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Se la buona comunicazione funziona per suggestione è inutile essere noiosi

L'obbedienza è morta: è il momento di una pedagogia della responsabilità

Sono un blogger, consulente Web, imprenditore e anche giornalista per non farci mancare niente. Racconto storie in digitale, faccio quello che va tanto di moda chiamare "storytelling" su ogni cosa che abbia un valore da raccontare. Campo insegnando social media marketing presso master universitari e aziende e sono il socio fondatore di NetPropaganda s.r.l, un'agenzia che si occupa di accompagnare aziende e privati a creare la propria identità nel mondo digitale e a fare business, ovviamente. Sono anche l'autore del libro "Rischi e opportunità del Web 3.0" nel quale analizzo gli scenari futuri in ambito digitale, Web e comunicazione, ovvero un libro che mi appioppa la definizione di "futurologo". Sono ferrarese da sempre, nel tempo libero leggo molto, non mi muovo per niente e mi nutro di grassi saturi.

Spesso stiamo tutti qua a fare una cosa sola: a raccontarcela.
Stiamo qua a discutere del fatto che i giovani non hanno più rispetto per nulla, che non conoscono i veri valori, che non sanno come ci si comporta, come si vive e come si deve pensare.
I giovani non sentono più il polso, non vogliono più il controllo, non tollerano più la disciplina.

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Vi racconto una storia e poi guardatevi il video

Un paio di settimane fa sono arrivato in macchina sotto al mio ufficio dove abbiamo un parcheggio dedicato all’interno di un cortile privato, cortile tenuto chiuso da una sorta di sbarra che può essere aperta a mano, senza necessità di chiavi. Ovviamente il tutto corredato di cartelli di divieto d’ingresso, proprietà privata e il resto.
Bene, dicevo, arrivo e trovo una signora anziana che sta aprendo la suddetta sbarra a suo marito che sta per uscire dal parcheggio dove ha sistemato la macchina nel MIO posto.
Mi avvicino alla signora e le chiedo di tenere aperto anche per me, visto che il parcheggio è il mio così come il cortile e lei mi risponde di si, guardando in basso, come avendo capito che sta facendo una cazzata.
Poi avviene un brevissimo dialogo che secondo me è evocativo et surreale insieme:
Io: signora, sa che è proprietà privata, vero?
Lei: eh si, ma non c’era da parcheggiare fuori.
Io: signora si, ma è proprietà privata, lei in casa mia non può entrare.
Lei: eh si dai, ma sono solo cinque minuti eh!

Apre casa mia, ci parcheggia dentro, nel mio posto e il rompi maroni sono io. Io, capite?

Ok, considerando il fatto che siamo tipici nell’essere terribilmente rigidi per quello che riguarda gli altri e terribilmente accondiscendenti con quello che riguarda noi, questa signora cosa può avere insegnato ai suoi figli e ai suoi nipoti?
Il rispetto? Per me si, certo. Forse anche il valore della famiglia o i dogmi cristiani o tantissime altre cose ma questa signora manca di una cosa, una cosa che dubito possa essere passata alle generazioni che l’hanno seguita: manca il senso di responsabilità.

Lo so, è una baggianata quello che è successo, una cosa per nulla grave alla quale sto dando forse troppo peso ma il punto è quello che questa baggianata rappresenta, non la baggianata in se.

Come possiamo pensare che i nostri giovani crescano disciplinati quando i nostri vecchi sono irresponsabili?

Qua si pone il problema, a mio parere. Nel mondo in cui siamo i valori di appartenenza nei quali abbiamo sempre creduto e che sono parte fondante della nostra società e della nostra vita, sono in parte superati oppure inglobati in altro.

La famiglia non è un valore assoluto ma lo è vivere in una famiglia armoniosa, dove alberga l’amore e non l’odio, l’indifferenza o addirittura la violenza.

Non è la famiglia il valore, non è lo stare insieme il valore ma è COME si sta insieme.

La pedagogia della responsabilità viene prima di tutto il resto

Tutto questo è inglobato in una sola parola che è responsabilità.

Abbiamo tutti delle responsabilità verso noi stessi, verso la famiglia, verso gli altri e verso la società e tutti, noi per primi e poi la scuola e le istituzioni, dobbiamo capire che il mondo in cui viviamo è cambiato, profondamente, e devono cambiare anche i modi con cui educare i giovani.
Mi scriveva l’amica Federica Di Girolamo ieri qualche giorno fa su Facebook che la pedagogia dell’obbedienza oggi non può più funzionare. È necessaria la pedagogia della responsabilità.

Tutto questo ragionamento nasce da una mia esperienza molto interessante e sicuramente particolare, grazie alla quale ho avuto modo di stare insieme a centinaia di ragazzi delle superiori: si tratta di un progetto, appoggiato dal comune di Ferrara, di educazione civica digitale in cui ho fatto due ore di “formazione” ai genitori per fare capire loro in che mondo vivono i loro figli e due ore in cui ho raccontato ai figli quali sono le opportunità e i rischi di un mondo digitalmente interconnesso.

Con i genitori è stato facile, per quanto si possa definire facile una delicata operazione di questo tipo, ed è stato facile perché i genitori stessi hanno scelto di ascoltare, di seguire, di partecipare. Ma i figli? Con 270 ragazzi delle scuole superiori costretti dalle scuole stesse a partecipare, come è possibile passare un messaggio?

Ci ho pensato moltissimo, mi sono scervellato, arrovellato e alla fine ho capito: i ragazzi non devono essere convinti, ammorbati, appesantiti.

Non devono essere costretti ad ascoltare ma lo devono fare di loro iniziativa, perché lo vogliono fare. Ai ragazzi non si deve insegnare l’obbedienza, ai ragazzi si deve insegnare la responsabilità attraverso qualcosa di diverso dalla lezione classica.

La grande comunicazione funziona per suggestione

Bello, bellissimo, ok. Ma come? Attraverso l’unico linguaggio in grado di tenere attive e concentrate delle menti così elastiche e agili come quelle dei ragazzi, attraverso le suggestioni.

La grande comunicazione non è fatta di tecnicismi o di insegnamenti, la grande comunicazione è fatta di suggestioni.

È fatta di quell’insieme di informazioni che, se raccontate nel modo corretto, arrivano dritte nel cervello per poi sedimentare ed essere elaborate: non sono dati triti a macinati per essere memorizzati, sono suggestioni vergini e grezze pronte per essere immagazzinate e lavorate per diventare ragionamento critico, per diventare responsabilità.
Attraverso un percorso dimostrativo di quanto poco sanno del mondo in cui vivono, passando per i casi di pericolo potenziale in cui possono incappare e attraverso casi di grande successo, sono riuscito a trasmettere loro delle suggestioni tali da farli rimanere concentrati due ore. Due intere ore, a 16 anni…. impensabile.

Ai nostri ragazzi non dobbiamo insegnare l’obbedienza, dobbiamo insegnare la responsabilità: dobbiamo insegnare loro che alle loro azioni corrispondono delle reazioni e che

la responsabilità non sta nel fare quello che è sempre stato fatto perché qualcuno te l’ha detto e insegnato ma nel fare quello che è giusto fare.

Dobbiamo insegnare loro a fare la cosa giusta.

PS: Ecco il video promesso

Suggestione. Ecco dove sta il FULCRO della comunicazione informale, non strettamente formativa. SUGGESTIONE. Ecco cosa dobbiamo passare quando parliamo… suggestioni. Sono due giorni che ci penso :)#divanONE #video

Posted by Rudy Bandiera on Giovedì 14 gennaio 2016

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