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Perche-in-Italia-si-muore-di-smog

Non basta una conferenza per battere l’inquinamento, ci vuole l’impegno dei cittadini

Di smog si muore e le ricette partorite da città, governo e regioni sembrano solo dei palliativi

Dalla facoltà di Lettere Moderne della Statale di Milano alla creazione nel 1983 de “I Verdi in Italia” Federazione delle Liste Verdi. Nel 1992/94 Assessore Regione Lombardia Parchi e Territorio. Senatore della repubblica dal 1996 al 2006 è stato Vicepres. della Comm. Agricoltura al Senato e poi Presidente intergruppo Innovazione tecnologica e democrazia telematica. Rappresentante del Senato al World Summit on Information Society ONU, membro del Internet Governance Forum. Con Rodotà, Gil, Lessig, Stallman è stato il promotore dell'appello "Internet Bill of Rights". Goodwill Ambassador OLPC.

È toccato alla pioggia resettare l’aria nelle città italiane, ma ognuno è di nuovo alla casella di partenza di un percorso obbligato e non entusiasmante. L’Agenzia per l’Ambiente Europea dice che sono 430.000 le morti premature per l’inquinamento dell’aria. Hans Bruyninckx, direttore esecutivo, ha detto che “ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell’economia”.

inquinamento

Per l’Air Quality Report dell’agenzia europea 59.500 sono le morti premature in Italia per il particolato sottile-PM2,5, 3.300 per l’ozono-O3, 21.600 per il biossido di azoto-NO2. Con effetti nocivi anche sui vegetali e sugli ecosistemi, per l’eutrofizzazione da ammoniaca-NH3, l’ossido di azoto-Nox e i danni per l’ozono O3.

Rispettare i valori dell’OMS, meno 1/3 di PM2,5, porterebbe a un calo di 144.000 morti in Europa.

Il 98 % della popolazione urbana europea nel 2013 è stato esposto a concentrazioni superiori ai valori previsti dalle linee guida dell’OMS, il 91 % per BaP-benzo(a)pirene. Invece le emissioni di Anidride SO2 sono diminuite grazie alla legislazione UE, che richiede l’uso di tecnologie di depurazione e la riduzione di zolfo nei carburanti.

186 paesi alla COP 21 dell’ONU a Parigi hanno concordato impegni vincolanti per convertire economie e produzioni in senso sostenibile, con i finanziamenti  ai paesi in via di sviluppo da parte dei più ricchi per la cifra di 100 MLD di euro e il vincolo a crescere nel rispetto dell’ambiente. I 186 paesi si sono impegnati a restare «ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali» e a «limitare l’aumento a soli 1,5 gradi». (Leggi anche “Rinnovabili e clima, la consapevolezza del mondo si mette in marcia anche in Italia“)

Per la riduzione a lungo termine puntano «a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile» e a«rapide riduzioni dopo quel momento» per arrivare a «un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda metà di questo secolo» (vedi qui). Per la prima volta una strategia chiara, con verifiche degli impegni presi. (Leggi anche l’analisi di Patrizia Caraveo: “Abitiamo un mondo che si sta davvero sciogliendo. E ci saranno i primi “migranti climatici”)

Come affrontare l’inquinamento in Italia?

Qui, in Italia, ci sono confusione e improvvisazione. In emergenza conclamata abbiamo visto prendere provvedimenti improbabili, qua blocco del traffico, là targhe alterne, e in molti altri comuni contigui nulla. Blocco a Milano e polveri sottili ancora in aumento, con un Pm10 che supera il 50 ug/m3 rispetto a prima, paradossalmente diminuite a blocco concluso  http://www.newshashtags.com/trends/pm10. A Roma solo 3 centraline su 13 con valori di Pm10 entro i limiti dopo il secondo giorno di targhe alterne. (Leggi anche: “Green cities, happy people: quando la Svezia siamo noi“)

A fronte di tutto ciò il tavolo convocato il 30 dicembre scorso, dopo decine di giorni di sforamento dei limiti, dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti con Regioni e Città Metropolitane, ha prodotto un decalogo. Non è una legge ma un invito sostenuto da risorse per 1MLD, in parte già stanziato: meno due gradi per il riscaldamento, ma chi effettua i controlli a iniziare dagli edifici pubblici? Meno20 km-ora in città e sconti sui mezzi pubblici. “Misure di emergenza” da applicare quando i valori superano i limiti previsti per sette giorni. Perché non renderle misure preventive strutturali?

Una schizofrenia evidente e uniforme. Infatti al tavolo ministeriale il Presidente della regione più inquinata d’Europa, Roberto Maroni, ha chiesto 1MLD il trasporto pubblico locale su ferro; 200 milioni per 5 anni per rottamare le auto Euro 0. Ma intanto razzola diversamente: i 62,1 km della BREBEMI, Milano-Brescia, costati più di 25,7 milioni al chilometro, hanno avuto un esito diverso dai 60.000 veicoli previsti a regime: a settembre 2014 erano 20.000. Valeva la pena? Perché, invece, insistere con nuove tangenziali? Eppure il raddoppio della ferrovia Milano Mortara era uno dei punti dell’intesa tra Ministero dei Trasporti, Regione e FS già nel 1993: 160 MLD di Lire stanziati dallo Stato per i 45 km da fare entro il 2000. Ma la Regione ha impiegato le risorse altrimenti…

Intanto a Milano…

Le cose non sono meno contraddittorie nel capoluogo lombardo.

I milanesi hanno chiesto 4 anni fa la riduzione di traffico e smog con il potenziamento dei mezzi pubblici.

Ma ance l’Ecopass esteso a tutti i veicoli, non quelli a emissioni zero, pedonalizzazione del centro e raddoppio entro il 2012 delle aree pedonali della città, bus di quartiere diurni e notturni, il potenziamento di bike e car sharing esteso a tutta la città, un piano per l’energia sostenibile e per il clima coerente con gli obiettivi europei di riduzione di almeno il 20% delle emissioni di gas serra e del dimezzamento delle principali emissioni inquinanti connesse al riscaldamento. Il piano prevedeva la conversione degli impianti di riscaldamento a metano entro il 2015, 2012 per gli edifici pubblici. La diffusione del teleriscaldamento a 750mila abitanti entro il 2015. (http://www.milanosimuove.it)

L’amministrazione di Giuliano Pisapia ha fatto solo l’Area C, con ingresso a pagamento, non estesa quanto i milanesi chiedevano, e poco altro. Anche questo è stato ricordato con i flash mob a Milano come in tante città italiane #FlashSmog. Per risultare adempienti alle puntuali verifiche degli impegni sottoscritti alla COP21 di Parigi occorre una strategia del Paese necessariamente unitaria. Non basta il Ministero per l’Ambiente per uno sviluppo qualitativo, occorre una coerenza di Governo e amministrazioni locali: per lo spostamento delle merci su rotaia, la coibentazione degli edifici, il project financing per il fotovoltaico sui tetti, con ritorni economici per i condomini anziani in aumento, cui non si può prospettare un arco temporale di 10 anni per la detrazione fiscale come prosumer di energia.

Le Città Metropolitane devono avere organi con poteri di decisione per la pianificazione del territorio, la tariffa unificata per trasporto pubblico, l’organizzazione e la limitazione del traffico con la fruizione digitale dell’infomobilità e dell’organizzazione degli orari dei servizi, l’aumento di alberature e la permeabilità del terreno.

La riduzione dell’impronta dell’azione umana su questa piccola Terra richiede una relazione globale e locale con una coerenza su scale diverse: mondo e continenti, continenti e nazioni, nazioni e regioni, regioni e aree metropolitane, così per i costumi e i consumi di ogni singolo cittadino glocal della Terra, l’unica che abbiamo.

 

FIORELLO CORTIANA*

MIlano 8 Gennio 2016

*Fondatore ed ex senatore dei Verdi, esperto di ambiente e mobilità urbana

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