo. È stato prodotto un robusto lavoro di mapping, quasi un vero e proprio bilancio locale dell’innovazione, che, consegnato all’Ailun, fungerà da rosa dei venti per portare ulteriori ventate d’innovazione. All’Ailun c’è ora spazio anche per un nuovo co-working, altro pezzo di collettività che prima mancava. E così via, nel senso del positivismo, perché quando generi attività, le cose buone nascono l’una dall’altra. A questo servono le politiche pubbliche pensate e calibrate, per dare risposte concrete oggi dentro le leve del cambiamento, per far sì che le imprese ed i cittadini abbiano maggiori spinte di manovra per futuri possibili.

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Ora la sfida passa nelle mani dei territori, dei cittadini, delle imprese e dei professionisti

E ora? Le scuole sanno già dove andare a progettare futuro e imparare cose nuove. Le prime imprese che riceveranno la formazione a fine giugno saranno gli “starnutitori”, diventando a loro volta volano d’innovazione nelle loro filiere. Le nuove imprese che verranno sforneranno modelli di business e prodotti con costi e logiche differenti rispetto a quello che fino a ieri potevano fare. Quindi? Con le imprese che si candidano ci vediamo dal 28 al 30 giugno all’Ailun per la formazione. Con tutto, ma tutto, il mondo ci vediamo a Nuoro il 1 luglio alle h. 12.00 per il taglio del nastro del nuovo cuore tecnologico della Sardegna, dove il rinvigorito staff dei ricercatori dell’Ailun potrà aiutarvi a progettare il vostro prossimo futuro, il vostro prossimo prodotto, la vostra prossima impresa, il vostro nuovo materiale, la vostra nuova necessità formativa, la vostra nuova connessione con gli altri centri di ricerca avanzata d’Europa, di cui l’Ailun, a buon titolo, fa parte. Come sostenemmo allora, innaffiare le pietre dà sempre i suoi frutti. Ora la sfida passa nelle mani dei territori, dei cittadini, delle imprese e dei professionisti, perché la CCIAA di Nuoro e le associazioni di categoria col team di progetto hanno fatto la loro parte. Ma il pubblico facilità il futuro. Alle imprese, ai sognatori e a chi vuole, il compito di farlo. Noi siamo quello che facciamo. Il futuro e il mercato sono nelle mani di chi li costruisce. La Sardegna si è attrezzata. Chi viene a provare? E come sempre io lo dico a voi, ma voi per piacere ditelo a tutti: #avantitutta.

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