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Opencantieri 2.0, un punto a favore dei cittadini nella sfida alla trasparenza

Le grandi opere pubbliche diventano conoscibili a tutti, con una semplice "vista"

​Insegno al Politecnico di Milano. I dati del territorio, la sensoristica, le forme di visualizzazione, specialmente per la prevenzione dei disastri naturali, sono il mio lavoro da sempre. Mi sono occupato (e mi occupo) di alluvioni, frane e terremoti, ma non solo. Ho sviluppato le politiche di sostenibilità ambientale e innovazione del Comune di Firenze per tutto il mandato Renzi e ho collaborazioni aperte in molti.casi di innovazione nel nostro Paese. La mia visione è aperta, basata sulla condivisione dei dati, della ricerca e delle idee. Senza se e senza ma.

Sono ingegnere. Da ragazzo mi pareva (ed era) poco figo: negli anni ’70, ai tempi degli “indiani metropolitani”, l’ingegnere era un loffio a prescindere. Ora va un po’ meglio e, comunque, me ne sono fatto serenamente una ragione.

 

Bene. L’ingegnere, tra i suoi tanti difetti, ha quello di vedere il mondo suddiviso tra “processi lineari” e “non lineari”. Il mondo lineare è quello della proporzionalità tra causa ed effetto. Una cuccagna della semplicità dove tutto è, non solo semplice, ma addirittura ulteriormente semplificabile rispetto al semplice che già è di per sé.
Quello non lineare è il mondo affascinante della imprevedibile complessità: arrivi alla fermata dell’autobus un minuto prima e lo prendi. Un minuto dopo l’hai perso e tutta la tua vita cambia: nuovi incontri, nuove traiettorie, qualcosa di incognito e drasticamente non semplificabile come nel proverbio inglese “del chiodo e del regno”. Un mondo irriducibile da trattare esclusivamente con gli strumenti della complessità.

Come funzionano le grandi opere pubbliche

Ho fatto questa noiosa premessa per dire che il percorso delle grandi infrastrutture pubbliche non conosce la semplicità: fa parte appunto “dell’altro pianeta”, della faccia nascosta della luna, di quel mondo aspro e complicato, impossibile da riportare ai docili schemi che ci rassicurano. Innanzitutto tanti attori: Ministeri, Dipartimenti, Regioni, Imprese, Autorità, fornitori. Buona parte della complessità sta già nella babele semantica dei diversi linguaggi, gerghi consolidati di gruppi per cui parole come “progetto” o “costo ” hanno significati propri, diversi e alle volte persino contrastanti con quelli assegnati dai dirimpettai.

opencantieri_logo

L’opera inizia il suo viaggio con un progetto di investimento pubblico e l’assegnazione del CUP, una specie di “codice fiscale” che l’accompagna per tutto il suo viaggio. Quando il progetto (di investimento) si fa concreto, passa attraverso un progetto (di ingegneria) e si va verso la realizzazione, subentra un nuovo identificatore “di gara” che si chiama CIG e che segue l’appalto e il successivo contratto e l’esecuzione dei lavori fino al collaudo e all’entrata in servizio.

Il mondo del CUP e quello del CIG generano centinaia di parametri che, in definitiva, descrivono nel loro insieme “come procede” l’investimento: finanziamenti, erogazioni, lavori, subappalti, varianti sospensioni e riprese, pagamenti, riserve: tutto ciò, insomma, che va seguito per capire come funziona la cosa. Ogni CUP, in generale, figlia più lotti e dunque più CIG. E succede pure il viceversa, cioè un CIG, trasversale a più CUP.

A questo punto, però, subentra un nuovo problema che sta in quella paroletta, “opera”, che abbiamo buttato lì così, come se niente fosse, e che invece nasconde, pure lei, grandi complessità. Il cittadino associa l’opera, ad esempio, a un’autostrada o a una linea ferroviaria: la Salerno-Reggio, o la Torino Lione, e si chiede a che punto siamo, quando mai sarà terminata, quanto costa e se i costi hanno sforato le previsioni. In realtà a quell’opera puntano più CUP e verosimilmente molti più CIG. Ci possono essere tratti in esercizio da anni, altri in fase di lavorazione attiva, altri sospesi, altri, ancora in progettazione o in attesa di collaudo. Per cui se oggi ci chiediamo, per dirne una: “a che punto è la Salerno Reggio?” e rispondiamo “In progettazione!”, “In lavorazione!” o “In esercizio!”, diciamo ogni volta la verità.

Questo, unito a fatti analoghi è, in estrema sintesi, il perché il Ministro Delrio ha chiesto alla nostra agguerrita squadra di costruire Opencantieri.

Per dare una visione di insieme che consenta di far comprendere ai cittadini le infrastrutture oltre i singoli dettagli, “dando conto” di ciò che accade.

La sfida di OpenCantieri

Abbiamo trattato due questioni preliminari. La prima riguarda il lessico, in modo da poter operare in maniera consistente su informazioni che provengono da mondi molto diversi tra loro. Abbiamo così avviato lo sviluppo di un metaglossario che si pone come “ponte” tra i diversi linguaggi.

opencantieri_MIT

Il secondo asse è la intercettazione dei diversi produttori dei dati e dell’attivazione di meccanismi di sinergia per la cooperazione applicativa cioè, della capacità di un sistema informatico di avvalersi dell’interscambio automatico di informazioni con altri sistemi. Questo si realizza attraverso servizi con i quali si scambiano dati, secondo regole decise di comune accordo fra le diverse istituzioni.

Si tratta di un aspetto che, seppur molto “da ingegnere”, taglia verticalmente i temi della trasparenza e della “accountability” costituendone una delle colonne portanti. I contesti in cui i sistemi informatici possono scambiarsi informazioni direttamente, a livello di applicativi, “senza soluzione di continuità”, sono l’ecosistema nel quale ogni ulteriore operazione di trasparenza trova l’ambiente ideale per germogliare.

Opencantieri è orgogliosamente esempio di questa cooperazione.

I dati arrivano dalla collaborazione del DIPE della Presidenza del Consiglio oltreché dallo stesso MIT. Questa collaborazione sarà estesa presto ad altre amministrazioni in modo da ampliare e arricchire il contesto delle informazioni disponibili.

I dati sono scaricabili in forma “grezza”, i raw data now della TED del 2009 di Tim Berners Lee. Se permettono una analisi di dettaglio all’utente esperto, non consentono tuttavia di rispondere con immediatezza alle domande del cittadino di cui più sopra. Per questo Opencantieri seleziona un insieme di parametri particolarmente “rappresentativi”, “variabili di stato” che sintetizzano lo stato dell’opera in termini di costi, avanzamento, modalità di svolgimento. Queste variabili formano gli indicatori che, in sintesi, rispondono alle nostre domande.

Ci sono due tipi di viste. La prima è riferita ai 32 interventi “principali” previsti nell’Allegato infrastrutture al DEF 2015. Le risposte sono rappresentate in due “cruscotti”. Il primo, quello degli “indicatori”, riporta sei “strumenti” in grado di offrire il colpo d’occhio in maniera scalare, su diversi livelli di aggregazione: “tutte le opere”, “per settore”, “per singola opera”. Il secondo, dedicato alla “linea del tempo”, riporta barre sovrapposte per comprendere la “posizione temporale” dell’intervento rispetto al suo percorso amministrativo e tecnico.
La seconda vista è relativa agli interventi compresi nei contratti di programma stipulati con ANAS e RFI. In maniera interattiva, su mappa geografica, è possibile visualizzare gli interventi e comprenderne il loro tipo ed avanzamento, oltre agli importi in gioco ed alla risposta alle solite semplici domande alla base della trasparenza.

Ci è stato detto, anche brutalmente, che l’approccio non è semplice, che è complicato, anzi “roba da ingegneri”. La risposta è che è vero. Complessità spesso irriducibile. Però Opencantieri prova a spiegarla, questa complessità, appunto con gli strumenti della complessità. C’è molto da fare ancora ma, diciamocelo, è davvero un grande inizio.

 

GIUSEPPE MENDUNI

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