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L’Italia adesso ha un FOIA. E ci è arrivata grazie alla partecipazione dei cittadini

Trasparenza e accesso ai documenti: il Freedom of Information Act ci allinea finalmente ad altri 80 paesi. Bella notizia. Anche se non è finita: ora bisogna vigilare

Avvocato e geek. Grazie alla felice intuizione di uno dei miei Maestri, sono riuscito a fare delle mie due passioni una professione: mi occupo di diritto delle nuove tecnologie e di innovazione nella Pubblica Amministrazione, in particolare dei profili giuridici dell’e-gov e dell’open-gov. Ne parlo nelle aule delle Università e dei Tribunali e ne scrivo sulla carta e, soprattutto, sul Web. Anche qui.

L’Italia ha finalmente un FOIA. Come i lettori di CheFuturo sanno bene, questo acronimo sta per Freedom of information act, una nuova legge sulla trasparenza: una norma che assicura a chiunque il diritto di accesso a tutti i documenti e i dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni, salvo alcune eccezioni. Il decreto che contiene il FOIA italiano è stato adottato dal Consiglio dei Ministri nell’ambito dell’attuazione della Riforma della Pubblica Amministrazione e allinea l’Italia agli oltre 80 Paesi in cui norme di questo tipo esistono già da diversi anni.

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BELLA NOTIZIA

Si tratta di una bella notizia: in Italia c’è un nuovo diritto che prima non esisteva e che, a partire dalla fine del 2016, potrà essere esercitato da cittadini, associazioni e imprese. Certo, la norma avrebbe potuto essere ancora più ambiziosa, ma di sicuro rappresenta un miglioramento in quanto, finora, i cittadini potevano ottenere l’accesso e la copia di un documento soltanto quando avessero avuto un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata. Con il FOIA, invece, chiunque potrà fare richiesta di accesso, senza bisogno di dover indicare il motivo della domanda. Un passo in avanti dunque, anche se il risultato di un Paese più trasparente è tutt’altro che completamente raggiunto. Nei prossimi mesi, infatti, sarà necessario impegnarsi per fare in modo che questo nuovo diritto possa contribuire a rendere la pubblica amministrazione italiana meno corrotta e, al tempo stesso, più aperta ed efficiente.

L’approvazione del decreto sul FOIA rappresenta l’importante risultato di una mobilitazione civica

Quello che possiamo affermare già adesso, invece, è che l’approvazione del decreto sul FOIA rappresenta l’importante risultato di una mobilitazione civica senza precedenti sulla trasparenza. Quando, poco meno di due anni fa, abbiamo avviato la campagna Foia4Italy non avremmo mai pensato di riuscire ad arrivare all’approvazione di un FOIA in tempi così brevi, ma – soprattutto – non avremmo mai pensato di riuscire ad avviare una discussione pubblica così partecipata sui temi della trasparenza.

La nostra campagna è stata promossa da oltre trenta organizzazioni della società civile, sostenuta da oltre 88mila firmatari e, cosa insperata, ha avuto l’attenzione di stampa e TV (non solo autorevoli editorialisti, ma perfino Maurizio Crozza si è occupato – a modo suo – del decreto della trasparenza). E cosa più importante, è riuscita ad incidere sui provvedimenti del Parlamento (facendo entrare il FOIA all’interno della legge di riforma della pubblica amministrazione) e del Governo (ottenendo modifiche rispetto al testo di decreto originariamente proposto dall’esecutivo), grazie alla fondamentale sensibilità e all’impegno di politici e rappresentanti delle istituzioni.

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LE 5 LEZIONI (+1) IMPARATE

Con l’approvazione del decreto sul FOIA si chiude per me un’esperienza irripetibile ed esaltante dalla quale ho ricavato alcune importanti lezioni sulla partecipazione civica.

1.

Non è vero che le persone non hanno più voglia di partecipare. Semplicemente, lo fanno in modo diverso. Si ripete spesso che le persone hanno sempre meno voglia di partecipare, di contribuire alla vita delle nostre democrazie. Quasi sempre, però, queste analisi utilizzano metriche ormai obsolete e poco attuali, come il numero degli iscritti ai partiti politici oppure il numero di votanti alle consultazioni elettorali. E invece, da esperienze come quella di Foia4Italy si ricava innanzitutto che, se è vero che i cittadini sono ormai disincantati verso l’efficacia delle forme tradizionali di partecipazione, non si tirano indietro quando sono messi in condizione di esprimersi e dare un attivo contributo. La mobilitazione, in particolare, diventa più facile quando si lavora su un singolo tema (es. il FOIA) o su un singolo evento (la modifica di un decreto). E non è difficile capire perché: il confronto su temi puntuali consente di mettere facilmente a frutto le esperienze e competenze dei singoli oltre a rendere possibile una verifica rigorosa dei risultati raggiunti.

2.

È necessario essere agili, veloci e inclusivi. Un’altra lezione, per certi versi sorprendente, è stata che la società civile italiana è capace di collaborare attraverso il meccanismo della coopetition. Quella sul FOIA non è stata la campagna di qualcuno o di una sola organizzazione, ma di tutte le associazioni che l’hanno promossa. Alcune hanno organizzato eventi divulgativi, altre hanno lavorato sulle proposte normative, altre ancora hanno lavorato sulla comunicazione e sul sito web, altre hanno realizzato i video per la campagna e gestito la raccolta delle firme. Il tutto senza la necessità di costituire una nuova associazione o di avviare raccolte fondi. Nessuna assemblea per assegnare cariche, solo riunioni operative. Il tutto è stato fatto nei limiti delle disponibilità (economiche e di tempo) di ciascuno dei soggetti promotori, senza alcun bisogno di ricorrere a risorse esterne, utilizzando gli strumenti che la rete mette a disposizione per lavorare in modo collaborativo. E questo approccio ha pagato, consentendo di essere inclusivi e veloci nel dialogo con i diversi interlocutori istituzionali e nella comunicazione.

3.

Per diventare legge la trasparenza doveva prima diventare un tema POP. Il tema della scarsa trasparenza della pubblica amministrazione italiana non era certo un problema nuovo (negli anni, l’Italia è arrivata ad occupare il 97° posto nella speciale classifica delle leggi sull’accesso dei diversi Paesi del mondo). Tuttavia, per fare in modo che le istituzioni prendessero in considerazione le nostre richieste e che la campagna raggiungesse il suo scopo, era necessario usare due registri. Uno per gli addetti ai lavori, da adoperare nei documenti destinati ai decisori e nel corso degli incontri tecnici. L’altro, da utilizzare nelle nostre iniziative di comunicazione, che ci consentisse di far comprendere al maggior numero di persone cosa fosse un FOIA (un acronimo in inglese non aiutava), perché l’Italia ne avesse bisogno e perché non andasse bene la proposta iniziale del Governo.

4.

Partecipare non significa necessariamente ottenere tutto ciò che si chiede. Uno dei tratti principali di Foia4Italy è stato quello di aver, fin da subito, presentato una vera e propria proposta di legge per l’introduzione del diritto di accesso generalizzato ai dati e ai documenti delle pubbliche amministrazioni. Solo così si poteva richiedere un confronto preciso a Parlamento e Governo, e non generiche promesse sulla futura adozione di una norma sulla trasparenza. Tuttavia, nonostante avessimo presentato un testo, nessuno ha mai che quel testo potesse essere direttamente copia&incollato in Gazzetta Ufficiale. Molto spesso il limite della società civile è quello di pensare che le proprie proposte siano giuste per definizione e quindi le istituzioni debbano accoglierle acriticamente. E, invece, la partecipazione significa fare proposte, assumersene la responsabilità, difenderle in un confronto con i propri interlocutori, nella consapevolezza che – in democrazia – nessuno ha il monopolio delle buone idee.

5.

Le battaglie per i diritti non si chiudono mai definitivamenteProcessi di partecipazione su temi così complessi quali i diritti di cittadinanza, infine, presuppongono la consapevolezza del fatto che difficilmente queste battaglie possano essere completamente vinte in tempi brevi. Sotto questo punto di vista, Foia4Italy ha avuto particolare fortuna, raggiungendo l’obiettivo in meno di due anni. Tuttavia, così come ha scritto il Consiglio di Stato nel suo parere sul decreto trasparenza, “l’esperienza internazionale insegna che sempre più spesso le riforme ‘si perdono’ nelle prassi amministrative conservative, nel difetto di un’adeguata informatizzazione, nel mancato apprendimento dei meccanismi da parte degli operatori pubblici, nel difetto di comunicazione con i cittadini e le imprese, che non riescono a conoscere, e quindi a rivendicare, i loro nuovi diritti”. Per non parlare del fatto che questi diritti vanno difesi ed ampliati. Già dalle prossime settimane, la società civile dovrà impegnarsi e vigilare perché l’attuazione del decreto sul FOIA sia applicato nel modo più evoluto possibile, richiedendo fin da subito che venga migliorato (ad esempio, introducendo le sanzioni per le amministrazioni che non lo rispettano). Proprio come accade negli altri Paesi che hanno un FOIA da decenni. Proprio come accade, per restare ad un altro tema oggetto di dibattito pubblico italico, a alla norma sulle unioni civili che è stata recentemente approvata dal Parlamento e che, grazie all’impegno di attivisti cocciuti e politici illuminati si sta già pensando di migliorare.

ULTIMA LEZIONE: NON DUBITATE…

C’è, infine, un’ultima lezione che mi porto a casa da quest’esperienza. E l’ha espressa mirabilmente Margaret Mead quando ha detto: “Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In realtà è l’unico modo in cui è sempre successo.

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