Menu
+
Chiudi
bufale e complotti

Sei indicatori di fuffa facili facili

Dai complotti alle bufale online: perchè produrre scienza costa e la pseudoscienza no

Sono laureato in filosofia della scienza e mi piace errare per saperi differenti con un approccio interdisciplinare. Da qualche anno seguo lo sviluppo del movimento dei maker, animo il gruppo Fabber in Italia e l’associazione Make in Italy. Ora sto allargando i miei interessi a policies di open innovation e alle conseguenze socio-economiche della sharing economy. Attualmente lavoro per la Banca d’Italia, occupandomi di tutela del cliente.

La mia battaglia contro il complottismo ha una funzione in primo luogo politica: credere nell’antiscienza e contrastare la razionalità non consente di costruire sistemi di pensiero alternativi, necessari per riformare la società in cui viviamo.
Sono convinto che abboccare a qualche diceria sia un favore ai potenti perché contribuisce a creare caos, a rendere difficile la sintesi, condizione necessaria per la presa di decisione.

Bufale-su-Facebook
L’approccio che intendo usare in questo articolo coinvolge ragionamenti facili da fare e da comunicare, perché sono frequenti nella vita di tutti i giorni: parliamo di soldi, soprattutto. Non ho fatto una rassegna completa di tutti gli indizi per scoprire gli pseudoscienziati, sono disponibili su tanti validi siti oltre che su Wikipedia, ho selezionato in base a comprensibilità e presunta efficacia.

Scienza: produrre conoscenza ha un costo sempre più elevato, trasmetterla invece no

La conoscenza oggi non si costruisce attraverso l’attività creativa di persone che, a tavolino, interpretano la realtà; in campi come la fisica comunità di centinaia di ricercatori lavorano insieme per anni utilizzando strumenti costosissimi. Non per vezzo, ma perché scandagliare nel profondo atomi e particelle richiede enormi energie per “spezzarli”. Indagare il cervello richiede Tac, Pet, Eeg, tecnologie che si basano su altri domini della scienza (essenzialmente fisica) e che nessuno, singolarmente, si può permettere di acquistare. Oggi la ricerca scientifica è portata avanti da circa 6 milioni di ricercatori in tutto il mondo: sarebbe difficile tenerli tutti a libro paga di qualche potente al fine di nascondere “profonde e terribili verità”…

Gli stati investono budget enormi, distribuiti attraverso procedure rigidamente normate e, per chi può permetterselo, crescenti: questo per una ragione chiara, la scienza ben fatta costa.

La pseudoscienza, invece, si produce a costo quasi zero.

Ebbene sì, inventarsi delle storie interessanti e verosimili richiede fantasia e magari una macchina fotografica o qualche disegno, non rivelatori tenuti vicino alla zero assoluto, supermagneti, spettrometri, reagenti, bioreattori, risonanze magnetiche e altri strumenti tipici della ricerca fisica, biologica, medica.

Quando si tratta di “cacciare il grano” non si trovano molti complottisti disponibili: un segno che loro per primi non ci credono? Perché non c’è nessuno disposto a investire nella ricerca di Atlantide? Nella costruzione di un rivelatore di “biofotoni” per vedere la nostra aura, alternativo alla fotografia Kirlian? Si vogliono indagare le scie chimiche? Esistono i palloni aerostatici con cui prendere dei campioni, da analizzare poi col microscopio elettronico fino a pubblicare un articolo su una rivista scientifica. Non ne ho trovati. Il bicarbonato cura i tumori? Che si faccia un ampio studio a doppio cieco per verificarlo – sempre che si trovino dei volontari.

Raramente chi semina proposte bizzarre segue poi il percorso di verifica.

Provate a confrontare le tecnologie che utilizzano le società petrolifere per scovare petrolio con quelle a disposizione dei geobiologi: perché i primi hanno bisogno di strumentazione da milioni di euro (generatori di onde sonore, geofoni, computer per ricostruire i dati) e i secondi di pendolini di metallo da pochi euro (e altre corbellerie). Sono davvero così stupidi e spendaccioni questi ingegneri? Se fosse possibile, non preferirebbero usare i pendolini e risparmiare? Oppure è colpa della lobby dei venditori di geofoni?

Insomma, un buon indice per diffidare degli pseudoscienziati oggi è l’investimento economico nella ricerca effettuata:

quali strumenti utilizzati, quanto è ampio il campione, quanti ricercatori contribuiscono? Il principio è quello che si usa per valutare le aziende: i proprietari non ci stanno investendo di tasca propria? Sono i primi a non crederci.

Le regole del pollice per non seguire più i fuffaroli

La prima regola del pollice l’ho espressa e spiegata diffusamente sopra:

1) La vera scienza costa, la pseudoscienza è quasi gratis.

Proseguiamo con cinque domande da porsi quando si hanno dei dubbi:

2) La comprensione degli articoli è facile anche per un non addetto ai lavori?

I “medici” che usano il bicarbonato per curare i tumori vi parlano di acido e basico, principi di chimica da cucina che potete capire anche senza una laurea in biologia o medicina. Purtroppo il corpo umano è un po’ più complesso: sarà colpa del fatto che è composto da miliardi di cellule (10.000 miliardi di neuroni solo nel cervello), che contiene 2 kg di batteri nel suo intestino, che impiega decine di molecole chimiche diverse per trasmettere i propri segnali, che il suo più grande cromosoma è composto da 250 milioni di basi. Difficile descriverlo come se fosse fatto di calcare e aceto (semplifico e ironizzo).

Utilizzare un linguaggio facile e ragionamenti semplici, magari intervallati da alcuni nomi astrusi per darsi un tono, funziona perché attecchisce bene nel nostro ambiente cognitivo. In che modo?

Ciò che è verosimile vince su ciò che vero perché siamo cognitivamente settati sul verosimile:

Il verosimile lo utilizziamo quotidianamente nelle nostre decisioni e non ci crea danni gravi. Nel verosimile si trova una scienza ingenua, costituita dalle nostre esperienze, da alcuni concetti non ben delineati, dal sapere popolare, da reminiscenze scientifiche scolastiche.
Lo assorbiamo perché non abbiamo tempo né modo di obiettare su tutto: è meglio tagliarsi i capelli in luna crescente? Boh, ma se tutti seguono questa osservazione difficile riceverne controesempi e relativi dubbi. Costerebbe molto di più obiettare su tutto che non ogni tanto commettere degli errori: grazie alla scienza ingenua sappiamo quando attraversare la strada, quando sorpassare un’auto, come spostare dei pesi, come cucinare; non ci servirà probabilmente mai avere conoscenze accurate di cinematica o di chimica.

Mentre la scienza si è costruita andando contro il buon senso, la pseudoscienza lo sfrutta a suo vantaggio.

Se quanto detto vi sembra oscuro, proverò a usare una metafora per spiegarlo meglio: siete in una città straniera, disponete solo della mappa dei bus turistici; avete sentito parlare di un ottimo ristorante che sta da qualche parte vicino a voi, fermate una persona a caso per strada e le chiedete dove si trova. Questa persona parla inglese meglio di voi, vi spiega perfettamente il percorso ma il ristorante non è comodo, ci vogliono trenta minuti di buona camminata e ci sono vari cambi di direzione. Siete spaventati dalla prospettiva e non avete capito bene tutto. Ringraziate e cercate ancora. Entrate in un bar a bere un caffè, chiedete al barista (saprà dove mangiare, è del posto!). Non parla bene inglese, ma due parole di italiano sì “a destra, piazza grande, ristorante”. Avete capito, cinque minuti e lo trovate. Pare buono, siete contenti della vostra scelta. Peccato fosse il ristorante del cugino, e abbiate pagato parecchio rispetto alla qualità. Non avendo la controprova dell’ottimo ristorante, tornate a casa senza particolari rimorsi.
È quello che vi succede fidandovi di pseudoverità: mezze soluzioni ad alto prezzo, ma così comode!

3) C’è qualche interesse commerciale?

Sia chiaro, interessi commerciali ci sono anche nel caso della scienza ufficiale: conosciamo i loro effetti distorsivi proprio grazie al metodo scientifico;

i casi di manipolazione dei dati che coinvolgono aziende farmaceutiche sono noti grazie ad analisi statistiche sui campioni,

e alla scoperta di alcune anomalie (spesso si tende a pubblicare studi probanti l’effetto di un farmaco e a non pubblicare studi che provano il mancato effetto). Le meta-analisi, analisi di decine di articoli e studi, servono proprio a far emergere delle regolarità.
Il primo interesse commerciale è vendere pubblicità: Wikipedia, che offre ottimi servizi, vive grazie alle donazioni, i siti di “contro-informazione” sono sovente ricchi di pubblicità. Chi mette in discussione la medicina ufficiale ha tanti banner di prodotti e servizi di medicina alternativa. Purtroppo milioni di persone hanno dimenticato che l’aumento della speranza di vita è dovuto proprio alla medicina che criticano (e all’alimentazione di cui diffidano): vaccini, cure più efficaci (antibiotici), anticoagulanti per fare solo alcuni esempi.

4) Le informazioni vengono divulgate attraverso dei siti e/o dei video?

La scienza si fa con gli articoli sottoposti a revisione a doppio cieco da parte di pari. Non con i video, che potrebbero essere ritoccati o costruiti ad arte: avete presente i film che vedete solitamente, pieni di effetti speciali? Che cosa impedisce a qualche buontempone di usare gli stessi effetti e spacciarvi pseudoverità? (tipo questo video)
Con i programmi di videoediting oggi disponibili non è troppo difficile inventarsi delle prove.
In secondo luogo,

la scienza nasce comprendendo che la semplice osservazione dei fenomeni non è sufficiente per capirli:

la sperimentazione controllata per testare delle ipotesi ci serve ad andare oltre le differenze personali, anche in termini sensoriali (c’è chi vede meglio, chi sente peggio). Se fossimo rimasti alla visione penseremmo ancora che la Terra è piatta e il Sole le ruota intorno, i gravi cadrebbero a velocità diversa, il cielo è fatto solo di stelle e pianeti (pazienza per le galassie).

5) È colpa del potente di turno?

Da sempre la buona scienza si disinteressa del potente di turno. Galileo ha pagato con la prigione le sue idee. Gli studi sull’omosessualità negli animali, sull’inesistenza delle razze umane, sui contraccettivi femminili, dimostrano che la cultura scientifica è portatrice di civiltà e ha buoni effetti sulla democrazia. Se c’è un pericolo consiste più nell’uso economico della conoscenza.

6)  Sottende dinamiche commerciali contro-intuitive?

Ci sono molte ragioni per cui sospettare dei rimedi miracolosi della nonna; tra questi, pare andare di moda la combinazione bicarbonato-olio di cocco, capace di curare psoriasi, cancro della pelle, eliminare i batteri patogeni.

Le ragioni per dubitare sono nuovamente di natura economica:

possibile che un prodotto miracoloso non venga venduto per proteggere un prodotto commercializzato di peggiore qualità?

Viviamo nel libero mercato, se una delle grandi società farmaceutiche scopre l’efficacia di un rimedio della nonna lo introduce contro un concorrente. Nel caso di un farmaco per la malaria è successo esattamente così, è stato estratto da una pianta che veniva utilizzata anticamente in Cina per curare le “febbri”.

Non è un caso isolato: molti di voi conosceranno il Buscopan, il suo principio attivo è un derivato semisintetico della scopolamina, sostanza che abbonda nello stramonio (nota anche come “erba del diavolo”).

La ricerca di principi attivi generati da piante, batteri, funghi è un campo della farmacologia molto dinamico, il 25% circa dei farmaci in commercio ha origine vegetale, addirittura il 50% dei farmaci nuovi approvati nel 2014!

Ha perciò senso usare alcuni rimedi naturali benché, spesso, la molecola raffinata sia meglio della controparte naturale; questo perché è possibile dosare con precisione il principio attivo (che nelle piante varia in base al terreno, all’insolazione ecc) e la controparte naturale potrebbe contenere molte sostanze di cui ignoriamo gli effetti o, peggio, aventi effetti dannosi.

In conclusione

Mi piacerebbe sviluppare collettivamente queste riflessioni: credo che prevenire in origine possa essere più efficace di divulgare altre forme di resistenza, come l’analisi accurata delle fonti, non sempre alla portata dei pigri.

Di certo, non bastano questi indicatori per la lotta che stiamo facendo. Serve qualche riflessione più ampia, culturale e sociologica. Alla base della creduloneria c’è l’arroganza di pensare di poter capire tutto, occorrerebbe invece affidarsi a qualcun altro in molti campi del sapere, con un po’ di umiltà, pretendendo sempre di poter verificare le loro modalità di lavoro e di decidere democraticamente dove investire le risorse pubbliche. Quello che si direbbe un dibattito informato sulla ricerca scientifica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli di: Andrea Danielli

Andrea Danielli
Tutto su Andrea

Potrebbero interessarti anche

in by Andrea
+
+
Impostazioni Articolo
Dimensione dei caratteri
aA
aA
aA
Sfondo:
Giorno
Notte
Testo:
Moderno
Classico
Alta leggibilità
ok