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sconcerto di capodanno a Matera

Un minuto di anticipo, 20 anni di ritardo: il vero scandalo del capodanno di Matera

Uno spettacolo che ha smarrito il senso della parola cultura. Ma non per colpa di una parolaccia

Executive Creative Director del Gruppo Ogilvy & Mather Italia. Ha inventato e declinato il concetto di Invertising. Ha scritto il manifesto di Internet4Peace e quello di Wikitalia. Docente, papà e scrittore, si occupa di creatività e nuovi linguaggi di comunicazione dentro i social media, fuori dai social media e ovunque ci siano le condizioni per interagire con un messaggio pubblicitario rinnovato.

A leggere i quotidiani di oggi sembra che la povera Mamma Rai sia incappata in un paio di sventure da prima pagina durante il tradizionale concerto di piazza dell’ultimo giorno dell’anno.

Nell’ordine, una bestemmia in sovrimpressione sfuggita al controllo di chi monitorava migliaia di sms da mandare in onda durante la trasmissione e, fatto ancor più grave, un minuto di anticipo nella scansione del count-down di rito che ha ingannato quei milioni di telespettatori che hanno acceso la televisione per farsi accompagnare dal coro catodico per far esplodere i propri brindisi sul nuovo anno.

matera_capodanno

Non una parola, un rigo, un tweet sulla discutibile operazione pubblicitaria che dalla città di Matera, eletta Capitale della Cultura per il 2019, infarciva un immenso spot di promozione territoriale costato oltre 400 mila euro con uno spettacolo canoro di infima qualità, dove si è visto uno stonatissimo Renzo Arbore rincorrere la sua orchestra che forse batteva il tempo già in anticipo rispetto allo scoccare della mezzanotte, i vaffanculo di Masini che pensa basti la barbetta da hipster per rinnovare il suo repertorio, vecchie glorie che sono diventate una specie di parodia degli artisti che abbiamo amato e, a condire il tutto, una serie di imitazioni provenienti da un format televisivo che risale all’epoca di Gigi Sabani, che mai avrei detto di trovarmi a dover rimpiangere.

Ecco, non ci sarebbe nulla di male se il tutto fosse stato trasmesso da una qualsiasi piazza canora che affolla i nostri palinsesti nazional-popolari. Ho sufficiente rispetto del pubblico e così scarse aspettative sulla nostra programmazione di stato che ho abbassato da tempo le difese intellettuali del mio gusto personale rispetto a un certo tipo di televisione. Ma qui si parla di un’operazione di marketing territoriale che interessa la nostra Capitale della Cultura. E la parola Cultura credo sia una di quelle che dobbiamo sorvegliare da vicino, affinché non ci venga scippata anche questa in nome di una non meglio precisata “democrazia”. Sulla parola Cultura ogni cittadino deve sentire una specie di responsabilità individuale e battersi affinché non subisca l’oltraggio della banalizzazione come sembra abbia fatto un manipolo di dirigenti Rai insieme a un nugolo di politici che bazzicano la Regione Basilicata.

Si sono accordati per promuovere la Capitale della Cultura con un concerto di piazza che è costato quasi mezzo milione di euro, dove lo splendore di una terra meravigliosa è stato usato come intermezzo tra lo sculettare anacronistico di una manciata di ballerine tarantolate, un Venditti d’antan e un “improbabile” Sandy Marton che aizzava la folla sulle note di People from Ibiza.

E davvero pensiamo che il problema di quella serata sia stata la bestemmia in diretta o il minuto di anticipo sulla mezzanotte?

Non scherziamo, per favore. Credo che il problema più grave sia stato aver abdicato il patrimonio culturale di una terra che andava raccontata con più dignità. Aver aderito a un’operazione mediatica che ha immerso la narrazione della Capitale della Cultura dentro il liquame del peggior repertorio televisivo degli ultimi venti anni. Illudersi che il marketing territoriale si faccia ancora con un product placement dozzinale, senza rispettare la matrice narrativa di un luogo, della sua gente e del suo patrimonio.

Io sono sconcertato. Tutti i giornali di oggi dedicano la prima pagina alle due gaffe che occupano titoli, sottotitoli, occhielli, sommari e fondi. Nessuno che commenta la totale disarmonia tra la parola cultura, la città di Matera che dovrebbe rappresentarla da qui al 2019 e la prima rete nazionale che ha perso qualsiasi carisma nel suo dovere di promuoverla questa vituperata cultura.

Ho letto che questo improbabile teatrino dovrebbe ripetersi per i prossimi quattro anni. Che l’accordo tra Rai e Regione prevede che Matera ospiti i concerti di Capodanno da qui al 2019. Ecco, mi permetto un suggerimento per le prossime edizioni: non serve monitorare gli sms da mandare in onda, se la maggior parte delle persone vi sta massacrando su Twitter. Meglio una bestemmia in diretta, colpa di un qualsiasi imbecille, che uno spettacolo raccapricciante come quello dell’altra sera. E poi, sincronizzate meglio i vostri orologi se davvero pensate che il problema stia nelle recensioni giornalistiche come quelle che stiamo leggendo oggi. Ma essere puntuali alla mezzanotte del prossimo anno non vi salverà dall’essere in ritardo decine di anni rispetto a un modo di promuovere la cultura e il territorio di una città splendida come Matera che non meritava questo scempio.

PAOLO IABICHINO

Articolo pubblicato su Medium, 2 Gennaio 2016

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