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Globaleaks, l’impresa di battere la corruzione. Pronti a partecipare?

Gli strumenti per il whistleblowing digitale come rimedio alla scarsa trasparenza amministrativa

Tra i primi italiani a saltare online (sul mitico The WELL già nel 1991), mi muovo da sempre tra svariati progetti globali in veste di giornalista, editor, traduttore, attivista e quant'altro; fra l'altro, ho tradotto in italiano testi di Stallman, Raymond, Lessig, Norman, Castells, Lovink, Keen, Zuckerman; un contadino elettrico da anni trapiantato nel Southwest USA.

Il whistleblowing, letteralmente ‘suonare il fischietto’  – cioè la pratica di denunciare il malaffare dall’interno di aziende e istituzioni corrotte – va imponendosi come puntello democratico e strumento di partecipazione civica in ogni parte del mondo. Uno strumento dalla parte di cittadini, disillusi dalla politica tradizionale e dalle istituzioni pubbliche, per promuovere il cambiamento sociale a tutela della res publica, rivelare illeciti di vario tipo, contro il malgoverno e la corruzione, i disastri ambientali, e quant’altro.

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Una pratica etica che, pur se a volte rischiosa e vista con sospetto, è variamente tutelata dalle leggi e trova sempre maggiore spazio e applicazioni anche in Italia, grazie a piattaforme digitali, iniziative di base e strumenti ad hoc atti a garantire innanzitutto l’anonimato e la sicurezza della fonte.
Mentre le PA locali stanno diventando via via più aperte e trasparenti e una proposta di regolamentazione delle attività di lobbying è arrivata a Montecitorio. Nei giorni scorsi infatti la Camera dei deputati ha approvato con 281 voti favorevoli una prima bozza di legislazione proprio a tutela del whistleblowing.

Se la proposta passerà anche al Senato, chi segnalerà episodi illeciti non potrà più essere discriminato, punito, rimosso dall’incarico.

Certo, come chiariscono gli stessi coordinatori di Riparte il futuro – la coalizione che ha promosso questa campagna, con oltre 150mila firme raccolte online – non si tratta ancora di un testo perfetto ma rappresenta un importante passo avanti, e sono già pronte le analisi dettagliate e, soprattutto, le necessarie proposte di miglioramento.

Anche il FOIA (Freedom Of Information Act), l’altro puntello indispensabile per la democrazia fluida e partecipata nell’era digitale, sta procedendo in sede legislativa – pur se con una serie di problemi prontamente rilevati qui su CheFuturo!, con i necessari aggiustamenti normativi già sintetizzati dall’associazione Foia4Italy. Va ricordato che in Usa il FOIA esiste fin dal 1966 e viene regolarmente usato da giornalisti, ricercatori e semplici cittadini – analogamente a quanto avviene per la pratica del whistleblowing (tutelata a norma di legge). Basti citare la recente sentenza in Louisiana a favore del businessman che aveva denunciato la corruzione e la gestione clientelare dell’agenzia federale per le emergenze FEMA dopo l’uragano Gustav del 2012. E c’è anche un nuovo libro – non a caso intitolato “Diario di un whistleblower” – che narra i retroscena delle scorie radioattive sepolte approssimativamente fin dagli anni ’80 nei dintorni del Los Alamos National Lab (New Mexico, dove venne inventata e testata la prima bomba H nel 1945).

‘Gola profonda’ anonimo e sicuro con GlobaLeaks

Quella relativa alla trasparenza amministrativa è una consapevolezza insomma che va crescendo a livello mondiale, oggi ben ripresa e adattata nel contesto italiano, a partire dall’impegno intorno alla piattaforma GlobaLeaks, realizzata da sviluppatori italiani e olandesi sotto l’egida del Centro per la trasparenza e i diritti umani digitali Hermes, associazione non-profit con base a Milano. Si tratta di una suite software ‘chiavi in mano’ con annessa guida all’installazione in proprio, come

progetto open source mirato a creare piattaforme di whistleblowing anonime, resistenti alla censura e distribuite in ogni parte del mondo.

Attiva in varie versioni fin dal 2011, GlobaLeaks ha avuto immediato successo e la sua tecnologia viene usata da cittadini, gruppi e varie entità per il giornalismo investigativo, campagne anti-corruzione e altre forme di attivismo locale in una varietà di situazioni e paesi. Per garantire una “crescita sostenibile”, il team operativo ha optato per un modello di governance open source che faciliti lo sviluppo di un ampio ecosistema attorno alla piattaforma. «L’obiettivo di fondo – spiega Fabio Pietrosanti, presidente di Hermes – è quello di favorire lo sviluppo di un’offerta multi-vendor, che possa garantire agli utenti e ai clienti la libertà di scegliere se e quale ‘fornitore’ utilizzare per avviare iniziative di whistleblowing, e addirittura se ‘fare tutto in casa’. Nasce da qui la nostra fondazione di respiro internazionale, che punta a costruire uno spazio in cui ogni realtà pubblica o privata potrà contribuire allo sviluppo e alla crescita della piattaforma, in maniera trasparente e meritocratica».

Inoltre, vista la crescente richiesta di supporto software per il contrasto alla corruzione in Italia, verrà costituita una startup innovativa a vocazione sociale (Whistleblowing Solutions) allo scopo di favorire e facilitare l’implementazione di procedure efficienti ed efficaci. Come spiega ancora Pietrosanti: «Sono già diverse le PA locali e centrali che hanno usato o valutato, o stanno valutando, l’impiego del software, contribuendo al suo miglioramento come bene comune, migliorando in ogni progetto le funzionalità che rimangono a beneficio collettivo. Whistleblowing Solutions non si proporrà come interlocutore commerciale, ma come azienda sociale che reinvestirà i suoi ricavi svolgendo attività di ricerca e innovazione aperta tesa all’implementazione di procedure di whistleblowing anti-corruzione».

L’impegno dei cittadini contro la corruzione

In merito ai progetti italiani, vanno menzionati anche “Allerta Anticorruzione” di Transparency International Italy e Sportelli Riemergo in Lombardia, con le 12 camere di commercio regionali mentre nel primo semestre 2016 si prevede il lancio di una decina di nuovi progetti per PA, enti non-profit e imprese varie. Iniziative cruciali anche rispetto alla posizione occupata dall’Italia nella classifica dell’ – al 61° posto, seguita solamente dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti, come Romania e Grecia.

Il quadro complessivo è comunque in movimento pro-positivo, incluse le attività della piattaforma-community Cittadini Reattivi, che da un anno opera come associazione di promozione e innovazione sociale avendo ampliato l’omonimo progetto di inchiesta di giornalismo civico lanciato nel maggio 2013 da Rosy Battaglia. Contesto in cui è operativa una specifica piattaforma aperta ai whistleblower, personalizzata proprio dal Centro Hermes onde raccogliere informazioni tutelandone le fonti anonime, in aggiunta agli altri strumenti social indispensabili per la comunicazione e la condivisione da, per e tra i cittadini stessi.
Si lavora così su contro-inchieste di base riguardo agli inceneritori e all’amianto, ai casi d’inquinamento e all’Italia che ricicla – nell’ottica di un’informazione civica e partecipata di ampio respiro. Ovvero, spiega Rosy Battaglia, «diamo spazio ai cittadini desiderosi di raccontare in prima persona l’impegno civico per migliorare la qualità della vita, ma il dialogo è aperto con tutti coloro che all’interno della PA (oltre ovviamente ai privati) agiscono per la trasparenza e contro la corruzione». Agenti civici cercasi, quindi:

denunciare in forma anonima è un diritto oltre una necessità, in questa Italia tutta da bonificare.

 

Una replica a “Globaleaks, l’impresa di battere la corruzione. Pronti a partecipare?”

  1. bernardo parrella scrive:

    Solo per segnalare una notizai fresca, rispetto al mondo anglofono (Usa in particolare) dove le pratiche del whistleblowing sono state e rimangono cruciali in molti ambiti spiccioli del quotidiano ben oltre quanto appena accennato nel pezzo e i casi recenti famosi (WikiLekas, Snowden, ecc.); parte ora il progetto Bank Whistleblowers United, finalizzato a «identificare, denunciare, processare e condannare gli autori delle truffe economiche, riportando in prima la responsabilità [della grandi banche e tutelando il pubblico».

    In pratica, una risposta contro le diffuse truffe imprenditoriali e delle corporation, anche a seguito delle crisi economica del 2008 le cui ampie ricadute sono ancora evidenti oggi, con le grande banche coinvolte in scandali e raggiri dei consumatori; iniziativa che vuole rifarsi fra l’altro a una delle soluzioni per la recessione Usa di fine anni ‘80, «quando una sola agenzia federale, ora chiusa, l’Office of Thrift Supervision, mise insieme oltre 30.000 casi penali e oltre 1.00 dirigenti bancari andarono in carcere». https://theintercept.com/2016/02/04/an-idiots-guide-to-prosecuting-corporate-fraud/

    e giusto per copiare le cose giuste dagli Usa, c’e’ davvero bisogno di iniziative analoghe anche in Italia, no?

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