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Perché vado sul Frecciarossa con un pc scassato che gira su Linux (e un cellulare da 50 euro)

Bibliotecario digitale (qualsiasi cosa voglia dire). Ho studiato matematica, leggo un sacco e ho un blog che aggiorno poco. Dal 2006 sono amministratore in Wikisource, dal 2010 nel board di Wikimedia Italia. Lavoro nell'ambito dell'open access per l'Università di Bologna. Chiamo tutto questo "costruire accesso alla conoscenza", e penso sia una gran bella cosa.

Ebbene si, anche io ho preso qualche volta l’ormai famigerato Frecciarossa Milano-Roma, circondato da svariati uomini d’affari in giacca e cravatta, quasi tutti con il Mac sul tavolino, accanto allo smartphone e a volte pure al tablet.

Io, ammetto, ero tra i pochi con il PC. Con Linux sopra.

Senza smartphone, con il mio alimentatore pesantissimo attaccato alla presa e i cavi che si aggrovigliano sotto il sedile. Non proprio un modello di “fikezza”, insomma.

Credits: obamapacman.com

Credits: obamapacman.com

Devo ammettere che a livello estetico il mio scassone Acer non può competere con un Mac, nè il mio amatissimo Nokia 1616 con un iPhone o un Galaxy.
Come diceva bene Rudy Bandiera, “noi non compriamo tecnologia, noi compriamo uno stile di vita”. Direi che è proprio per questo che a me Linux piace un sacco. Con tutti i problemi che comporta usare un sistema operativo libero e gratuito, che non gode del supporto incondizionato delle case hardware, e che periodicamente ha problemi di incompatibilità (a volte il wifi, a volte la scheda audio, sempre con l’ibernazione).

Linux, d’altra parte, non ti chiede licenze, lo puoi installare dove ti pare, nelle decine e decine di versioni esistenti.

Linux è il sistema operativo di tutti i supercomputer del mondo (e la grande maggioranza dei server), è la base di Android, e il fatto che sia poco conosciuto dal pubblico generale non sminuisce certo il suo impatto. L’infrastruttura, quando funziona bene, è invisibile (l’elettricità, le fogne, le strade): ma non per questo meno importante.

A ben vedere, le difficoltà di uso fanno parte della bellezza di Linux, ne sono un aspetto fondamentale. Certo, installarlo e gestire eventuali problemi non è una passeggiata, ma sono proprio queste le cose che ti costringono a imparare: Linux, al contrario di Apple e Windows, ti tira fuori dalla comfort zone in cui è il tuo computer che decide cosa puoi fare e cosa no. Linux ti dà responsabilità sul tuo computer, e sta a te saperla usare. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, e la gestione di root è sicuramente un grande potere. La cosa bella, è che si impara anche quello.

Nascondere la complessità è uno dei motori dell’innovazione: rende accessibile a sempre più persone degli strumenti complessi e potenti. È stata la rivoluzione di Windows prima e dopo Apple: semplicità, abbassare via via l’asticella e permettere a milioni di persone di usare il computer.
Allo stesso tempo, però, è bene non dimenticare che questa la facilità d’uso, il nascondere la complessità ha un costo. Il costo è non capire più come funzionano, le cose.
Siamo di fronte ad uno dei corsi e ricorsi della tecnologia: quante persone, adesso, sanno davvero come funziona una macchina? Quanti la sanno aggiustare?

Nella grande tradizione hacker, apertura, curiosità e pure scomodità si fondono insieme.

Linux è complicato, ma è aperto, è trasparente, ed in definitiva è più potente e abilitante. A me, come milioni di altre persone, ha insegnato ad usare il computer, mi ha insegnato a capirlo. In parte, ha contribuito a darmi un lavoro, ad essere un professionista più capace.

In generale, dunque, e a livello personale, ho deciso che mantenere un minimo di scomodità fa per me, mi aiuta a non “assopirmi”.

Mi aiuta dover fare a botte con il mio sistema operativo, perchè mi fa imparare sempre qualcosa di nuovo.

Mi aiuta girare con un cellulare del secolo scorso: non ho le mappe a disposizione, ma neanche l’assillo di guardare sempre Facebook o Twitter. Telefono e mando messaggi, per il resto faccio tutto e meglio al pc.

Mi aiuta leggere su un vecchio e-reader, perchè essere disconnesso è ottimo, se il tuo obiettivo è davvero leggere un libro.

Inoltre, la filosofia open è alla base di tutta l’internet migliore.
L’innovazione passa sempre per uno strano miscuglio di anarchia, libertà, e ambizione.
Internet fu costruito grazie agli ingenti fondi dell’esercito americano, e alla spregiudicata cultura libertaria degli ingegneri che ci lavoravano.
Il World Wide Web non sarebbe lontanamente diventato l’universo che è, se Tim Berners-Lee fosse stato uno startupper intenzionato a fare milioni di dollari. Gli stessi Mac e Windows furono costruiti ispirandosi a sistemi liberi, come Unix, e alle interfacce a finestre, mai brevettate, inventate nello straordinario ambiente creativo dello Xeroc Park.

Nonostante gli anni, dunque, cerco di rimanere fedele allo spirito hacker che è alla base della migliore tecnologia che conosciamo: aperta, potente, a volte un po’ scomoda.
Che era poi il senso originale, credo, delle parole prese in prestito da Steve Jobs: “stay hungry, stay foolish”.

ANDREA ZANNI
20 agosto 2015

12 risposte a “Perché vado sul Frecciarossa con un pc scassato che gira su Linux (e un cellulare da 50 euro)”

  1. zakmck scrive:

    [Mi aiuta dover fare a botte con il mio sistema operativo, perchè mi fa imparare sempre qualcosa di nuovo.]

    Anche
    a me piacerebbe, ma ogni tanto debbo pure lavorare 🙂 Mi sono rassegnato
    al Mac, che alla fine è Unix e Bash è tra le applicazioni che uso di
    più. Per i server, Debian.

  2. stefanopetulla scrive:

    Che bello ogni tanto leggere parole di altri che rispecchiano appieno il tuo pensiero! Bell’articolo!

  3. Matteo d'Arienzo scrive:

    Bravo! Bell’articolo! Però bisogna anche dire che per poter utilizzare Linux non serve solo della voglia, ma anche tempo,proprio perché per imparare serve tempo. E il tempo molte volte è la risorsa più preziosa che ci viene a mancare nella vita di tutti i giorni. E allora si usano winzozz o ios perché lì hai già tutta la pappa pronta.

  4. LBreda scrive:

    Premetto che sono un utente Linux da qualcosa come dodici anni.

    Tutto quel che dici è molto vero (a parte la libertà di Unix, che in generale non è mai stato libero :P). Ma va detto che un enorme peccato di Linux desktop (di GNU/Linux, per l’esattezza), allo stato attuale, è l’insufficienza di software per l’utente finale. Non è una colpa del sistema: semplicemente nessuno ci ha mai voluto investire (e dove invece lo si è fatto, come su Android, il problema non esiste), ma resta una verità.

    Il problema non è neanche (non piú) la difficoltà di utilizzo: fare un uso base di GNU/Linux è difficile quanto fare un uso base di Windows. Amministrare Linux non è troppo piú complicato di amministrare Windows (e anzi, chi come me è abituato al primo, ha serie difficoltà col secondo e trova insensatissimi e pochissimo admin-friendly molti aspetti). Mac OS X (che non è ispirato a Unix, ma ne è proprio una distribuzione), poi, ha circa i medesimi strumenti per l’amministrazione avanzata presenti su Linux.

    Il problema è che il software, in molti campi, scarseggia. Si apprezza lo sforzo di LibreOffice, ma Calc non si avvicina neanche lontanamente ad Excel (e ci mancherebbe altro, considerata la differenza di età e budget), e non c’è di meglio neanche a pagarlo. GIMP è un software potente, ma datato in molti aspetti e senza un minimo supporto per la quadricromia. E questo solo per fare esempi famosi.

    Dove si è investito c’è del buono. L’assenza di videogiochi era un grosso turn-off quando iniziai, ora c’è Steam (gioco poco al PC lo stesso, preferisco le console portatili, ma chi è interessato lo apprezza). E c’è del buono nel mio campo, che è quello dello sviluppo software, per non parlare di quanto TeXLive pacchettizzato Debian sia piú comodo di MiKTeX.

    Ma per l’utente professionale non-informatico, le cose sono scomode. E, a occhio e croce, lo saranno finché, se questo avverrà mai, il grosso dei software non arriveranno a girare prevalentemente su web.

  5. myfender scrive:

    Spettacolo. Veramente. Uso Linux dal 2001 in maniera “ossessiva”, ci faccio di tutto: Server web, server email, sistemi di backup, software, caffè, toast… Dal 2013 ho un macbook pro e mi trovo benissimo per l’utilizzo client, interfacciandolo, ovviamente, ai vari server Linux installati da me. Faccio il sistemista/programmatore e, costretto a sistemare decine di pc/server Windows, mi rilasso lavorando su una shell 😂

  6. lorenzo scrive:

    Ho letto i due articoli e ho una domanda… Perché andate sul Freccia Rossa a vedere chi ce l’ha più lungo?
    Potrebbe anche non essere una questione di “aggeggio” che riconduce all’apparenza, ma di necessità più riconducibile alla capacità del singolo dispositivo… e/o utilizzatore… 😉

  7. Michele Bruno scrive:

    Articolo veramente bello. Complimenti. In poche parole o comunque non troppe, hai evidenziato un vero e proprio caso di ignoranza informatica che, ahimè, vedo sempre di più nei più giovani. Oltre a questo sono completamente d’accordo sul fattore Linux/Windows/Mac.

  8. Thomas Stocco scrive:

    Ciao! Bel post.
    Seguendo il tuo ragionamento dovresti comprarti un cellulare android e divertirti a “smontarlo” usando le conoscenze linux che hai appreso negli anni, non restare fermo ad un Feature phone

    Ci sono conoscenze che vanno al di là dei meccanismi del sistema operativo

  9. davgian scrive:

    Ti manca un ubuntu-phone per fare invidia a tutti quei fighetti con l’ifon

  10. Pondero scrive:

    Anche se talvolta è più “stay angry, stay foolish”

  11. Caribe 1999 scrive:

    Comunque non hai risposto alla domanda iniziale. Perché sul Frecciarossa con uno scassone? Per fare proselitismo 😀 Scherzo ovviamente. E W Linux.

  12. MrEHQE scrive:

    Un appunto al tuo ragionamento. Linux non è più difficile da usare di un mac o di un windows. In realtà, su macchine recenti, è più semplice, se si sa che distribuzione utilizzare: ubuntu, è una distribuzione a prova di utonto, basta vedere la semplicità del software center, e si può benissimo vivere senza aprire mai un terminale. Il vero problema, è il famoso “bug n1”: il fatto che la gente non è realmente consapevole delle scelte che fa: prendiamo il “caso” formato “word” – il 99% delle persone usa il formato chiuso (ad iniziare dalle pubblice amministrazioni) quando il formato odt è un formato ISO, e dovrebbe essere lo standard, anche istituzionale. Quindi, tralasciando il “problema” figaggine, il punto è la consapevolezza: non voglio di certo fare l’evangelist di questa o quella piattaforma, uno può usare il sistema che meglio crede, ma prima di tutto vengono gli open data. Oggi viviamo in un’epoca in cui l’hardware ha infinitamente surclassato il software, che ogni anno crea una release nuova solo per vendere una licenza e rendere obsoleto l’hardware. La gente è liberissima di usare sistemi windows, perchè tutti usano quello, o sistemi mac, per fare l’hipster o convincersi di essere un creativo, il problema è che almeno nei formati dei files, ci sia un minimo di alfabetizzazione informatica: trovo assurdo che i cosidetti nativi digitali sappiano cosa è facebook, ma non cosa è un filesystem, o una EULA. Che i freccia rossa siano pure pieni di mac, ma che ci giri open office, e non perchè è gratis e non ho trovato la crack di office perchè non so usare torrent.

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