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L’innovazione è più difficile da percepire se ci siamo immersi

Perchè ci rendiamo conto di vivere nella società dell'informazione solo quando ci delude

Luciano Floridi è Professore di Filosofia ed Etica dell'Informazione all'Università di Oxford, dove dirige il Dipartimento di Ricerca presso l'Oxford Internet Institute. E' membro del Gruppo Consultivo Etico del Garante Europeo della Protezione dei Dati. Il suo ultimo libro è: "The Fourth Revolution: How the Infosphere is Reshaping Human Reality" (Oxford University Press, 2014). Seguilo su twitter: @Floridi

“La società dell’informazione” ci è così familiare, oramai, che a volte dimentichiamo che non ne esiste una sola, bensì una moltitudine: le società dell’informazione sono numerose, ognuna diversa dall’altra, alcune con determinati requisiti che le definiscono tali, in modi e gradi differenti.

Motivo per cui, quando si parla di  “società dell’informazione” è più opportuno parlare al plurale e assicurarsi di non essere eccessivamente generici, ignorando ogni significativa distinzione.

In altre parole, esiste sempre un livello di astrazione per cui una determinata cosa può essere associata ad un’altra: la luna è come l’ombrello, che è come una pizza, magari perché sono tutti e tre singoli oggetti dalla forma rotonda. Il punto non è compiacersi delle proprie equazioni acrobatiche (x è simile a y che è simile a z) ma essere critici nell’individuare il livello di astrazione per cui l’equazione rappresentata è quella più proficua al fine del raggiungimento di un determinato obiettivo.

Tutto ciò dovrebbe chiarire perché, avendo una moltitudine di società dell’informazione ben diverse fra loro, ha ancora senso metterle in relazione in termini di criteri importanti e perché, più specificatamente, è importante capire cosa significhi per una società dell’informazione essere più o meno matura rispetto alle altre.

La maturità è una questione di aspettative, non di sviluppo tecnologico o economico.

Vi spiego la differenza con un esempio concreto, prima e con un’analogia, poi.
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) raccoglie molte statistiche utili per valutare la fase di sviluppo di una società d’informazione. Per quanto compete all’OCSE, queste si riferiscono principalmente al progresso tecnologico.
Vi sono quattro principali aree di sviluppo: Banda larga e Telecomunicazioni, Economia Internet, Politica dei Consumatori e Stato del Digitale. Insieme, sembra che queste aree offrano un’istantanea di cosa significhi per una società dell’informazione essere matura. A dire la verità, l’approccio è comune. Tuttavia, è ben lontano dall’essere soddisfacente. Prendete la percentuale delle connessioni in fibra su banda larga. Le informazioni aggiornate a Dicembre 2014 mostrano che Giappone, Corea e Svezia si trovano ai primi tre posti, il che non sorprende; ma collocano anche la Turchia sopra i Paesi Bassi e gli Stati Uniti, mentre alla fine troviamo paesi come la Finlandia che, invece, possono essere considerati come società dell’informazione mature.

Figure-7-OECD-Fibre-Connections-2014

Figura 1 Percentuale delle connessioni in fibra su banda larga, Dicembre 2014, fonte: http://www.oecd.org/internet/broadband/oecdbroadbandportal.htm

La percentuale delle connessioni in fibra, ovviamente, non rappresenta un criterio valido. E una critica analoga può essere sollevata nei confronti di tutti gli altri dati statistici forniti dall’OCSE. Il problema con gli approcci tecnologici ed economici—pensate alla connettività, alla penetrazione Internet, al numero di computer per abitazione, ai progetti governativi ai dati aperti, ai servizi di e-health, all’uso dei social media, all’investimento pro capite in TIC, e così via – è che essi catturano solo alcune delle condizioni che facilitano lo sviluppo di una società dell’informazione. Tali condizioni sono importanti, in quanto rappresentano “affordances” davvero utili e significative. Tuttavia, non solo non sono individualmente necessarie, ma non sono neanche sufficienti di per sé a spiegare in che senso e perché una società dell’informazione possa essere più matura di un’altra. Manca qualcosa di fondamentale e quel qualcosa è rappresentato dalle aspettative della popolazione.

Considerate ora la seguente analogia. Vi trovate in albergo, a Parigi. Giustamente vi aspettate che l’acqua del bagno sia potabile perché la Francia è una “water mature society”, ovvero, una società matura dal punto di vista dell’acqua. Infatti, non pensate neanche per un istante all’eventualità che non possa esserlo. Non vi è necessità alcuna che l’albergo fornisca informazioni sulla sicurezza dell’acqua, tantomeno che voi chiediate alla reception se l’acqua sia potabile. La Francia è una “water mature society” non solo per via del suo sistema idrico, ma perché la popolazione considera l’acqua potabile come un qualcosa di normale, un dato di fatto. Fa parte della vita, fa parte di ciò che vi aspettate a Parigi, implicitamente, senza riflettere. Al tempo stesso, sappiamo tutti quanto l’acqua potabile sia tutt’altro che una questione irrilevante.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF (Joint Monitoring Programme), nel 2015 circa 700 milioni di persone – 1 ogni 10 – non hanno accesso all’acqua potabile. Quindi, se vi concedete una vacanza all’insegna dell’avventura in un posto inconsueto, le aspettative cambiano. Diventa normale chiedere se l’acqua sia potabile anche solo per lavarsi i denti con quella del rubinetto.

Le aspettative cambiano, ovviamente, in base al contesto. Sono un buon modo per calibrare la maturità della società in cui viviamo. La formula è semplice: se l’occorrenza di una caratteristica sociale F non è più informativa, ma piuttosto è la sua assenza ad esserlo, allora quella società è matura dal punto di vista F.

In base a questa interpretazione, in alcune parti del mondo viviamo già in società dell’informazione mature. Qui ci aspettiamo di essere assolutamente in grado di poter ordinare ogni tipo di bene online, pagarlo digitalmente, scambiare ogni tipo di contenuto sul web, formulare ogni domanda e trovare informazioni di qualunque tipo, usufruire di servizi, mass media e intrattenimento online e così via, e tutto questo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in modo continuo, veloce e affidabile, senza dover più chiedere se sia possibile e senza stupirsi che lo sia.

Ci rendiamo conto di vivere in una società dell’informazione matura solo quando tali aspettattive vengono disattese.

Una volta analizzate le società dell’informazione in termini di aspettative implicite e non riflessive dei loro membri, così come avere a disposizione l’acqua potabile a Parigi, allora dalle valutazioni quantitative si passa a quelle qualitative e si possono trarre alcune  conseguenze. Tre sembrano essere più importanti rispetto alle altre, senza alcun ordine d’importanza.

Primo, l’istruzione. Si può respingere il mito del “al giorno d’oggi i giovani sanno tutti come usare [aggiungete la vostra tecnologia preferita qui]”. I giovani sono diversi dagli anziani per via di quello che danno per scontato, per esempio le loro aspettative implicite, non per via delle loro innate abilità che, poiché Lamarck sbagliava, non sono migliori delle abilità di un qualunque altro membro della società in questione. I bambini non hanno alcuna innata conoscenza in merito all’uso di un touch screen, ma restano sorpresi se lo schermo non risponde al loro tocco, perché è questo ciò che si aspettano.
Paragonate tutto ciò a una società matura dal punto di vista delle automobili. Proprio perché non è questione di conoscenza o abilità, ma piuttosto di supposizioni implicite e aspettative, Alice o Bob possono vivere in una società matura dal punto di vista delle automobili nella quale la vita ordinaria è fatta di macchine, parcheggi, semafori, stazioni di servizio, autostrade e così via, anche se non sanno guidare un’automobile, o non hanno alcuna idea di come funzioni un motore o di come si ripari un’automobile. Possono dare per scontata la disponibilità di mezzi pubblici di trasporto, per esempio, e non avere la patente di guida. Pertanto non solo “la generazione giovane” deve imparare, così come ogni altra generazione, ad usare le nuove tecnologie. È anche irrelevante se lo faccia o meno, al fine di capire se tale generazione vive in una società dell’informazione matura. Abbiamo bisogno, piuttosto, di verificare le aspettative delle persone.

Questo è uno dei motivi per cui l’istruzione è fondamentale: ci rende consapevoli delle nostre supposizioni e aspettative implicite e della loro giustificazione, ragionevolezza e determinazione storica.

Secondo, la conoscenza. Le aspettative possono essere abbaglianti rispetto alle alternative. Come nell’analogia dell’acqua, è fondamentale sapere cosa ci si possa legittimamente aspettare dalla propria società – acqua potabile o una buona connessione internet —tenendo bene a mente che si tratta di privilegi e che il tutto è probabilmente ben lontano da ciò di cui milioni di persone godono in molti altri posti. Se vi aspettate che la vostra banca vi fornisca una app che scansioni assegni da depositare automaticamente online, senza necessità di doversi recare in filiale e riempire un modulo, allora sembra lecito reclamare nel momento in cui questo non avviene, anziché riuscire ad apprezzare la cosa, pensando che molte persone non possono neanche accedere agli sportelli bancomat.

Più in generale, una società applica un determinato diritto tanto quanto la sua violazione diventa informativa.

Infine, l’innovazione. Abbiamo visto come le aspettative determinino cosa è ordinario e cosa straordinario, cosa è normale e cosa non lo è. In breve, determinano cosa sia informativo: sentirsi dire che l’acqua nell’albergo a Parigi non è potabile (per esempio a causa di alcuni lavori in corso) sarebbe molto informativo come lo sarebbe, del resto, avere accesso ad una connessione Internet ad alta velocità in una bellissima isola sperduta. Pertanto, l’innovazione in una società dell’informazione matura è più difficile da raggiungere da un punto di vista culturale (attenzione, non tecnologico) rispetto a una società immatura. Perché una volta che le persone iniziano a dare per scontate automobili e TV, per esempio, non importa quanto queste tecnologie cambino, la maturità è stata raggiunta. Analogamente, una volta che le persone si abituano a vivere “onlife”—cioè nell’estuario rappresentato dal mix di esperienze online e offline—un numero maggiore di prodotti digitali, piuttosto che di beni, servizi o affordances in generale, non renderà quella società ancora più matura.

Le società dell’informazione stanno maturando in tutto il mondo. In futuro ne appariranno altre. Di conseguenza, in termini di aspettative, le somiglianze  aumenteranno.  Parafrasando Tolstoj, tutte le società dell’informazione mature sono simili in termini di aspettative; ogni società immatura lo è a suo modo. Pertanto, la fase successiva nello sviluppo delle società dell’informazione, che avvenga fra dieci o cento anni, non sarà un’ulteriore maturazione delle aspettative dei propri abitanti in merito alle loro affordances digitali. Sarà, piuttosto, una trasformazione totale senza precedenti e inattesa, per la quale il digitale sarà diventato uno scenario implicitamente previsto. Difficile da immaginare, in una fase in cui stiamo ancora attraversando una rivoluzione dell’informazione, ma si sa, la storia tende sempre ad andare oltre la nostra immaginazione.

LUCIANO FLORIDI

[Traduzione editoriale dall’inglese del post inglese originale dell’autore di Veronica Fortuzzi]

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