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Dal Coderdojo al Peerdojo: il coding lo insegnano i ragazzi (e il divertimento è assicurato)

Dall'esperienza di Coderdojo Sigillo, la sperimentazione di peer education anche nei laboratori di programmazione

CheFuturo! invita a bordo le persone che hanno grandi storie da raccontare. Qui trovate i contributi di uomini e donne che stanno cambiando il mondo con la forza delle idee.

L’educazione ha bisogno di cambiamento e di innovazione. Non stiamo parlando di introdurre sofisticati e costosi apparecchi tecnologici ma di sperimentare metodologie e approcci didattici utilizzando anche la tecnologia. Con la storia che sto per raccontarvi vorrei mostrare che con un po’ di entusiasmo e curiosità si possono fare grandi cose.  E’ una storia che parla di attività educative realizzate in continuità fra scuola e territorio e di metodi didattici che portano gli alunni in percorsi educativi che sviluppano molte loro competenze in modo divertente e significativo.

In base alla “piramide dell’apprendimento”, sviluppata nel 1960 dall’Istituto NTL a Bethel, nel Maine,

l’apprendimento più significativo e duraturo si ha in situazioni di apprendimento attivo: si arriva a imparare il 90% di ciò che si insegna a qualcuno.

Allora perché non fare esperienze di educazione tra pari? L’idea è nata nel giugno scorso alla scuola Primaria di Sigillo quando gli alunni delle classi quarte, molti dei quali assidui frequentatori dei laboratori per giovani programmatori di Coderdojo Sigillo, mi hanno chiesto di poter  organizzare dei laboratori di programmazione (coding) per far giocare tutti gli alunni della scuola Primaria di Sigillo con il software di programmazione visuale Scratch, che loro già utilizzavano in classe.  Mi è sembrata un’ottima opportunità di sviluppo di competenze, un compito autentico che avrebbe permesso ai ragazzi di progettare e realizzare in ogni dettaglio un evento composto da molti elementi differenti: organizzativi, didattici e tecnici.

Sin dall’inizio, grande è stato l’entusiasmo dei ragazzi e la competenza con cui hanno curato ogni dettaglio organizzando quattro laboratori  Scratch, uno per ciascuna delle classi della scuola: creato gli inviti, definito la scansione oraria, definito il progetto da far realizzare ai loro compagni con gli opportuni adeguamenti in base alla classe frequentata,  organizzato gli spazi in base al numero dei partecipanti.

Questo il progetto finale che ogni alunno ha realizzato: un piccolo videogioco ambientato in fondo al mare https://scratch.mit.edu/projects/65794088/

Questa esperienza scolastica  è stata fonte di ispirazione per la progettazione, insieme a CoderDojo Bologna, del PeerDojo organizzato nei giorni di Todi Appy Days, nello scorso settembre.

Un PeerDojo è un CoderDojo tra pari, cioè un laboratorio di programmazione in cui ragazzi mostrano ad altri ragazzi come divertirsi creando progetti e videogiochi.

Così in una domenica di fine settembre nella bellissima cornice della sala della Giunta del Palazzo comunale di Todi sono arrivati da Sigillo e da Bologna una quindicina di mentor, rigorosamente under 14, per condurre un CoderDojo destinato a ragazzi dai 7 ai 14 anni. Il programma principale del laboratorio è stato la scrittura di codice per la realizzazione di un videogioco.  I mentor hanno mostrato anche hardware per l’interazione del computer con il mondo fisico: i ragazzi di Sigillo, tutti provenienti dall’esperienza scolastica di peer education descritta sopra,  hanno fatto suonare mele e banane con la scheda Makey Makey; i ragazzi di CoderDojo Bologna hanno fatto giocare i partecipanti con simpatici robottini programmabili, gli mBot. Molto interesse ha suscitato Giacomo, giovane mentor bolognese, con la sua cuffia per il controllo del computer tramite la mente: tutti hanno provato molto incuriositi! Qui alcune foto della giornata.

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In entrambe le esperienze ho potuto osservare numerosi benefici sia nei ragazzi che hanno organizzato, sia nei loro compagni che hanno trovato dei coetanei a cui chiedere consigli e informazioni. I ragazzi hanno dimostrato spirito di iniziativa e di adattamento alle situazioni e lo hanno fatto perché è stata data loro la possibilità di farlo. Per il futuro dei nostri territori abbiamo bisogno di giovani che si sentano proprio così, fiduciosi in loro stessi e liberi di sperimentare. Come educatori possiamo fare molto in questo senso: facciamolo!

CATERINA MOSCETTI

Insegnante di scuola Primaria e responsabile di CoderDojo Sigillo

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