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Lettera a un tassista (che odia Uber)

"Diritto e tecnologia", senza la virgola, un unico tab, con il quale ho scelto di indicizzare la mia professione. Avvocato, giornalista, blogger, attivista dei diritti civiii online, socio fondatore di E-lex, Network di Studi legali specializzati in diritto delle nuove tecnologie, Presidente dell'Istituto per le politiche dell'innovazione e coordinatore di Open Media Coalition, la coalizione di associazioni della società civile italiana per la promozione e tutela della libertà di informazione.

Caro tassista, ti scrivo perché sono mesi che ci si confronta – e talvolta scontra – in modo indiretto, online ed off line, scrivendo e cinguettando via Twitter o a suon di carte bollate in Tribunale. Tu difendi – o credi di difendere – il tuo lavoro, il tuo futuro e quello della tua famiglia ed io difendo – o credo di difendere – il futuro, l’innovazione ed il progresso del nostro Paese.

Tu mi ricordi, ogni giorno, che Uber ed i suoi utenti sono fuori legge e ti rubano il lavoro ed io ti rispondo che le leggi non sono monoliti sempiterni ma “solo” regole che servono a garantire la civile convivenza tra i membri di una comunità – piccola o grande che sia – ed il bene comune. Il nostro è un confronto destinato a proseguire ancora a lungo perché entrambi sappiamo che ciascuno di noi continuerà a pensarla a modo suo anche se domani un Giudice accogliesse le mie tesi ed il giorno dopo, un altro, desse ragione a te. Non è questione – quella che così spesso ci vede contrapposti – che si possa risolvere in Tribunale perché non è questione che possa esser definita applicando ed interpretando leggi così tanto più vecchie del fenomeno che si ritrovano a governare. E questo sarà vero tanto che “vinca” tu, tanto che “vinca” io.

Se ci si limiterà a dire che un fenomeno nuovo è vietato solo perché le leggi di ieri non lo contemplano o, per la stessa ragione, che, invece, è lecito, solo perché non lo vietano, non avrà vinto nessuno di noi due ed avremo perso entrambi. L’incertezza del diritto resterà al suo posto ed ogni occasione sarà buona per far dire a me che in fondo ho ragione io o a te che non c’è dubbio che tu abbia torto.

Credits: lanterncrm.com

Credits: lanterncrm.com

Ti scrivo per provare a convincerti non che io ho ragione e tu torto, né che Uber sia lecito e non illecito come pensi tu anche perché – lascia che te lo scriva con grande franchezza – mentre noi siam qui ad accapigliarci sulla compatibilità di Uber rispetto alle nostre regole vecchie, da qualche parte, nel mondo, qualcuno ha già avuto un’idea che prima o poi rappresenterà per Uber esattamente ciò che Uber rappresenta per te: un abilitatore innovativo di fattori concorrenziali dei quali avresti volentieri fatto a meno.

Difficile dire se si tratterà delle macchine senza conducente che presto vedremo parcheggiare da sole nelle nostre città o di servizi di scooter-sharing che consentiranno a cittadini di ogni età di dare ed accettare passaggi in motorino spendendo una manciata di euro e, soprattutto, superando code ed ingorghi. Ma basta guardare indietro nella storia moderna dell’innovazione per scoprire che non c’è leader di mercato che nell’era di Internet e del digitale possa davvero dormire sonni tranquilli senza temere di essere superato, doppiato e spedito ai margini del mercato a tempo di record.

Ed allora perché anziché perder tempo, energie e serenità a discutere del contingente, di oggi, di domani o al massimo di dopodomani non ragioniamo assieme del futuro prossimo e di quello meno prossimo e delle regole che servono per governarlo? Sono convinto che, in questa prospettiva, le nostre posizioni su Uber e su quelli che verranno dopo Uber – che siano piccole startup tutte italiane o altre corporation americane – non sono così lontane come talvolta verrebbe da pensare a leggere certi scambi di cinguettii su twitter o a vedere le strade di mezza Francia messe a ferro e fuoco da alcuni tuoi colleghi d’oltralpe.

Credo che la parola magica per provare a convincerti di un affermazione che, probabilmente, sulle prime, ti farà storcere la bocca, sia “innovazione”, quella che – ne sono certo – amiamo entrambi e che, oggi, rappresenta l’unica reale chance per il nostro Paese di avere un futuro e, per noi, di lasciare ai nostri figli un Paese migliore di quello che ci hanno lasciato i nostri genitori o, almeno, non peggiore.

Nella tua macchina, oggi, c’è più tecnologia di quanta ce ne sia mai stata e grazie a quella tecnologia tu oggi lavori meglio, ti senti più sicuro e meno lontano da casa, nelle interminabili notti passate a trasportare sconosciuti lungo le strade delle nostre città.

Ti ricordi quanto era difficile portare un cliente a destinazione in una strada della quale non avevi mai sentito parlare prima che sul tuo cruscotto comparisse il navigatore satellitare e quante volte hai rischiato di andare a sbattere o passare con il rosso sfogliando quell’enorme stradario, con le pagine consunte, alla ricerca almeno di un’idea approssimativa su dove volesse andare il tuo passeggero?

Ti sei mai chiesto che fine hanno fatto o si avviano a fare gli editori degli stradari ed i tanti produttori ed editori di cartografia urbana ed extra-urbana a man mano che le mappe di Google e tanti altri sono entrate nel nostro quotidiano ed i Tom Tom sono diventati i protagonisti indiscussi dei cruscotti dei tassisti? Innovazione e tecnologia, digitale e satellitare, hanno reso la vita ed il lavoro più comodo per tanti di noi, sacrificando, naturalmente, i diritti e gli interessi di alcuni che hanno dovuto – non sempre con successo – re-inventarsi un lavoro o rassegnarsi al fatto che il presente aveva cancellato il passato in attesa di essere, a sua volta, travolto dal futuro.

E quante volte ti è capitato, ti capita o ti capiterà di programmare le tue vacanze, prenotare un treno, un aereo o una macchina a noleggio o, magari, affittare una casa al mare attraverso una delle tante app di prenotazioni online che si chiami Expedia, booking.com, volagratis o la tua preferita o, addirittura, Airbnb, la piccola startup diventata rapidamente un gigante che consente a chiunque di affittare a chiunque altro la propria casa?

Davvero non lo hai mai fatto? Davvero non lo lasci fare neppure a tua moglie, tuo marito o ai tuoi figli e davvero non la trovi una straordinaria rivoluzione nel nostro modo di vivere e di viaggiare ed un fattore abilitante una libertà che sin qui non avevamo mai avuto?

Eppure l’affermazione dei grandi portali delle prenotazioni online ha, innegabilmente, messo in crisi il pur florido mercato delle agenzie di viaggio ed è fuori di dubbio che Airbnb ed i suoi tanti emuli, rappresenti una spina nel fianco per piccoli e grandi albergatori perché, naturalmente, oggi, tu ed io, possiamo scegliere tra prenotare una stanza di albergo, spesso a cifre da capogiro o affittarci una casa intera, in riva al mare o addirittura su un albero, a prezzi stracciati perché il proprietario non l’affitta per vivere ma solo per abbattere i costi di gestione. E non dirmi che tu, davvero, non le trovi soluzioni delle quali faresti fatica a fare a meno, per tornare a dover fermare il taxi in doppia fila e scendere a prenotare le tue vacanze in agenzia.

E questo elenco potrebbe durare ancora a lungo, snodandosi, istante dopo istante, nel tuo quotidiano che, ormai, è intriso di innovazione e tecnologia proprio come il mio.

Hai mai pensato che probabilmente molte di queste innovazioni che oggi fanno parte integrante del nostro quotidiano non avrebbero mai visto la luce se ci si fosse limitati a sbarrare loro la strada, dicendo che erano contrarie ad una qualche vecchia legge a tutela di questo o quel centro di sacrosanti e legittimi interessi?

Alberto Sordi e Federico Fellini ne "Il Tassinaro"

Alberto Sordi e Federico Fellini ne “Il Tassinaro”

Sono convinto, per davvero, che quando scendi dal tuo taxi e ritorni a casa, anche tu, in fondo, ti renda conto che il nostro confronto, fino a quando riguarderà quello che dicono le leggi di ieri a proposito di un fenomeno di oggi e del suo domani è miope, sterile, nella migliore delle ipotesi inutile e, nella peggiore, addirittura dannoso per il nostro futuro. Ed allora cerchiamo assieme di individuare una posizione di equilibrio tra i nostri solo apparentemente contrapposti interessi e proponiamola al Governo perché la traduca in una norma di legge.

Progresso, futuro, innovazione, mercato, concorrenza, legalità, equità fiscale, sicurezza, correttezza, tutela dei consumatori e degli utenti sono i “tag” lungo i quali io vorrei che si snodasse uno sharing economy act del quale un Paese con l’ambizione ad essere moderno, civile e democratico non può, secondo me, più fare a meno. E i tuoi “tag” quali sono? Sono curioso di conoscerli.

Con stima e gratitudine per tutte le volte che mi hai portato a destinazione,

GUIDO SCORZA
Roma, 1 luglio 2015

P.S.

Scrivo in prima persona e scrivo a te ma, naturalmente, è solo un artificio retorico per invitare la tua categoria ad un dialogo costruttivo con le imprese della sharing economy ed i loro utenti. Quel che penso io personalmente e, probabilmente, quel che pensi tu, da solo, conta troppo poco.

32 risposte a “Lettera a un tassista (che odia Uber)”

  1. Paolo Antonioli scrive:

    Premetto che non sono un tassista.Stavo pensando,ma se lei avesse un ristorante che vende pesce e io mi mettessi a vendere fritture di calamari lì davanti perchè ho aderito all’app Uber-Fish e ho iniziato subito a lavorare,investendo poco o niente,saltando tutte le trafile burocratiche(anche molto costose) , lei ,si incazzerebbe come un caimano o direbbe Evviva la tecnologia!! ? Lo sà che alcuni di questi tassisti trogloditi impiegano anche 10 anni e più per ripagarsi l’esborso/investimento fatto.Non la facciamo sempre breve per sviare il pubblico,non è così semplice.

  2. Alberto Cottica scrive:

    Guido, scrivi sempre benissimo. Credo però che tu possa essere ancora più chiaro, e scrivere esplicitamente quanto segue: ci confrontiamo con forze impersonali, che procedono con una propria legge di moto. Se anche facessimo domani un referendum mondiale sull””uberizzazione” del lavoro (ma anche su temi come globalizzazione o riscaldamento globale) e il 99% della popolazione umana votasse per fermarla, essa non si fermerebbe.
    Non c’è niente di magico o ultraterreno in questo. Miliardi di singole decisioni – dall’impostazione di un’architettura decentralizzata per TCP/IP negli anni ’80 alla scelta di AirBnB per le vacanze del tuo taxista – si aggregano in un fenomeno emergente. Siccome è emergente, non ha una struttura che puoi colpire, o un capo con cui negoziare. E la conclusione è: inutile perdere tempo a discuterne, conviene usare le nostre forze per adattarci.

  3. ildisinformAttore scrive:

    Per quanto chiacchiera dovrebbe sponsorizzare blablacar e non un “presunto servizio” che precarizza il lavoro.
    Le persone hanno bisogno di LAVORARE non di andare in giro in auto divertendosi (😂) assumendosi i rischi d’impresa e ingrassano il grande demone a stelle e strisce. No si preoccupi egregio dottor esimio avv… giornalista (😂) la verità sta venendo a galla ed anche voi neoliberisti col culo degli altri ve ne farete una ragione.È perfettamente inutile vista la malafede che le insegni perché le sue ragioni riguardo la nota multinazionale americana non possono e non devono interessare il trasporto pubblico locale non di linea e tutti gli altri settori classificati come servizi essenziali per il cittadino.
    Ci aggiunga questo ai suoi tag
    #asinichevolano

  4. db1981 scrive:

    La grossa differenza tra Uber e TomTom è che il primo dice che chi guida non è un proprio impiegato, mentre il secondo ha mandato (quasi) in pensione gli stradari assumendo regolarmente chi ha disegnato e sviluppato l’hardware e il software. La grossa differenza tra AirBnb e Booking è che il primo viola (credo in tutti i paesi, ma diciamo “nella maggioranza”) le norme di legge rispetto alla segnalazione degli ospiti, ecc., mentre il secondo permette a strutture (tipicamente) a norma di legge di raggiungere un bacino utenti più ampio.

  5. fabrizio scrive:

    No licenza? No partita iva? No Taxi! Chiaro,semplice, giusto. La retorica della rivoluzione digitila e le sorti “magnifiche e progressive” della tecnologia qui centrano poco o nulla. Chiacchiera da Bar Sport. La legge 21/92 (novellata 2 volte 2006-2012) e tra le piu avanzate in Europa. Si vuole un sharing economy act? Bene. Rimborso kilometrico secondo tabelle Aci, no tariffa temporale, bandiere di partenza e pricing source. Altrimenti e’ un servizio taxi mascherato e nn condivisione. Questo e’ il perimetro della discussione, il resto fumo agli occhi. Punto.

  6. Secondo me cadi anche tu nell’errore che fanno subito quasi tutti quelli che si approcciano a questa questione, cioè quello di vederla come un tentativo di fermare l’innovazione tecnologica e la nuova concorrenza che essa genera, quando invece è un tentativo di fermare la modifica in peggio delle condizioni di lavoro legate al trasporto pubblico non di linea. La “uberizzazione” del lavoro potrebbe favorire una minoranza di persone qualificate e intraprendenti, ma per quella grande maggioranza della nostra società che non è nè qualificata nè intraprendente significa soltanto la perdita di ogni forma di diritto e garanzia sul lavoro, e il ritorno al caporalato ottocentesco in forma digitale: altro che libertà e innovazione…

    (vedi anche http://bertola.eu/nearatree/2015/05/perche-uber-non-e-il-progresso/ )

  7. matteo scrive:

    articolo indecente, uber non ha nulla di tecnologico o innovativo più di quello che hanno a bordo i taxi. Semplicemente non pagano la previdenza sociale, assicurazione sui trasportati ed eludono tutte le normative. Sono più competitivi tagliando delle spese che in uno stato civile non vanno tagliate. Airbnb non ha nulla di tecnologico, se non eludere gli obblighi degli albergatori come la tassa di soggiorno. Siete profondamente ignoranti e socialmente pericolosi, se usate meschinamente la scusa del “costa meno” per tradurlo automaticamente nel frutto dell’uso della tecnologia. Qua stiamo parlando del prezzo delle sigarette dal contrabbandiere e dal tabacchino, niente di diverso da questo. Vergognati dal profondo del cuore per la disinformazione che fai, sperando che non sia stata commissionata, ma conoscendo la categoria non mi stupirei

  8. Menteaperta96 scrive:

    … Anche la legge sui paradisi fiscali come le isole Cayman risale al ‘700 eppure va che è una meraviglia … Come mai le multinazionali non ostentano mai il rinnovamento dei paradisi fiscali??? Credete forse di gettare fumo negli occhi??? Menomale che i giudici non la bevono la zufolata del progresso!!!

  9. Giorgio Piccoli scrive:

    MA COME MAI NON PARLI MAI DI QUELLO CHE UBER STA PRODUCENDO NEL MONDO? DANNI E NIENT’ ALTRO…..SONO VENUTI FUORI COME DEI PALADINI PER SCONFIGGERE L’ INQUINAMENTO NELLE CITTA FACENDO VIAGGIARE UNA SOLA MACCHINA PER PIU PERSONE E ….NOTIZIA DI OGGI A NEW YORK VOGLIONO RIDURRE GLI AUTISTI UBER PERCHE’ SENZA CONTROLLO SONO ARRIVATI AD UN NUMERO INCONTROLLATO DI MACCHINE …RISULTATO FINALE? INVECE CHE DIMINUIRE LE AUTO CON UBER SONO AUMENTATE, SENZA CONTARE TUTTE LE CITAZIONI CHE HANNO AVUTO IN TRIBUNALI IN TUTTO IL MONDO. BEN VENGA LA TECNOLOGIA SE REGOLATA DA LEGGI E REGOLE UGUALI PER TUTTIU PER IL MOMENTO UBER VUOLE SOLAMENTE LE SUE LEGGI)

  10. Luca valter Guglielmi scrive:

    Non ho capito perché’ i conducenti di uber si reputino i paladini della tecnologia a disposizione del cittadino, anche noi taxi abbiamo tecnologia da vendere….. Conosci microtek? Informati noi non usiamo google maps ma paghiamo profumatamente mappatura fatte ad hoc tagliate su misura per i sistemi che abbiamo in dotazione sui taxi. Detto questo riterrei opportuno che i vostri pop autisti se vincerete in tribunale….. Siano identificabili dalle forze dell’ordine con un bel cartello con scritto uber, in modo che possa essere verificato il loro tasso alcolemico…. Che ovviamente dovrà’ essere pari a zero come il nostro…… Assoggetterei alle regole del codice stradale, etico deontologico e anche fiscale e poi ne riparliamo…..

  11. Agenzia Viaggi Sorso scrive:

    caro guido bell’articolo ma non risolve nessuno dei problemi di base,qui non e’ in discussione la tecnologia e in discussione che una parte e soggette a regolamenti e l’altra no

    1tag spesi 400 euro per iscrizione albo autisti professionisti esami urine sangue per accertamento eventuale uso droghe,requisiti morali e penali conoscenza lingue straniere ect vogliamo farli uguali per tutti? o basta iscriversi ad una mailing list per un discorso di equita di condizioni che sono essenziali in una società moderna

    2tag voglio anche io utilizzare autisti qualsiasi come uber e pagarli a chiamata io invece devo assumere dei professionisti e pagare di conseguenza inps inail tasse sempre per un discorso di equità di condizioni che sono essenziali in una societa moderna

    3tag voglio anche io sede virtuale come uber cosi non pago tasi tari e tutte le altre imposte locali sempre per un discorso di equità di condizioni che sono essenziali in una società moderna

    4tag vorrei conoscere in quale paese uber paga le imposte,in quale misura cosi da poter avere lo stesso trattamento fiscale io pago con studio di settore in italia ultimi dati 48% di pressione fiscale ovviamente per un discorso di equita di condizioni che sono essenziali in una societa moderna

    5tag vincoli legati alla territorialità voglio anche io operare come uber senza nessun vincolo o controllo battitore libero ovviamente per un discorso di equita di condizioni che sono essenziali in una societa moderna

    6tag sono favorevolissimo alla sharing economy purché nel rispetto del right price che tuteli prima di tutto i lavoratori poi gli stati e solo in ultimo le multinazionali quindi basta sedi legali in paradisi fiscali basta contratti di lavoro capestro basta pagamenti con virtual card basta societa fantasma,basta scatole cinesi.
    per essere chiarissimi basta trucchi contabili tipo compagnie low cost irlandesi che pur di non pagare inps ai lavoratori italiani considera gli aerei territorio nazionale e applica contratti irlandesi risultato contenzioso inps da due dico due miliardi di euro e lavoratori italiani con isee a zero quindi a completo carico dello stato ovvero dei contribuenti

    grazie per l’attenzione

  12. Giancarlo Reccagni scrive:

    L’unica innovazione che vedo è nell’eliminazione delle garanzie sia per gli utilizzatori che per i fornitori del servizio.
    E ovviamente, nel modo di evadere la fiscalità impost localmente.

  13. Eudosso di Cnido scrive:

    ma qualcuno è in grado di spiegarmi come vengono assegnate le licenze dei taxi, chi le emette, quali requisiti servono, chi stabilisce il prezzo di una nuova licenza, com’è regolamentato il loro mercato e qual è il regime di tassazione?

    • fabrizio scrive:

      Le licenze sono vendute dai Comuni (concorsi a titolo oneroso). Le stesse sono trattate in un mercato secondario e il prezzo e’ deciso dal libero incontro tra domanda e offerta. Le plusvalenze da vendita sono tassate secondo il regime della “tassazione separata” come il Tfr dei lavoratori dipendenti. Gli esborsi portati in ammortamento a bilancio. I taxisti sono artigiani; sottoposti come tali rispetto la contribuzione fiscale/previdenziale

    • Agenzia Viaggi Sorso scrive:

      ci sono due tipi di licenze taxi e ncc noleggio con conducente.le licenze taxi sono in citta superiori a 10/15 abitanti .sono messe a concorso dai comuni che in base alla normativa nazionale chiedono alle regioni di ampliare il numero dei mezzi presenti nel loro territorio.i requisiti sono possesso patente di guida e abilitazione professionale iscrizione albo autisti professionisti sana e robusta costituzione fisica e mentale niente droghe o malattie no condanne .le licenze possono essere vendute dopo cinque anni o affittate ,la normativa di riferimento e la legge sul trasportio pubblico la tassazione e’ quella dello studio di settore

  14. luca scrive:

    Caro Guido Scorza,

    sono un tassista e ti scrivo anche se non sei un mio caro amico e non mi distraggo un po’: quello distratto, infatti, sembri tu e vorrei proprio provare a raccontarti che lo statuto ontologico della modernità non si manifesta al livello di realtà in cui, disinvoltamente, lo rintracci. Quelle trovate che ti hanno gabellato come innovative rappresentano soltanto l’ennesimo capitolo di un’antica attitudine commerciale che, con il progresso, ha ben poco a che fare. La crisi è dura per tutti, anche per il capitale. Il quale ha tuttavia realizzato che, in un’epoca fluida e immateriale come quella che viviamo, si può guadagnare senza investire, senza nemmeno detenere i mezzi di produzione, senza niente: basta far lavorare gli altri, applicare commissioni sul loro sforzo e vendere l’antico come moderno. Geniale, no? Meno male che hanno inventato il marketing, gli uffici stampa e, soprattutto, i jobs act, che limano le pretese di quanti faticano a intendere le magnifiche sorti, e progressive, dell’umanità.

    Ripenso a quello che scrivi e mi salta in mente un banale esempio. Tu sostieni che Booking, per dirne una, avrebbe esteso anche la mia libertà. E così io ti confido un segreto: i miei genitori sceglievano l’albergo per le vacanze compulsando magnifiche guide inviate dalle aziende di soggiorno a cui li avevano richiesti. Meravigliosi bustoni recapitati un giorno nella buca delle lettere, con timbri di diverse regioni italiane e, pensa, qualche volta anche di paesi stranieri. Poi mamma telefonava per sapere se c’era posto e prenotava. Fine. Inizio della vacanza. Non ho ricordo di aver mai sudato afose estati cittadine domandandomi quando qualcuno avrebbe finalmente inventato Booking. Forse eravamo davvero avanti, chissà. Eppure pensa che oggi faccio, circa, come allora. Internet, sito dell’albergo e prenotazione diretta, con soddisfazione dei proprietari dell’hotel, che non devono pagare commissioni a Booking, e mia, visto che spesso mi girano parte del loro vantaggio economico. Non ti pare infinitamente più equo e moderno così? In effetti, a pensarci, è però meno sharing: dividiamo in due quello che tu proponi di dividere in tre con Booking…

    A questo punto complichiamo un poco il ragionamento. Perché tu, a sostegno delle tue argomentazioni, mobiliti idee altamente simboliche: modernità, progresso, sviluppo tecnologico. Personalmente, non riconosco loro, a priori, implicazioni soltanto positive. Ma è vero che la maggior parte delle persone connette a quelle idee un alto valore. Tu lo sai e prendi la scorciatoia: fare appello a parole valigia, di quelle che contengono tutto e stanno bene a tutti, così che ognuno sarà disposto a riconoscerti una ragione che, in realtà, è solo apparente. Ricordi i Persuasori occulti di Vance Packard? Hai letto, immagino, il Trattato dell’argomentazione di Tyteca e Perelman? Non ti stupirai, quindi, se mi permetto di fare appello a motivazioni più fondate sulla realtà e meno sull’esigenza di convogliare il consenso là dove è richiesto, un po’ come fa il proverbiale villano con l’asino del padrone. E’ giusto sostenere, come fai, che la legge non è scolpita su tavole di pietra. Infatti, contrariamente a quanto scrivi, le norme che regolano il settore taxi sono state aggiornate più volte negli anni, proprio per recepire le diverse istanze del contesto economico e sociale. Alla base della produzione normativa, restano però sempre, e per fortuna, i principi. Quelli che, malgrado tutto, ci portiamo dietro da troppo tempo per poterli liquidare come vetusti privilegi corporativi. Idee non meno robuste di quelle a cui fai riferimento tu. Responsabilità sociale delle imprese, equa contribuzione di ognuno agli oneri fiscali, previdenziali e sociali, per dirne alcune. Ti faccio incidentalmente notare che si tratta di principi meritevoli di tutela costituzionale, nel caso avessi dubbi circa la loro rilevanza. Non si può proprio dire che l’attività che tu difendi sia compatibile con la tutela di queste idee, le quali definiscono ancora il perimetro di una società civile e inclusiva. Naturalmente non per tutti si tratta di principi tanto buoni e da sempre c’è chi lotta per far sì che le garanzie a vantaggio di tutti siano ristrette a pochi. Ti stupirà leggere che non sono certo i tassisti a battersi per restringere il perimetro del sociale. Loro pagano le tasse, anche sulla cessione delle licenze, oltre ai contributi sociali e assistenziali. Quanto pagano i driver di Uber? Come contribuiscono al mantenimento di un sistema dal quale anche loro traggono benefici? E Uber cosa paga? Tasse, contributi? Se fossero obbligati a operare in un contesto normativo rispettoso delle regole valide per ogni altra attività economica, e quindi con regole socialmente compatibili, resterebbero davvero tanto smart? Sicuro che tali servizi sappiano garantirti da sorprese anche quando e dove non ne vuoi, per esempio quando sei in stato di necessità? Nel mio desueto universo sociale il lavoro delle persone mantiene una dignità incompatibile con la precarietà; lo stato sociale non è sperpero di risorse ma impiego di forze comuni per garantire il pieno dispiegamento della libertà di ognuno, posto finalmente al riparo dai guasti tipici della condizione umana: la malattia, la vecchiaia, la debolezza; i servizi pubblici non generano inefficienza per definizione, ma sono al contrario garanzia di equità nella soddisfazione di bisogni essenziali: lasciare che siano gestiti male per privatizzarne la gestione e mettere a profitto la relativa domanda non sposta di un millimetro la questione.

    Davanti a tutte queste motivazioni mi chiedi di osservare il Tom Tom sul cruscotto per convincermi del fatto che sbaglio. Ma se mi lasciassi convincere da un navigatore dovrei anche ammettere che un coltello legittimava Jack lo squartatore. Il che non mi sembra condivisibile.

    Ti saluto perché esco molto la sera, persino quando è festa.

  15. fabrizio scrive:

    @emand La duregulation dei taxi nn funziona,coda risaputa in letteratura,dai regolatori di tutto il mondo e confermata da infinite esperienze empiriche ( es. Svezia,Olanda Irlanda 2000-2013). Tariffa amministrata,obbligo di servizio e come logica conseguenza un numero contingentato sono l’unico modo x garantire sostenibilita economica, qualita e sicurezza del servizio, se si esclude l’opzione dei sussidi pubblici come x il trasporto pubblico collettivo. Ovunque si siano liberalizzati i permessi una pletora di lavoratori marginali e part time hanno saturato il mercato. Nonostante meno attenti alla sualita del servizio hanno allontanato dal mercato gli operatori full time e le aziende piu strutturate erodendone ricavi e utili. Nn solo . Le tariffe “libere” sono state spinte invariabilmente versoo l’alto da questi operatori marginali presenti in maggioranza nei luoghi ad alta attrattivita’(zeroporti,stazioni,ecc) e inclini a comportamenti “predatori” a danno dell utenea. In sintesi peggioramento delle condizioni economiche dei driver,peggioramento della qualita del servizio e aumento delle tariffe x gli utenti. Un disastro a cui si e’ fovuto rimedizre con draconiane ri-regulation. Dopo il danno la begfa

  16. torino scrive:

    Uber e affini ma perche non v ammazzate?? Anche il fast food era innovazione ma a tutti o la maggior parte di noi piace ancora e sempre pane e salame!!!

  17. Ezio Clark Gandhi scrive:

    Ciao Guido,
    Sono d’accordo al 100% con te, se ti può rincuorare qui a Milano molti tassisti lavorano con la APP mytaxi.

    Sai Guido, Uber con le auto di rimessa è un bellissimo servizio, come anche il carsharing in tutte le sue formule, il bikesharing e tra un po’ anche lo scootersharing e in questo scenario Uberpop sarebbe fantastico, ma in un mondo perfetto.

    Caro Guido io non credo che la questione abbia a che fare con l’innovazione o la tecnologia, come vedi nessuno sta fermo, credo che sia più una questione di sicurezza e comunque in ultima analisi Uberpop non è una onlus.

    Cosa ne dici?
    Buona giornata
    Ezio

  18. Agenzia Viaggi Sorso scrive:

    vorrei conoscere la forma societaria di uber in italia il suo oggetto sociale , il suo codice ateco , quali sono le imposte che paga , il suo bilancio ,come sono assunti i dipendenti . un autista uber svolge occasionalmente un servizio al giorno paga occasionalmente le tasse dovute?

  19. Il Merlo scrive:

    Hai scritto un libro…ma non hai scritto nulla le app le abbiamo da 10 anni e migliori di quella yankee solo che fanno servizio legale e pagano le tasse…gli yankee fanno servizio illegale e sono evasori grazie del consiglio ma forse tu non prendi un taxi da minimo 11 anni quando anche noi non avevamo le app…perciò salì oggi su di un taxi e scoprirai la marea di cazzate che hai scritto….

  20. paolo scrive:

    guido scorza cambia mestiere che è meglio….anzi smetti di fare qualunque cosa tanto non ci arrivi di testa sei cerebralmente limitato,oppure sei corrotto.
    si perchè se un essere continua a difendere un gruppo lobbystico come uber non pensando che sia l’inizio della fine del lavoro garantito dalle regole (questi sono un caporalato) vuol dire che non ci arrivi o ancora peggio sei corrotto percui finiscila.

  21. Stefano Magatti scrive:

    Numero chiuso? Infatti Veltroni ha rilasciato 2500 licenze a Roma. Albertini 300 a Milano. Questo dimostra che se un sindaco decide di rilasciare delle licenze non esiste numero chiuso, ah, la volevo anche informare della novità, dal 2006 con il decreto Bersani il Comune le può rilasciare a pagamento.
    Certo, c’è un minimo di coingentamento , del resto se è il Comunea stesso a decidere le tariffe, deve tutelare i tassisti, fare cioè in modo che con quelle tariffe sopravvivono. Vede la differenza tra qualsiasi altra attività è che il tassista non può fare i prezzi che vuole (avreste solo da perderci) non può materialmente oltre che legalmente, fidelizzare la clientela, ha l’obbligo del servizio. Assurdo paragonarlo ad un negoziante. La Bolkestein, questa sconosciuta.

  22. Stefano Magatti scrive:

    Sharing economy? Evasione totale è mancanza di regolamentazione.
    Inutile utilizzare termini anglofoni per nascondere l’abusivismo.

  23. Ago7 scrive:

    Non lo so sig. Scorza, lei ci tratta prima da simpatici buon temponi, per finire a dei trogloditi del giurassico, certo le nostre innovazioni, non sono mai andate al passo della Svezia, della Norvegia ecc. ecc. ma subito dopo c’eravamo anche noi, del resto qui in Italia tutto arriva un attimino più tardi. Ma questa volta sig. Scorza, proprio riguardo le ultimissime tecnologie riguardanti il settore taxi, non siamo arrivati secondi a nessuno, le “App” già erano in uso da noi prima che arrivasse Uber, solo a Roma c’erano due applicazioni, una del Comune di Roma, la “060609” già in vigore da quasi due anni e l’ultima del Radiotaxi 3570, la “IT.TAXI”. Il problema, sig. Scorza è stato la pubblicità che ci ha negato quella visibilità che ci era dovuta, quest’ultima, sig. Scorza costa carissima e già ci eravamo indebitati alla grande per mettere su queste App. che non ci è stato possibile allargarci, cosa che per Uber non ha trovato ostacoli, con i megafinanziamenti che ha dalla Goldman Sachs e Google…. Sig. Scorza, il problema non è questo, ma ben si, il lavoro stesso che non c’è più e per i nostri governi, farci fare a tutti i tassisti per loro il costo è zero, chiudono ospedali, fabbriche, piccole imprese….. Giustamente facciamogli fare a tutti i tassisti. Poi arriva Uber, con le spalle belle grosse, e giù tutti a stendergli tappeti rossi e a nessuno può fregar di meno se Uber non paga tasse e non paga contributi ai propri autisti, pare che da quel punto di vista, il lavoro nero, piace, anche perché Uber, fa i prezzi più bassi, che strano, chissà come fa…. Sig. Scorza, forse lei ha ragione, dobbiamo dare il passo alle grandi multinazionali, cosi finalmente, fra qualche anno saremo tutti dei bei schiavi felici….e tecnologici….

  24. Ago7 scrive:

    Sig. Emandt, anche la liberalizzazione di panifici e bar a buttato migliaia di persone in mezzo ad una strada, tanti hanno perso il loro posto di lavoro. Lei mi dovrebbe spiegare, perché gli ospedali chiudono, le fabbriche chiudono, le piccole e medie imprese chiudono, la pubblica amministrazione non assume più nessuno da tanto ed è come se licenziasse e noi tassisti o i panifici e i bar, dovremmo assumere….. questo è il lavoro che è rimasto in Italia…??? Che cosa ci è rimasto da produrre sig. Emandt, Km stradali, panini e caffè….??? Siamo noi l’economia nazionale….???

  25. Agenzia Viaggi Sorso scrive:

    le agenzia di viaggi sono vive e vegete faccio il 15% dell’utile solo con gli errori dei geni internet come te che dio li mantenga in salute che a loro insaputa prenotano hotel e voli e servizi ad minchiam. non possiamo considerare clienti perso le persone interessate solamente a un euro di risparmio che domani cercheranno ancora un ulteriore risparmio.ci sono poi i clienti veri quelli che cercano professionalita servizi attenzione al particolare ed a questi che rivolgiamo le nostre attenzioni

  26. Pippoanonimo scrive:

    Le poche volte che prendo un taxi ho sempre la sensazione di essere turlupinato. Il tasssametro non parte da 0 (c’è la chiamata anche se lo prendi per strada, o il supplemento notte, o il supplemento festivo, o che altro), poi il tassametro avanza a velocità irregolare (a seconda della zona della città – a Parigi – o della velocità di marcia o di che altro), in prossimità della destinazione il tassista fa svariati giri di isolato perché è gentile e non vuole farti fare 10 metri a piedi contromano oppure farti attraversare la strada, poi finalmente arrivi ed ecco che il conto aumenta ancora (la fermata? il bagaglio, che assurdamente si paga a parte). Il tutto fa venire POCA voglia di prendere un tassì.
    Suggerisco ai tassisti di uberizzarsi. Punto di partenza e di destinazione sono noti ad un server. Il percorso ha una tariffa che deve essere quella, aumentata o diminuita di un fattore “tempo di percorrenza”, sostanzialmente conoscibile in anticipo. Il pagamento viene fatto con carta di credito e sarà il “server” a trasferire poi la somma al tassì. In questo modo si tagliano le gambe ai furbi (che tra i tassisti sono tanti), si aumenta la fiducia nel mezzo e si riconquista la fetta di clienti che sono passati ad uber.
    In generale sono contro il regime delle licenze ma non si può non dare ragione ai tassisti quando rilevano che Uber fa concorrenza sleale con tasse, assicurazione e requisiti. Dato a Cesare quel ch’è di Cesare, ci sarebbe da chiedersi perché Uber è esploso. Forse i tassì sono troppo cari? Forse i tassisti sono poco amati? Quelle 100.000 – 150.000 Euro di licenza le pagano, alla lunga, i clienti!
    Le licenze vanno abolite. Il mestiere va aperto ad un numero illimitato di operatori, come tanti altri (programmatore, segretaria, muratore). L’esercizio della professione va subordinato a certi requisiti: controllo dell’attività svolta (occasionale o sistematica), assicurazione, tasse, contributi, fedina penale, ecc.

  27. Ivan Minutillo scrive:

    Ahhh che bello quando gli articoli paraculi mascherati da difensori di un’innovazione inesistente (come se innovare fosse a prescidere un merito) vengono bellamente smerdati con tesi semplici solide e fondate dai commenti.

  28. Giadascript scrive:

    Adattare la società a Uber significa smettere di pagare le tasse, non essere identificabili, non essere formati e qualificati per il proprio lavoro. Proponete ai tassisti di essere rimborsati delle licenze, dei soldi spesi per i controlli che hanno dovuto pagare annualmente per le loro auto e di tutte le tasse versate: li convincerete. Io però, da utente, non mi sentirò più sicura di utilizzare un servizio di trasporto privato.
    Condivido quello che hanno scritto in tanti: questa non è innovazione, è solo utilizzo opportunistico della tecnologia.

  29. leones scrive:

    Caro Guido Scorza, ti scrivo questa risposta perchè mi è piaciuto il “tono con cui hai scritto questa tua “risposta” al taxista che “odia” Uber.

    Anch’io la pensavo più o meno come te e anch’io, come te, lavoro nel campo dell'”innovazione digitale”.

    Oggi però ho molti più dubbi di te e meno certezze sulla bontà delle coidette “innovazioni” digitali.

    Anzi. Più queste innovazioni prendono posto nella nostra vità e più i dubbi aumentano e prendono consistenza.

    Dubbi che vengono bene espressi nei commenti all’articolo che non trova a dire la verità molti sostenitori. Mi ha colpito a questo proposito la conclusione di Alberto Cottica che riconosce che anche se la totalità della popolazione mondiale nn fosse d’accordo queste forze impersonali (!) travolgeranno comunque tutti, per cui conclude: “inutile perdere tempo a discuterne, conviene usare le nostre forze per adattarci.”

    Sembra grecia vs europa, popoli contro la-realtà-che-non-può-essere-cambiata.

    Un incubo più che un un radioso futuro.

    E approposito di futuri radiosi: quelli li prometteva lo stato sovietico, s’è visto come è finito.

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