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L’Italia è un tesoretto di bellezza e qualità. E gli investimenti di Cisco e Apple non sono un caso

Creare un ecosistema digitale nel nostro Paese capace di reggere la competizione globale: ecco la direzione

Prima Dada, ora Nana Bianca e Consigliere per l'innovazione del Presidente del Consiglio

Due colpi grossi in una settimana, ma mi piace pensare che non siano un punto d’arrivo ma un altro passo nella giusta direzione.

Sto parlando ovviamente delle due iniziative per l’Italia presentate questa settimana: 100 milioni d’investimento da Cisco e il completo finanziamento da parte di Apple di un App Development Center da 600 studenti all’anno, il primo in assoluto in Europa, con sede a Napoli e di una serie di programmi per sviluppatori ios in altre zone del Paese per altre 1000 persone.

Cose del genere non capitano per caso, il governo e la Presidenza del Consiglio le hanno cercate e coltivate per molto tempo, ribadendo così, ancora una volta, che il digitale è una parte centrale e imprescindibile dello sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese

Il digitale è la via maestra per costruire un futuro di benessere.

Ma non siamo solo noi a voler attirare i grossi player nel nostro Paese, come ci è stato ribadito da John Chambers e Chuck Robbins negli incontri a Palazzo Chigi e da Tim Cook nel nostro pranzo milanese dopo la sua lezione alla Bocconi,

l’Italia oggi è un mercato attraente per molti motivi: dalla qualità della vita, alla sua splendida bellezza, fino, anzi soprattutto, all’ottimo livello delle risorse umane disponibili sul nostro territorio.

Ora che il clima è cambiato, e che l’immagine del Paese è uscita da quel buco nero dove era stata trascinata per lunghi anni, gli investitori riscoprono questo tesoretto nascosto nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo. Un tesoretto fatto appunto anche da quelle menti che spesso sono state costrette a emigrare e a cui noi vogliamo essere in grado di fornire anche alternative italiane.

Alternative e non obblighi, perché gli ecosistemi digitali vanno pensati in chiave globale, lo sviluppo delle prerogative dell’italianità nel mondo di oggi non sono pensabili senza la presenza di una rete internazionale. Per creare un’identità forte serve un altrettanto forte connessione con le eccellenze mondiali, l’economia delle idee ha bisogno di reti, di formazione, di comunità e di poter scegliere il meglio attraverso il confronto.

Ora la nostra rete d’italiani all’estero può diventare un grande vantaggio: viaggiare e lavorare per aziende estere va benissimo, a patto che nell’economia dell’interscambio ci sia un posto solido anche per l’Italia.

Vogliamo che il nostro Paese oltre a donare menti brillanti sia finalmente in grado di attirarne, un indice fondamentale dello stato di salute di una nazione e in cui i margini di miglioramento sono notevoli.

Per questi motivi le buone notizie degli investimenti di Apple e Cisco sono tanto importanti, perché come dicevo all’inizio sono due importanti passi nella direzione della creazione di un ecosistema in grado di reggere la competizione globale.

APPLE E L’ECONOMIA DELLE APP

Partendo dal più recente dei progetti annunciati, l’interessamento, e la concretizzazione, di Apple per l’Italia nasce dall’ottimo livello dei nostri sviluppatori.

Il mercato dove questi nuovi sviluppatori si inseriranno è enorme, le app possono aiutare le tecnologie d’ informazione e comunicazione a raggiungere e superare il 5% del Pil ma soprattutto contribuiscono attivamente a trasformare il 95% dell’economia tradizionale.

Una delle frontiere più importanti dell’economia delle app è l’Healtcare, lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e di pianificazione sanitaria, nell’internet delle cose invece le app possono permettere usi più efficienti degli oggetti intelligenti, un solo esempio: il riscaldamento. I vantaggi in questo campo sono enormi, sia in termini di risparmio di energia che d’impatto ambientale. Le app sono una parte fondamentale della sharing economy inoltre ottimizzano i trasporti permettendo la creazione di comunità che condividono i propri mezzi e rendono possibile la circolazione d’informazioni in tempo reale.

E questi sono solo alcuni dei campi interessati alla rivoluzione delle app.

L’economia delle app che i nuovi sviluppatori andranno ad alimentare è fondamentale anche in una dimensione locale, essendo un volano imprescindibile per la trasformazione digitale delle città , un tipo di progresso di cui l’Italia con le sue città e i suoi borghi è fra i Paesi che si potranno avvantaggiare di più.

Le app saranno centrali anche nella creazione e nello sviluppo dei quartieri digitali dove si concentreranno le aziende digitali, un altro dei progetti di questo governo.

CISCO E LE START UP ITALIANE

I cento milioni in tre anni di Cisco invece andranno in parte ad aumentare l’attività della Networking Academy, e in parte in investimenti venture, un settore chiave. Se su competenze, creatività e vivacità della scena delle start up l’Italia è oggi più in forma che mai, quello che ci serve, e la decisione di Cisco va in questa direzione, sono finanziatori che credano nel nostro ecosistema e mettano il denaro che serve per portare le nostre start-up a diventare scale up, e poi un giorno ad “unicorni” e marchi di valore mondiale. In questo momento, la mancanza di Venture adeguati è il fattore che maggiormente frena lo sviluppo della nostra economia digitale, e il motivo è presto detto. Negli ultimi decenni la propensione al rischio dei capitali italiani è stata troppo bassa, si è preferita una cultura della rendita sicura contro quella del rischio, anche controllato. In un paese sano e competitivo una parte, anche relativamente piccola, dei capitali deve venire investita in venture perché a fronte di un’alea che spesso non è poi così distante dagli investimenti Equity (un ragionamento di estrema attualità visto il calo di Nasdaq di oltre il 10% nei primi giorni del 2016).

Si creano molti più posti di lavoro e futuro, senza considerare che i ritorni potenziali negli investimenti di successo sono davvero alti e questo compensa ampiamente il rischio.

Insomma ai motori, già ben progettati, delle start up italiane ora serve benzina, il governo ha messo in campo una serie di provvedimenti per migliorare l’ecosistema e i grandi investitori internazionali arrivano, ora per diventare davvero grandi e giocare le nostre ottime carte al livello che ci compete, che anche i capitali italiani facciano la loro parte.

PAOLO BARBERIS

DA MEDIUM

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