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Con il coding si cresce: in Italia (prima per eventi alla Code Week) lo abbiamo capito più di tutti

Su 7594 appuntamenti, il nostro Paese ne ha organizzati 2.369, coinvolgendo 150 mila persone

CheFuturo! invita a bordo le persone che hanno grandi storie da raccontare. Qui trovate i contributi di uomini e donne che stanno cambiando il mondo con la forza delle idee.

Sono trascorsi solo tre anni da quando si è iniziato a parlare di coding non solo come competenza professionale necessaria allo sviluppo e all’innovazione, ma anche come strumento per sviluppare il pensiero computazionale, cioè la capacità di formulare ed esprimere procedimenti complessi per risolvere problemi e realizzare idee.

Il 2013 è stato l’anno in cui il coding è diventato oggetto di campagne di alfabetizzazione in Europa (Europe Code Week) e in America (Hour of Code) alle quali l’Italia ha subito aderito.

Nel 2014 le iniziative si sono consolidate e si è capito che l’Italia stava correndo con una marcia in più, per il connubio vincente e unico tra volontari, scuole, istituzioni e università. Il 2014 è stato l’anno di Programma il Futuro e l’Italia si è distinta per numero di eventi e numero di partecipanti risultando prima in Europa e seconda nel mondo, preceduta solo dalla California.

Nel 2015 ho avuto il piacere di coordinare Europe Code Week, ma non è per il mio ruolo che possiamo affermare di guidare le iniziative europee, quanto per il peso che ci attribuiscono i numeri appena pubblicati dalla Commissione Europea. Hanno preso parte a Europe Code Week 49 paesi, nei quali si sono svolti 7.594 eventi che hanno coinvolto circa 570.000 persone. L’Italia, da sola, ha organizzato 2.369 eventi (il 31% del totale) coinvolgendo più di 150.000 persone (il 27% del totale).

code week

L’edizione 2015 di Europe Code Week era dedicata alla creatività, nell’intento di avvicinare tutti al coding, non solo i più curiosi o i più attratti dall’informatica. Per questo la campagna di comunicazione lanciata da Urbino in luglio è iniziata con una musica ode to code e con un ballo che nel corso dell’anno sono stati oggetto di un video contest su YouTube e hanno ispirato una nuova sezione di Scratch, lo strumento di programmazione didattica sviluppato dal MIT Media Lab. Per la stessa ragione è stata lanciata la codeweek4all challenge, la sfida che ha impegnato più di 600 scuole nel tentativo di coinvolgere almeno la metà dei propri alunni per conquistare il certificato di eccellenza nella diffusione del pensiero computazionale rilasciato dalla Commissione Europea. Delle 201 scuole che riceveranno i certificati firmati dal vicepresidente della Commissione Europea, Ansip, 124 sono italiane e 81 hanno coinvolto praticamente tutti i propri alunni. Sono italiani persino i tre vincitori del video contest.

Questi numeri dicono chiaramente che in Italia c’è più che altrove la consapevolezza diffusa dell’importanza del coding come strumento di crescita individuale e di competitività.

Questa consapevolezza e la capacità di tradurla in azione sono un punto di forza e un investimento sicuro per il futuro.

C’è chi dice giustamente che il pensiero computazionale non si sviluppa in un’ora o in una settimana di codice. E’ vero, ma le campagne di sensibilizzazione hanno un ruolo fondamentale. Innanzitutto creano la massa critica necessaria ad interessare la stampa, raggiungendo anche chi non è direttamente coinvolto. In secondo luogo offrono un primo contatto che può suscitare curiosità e interesse. Ma soprattutto rompono il ghiaccio. Europe Code Week e l’ora del codice offrono l’occasione per rompere gli indugi e sperimentare, anche solo per un’ora, nuovi strumenti e nuovi metodi. Solo dopo averli sperimentati ci si rende conto di quanto siano intuitivi, immediati e coinvolgenti. Quando questo avviene in una scuola, il gioco è fatto. Alunni e insegnanti diventano complici e alle istituzioni non resta che agevolare il naturale processo di innovazione dal basso.

Che in Italia questo cambiamento stia avvenendo e che non si esaurisca in una settimana lo dimostrano molti dati, primo tra tutti il numero sempre più alto di adesioni a Programma il Futuro. Da qualche giorno ho a disposizione un nuovo indicatore di questo cambiamento: il numero di insegnanti iscritti al corso online che terrò dal 25 gennaio per introdurre il pensiero computazionale in classe. A meno di 24 ore dall’apertura delle iscrizioni gli insegnanti registrati erano più di 350 e oggi sono più di 900. Vi saprò dire in quanti saremo…

ALESSANDRO BOGLIOLO

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