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Come funziona la ricetta elettronica e perché impedirà (forse) truffe e sprechi sanitari

Ecco in chiaroscuro i vantaggi della dematerializzazione delle prestazioni mediche e farmaceutiche

Autore Treccani, Wikipediano d'adozione. Giornalista esperto di Internet governance, copyright e crittografia. Privacy advocate, free software fan, sono un attivista per i diritti digitali. Managing editor di Chefuturo! Nel tempo libero professore universitario di Tecniche di giornalismo. Scrivo per Wired e La Repubblica. Il mio ultimo libro si chiama "Un dizionario Hacker" www.dicorinto.it

Dal primo marzo 2016 i medici possono compilare online la loro ricetta. L’hanno chiamata ricetta elettronica e va in parte a sostituire la vecchia ricetta rossa con cui ci scalavano il ticket in farmacia o prenotavamo una visita specialistica. Obiettivo della ricetta elettronica online è di rendere immediate le prescrizioni mediche e l’erogazione dei farmaci eliminando i supporti cartacei con l’obiettivo dichiarato di tenere sotto controllo la spesa farmaceutica del sistema sanitario nazionale.

Un obiettivo ambizioso e necessario se consideriamo gli sprechi e le truffe che da sempre caratterizzano la sanità pubblica italiana, dovute anche all’antiquato sistema analogico di prenotazione. Probabilmente non basterà per riportare giustizia e legalità nel sistema, ma è un primo passo ed è un’importante elemento di innovazione della sanità pubblica italiana.

Da dove nasce la ricetta elettronica oggi legale

La ricetta elettronica o dematerializzata è nei fatti il risultato di un progetto avviato con l’approvazione dell’art. 50 della legge 326/2003 che ha introdotto la ricetta cartacea standardizzata, la tessera sanitaria e l’obbligo per le farmacie (2008) e dei medici (2011) di inviare al MEF, con modalità asincrona, i dati dei circa 600 milioni di ricette erogate ogni anno.

Un progetto che ha sempre avuto come obiettivo la “realizzazione di misure di appropriatezza delle prescrizioni, attribuzione e verifica del budget di distretto, farmacovigilanza e sorveglianza epidemiologica”, comma 1 dell’art. 50 della legge 326/2003 relativo al “Monitoraggio della spesa farmaceutica e specialistica a carico del SSN”, contenuto nelle dl “Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici”.

L’art. 50 della Legge 326/2003 (modificato dalla Legge finanziaria 2007) ha introdotto così l’obbligo di trasmissione telematica dei dati delle ricette ai fini del controllo della spesa, ed il DL 78/2010 (art 11, comma 16), ha dato valore legale alla trasmissione telematica dei dati delle ricette e sancito la fine della “ricetta rossa” cartacea.

Come funziona la ricetta elettronica dal medico

I medici non riceveranno più blocchi di ricette cartacee, bensì solo una serie di numeri. Sono i numeri delle ricette elettroniche (NRE) che, prodotti dal sistema centrale gestito da Sogei (società in house del Ministero dell’Economia e delle Finanze), verranno assegnati alle Asl. Le Asl li forniranno ai medici sulla base degli attuali parametri e criteri utilizzati per la distribuzione dei ricettari cartacei.

Step 1. Il medico che prescrive un farmaco o una visita specialistica, si connette via computer al portale dedicato e dopo essersi identificato, effettua la prescrizione on line utilizzando uno degli NRE (numeri di ricetta elettronica) a lui assegnati.

Step 2. A questo numero (NRE), il medico aggiunge il codice fiscale dell’assistito. Il sistema online verifica se in base al codice fiscale l’assistito ha diritto alla prestazione e all’eventuale esenzione (a seconda della posizione reddituale o della patologia) e alla fine completa la ricetta virtuale con la prescrizione del farmaco.

Step 3. Un semplice click confermerà la generazione della ricetta elettronica sul server di Sogei.

Step 4. Il medico a quel punto stamperà un “promemoria” per l’assistito con NRE, codice fiscale, eventuali esenzione e prescrizione.

A questo punto il promemoria è ancora cartaceo. Gli esperti sostengono che dipende dal fatto che dobbiamo ancora abituarci ma anche che in questo modo il paziente avrà la possibilità di ottenere il farmaco in caso di malfunzionamenti legati all’accesso ai server.

Come funziona la ricetta elettronica in farmacia

Con il promemoria cartaceo l’assistito si reca in farmacia. La farmacia si collega al sistema mediante le chiavi di accesso rappresentate dal NRE e dal codice fiscale, accede alla ricetta elettronica ed eroga il farmaco.

La farmacia completa l’operazione inviando al server di Sogei i dati relativi all’erogazione (prezzo del farmaco, ticket, sconti in favore del SSN) e i codici che individuano la singola confezione: (codice AIC e codice “targatura”, cioè il codice seriale identificativo della singola scatola).

Il funzionamento delle ricette elettroniche che prescrivono visite specialistiche e analisi da effettuare nei laboratori è analogo a quello descritto e sarà a regime nei prossimi mesi.

Il vantaggio immediato è che la ricetta elettronica varrà in tutte le farmacie del territorio nazionale e consentirà di ritirare i farmaci che prescrive anche fuori dalla regione di residenza con il ticket previsto in quella di origine. Saranno le regioni a scambiarsi le informazioni sui medicinali prescritti e a gestire i rispettivi rimborsi.

Per quali farmaci ci vuole ancora la ricetta rossa

A questo punto dovrebbero scomparire le finte ricette, i ricettari comprati e venduti dai delinquenti e sopratutto l’accumulo di prestazioni di medici indegni di questo nome. La legge che manda in soffitta i blocchetti rossi del medico, ricorda la Federazione nazionale dei medici di famiglia Fimmg, è in realtà del dicembre 2015 e recepisce un decreto di più di tre anni fa.

Il Decreto legislativo 179/2012 (“Crescita 2.0”) infatti prevedeva la progressiva sostituzione della ricetta rossa con prescrizioni elettroniche. La dematerializzazione rientra(va) negli obiettivi dell’Agenda digitale del Governo insieme al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)

Insomma, dopo i blocchi informatici di gennaio, la ricetta elettronica non è ancora sinonimo di dematerializzazione (abolizione della carta), tema che inquieta i sonni di amministratori e burocrati da almeno venti anni, da quando esisteva il Centro nazionale per l’Informatica nella pubblica amminsitrazione (Cnipa), poi DigitPA (con Brunetta) e adesso Agenzia per l’Italia digitale il cui sito offre scarne ma utili indicazioni in materia di Sanità digitale.

Però la ricetta rossa vale ancora per le richieste relative a stupefacenti, morfinoderivati, ossigeno, come pure i dispositivi per diabetici, i piani terapetuci per i nefropatici (malati di insufficienza renale), e per i farmaci con “piano terapeutico Aifa” che sarebbero quelli che vengono direttamente somminsitrati dalla Asl e non passano dal farmacista. I ricettari rossi insomma dovranno comunque essere spediti ai medici.

Eppure tra i vantaggi attesi c’era proprio “il risparmio sulla stampa e distribuzione delle vecchie ricette rosse e il controllo sulla falsificazione delle ricette stesse o sugli abusi conseguenti il furto dei ricettari”, e anche un migliore rendimento dei medici, che però lamentano la burocratizzazione del sistema e il fatto che per ora non è cambiato niente, tranne il fatto che dovranno spendere di tasca loro per carta e toner (ma forse saranno rimborsati).

 

 

Una replica a “Come funziona la ricetta elettronica e perché impedirà (forse) truffe e sprechi sanitari”

  1. Alessandro Santoro scrive:

    Qualche correzione. Innanzitutto non è vero che dal 1 marzo i medici possono compilare la ricetta digitale (meglio chiamarla così, perché la ricetta elettronica per il legislatore italiano è quella che circola almeno dal 2005, a lettura ottica), in realtà la ricetta digitale è in uso in un numero crescente di regioni dal 2014. L’unica novità in vigore dal primo marzo è la validità “nazionale”: sono di Milano e ho una ricetta del mio medico di famiglia, se sono di passaggio a Roma e ho bisogno la posso portare in una farmacia capitolina e farmi dare i farmaci prescritti dal mio curante. Prima non si poteva, e oggi rimane vietato se la ricetta è di carta.
    Non è neanche vero che dal 1 marzo tutti i medici prescrivono in digitale. Come dice giustamente l’articolo, per alcune categorie di medicinali si dovrà usare la ricetta rossa ancora per un po’, ma poi ci sono quelle regioni che, nonostante leggi e circolari ministeriali, ancora non si sono svegliate e non hanno impartito le direttive per la dematerializzazione delle ricette: la Calabria (dove è su carta il 100% delle prescrizioni) e la Provincia autonoma di Bolzano (idem, 100%). Poi ce ne sono altre dove le ricette digitali hanno cominciato a circolare ma i medici non si danno troppo da fare (poco informatizzati, pigri, insofferenti verso Asl e assessorati…): in Molise, Marche, Abruzzo e se non erro Liguria, le ricette digitali non superano il 40-50% del totale.
    Insomma, la digitalizzazione è certamente un processo da sostenere e auspicare, ma non corriamo appresso a tutti i comunicati stampa che sindacati dei medici e regioni sparano sul tema, cifre e fatti sono spesso “stressati” per convenienze politiche.

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