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Perché abbiamo un disperato bisogno di sostenere il lavoro online (e cosa impariamo dai wwworkers)

La generazione wwworkers alla Camera interroga la politica sulle 10 azioni dell'economia digitale. Perché la contaminazione fra tradizione e digitale continua. E promette...

Sono uno storyteller digitale, appassionato di nuove professioni e comunità in rete. Ho co-fondato l’osservatorio sull’enterprise generated content dell’Università Bocconi e la community Wwworkers.it. Scrivo per Repubblica, Nòva24, Metro, Millionaire. Ho lavorato prima in Vodafone e poi in Technogym. Per Sole24Ore ho pubblicato “TV fai-da-web” (2010), “Wwworkers” (2011), “Vendere con le community” (2012, 2014) e “Social TV” (2012).

Online dialogano e vendono, grazie alla rete scalano mercati e creano alleanze, con le nuove tecnologie migliorano prodotti e servizi che poi producono e commercializzano ovunque nel mondo. Di fatto contaminano con il digitale il lavoro. Come fanno i monaci di Norcia, che grazie all’e-commerce commercializzano in America la birra artigianale prodotta nel birrificio del loro monastero benedettino. Si tratta della birra Nursia, prodotta in tutte le fasi di lavorazione – dall’imbottigliamento alla cottura, fino alla vendita – dagli stessi monaci wwworkers. Sveglia alle tre e mezza del mattino con la prima cottura al forno e poi al lavoro per tutto il giorno. «Per noi il lavoro appartiene alla nostra stessa cultura», precisa padre Benedetto Nivakoff, cresciuto nel Connecticut e da quindici anni in Italia. Il birrificio è nato quattro anni fa e l’impianto è già stato allargato. Oggi la birra è venduta nel monastero e ovunque nel mondo grazie all’e-commerce.

wwworkers_Foto 1 nursia

generazione wwworkers

Ecco la generazione dei wwworkers, che proprio oggi, giovedì 30 giugno dalle ore 14, è entrata alla Camera dei deputati per interrogare la politica sulle 10 azioni dell’economia digitale presentate tre anni fa, ad inizio legislatura. Insieme a Pagella Politica un punto su infrastrutture, cultura, welfare. Per capire cosa è stato fatto e cosa c’è da fare. Il Wwworkers Camp è promosso con l’intergruppo Parlamentare all’Innovazione ed è sostenuto da Facebook, Google, eBay e Ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

Numeri di una rivoluzione digitale

Quello che emerge dalle centinaia di storie di wwworkers è una via tutta italiana al lavoro in rete, una ricetta che cerca di ibridare mesteri tradizionali – e per i quali l’italianità diventa fattore differenziante nel mondo – con l’innesto del digitale. Un digitale che quindi contamina processi, persone, capitale umano e anche capitale economico. Già, perché le economie di investimenti tendono a mutare con l’ingresso della componente tech in azienda. Me lo ha raccontato bene Carlo Alberto Carnevale Maffè dell’Università Bocconi, intervistato sul Sole24Ore: “La tecnologia contribuisce a ridurre i costi perché ha un turn-over differente, facendo diminuire i livelli di investimento. Puoi acquistare tre macchine digitali per stampare piastrelle, quando prima te ne servivano cinque per lo stesso lavoro”.

I numeri italiani raccontano un percorso. Il lavoro in rete si fa strada anche in Italia, dove si stima che siano quasi 900mila i wwworkers, con una generazione del 2% del PIL. Purtroppo ancora oggi le piccole e medie imprese che non hanno un sito Internet sono il 31%, mentre il 70% non adotta i social media per dialogare con i clienti e il 92% non vende online.

Chi abbraccia l’e-commerce però incrementa il business: nel 2015 la crescita delle esportazioni è stata del +36% secondo uno studio Public Policy Lab di eBay e la crescita stimata è di 16 miliardi di euro nei prossimi tre anni per il Politecnico di Milano. Ed è boom per i social media: l’87% degli Italiani presenti su Facebook ha almeno una connessione con una Pmi per un totale di 1.2 miliardi di connessioni con pagine gestite da piccole e media imprese.

Intanto secondo il piano per la crescita digitale del Governo il 40% degli imprenditori nostrani crede che Internet non serva alla propria impresa. E un recente rapporto dell’Unione Europea evidenzia come entro il 2020 ci saranno 900mila lavoro non occupati in Europa a causa delle mancanza di competenze digitali.

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Le 10 azioni e quei semafori ancora troppo gialli

Dai numeri alle azioni, dal manifesto con i suggerimenti preparato dai wwworkers tre anni fa ad inizio della diciassettesima legislatura alle politiche che sono state attivate. Alla Camera i wwworkers, insieme al fact-checking di Pagella Politica, interrogano così gli onorevoli dei vari schieramenti politici. Per capire cosa è stato fatto e cosa c’è ancora da fare.

Tra i grandi paesi europei l’Italia è quello più indietro sul fronte della digitalizzazione. La mancanza di infrastrutture adeguate è tra le cause, insieme a fattori economici e culturali, di un utilizzo estremamente ridotto della rete da parte della popolazione. Nel 2015 soltanto polacchi e lituani utilizzavano Internet meno degli italiani. Dal 2013 ad oggi è possibile vedere alcuni timidi segnali di cambiamento che non rappresentano ancora un’inversione di tendenza, ma che sembrano andare nella giusta direzione. Gli ambiti nei quali i progetti delle istituzioni sembrano più ambiziosi sono l’estensione della copertura della banda larga e la digitalizzazione della scuola”, afferma Davide De Luca di Pagella Politica.

Ma sulle 10 azioni tanti (troppi) semafori restano ancora gialli. “Passando in rassegna gli ultimi tre anni di produzione legislativa, si possono trovare numerosi interventi che vanno nella giusta direzione, anche se l’impressione è che siano stati realizzati in ordine sparso, senza una vera cabina di regia. Ci sono state alcune significative liberalizzazioni e semplificazioni sull’accesso al wi-fi nei luoghi pubblici, che a loro volta hanno prodotto un notevole aumento nella presenza di hotspot wi-fi in luoghi pubblici. L’IVA sui prodotti di editoria digitale è stata adeguata a quella sui cartacei, anche se sono mancati interventi di più ampia liberalizzazione. Il Senato sta per licenziare due riforme per regolamentare lo smart working, per la quale diversi parlamentari hanno mostrato molto interesse”, conclude De Luca.

Per Pagella Politica molti di questi progetti sono ancora nelle loro prime fasi, con il sistema Italia che ha sempre mostrato una certa resilienza al cambiamento e per vedere se e quanto le nuove riforme avranno attecchito bisognerà aspettare l’autunno 2016.

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Digitalizzare la tradizione, parola di calzolai, cartai, tipografi…

Un’impresa che compie un secolo di vita può crescere esponenzialmente con il digitale. Come racconta la storia della bottega centenaria dei fratelli Del VecchioLa loro bottega artigiana proprio quest’anno compie un secolo di vita, ma loro hanno ancora trent’anni. Così due giovani fratelli campani hanno preso il timone dell’attività di famiglia aperta dal loro bisnonno, passata poi al nonno e successivamente al papà che ancora ci lavora. Oggi Luca e Orazio Del Vecchio, rispettivamente 30 e 28 anni di Battipaglia, portano avanti la Bottega del Calzolaio insieme a papà Gerardo. In tutto una trentina di collaboratori distribuiti su cinque punti vendita a Battipaglia, Salerno, Avellino, Cava dei Tirreni, Agropoli. E poi c’è il sesto negozio aperto da quattro anni su eBay e grande quanto il mondo intero: in questo modo la famiglia riesce a vendere ovunque, anche all’estero. “Ci occupiamo di riparare le calzature, ma anche del lavaggio a secco. Dalla semplice riparazione siamo passati alla creazione: vendiamo cinture, tracolle, borse, portafogli”, precisano i due fratelli che si raccontano anche nel loro blog su Labottegadelcalzolaio.it. E poi c’è la gestione delle calzature tutta in cloud, con la scansione fotografica prima e dopo la lavorazione da far vedere al cliente.

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Tiberi utilizza le nanotecnologie idrorepellenti applicandole alla superficie della carta

Anche l’antica arte del lavorare la carta può crescere con le tecnologie digitali. Lo sa bene l’unico maestro cartaio digitale Sandro Tiberi: a Fabriano, regno incontrastato per la lavorazione della carta, Tiberi utilizza le nanotecnologie idrorepellenti applicandole alle superficie della carta, che diventa resistente all’acqua o all’olio. “Lo facciamo per le lampade o per gli oggetti di design, ma stiamo sperimentando una carta che possa sostituire il cuoio nelle borse”, precisa Tiberi. E il plurale nel suo racconto è d’obbligo: nella sua bottega lavorano sette giovanissimi, assunti con la sua startup innovativa navigabile su Sandrotiberi.com.

E poi c’è la forza dell’integrazione di online e offline: così la famiglia Penna vende il tartufo nel mondo. Siamo a Città di Castello, quarantamila abitanti in provincia di Perugia, nell’alta valle del Tevere: è proprio per queste vallate degli appennini centrali che papà Marco va da una vita a cercare tartufi. Una passione diventata poi lavoro. Ora il laboratorio Penna compie dieci anni. Sin dall’inizio accanto alla bottega fisica è stato aperto il negozio virtuale su eBay. L’intuizione è stata del figlio Manuel, oggi 30enne e da sempre appassionato di cucina e di nuove tecnologie. “All’inizio le vendite online erano la mia paghetta mensile, oggi sono fondamentali per il business”. E accanto alla bottega la famiglia Penna sta costruendo anche un luogo di ristoro: “Si tratta di uno stabile di mille metri quadrati su tre piani con area degustazione”. Tutto a base di tartufo e di prodotti umbri a chilometro zero.

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Tecnologie che ibridano e che creano un nuovo rapporto tra le generazioni del passato e le nuove: è proprio questo ciò che accade a Verona ina storica tipografia rilevata da quattro giovani startupper. Verona è una delle capitali mondiali della stampa: qui sono nate le prime stamperie d’arte al mondo e una volta questa terra era costellata di piccoli laboratori con maestri artigiani”, ricorda Matteo Zamboni, 24enne veronese e una delle anime di Lino’s & Co insieme a Tommaso Cinti, Nicola Zago, Stefano Schiavo. Un team tra i 30 e i 40 anni che sta ripensando l’idea di aggregazione con una stamperia con coworking e cartoleria situata nel centro storico di Verona, a due passi dall’Arena e da Castelvecchio. Qui Lino, storico tipografo veronese oggi in pensione, lavora insieme ad Alessandro, ventenne grafico digitale. Innestando i saperi del passato con le tecnologie del presente.

Ed è questa la forza dei wwworkers: guardare al passato con ammirazione, proiettarsi nel futuro con una sana ambizione.

GIAMPAOLO COLLETTI

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