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Cesare Cacitti con la stampante C15

L’innovazione è un orto da coltivare tutti insieme

Un 2015 da campioni, tra makers, fabbers e innovatori. Un anno di incontri, scoperte e di successi

Sono un Maker, un liceale e un blogger. Classe 1999. Posseggo una stampante 3D che ho costruito a 13 anni che ormai lavora senza sosta. Amo il DIY (do it yourself), è la mia linfa vitale. Pianista, ex clarinettista e nuotatore 90 minuti alla settimana.

Che anno il 2015! Credo sia l’anno in cui più si è parlato e sentito parlare in Italia di innovazione, digitale, stampa 3D, droni, FabLab e coworking. Se ne è parlato molto, ma si è anche fatto molto. Anche se ancora non è sufficiente.

Diffondere la cultura del digitale richiede tempo, cura, pazienza e dedizione.

Ogni contadino sa bene che coltivare anche un piccolo orto richiede tutte queste “skills”, il fatto è che di contadini ormai ce ne sono pochi, e siamo abituati ad ottenere tutto in fretta, troppo in fretta.

L’anno è stato scandito da una serie di iniziative. Ecco quelle che per me sono state le più significative.

1. Digital Champions: non solo gli eventi straordinari di apertura e chiusura della carica, che si sono svolti rispettivamente a Roma e a Torino alla presenza del Presidente del Consiglio, quanto piuttosto l’idea straordinaria di Riccardo Luna di condividere e “disseminare” la carica in tutti i comuni italiani, su base volontaristica. Diffondere la cultura del digitale richiede un esercito di appassionati che divulgano, ovvero diffondono al popolo, queste tematiche, con la consapevolezza che solo così per l’Italia potrà esserci un nuovo Rinascimento. Un Rinascimento 4.0.

Social Innovation Citizen

2. European Maker Faire di Roma: ho avuto la fortuna di partecipare a tutte e tre le edizioni. Per quanto riguarda l’ultima, nel 2015, non mi sarei mai aspettato una manifestazione di tale livello. Tra gli espositori vi era il meglio dei vari settori: industria, artigianato, green economy, educational e FabLab. Il tutto condito da talk con relatori provenienti da tutto il mondo. Nata come la festa dei maker, a Roma la Maker Faire non è semplicemente il punto di riferimento del mondo maker, bensì l’evento che maggiormente riesce a diffondere la cultura digitale, mixando sapientemente alta tecnologia, innovazione avanzata, laboratori divertenti, musica e convivialità.

È una festa per i bambini ma anche per gli adulti che per due giorni riacquistano il senso dello stupore e della meraviglia.

È bello vedere mamme, papà e bambini immobili e con la bocca spalancata davanti ad una stampante 3D. Per me è un appuntamento imperdibile in cui ho la possibilità di incontrare realmente tutte le persone con cui solitamente sono in contatto virtualmente.

3. Wired Next Fest a Milano: il festival della rivista Wired esce dai luoghi canonici della cultura per andare in mezzo alle persone. Il tutto, infatti, si è svolto ai Giardini Montanelli in un clima pre-estivo. L’approccio al digitale è pop e rivolto principalmente ad un pubblico di giovani. Ciò non significa che non vengano trattati temi seri e importanti, tant’è che tra gli ospiti vi è stato Roberto Saviano. Mi ha molto toccato il suo intervento, ma soprattutto come è arrivato e come se n’è andato. Circondato da un muro di uomini, la sua scorta. Una vita difficile la sua, priva di ciò che più sta a cuore a ciascuno di noi. La libertà.

Credits: TedxLecce

Credits: TedxLecce

4. XOff Conversazioni sul futuro, organizzata dall’associazione Diffondere idee di Valore e che si è svolta a Lecce. E’ una rassegna…corale. Tutta la città è coinvolta e trasmette calore e accoglienza. Passeggiando tra gli gli straordinari edifici barocchi mi è capitato spesso di sentirmi chiamare per nome, in maniera allegra, amicale. Dalle mie parti non si è così espansivi, ed è un peccato. Gli argomenti trattati e i relatori coinvolti, oltre cento, hanno affrontato temi che vanno dall’innovazione al sociale, dalla stampa 3D alla medicina, dall’arte ai droni in agricoltura, dall’enogastronomia alla tecnologia a favore della disabilità. Insomma, la cultura dell’innovazione a 360°.

Questi sono quattro orti, grandi e rigogliosi, ma di orticelli ne sono stati coltivati molti, in tutta la nostra Penisola e il bello è che sono tutti orti senza recinzioni.

Sono orti sociali digitali. E dobbiamo tutti armarci della pazienza necessaria per lasciare che sia il tempo a far crescere le piantine.

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