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Palazzo Italia

EXPO | Perché Palazzo Italia e l’architettura (digitale) possono essere un modello di sviluppo

La chiave di volta del Padiglione Italiano è stata la sue progettazione e realizzazione in BIM (Building Information Modeling)

il gruppo nITro (New information Technology Research Office), è stato fondato nel 2003 da Antonino Saggio, professore a “Sapienza” e direttore della collana internazionale “The IT Revolution in Architecture”. Il nITro group si occupa di innovazione tecnologica nel settore dell’architettura, dell’urbanistica, del product design. Realizza installazioni, progetti, interventi critici e teorici. Ha un sito, la rivista On/Off e due laboratori uno a Roma e uno in Sicilia. Per aprire con ancora più continuità ai temi della città e dell’ambiente contemporaneo, gli architetti di nITro si alterneranno su “Che Futuro!” analizzando volta per volta un tema specifico.

Shenzhen, 3 dicembre 2015. Un’ovazione accoglie la decisione della jury che annuncia la vittoria di Palazzo Italia al contest internazionale Idea-Tops 2015. Il padiglione italiano realizzato per EXPO 2015, progettato dallo studio romano Nemesi, si manifesta come un’architettura osmotica dagli effetti benèfici sull’ambiente che sperimenta cementi nanotecnologici super resistenti, depuranti e autopulenti, ottenuti interamente da polveri di riciclo, adopera tecniche di progettazione e fabbricazione digitale che presiedono tanto alla creazione dell’involucro che alle spazialità interne e adotta un processo corale di continua sperimentazione e collaborazione tra architetti, committenza, impresa e produttori.
L’insieme di queste componenti decretano il successo dell’opera nella categoria Architettura Digitale al concorso Idea-Tops 2015. Infatti in Palazzo Italia tutto si incrocia e si rafforza attraverso la tecnologia informatica che va ben oltre il semplice disegno computerizzato.

Shenzhen - Cerimonia di premiazione Idea-Tops 2015 (foto archilovers) 

Shenzhen – Cerimonia di premiazione Idea-Tops 2015 (foto archilovers) 

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Shenzhen – Cerimonia di premiazione Idea-Tops 2015 (foto archilovers)

Nemesi&Partners, Palazzo Italia (foto BMS Progetti)

Nemesi&Partners, Palazzo Italia (foto BMS Progetti)

LA FORESTA URBANA

Palazzo Italia non è un semplice padiglione, come erroneamente si è portati a pensare. Si tratta di un vero e proprio edificio di 6 piani per un’area costruita di 14.400 metri quadri che permarrà anche dopo la trasformazione del sito espositivo. Architettonicamente è caratterizzato da una dinamica piazza interna sulla quale convergono i flussi dei visitatori e sulla quale si aprono i livelli successivi con una serie di corpi in aggetto che terminano in un roof garden attrezzato con pannelli fotovoltaici.
Una foresta urbana, questo il concept dell’edificio. Il rivestimento di facciata ne è certamente il più chiaro rimando estetico. I permeabili volumi che configurano la piazza, fasciati dal bianco cemento, evocano possenti tronchi che diramano verso il cielo. Le folte chiome degli alberi si materializzano invece nell’arcuata copertura tra i cui rami metallici penetra la luce zenitale. La sua forma, “un impluvio in sospensione”, definisce il microclima della piazza sottostante. La movimentazione passiva dell’aria per conformazione geometrico-spaziale garantisce il raffrescamento naturale, mentre il vetro fotovoltaico di cui è costituita la trasparente copertura, metabolizza l’energia solare.
Anche i setti e i solai in calcestruzzo hanno un attivo ruolo bioclimatico, essi contribuiscono al riscaldamento e raffrescamento degli ambienti interni attraverso il concrete cooling system, che sfrutta il principio di attivazione della massa.
Infine, anche l’acqua di falda del terreno viene recuperata e immessa nell’edificio. Al suo interno gli spazi espositivi si configurano come un vero e proprio percorso esperienziale di viaggio e scoperta attraverso gli spazi poliedrici dell’edificio-albero.

Nemesi&Partners, Palazzo Italia, piazza interna (foto Luigi Filetici)

Nemesi&Partners, Palazzo Italia, piazza interna (foto Luigi Filetici)

LA STORIA DI PALAZZO ITALIA

Pochi giorni dopo l’annuncio della vittoria di Palazzo Italia al contest Idea-Tops 2015, abbiamo incontrato Michele Molè, fondatore dello studio Nemesi, e Susanna Tradati, partner associato, che hanno illustrato al gruppo nITro l’iter che ha portato alla realizzazione dell’edificio per Expo.

Tutto ha inizio nel 2013 quando, fra 68 studi partecipanti, il progetto architettonico dello studio romano Nemesi, in collaborazione con Proger e BMS Progetti per la parte ingegneristica relativa alle strutture e agli impianti, e il professore Livio De Santoli per la sostenibilità dell’edificio, risulta vincitore del concorso internazionale indetto da Expo 2015 S.p.A. Nel sistema dell’edilizia pubblica italiana, dopo la fase progettuale, la costruzione dell’opera viene generalmente affidata nella sua totalità a un’impresa che il più delle volte si aggiudica la gara d’appalto con il massimo ribasso. Il progettista, per di più, può essere estromesso dalla fase di cantiere poiché la normativa lo permette. Questo è esattamente il destino toccato a studio Nemesi: vinto il concorso i progettisti vengono esclusi dalle fasi successive. Ora non è difficile comprendere che realizzare un’opera con un importo di gran lunga inferiore a quello previsto – per questo massimo ribasso – equivale generalmente a un broglio di qualche natura o, come spesso accade, alla mancata realizzazione dell’opera così come da progetto.

Estromessi quindi i progettisti, la fase esecutiva di Palazzo Italia è integralmente delegata all’impresa. Dopo tre mesi dall’inizio del cantiere, accade però un fatto raro. L’impresa aggiudicatasi la gara non è in grado di realizzare l’opera. La complessità dell’edificio e la sua forte componente innovativa sono tali da obbligare la società appaltante a coinvolgere nuovamente gli autori del progetto.

La chiave è nelle competenze dei progettisti e nel fatto che loro detengono la “mappa” del progetto. E cioè il progetto è realizzato in BIM (Building Information Modeling) un modello informatico tridimensionale 

“vivo” che interconnette informazioni geometriche tridimensionali a informazioni quantitative e strutturali.

Uno strumento complesso di nuova generazione necessario tanto alla progettazione che alla realizzazione dell’edificio.

Rinegoziato con la committenza e con l’impresa il ruolo chiave dei progettisti nella fase esecutiva, lo studio Nemesi assume la responsabilità della direzione lavori, della direzione artistica, dell’assistenza tecnica e giornaliera al cantiere, del supporto tecnico alle imprese, garantendo la costruzione dell’opera nei tempi stabiliti e il mantenimento delle qualità architettoniche del progetto anche nella realizzazione.

Nemesi però pretende il coinvolgimento di una serie di imprese, tra cui Stahlbaupichler per la copertura e Italcementi e Styl-comp per le facciate, perché sa che soltanto competenze specifiche consentiranno il successo della costruzione.

La complessità geometrica viene gestita interamente in maniera tridimensionale. Attraverso l’utilizzo del BIM la morbida copertura e le avvolgenti facciate vengono realizzate in maniera totalmente digitalizzata, senza passare per alcun elaborato bidimensionale. Dai modelli tridimensionali delle fluenti geometrie, gli avanzati software parametrici estraggono gli algoritmi per il controllo delle macchine robotiche che realizzano le casseforme dei pannelli di facciata così come la calandratura delle travi di copertura.

Nemesi&Partners, Palazzo Italia durante la realizzazione (foto: Nemesi&Partners e Luigi Filetici)

Nemesi&Partners, Palazzo Italia durante la realizzazione (foto Nemesi&Partners e Luigi Filetici)

Alle avanzate modalità operative si affianca un’importante sperimentazione tecnologica che vede progettisti e imprese collaborare allo sviluppo di nuove tecnologie che rappresentano un insieme di saperi, abilità, competenze ed esperienze dal valore economico.

L’ECO-CEMENTO CHE DEPURA L’ARIA

Si tratta di un cemento che con la luce del sole neutralizza gli agenti inquinanti con il duplice obiettivo di mantenere pulite le facciate e di contribuire a depurare l’aria. Allo stesso tempo è un materiale estremamente fluido, resistente e interamente ottenuto da polveri riciclate. Esso può essere facilmente iniettato ad alte pressioni in casseforme dalla geometria estremamente complessa – come avviene per i pannelli della facciata di Palazzo Italia le cui sottili ramificazioni generano maglie fittissime – senza alcun bisogno di essere vibrato, né rinforzato con armature tradizionali. Al suo interno fibre lunghe pochi micron conferiscono elevatissime prestazioni di resistenza al materiale, la polvere di marmo di Carrara determina candore e lucentezza e l’estrema duttilità garantisce un perfetto facciavista interno ed esterno.

Nemesi&Partners, Palazzo Italia, pannelli depuranti in cemento biodinamico formati da quattro layer di ramificazioni (foto Luigi Filetici)

Nemesi&Partners, Palazzo Italia, pannelli depuranti in cemento biodinamico formati da quattro layer di ramificazioni (foto Luigi Filetici)

Ora, al di là del materiale di per sé e delle sue fantastiche proprietà, ciò che risulta degno di nota è come le aziende coinvolte in quel processo di ricerca e sperimentazione tecnologica oggi rivendano l’esperienza acquisita ai mercati esteri, dimostrando come

l’architettura può essere un evento strutturale allo sviluppo del paese.

La capacità d’invenzione della visione architettonica rappresenta l’antefatto necessario che permette alle aziende, insieme ai progettisti, di sviluppare il know-how del futuro e contribuire dunque alla crescita economica del paese.

Speriamo che Palazzo Italia possa divenire un catalizzatore per la futura trasformazione urbana dell’area EXPO e per uno sviluppo sostenibile italiano!

GAETANO DE FRANCESCO | niTroSaggio

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