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Cosa cambia per la libertà di tutti noi ora che anche Snowden è su Twitter

Autore Treccani, Wikipediano d'adozione. Giornalista esperto di Internet governance, copyright e crittografia. Privacy advocate, free software fan, sono un attivista per i diritti digitali. Managing editor di Chefuturo! Nel tempo libero professore universitario di Tecniche di giornalismo. Scrivo per Wired e La Repubblica. Il mio ultimo libro si chiama "Un dizionario Hacker" www.dicorinto.it

Edward Snowden è sbarcato su Twitter il 29 settembre e in poche ore il suo profilo ha raggiunto un milione di follower. Lui però segue un solo account, il twitter della NSA, l’Agenzia per la Sicurezza nazionale di cui ha svelato i segreti.

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Snowden ha cominciato a lavorare per la Cia all’età di 22 anni e, successivamente assunto come consulente dalla Nsa, adesso che ne ha 29, è l’uomo più ricercato del mondo, proprio per aver rivelato al mondo la sorveglianza di massa praticata da questo ente federale americano che dal 1952 si occupa di spionaggio elettronico e intercetta oltre venti miliardi di conversazioni e messaggi al giorno.

Perchè tanto successo su Twitter? Semplice interesse mediatico? Voyeurismo da social network? Attesa di  nuove rivelazioni? Forse.

Ma potrebbe anche significare che le persone comuni tengono alla propria privacy più di quanto Zuckerberg, la Nsa e i governi nazionali vogliano ammettere. E Snowden è considerato un campione della privacy per aver dimostrato che con i programmi PRISM e Tempora paesi come USA e UK sono in grado di controllare la posta elettronica, le ricerche web, il traffico Internet e le telefonate di milioni di persone in tutto il mondo in tempo reale.

Libertà contro censura, consapevolezza contro sorveglianza

Come Julian Assange, il giovane esule americano approdato in Russia dopo una fuga burrascosa da Hong Kong è diventato la “voce dei senza voce”, per aver denunciato quella sorveglianza di massa che finora non ha reso il mondo più sicuro, ma piuttosto meno fiducioso rispetto alla capacità dei governi di tutelare i propri cittadini, governi che usano quello che sanno di noi per manipolare l’opinione pubblica, condurre guerre commerciali, censurare i dissidenti.
Snowden è diventato un’icona per aver dimostrato quello che tutti abbiamo sempre sospettato, cioè di essere sotto controllo e sorvegliati anche nelle più banali attività quotidiane. E a nessuno piace sentirsi controllato. La sua notorietà, l’interesse verso di lui, ci dice che nel mondo sono molti che tengono alla libertà di esprimersi al riparo dal Grande Fratello, più di qualsiasi plausibile rassicurazione partorita dai media governativi.

E se non ci credete, considerate questi esempi

L’inglese “The Guardian” ha da poco pubblicato una fuga di notizie relativa ai dati delle richieste avanzate a Google per “essere dimenticati” dalla rete rivelando un dato inatteso: il 95% delle domande europee di cancellazione dei dati viene da persone normali e non da personaggi pubblici. La Corte europea di giustizia, registrando un sentire comune, ha infatti stabilito che ogni persona ha il diritto di invocare l’oblio per le informazioni che la riguardano se sono inadeguate, irrilevanti o non più attuali.
L’Unione Europea invece ha in preparazione una legge che prevede la possibilità di cancellare con un click post e informazioni prodotte dai minori su Internet. Una norma già in vigore in California grazie alla Eraser Law, e che il Regno Unito vuole replicare con l’iniziativa iRights, per garantire ai minori di 18 anni di poter cancellare da ogni angolo del web tutti i dati personali, le foto e le informazioni imbarazzanti che qualcuno potrebbe in futuro usare contro di loro.

Da Telegram a Tor, ecco le Privacy Enhanching Technologies

Oppure, per valutare questo bisogno di privacy, e capire la popolarità di Snowden, potremmo considerare la fortuna dei servizi di messaggistica cifrata come Telegram, con 80 milioni di utenti attivi, l’uso diffuso di Signal per le telefonate crittografate e protette con passwod, ma anche il successo di Tor, la rete di computer non profit che permette ad attivisti e cooperanti di scandagliare il web in sicurezza e, se necessario, accedere alle darknet per scambiarsi materiali di propaganda anti-regime, testimonianze di soprusi e e notizie di conflitti. Nei giorni scorsi un hacker australiano è riuscito a mappare questa rete.

Anche in Italia ci sono 78 nodi Tor che proteggono la privacy di chi naviga in rete.

In Germania e Usa sono oltre mille. In tutto seimila nodi, triplicati in cinque anni.
E se pensate che sia una roba da nerd vi sbagliate. Dodici biblioteche americane hanno disobbedito alle raccomandazioni della polizia pur di fare usare gli strumenti di anonimizzazione di Tor ai propri utenti e impedire che qualcuno possa ricavare informazioni personali dalle navigazioni in siti che parlano di dipendenza dalle droghe, problemi sessuali e di salute, teorie cospirative e altri argomenti scottanti. Ma anche per impedire la sorveglianza commerciale a chi vuole indirizzare le nostre scelte di consumatori.

La tutela della privacy nei paesi autoritari è il prerequisito della libertà di parola

La Cina ha imposto un giro di vite sulle notizie relative alle difficoltà delle borse cinesi rimuovendole da Baidu (il “Google cinese”) e Weibo (la sintesi mandarina di Twitter e Facebook); le autorità malesi hanno chiuso tutti i siti che promuovono, diffondono, incoraggiano la gente a partecipare alle proteste di chi chiede la riforma elettorale e le dimissioni del premier Najib Razak; l’India ha ripetutamente bloccato la messaggistica mobile di WhatsApp e adesso vuole una backdoor in tutti i sistemi crittografati; la Russia, che ha cercato di chiudere Wikipedia per una singola voce sull’hashish, insieme alla Cina ha chiesto alle web company americane di conservare i dati dei propri utenti sul territorio di origine e di poterli ispezionare a volontà.
A proposito, anche in Italia alla fine di marzo si è provato, senza riuscirci, a mettere sotto controllo i computer di tutti legalizzando le “remote computer searches” realizzate da parte dello Stato con software occulti (i “trojan di stato”), per monitorare le comunicazioni digitali, cercare e requisire documenti e dati personali immagazzinati nei computer personali dei cittadini (dlgs 7/2015).

Proprio in questi giorni è in corso la 30esima sessione del Consiglio per i diritti umani a Ginevra. Si concluderà il 2 Ottobre e ha un focus specifico su razzismo di Stato e xenofobia online, sul blocco di Internet, la sorveglianza di massa, la crittografia, e le restrizioni all’uso e alla diffusione delle tecnologie di comunicazione per partecipare alla vita sociale e politica.

Un trattato Internazionale contro la sorveglianza di massa

Il 24 settembre, Snowden stesso, insieme ai giornalisti Glen Greenwald e David Miranda, ai registi Oliver Stone e Laura Poitras (autori di due film sulla talpa della Nsa, Snowden, 2016, CitizenFour, 2014), al filosofo Noam Chomsky e altri, ha annunciato un’iniziativa internazionale per elevare il diritto alla privacy a diritto fondamentale di questo secolo e per dichiarare fuori legge la sorveglianza di massa e proteggere i whistleblower. Il nome originario del trattato è International Treaty on the Right to Privacy, Protection Against Improper Surveillance and Protection of Whistleblowers, ma è stato subito ribatezzato come “Il Trattato Snowden”.

Non c’è da meravigliarsi, dunque, se il popolo di Twitter si interessa a Snowden.

ARTURO DI CORINTO
Roma, 30 settembre 2015

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