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Da Tim Cook a Steve Jobs passando per Aversa: 6 dritte per chi cerca lavoro

Giovani, studenti e startupper (e non solo) possono essere più competitivi nel mercato del lavoro

Ingegnere, ricercatore, esperto di smart water network, ha pubblicato oltre cento lavori scientifici su libri e riviste nazionali ed internazionali. Svolge attività di ricerca e docenza presso la Seconda Università di Napoli ed è leader di un Action Group dell'European Innovation Partnerships per la gestione ottimale delle risorse idriche. E' appassionato di innovazione sociale e di sviluppo del territorio per contribuire a rilanciare il Mezzogiorno d'Italia. Ha ideato HUB spa, la prima società per azioni per l'innovazione sociale, con settanta soci (professionisti, imprese, ricercatori, docenti, innovatori) e una sede a Giugliano in Campania, nel cuore della Terra dei Fuochi, nata con l'obiettivo di promuovere e sperimentare il coworking, la prototipazione digitale e il crowdfunding, di sostenere le startup e di fare networking, formazione e ricerca con le migliori energie ed esperienze del Paese.  

Educare le facoltà mentali, sociali e comportamentali è l’attività che, oltre a quella di insegnare saperi e nozioni, tutti i docenti, a ogni livello, dalle elementari all’Università, perseguono insieme ai propri studenti. A volte con sistemi severi, altre volte con metodi alternativi: il film l’Attimo Fuggente con Robin Williams è forse il più noto ed efficace per descrivere ciò che intendo. I tips che propongo attengono dunque alla sfera della formazione del carattere piuttosto che a quella dell’insegnamento della conoscenza.

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Alcuni di questi suggerimenti sono certamente più semplici da seguire per i singoli individui con maggiori attitudini ma, credo, che

a prescindere dalle genetic skills, come in molte altre competenze, è possibile allenarsi ed imparare.

Partendo dalla mia esperienza con i più giovani, ho compreso che anche ai più bravi e dotati, a volte, mancano di alcune caratteristiche che possono renderli più partecipi, da un lato, della complessità e bellezza del mondo e, dall’altro, più competitivi nel mercato del lavoro.

Provo a dare 6 suggerimenti, scegliendo una forma sintetica ma spero efficace. In molti casi, riuscire a perseguirli tutti, accanto ad un’adeguata preparazione tecnica in uno specifico settore, può fare di questi giovani i protagonisti del futuro.

#1 guardare lontano. Avere una vision, una mission e degli obiettivi

“Davanti a voi c’è un’opportunità incredibile, e un obbligo: fare qualcosa che possa servire a un proposito nobile. Qualsiasi proposito nobile, lo potete raggiungere attraverso il vostro lavoro: che sia la sfida climatica oppure le pari opportunità. Mi auguro che voi studenti riusciate a mantenere il vostro idealismo non solo in quanto studenti, ma soprattutto in quanto Ceo. Spingete, andate oltre, portate più in là le frontiere. Potete fare business tenendo conto dei vostri valori, e così cambiare il mondo. Il mondo intero ha un ruolo nel modo in cui voi fate business”.

Anche nelle parole di Tim Cook, nel suo recente discorso alla Bocconi, c’è l’idea di avere una visione, un sogno e dei valori per avere successo. In altri termini, avere una direzione che guidi tutte le vostre scelte e che può e deve essere, senza timore, tanto ambiziosa da voler spostare i limiti del sapere, delle tecniche o delle arti conosciuti.

Ma, una volta definito l’orizzonte (la vision), che risponde alla domanda “cosa vogliamo diventare”, “dove vogliamo arrivare” o “qual’è la sfida che abbiamo davanti”, che ha più le caratteristiche dell’idea, del sogno, dell’ispirazione fatta di sensazioni e di valori, è opportuno individuare una “mission”, ovvero delineare uno scopo concreto delle proprie azioni, sforzandosi di  chiarire quali possano essere la modalità, le decisioni e le azioni dell’organizzazione per raggiungere quell’orizzonte. Mentre la vision è posizionata nel futuro, la mission è focalizzata sul presente, e deve essere declinata in obiettivi chiari, possibili, identificabili, misurabili, raggiungibili e controllabili.
In altre parole, la mission rappresenta la guida per realizzare la vision, descrivendo in modo chiaro cosa fare e quali strumenti utilizzare per realizzare gli “obiettivi” attraverso singoli progetti. Ad un certo punto della vita, sforzarsi di avere chiaro questo processo può essere di grande aiuto per guardare lontano e non accontentarsi.

#2 avere tenacia. Perseguire un obiettivo con fiducia, dedizione e perseveranza

Individuata la mission e definiti gli obiettivi, spesso molto ambiziosi e apparentemente lontanissimi,

occorre fiducia, dedizione e perseveranza per realizzare i singoli progetti.

Una fiducia che non sia pura fede, come in un destino che avverrà indipendentemente dalla nostra volontà e fatica; ma una speranza consapevole che, con dedizione e lavoro, il progetto possa essere realizzato.  Una volontà che non si arrende e che con passione, anche dopo le sconfitte, ritrovi la forza per andare avanti: identificando gli errori, migliorando i processi, perseverando nel lavoro senza scorciatoie, ma confidando nel tempo necessario che occorre per arrivare al risultato tanto atteso. Studiando e svolgendo le attività necessarie al progetto con la massima attenzione, senza superficialità, non trascurando nessun dettaglio, e confidando sulle capacità dei singoli e sulla forza del team. La tenacia è un po’ questo coacervo di fiducia, volontà, dedizione e perseveranza. Senza di essa, anche per i più dotati, è difficile portate più in là le frontiere.

#3 Costruire relazioni. L’importanza di avere contatti e referenze

Forse questo tip è quello più scontato, ma avere relazioni numerose (in senso statistico) ed ampie (ovvero variegate per tipologie di contatti) è un obiettivo essenziale di ogni mission, in quanto la realizzazione dei progetti richiede il coinvolgimento di altre competenze, persone, istituzioni o aziende alle quali spesso è più facile accedere conoscendole di persona oppure mediante una lettera o telefonata di referenza.
Oggi tale azione di networking è per ciascuno di noi più semplice grazie all’utilizzo dei social network, ma bisogna saperli usare e, comunque, può non bastare. Saperli usare nel senso di avere, per esempio, un profilo efficace su Linkedin che descriva sinteticamente la propria formazione, le competenze e le attività professionali, ma che sappia anche trasmettere la propria vision e le caratteristiche personali di tenacia. Oppure utilizzare Facebook per allargare la visibilità del proprio progetto ad un pubblico – anche di consumatori se coerente con i propri obiettivi – più vasto, cercando di evitare di sfociare nel narcisismo o nel didascalico ma costruendo un profilo di sé quanto più utile ai propri obiettivi, ricordando sempre che, oggigiorno, molte aziende, ma anche singoli datori di lavoro, attingono dai social network informazioni preziose sul vostro modo di essere e sulle abitudini, estrapolando informazioni da singole immagini, testi o commenti.

Ma i social network non bastano, la rete forte è quella fisica, quella di persone conosciute con una stretta di mano ma, ancora di più, quella costruita sui banchi del liceo, dell’università, della politica, del lavoro… Insomma, non trascurate questa attività vivendo nel migliore dei modi gli spazi di studio e di lavoro e non chiudendovi nel vostro ufficio, studio o garage nella rigida convinzione che la tenacia da sola possa essere sufficiente. In questa prospettiva,

Gli spazi di #coworking offrono una preziosa ed innovativa occasione per potenziare la propria rete di relazioni fisiche, a volte materializzando quelle virtuali attivate sui social.

#4 imparare l’inglese. Conoscere la lingua del sapere e del mercato globale

Piacerà o meno l’idioma anglosassone, siamo portati per le lingue straniere oppure no, ormai se ciascuno di noi vuole avere maggiori opportunità di lavoro ma anche di conoscenza, deve conoscere l’inglese. Da qualche anno, grazie ad Internet, abbiamo potenzialmente accesso ad una quantità illimitata di informazioni ma la maggior parte di esse, soprattutto in termini di avanzamento della conoscenza, è disponibile in inglese che ormai rappresenta la lingua internazionale della ricerca scientifica e dell’innovazione.

Sembrerà un suggerimento ovvio, ma purtroppo molti giovani italiani hanno una conoscenza dell’inglese piuttosto scarsa rispetto a quella di altri Paesi europei e di oltreoceano.

Angela Morelli scrive sulle pagine di CheFuturo, raccontando la sua esperienza al Summit dei Young Global Leader 2012, che: “senza l’Inglese, a quel Summit, non sarei stata quello che sono, perché non avrei avuto nessuno strumento per interagire. Lo so, è una cosa che ripetiamo con talmente tanta noia che sembra non avere più la giusta importanza. E invece ne deve avere” e citando Alex Pentland, direttore dello Human Dynamics Lab del MIT, continua scrivendo: “cosa rende un team vincente: è l’energia che, in quanto esseri umani, siamo in grado di scambiare nella comunicazione face-to-face. Questa parte dell’interazione è fondamentale ed il linguaggio è uno strumento potente per comunicare ciò che vogliamo, nel giusto tono, con la giusta forza, precisione, efficacia”.  Come fare ad imparare bene l’inglese? A parte studiarlo bene a scuola, fare corsi di approfondimento e viaggi ed esperienze all’estero, guardare i film e le serie tv in lingua straniera può rappresentare l’espediente in più per un apprendimento adeguato.

#5 Fare chiarezza. Il controllo di ciò che si comunica

Naturalmente occorre avere un’ottima conoscenza e controllo anche della propria lingua madre per esprimersi in maniera efficace. Comunicare è una dote, certo, e alcuni hanno una capacità di sintesi e di storytelling maggiore di altri; ma io mi riferisco al controllo di ciò che si vuole comunicare, non al fascino di come si comunica (quella è un’altra cosa). Non è detto che ciascuno di noi abbia la stessa attitudine nel comunicare, ma è importante soprattutto avere la consapevolezza che il nostro interlocutore abbia compreso quello che volevamo dire o scrivere.
Perché la chiarezza è importante? Perché, al di là della generale vocazione dell’uomo come animale sociale che lo spinge a comunicare ed a vivere in comunità più o meno numerose e complesse, ciascuno di noi si troverà nella vita e nel lavoro a dover trasferire la propria conoscenza o attività in colloqui, presentazioni, meeting, progetti, report, articoli, relazioni – anche post, se volete – e in ciascuna di queste occasioni saremo valutati. E non essere riusciti a comunicare bene quello che volevamo (e non averne neppure la consapevolezza) può rappresentare il principale elemento di cattiva valutazione.

Come migliorare la nostra chiarezza? Sperimentandoci. Comunicando con gli altri. Leggendo ogni giorno.

Scrivendo, anche su un blog, se ci riusciamo. Partecipando ad attività “reali” di socializzazione (non solo sui social network) in gruppi, associazioni, squadre. Chiedendo un feedback sulla nostra comunicazione ad un amico, un insegnante, un parente se preferite. Rileggendo più volte quello che abbiamo scritto. Anche ascoltando come comunicano le persone più dotate (per esempio gli speaker dei #TED (https://www.ted.com)), oppure sforzandosi di predisporre una presentazione o un pitch di 3-5 minuti. Ma, soprattutto, non sfuggendo alle occasioni di poter migliorare il controllo di ciò che si comunica.

#6 Connettere i punti. Essere curiosi e vivaci oltre lo studio e il lavoro

Del discorso di Steve Jobs alla Stanford University, ricordiamo prevalentemente la sua forte espressione “Stay hungry stay foolish”; ma vorrei aggiungere che l’altro suggerimento, “connecting the dots”, è forse meno emozionante ma ancora più utile per costruire la cassetta degli attrezzi del giovane che si affaccia alla maturità della vita e al mondo del lavoro. Eppure se l’azione del “connettere” a volte avviene meravigliosamente da sola, è importantissimo prima costruire i “punti”. Ovvero è opportuno essere curiosi di cose diverse da quelle che ci offrono durante le ore di studio o di lavoro, essere vivaci nell’osservare, nell’imparare, nel cogliere le occasioni, nell’essere sempre al passo con i tempi e le trasformazioni che avvengono.

Mi riferisco al fatto di coltivare interessi differenti; per esempio, dedicare il tempo oltre lo studio ad attività svolte con passione anche nei campi dell’arte, della letteratura, della fotografia o della musica per coloro i quali studiano materie tecnico-scientifiche; e aprirsi all’informatica, alla fisica e all’ingegneria per quelli che studiano materie umanistiche. Ma anche coltivare con dedizione un hobby oppure uno sport – attività che rappresentano anche una eccellente palestra per sviluppare la tenacia.  Ancora frequentare, anche solo per qualche ora, le lezioni di corsi fuori dal programma di studi, seguire un seminario di filosofia, andare a cinema, visitare una mostra, leggere una rivista di innovazione come #CheFuturo o #Wired, o ascoltare un intervento del #TED; insomma sono solo esempi per aumentare i punti delle possibili connessioni. Perché, un po’ come nel Castello di Italo Calvino (Il castello dei destini incrociati, Einaudi, 1973), le storie si costruiscono per giustapposizione di immagini, per sequenze di accadimenti, per incontri fortuiti, anch’esse come il risultato complesso di una rete di punti che si connettono.

E, inoltre, per facilitare le connessioni tra i punti, può essere utile anche seguire l’antico suggerimento latino – ripreso e teorizzato in seguito da Bertrand Russell (Elogio dell’ozio, Longanesi, 2005) – sull’importanza del sapere inutile rispetto a quello pratico, facendo sedimentare le idee e ricaricare le energie con periodi di “otium” contrapposto al “negotium”.  Forse l’immagine più efficace, per descrivere questa condizione spirituale, è quella di Isaac Newton seduto alla finestra in stato contemplativo che, osservando la mela cadere da un albero, unisce in pochi attimi una magnifica rete di punti che diventerà la legge di gravitazione universale.

Brillanti studiosi, fortunati startupper o giovani leader del futuro, sono certo che lo sarete diventati guardando lontano, con tenacia, utilizzando relazioni forti, parlando la lingua globale con chiarezza, e avendo connesso tanti punti costruiti in un percorso di educazione, curiosità, studio e formazione efficace. Bravi e in bocca al lupo!

Aversa, Gennaio 2016

ARMANDO DI NARDO
Assistant professor in Hydroinformatics
Co-founder HUB spa

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