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La sfida dei makers: dall’educazione tecnica a un FabLab in ogni scuola

Ingegnere elettronico, imprenditore e maker. Nel 2002 ho lasciato il mio incarico da manager presso una storica azienda italiana del settore ICT per fondare la mia prima startup. Da allora, assieme ad alcuni storici compagni d’avventura, ho avviato diverse iniziative imprenditoriali occupandomi di innovazione digitale, progettazione di sistemi complessi e pianificazione strategica. Negli ultimi anni ho indirizzato le attività di ricerca e sviluppo verso le tecnologie di fabbricazione digitale e i nuovi paradigmi industriali emersi nell’ambito del movimento maker e avviato un’importante collaborazione con l’Associazione Roma Makers che gestisce il Fablab omonimo nel quartiere romano della Garbatella.

Uno dei ricordi più piacevoli che ho del periodo della scuola media è l’ora di Educazione Tecnica.

Nella mia personalissima classifica di bei ricordi di scuola, l’ora di Educazione Tecnica è al secondo posto, subito dopo la lettura guidata in classe da parte della nostra bravissima insegnante d’italiano di quel meraviglioso capolavoro che è il Gattopardo di Tommaso Tomasi di Lampedusa.

Avendo frequentato le medie appena prima della riforma scolastica del ’79 ho vissuto il periodo in cui gli insegnanti di educazione tecnica erano due: uno per i maschi e uno, anzi una, per le femmine.

Proprio così, nella seconda metà degli anni ’70 si respirava ancora l’atmosfera della vecchia organizzazione scolastica in cui nelle scuole dell’obbligo alle ragazze venivano impartite nozioni di economia domestica e propinati esercizi di arti manuali femminili come cucito e ricamo, mentre ai maschietti si fornivano nozioni di geometria pratica per poi farli esercitare con carta millimetrata e piccoli utensili come il seghetto da compensato, chiodini e martelletto, poiché l’Educazione Tecnica era anche educazione al lavoro manuale. Le alunne tra l’altro erano obbligate ad indossare un grembiule di colore nero mentre a noi ragazzi era consentito l’abbigliamento civile.

A parte l’aspetto sessista che allora non coglievo, trovavo molto divertente la parte pratica di questa materia. Mi divertiva molto realizzare fisicamente i manufatti disegnati poco prima con righello e squadra sulla carta millimetrata. Se poi c’era da collegare qualche lampadina con filo elettrico e batteria (ricordate le batterie da 4,5 volt a forma di parallelepipedo con le alette in rame una più lunga e una più corta?)… beh, quello era proprio il massimo.

NAO

La riforma del ’79 ha cancellato l’anacronistica differenziazione della materia in base al sesso degli alunni e l’ha inquadrata nel più corretto obiettivo di educazione alla tecnologia, elemento portante del moderno progresso. La parte pratica non è stata cancellata ed è diventata “esercizi pratici sperimentali”. Gli alunni, ora ambosessi, non hanno più l’obiettivo di acquisire quelle manualità utili in una futura vita domestica dove la moglie ricama mentre il marito ripara la serratura del bagno, ma quello di maturare una cognizione anche sperimentale delle nozioni tecniche studiate.

Non so cosa sia accaduto negli anni successivi ma il mio figlio più grande che oggi ha 18 anni non l’ho mai visto utilizzare un utensile per tutto il periodo della scuola media anche se la parte pratica avrebbe dovuto essere ancora in vigore. Infatti, per l’esame di terza media mia figlia, che oggi ha 16 anni, costruì con materiali acquistati dal ferramenta un simulatore di “mass damper” utilizzando un progetto che aveva visto su YouTube. (Se non sapete cosa sia un “mass damper”, detto anche assorbitore armonico, potete cercarlo anche voi su Google o YouTube come feci io all’epoca, ovviamente di nascosto poiché un ingegnere, sebbene elettronico, certe cose dovrebbe saperle.)

Dal 2009 la materia si chiama Tecnologia, sottolineando ancora meglio la sua finalità, tuttavia mi sembra che nel complesso non venga dato sufficiente peso all’aspetto pratico e sperimentale e nei confronti degli studenti non venga affatto stimolata la creatività progettuale. E’ il contrario di quello che avviene nei sistemi scolastici di molti paesi che hanno già riavviato in modo deciso il proprio processo di sviluppo economico.

Se non vogliamo perdere ancora più terreno di quello che abbiamo già perso nei confronti di altre economie occidentali è tempo di agire immediatamente e questa volta non ci sono alibi: non serve una riforma dei programmi e non servono ingenti risorse. Quello che occorre è prendere coscienza di questo problema e agire con gli strumenti e le strutture che già esistono. Utilizzare in modo opportuno le risorse disponibili, come dimostrano alcune storie recenti di cui sono stato testimone.

L’Orsa Maggiore oltre ad essere una delle costellazioni più facilmente visibili e riconoscibili, tanto da essere diventata un punto di riferimento nell’atlante celeste, è anche il nome di una scuola media di Roma. E’ una scuola non distante dal nostro Fablab della Garbatella. Gli alunni della scuola media Orsa Maggiore sono alunni fortunati.

Sono fortunati perché hanno due insegnanti di Educazione Tecnica, anzi di Tecnologia, illuminati.

I due professori, Eliana Gitto e Riccardo Grasso, (che in base ai moderni programmi insegnano a studenti ambosessi) hanno progettato insieme a due nostri tutor un programma di formazione rivolto ai docenti, finalizzato all’inserimento delle tecnologie maker nella programmazione curricolare.

Senza stravolgere il programma ministeriale, la carta millimetrata è stata sostituita con Tinkercad, un software gratuito di modellazione 3D, e LED attivati tramite Arduino hanno sostituito i circuiti fatti con le lampadine da presepe. Abbiamo portato la stampante 3d a scuola, ma soprattutto le classi terze sono venute nel nostro laboratorio per stampare gli edifici urbani che avevano progettato in gruppo, e realizzare le animazioni sonore e luminose utilizzando Arduino. In questi giorni stanno presentando il plastico interattivo del quartiere alle commissioni d’esame per una volta piacevolmente stupite.

Sono capitato per caso nel laboratorio durante la loro invasione. Ho visto chiaramente nel loro atteggiamento quel tipo di entusiasmo, interesse e divertimento che conservo nei miei ricordi dell’ora di educazione tecnica. La soddisfazione dei genitori e degli stessi insegnanti era evidente. Per molti dei ragazzi questo potrebbe essere stato l’ultimo approccio scolastico alla pratica della prototipazione e al tinkering poiché nel programma degli istituti liceali non sono previste sperimentazioni sulla tecnologia manifatturiera ed elettronica. Coloro che intraprenderanno gli studi presso un Istituto Tecnico Professionale, al contrario, frequenteranno i rispettivi laboratori. Purtroppo i laboratori degli Istituti Professionali sono attrezzati ed organizzati secondo il vecchio modello industriale di stampo fordiano: catene di montaggio, cicli di lavorazione in passaggi successivi.

Nei nuovi paradigmi dell’economia distribuita e open source le cose sono un po’ diverse. Tecniche e tecnologie si mescolano e si contaminano in modo creativo. Arte e design a loro volta contaminano e vengono contaminate dalle discipline tecnologiche.

Nel Fablab tutto questo avviene, nei laboratori organizzati secondo i principi didattici tradizionali questo non può avvenire. E’ per questo che considero il prof. Filippo Rosi dell’ITIS Faraday di Ostia un altro professore illuminato. Sono convinto che la maggioranza degli insegnanti italiani siano persone illuminate, devi essere illuminato ed eroe per essere sopravvissuto al tentativo di distruzione della scuola pubblica perpetrato negli ultimi 20 anni, o forse devi essere animato dalla passione per i propri studenti, e in questo caso per l’innovazione scolastica.

Il prof. Rosi all’inizio dell’anno scolastico ha deciso di aprire un Fablab nella sua scuola.

Ha coinvolto il dirigente scolastico, ha trovato lo spazio idoneo in un laboratorio in disuso, ha contagiato con il suo entusiasmo un gruppo di studenti e altri insegnanti, e ha avviato una campagna di crowfunding, che sarebbe una colletta ma chiamata in modo più trendy, per reperire i primi fondi. L’iniziativa era talmente bella che quando ne abbiamo avuto notizia abbiamo contatto il docente; in fondo Ostia non è così lontana da Garbatella, e poi abbiamo anche scoperto che uno dei nostri soci più attivi, Mauro Manco, è stato studente proprio in quella scuola quasi 20 anni fa, quando Rosi aveva appena iniziato ad insegnarci!

Abbiamo deciso che avremmo sostenuto questa iniziativa così coraggiosa e visionaria. Anche se il budget raccolto con la campagna di crowfunding non sarebbe stato assolutamente sufficiente per dotare il Fablab di macchine adeguate, grazie al lavoro volontario di molti Roma Makers e alle tecnologie open source che oggi esistono, abbiamo costruito per loro una stampante 3D e una fresa CNC e abbiamo organizzato dei workshop perché imparassero ad usarle. E’ stato molto bello vedere studenti e professori per una volta dalla stessa parte della cattedra ad imparare insieme!

Mentre scrivo un’iniziativa analoga sta partendo all’ITIS Marconi di Civitavecchia, con l’occasione del primo Coderdojo organizzato siamo stati invitati per parlare delle sue attività e instaurare rapporti di collaborazione con l’Istituto Tecnico industriale che intende aprire un Fablab operativo per il prossimo anno scolastico.

Sono iniziative che mettono di buonumore.

Il buonumore aumenta quando iniziative positive avvengono nelle istituzioni da parte di chi si occupa di politica.

A questo link potete leggere una mozione presentata al Consiglio Regionale del Lazio avente per oggetto: “Sostegno alla creazione di Fablab nel territorio della regione Lazio”.

Dovete leggerla.

L’incipit è molto promettente ma il testo è ancora migliore. Si parla di impiego dei fondi strutturali europei, si cita il MIT dove è stata concepita la Fab Charter che ispira ogni Fablab del pianeta, ma soprattutto si parla di scuola e di Fablab nelle scuole. E’ esattamente il tipo di mozione che avrei voluto leggere a proposito del corretto impiego dei fondi d’incentivo allo sviluppo culturale e tecnologico del territorio in cui da anni operiamo come attivisti digitali. Il firmatario è il consigliere regionale Gian Paolo Manzella, da sempre molto attivo sull’innovazione e sulla formazione legate alla creatività. Finalmente anche la politica sembra aver compreso che occorre dare un senso nuovo al concetto di sperimentazione pratica nelle ore di Tecnologia. Dovrebbe essere attivato un Fablab in ogni scuola.

Il movimento maker italiano, le reti e le associazioni che si occupano d’innovazione digitale sono da tempo impegnate nella diffusione di questa nuova cultura.

L’Italia è uno dei Paesi al mondo con la maggiore rete di Fablab sul proprio territorio.

Siamo talmente abituati a lamentarci che parlar male di scuola e politica è oramai un luogo comune. Ultimamente comincio ad essere infastidito da questo spirito di eterna e indolente rassegnazione.

Le storie che ho appena raccontato lasciano sperare che qualcosa si stia seriamente muovendo. Il cambiamento e l’innovazione per essere reali ed efficaci devono avvenire sia dal basso che dall’alto. Le persone nel loro quotidiano devono agire con spirito d’iniziativa ed entusiasmo e le istituzioni devono favorire e sostenere il cambiamento. Il Veneto ha appena investito 2 milioni di Euro in 18 Fablab sul proprio territorio, nel Lazio il Presidente Zingaretti ha annunciato la creazione di un fondo per trasformare i laboratori scolastici in FabLab dove i ragazzi impareranno a progettare e costruire.

Gli altri paesi si muovono e dobbiamo farlo anche noi. E’ una frase che ho scritto spesso nei miei post, leggerla oggi in un virgolettato attribuito al Vicepresidente della Commissione Affari Europei e Internazionali della Regione Lazio mi porta a pensare che qualcosa si stia muovendo realmente.

Quando si parla di scuola, come diceva il Maestro Manzi: non è mai troppo tardi.

STEFANO CAPEZZONE
Roma, 22 giugno 2015

Una replica a “La sfida dei makers: dall’educazione tecnica a un FabLab in ogni scuola”

  1. Filippo Rosi scrive:

    Condivido pienamente quanto esposto da Stefano Capezzone.
    Approfitto per ringraziare L’Associazione Roma Maker per il supporto offerto al FabLab (ITIS M. Faraday).
    Ho letto la mozione del consigliere Gian Paolo Manzella, ottima iniziativa, spero abbia presto attuazione.
    Nelle scuole tecniche esistono professionalità e strutture molto spesso sottoutilizzate, aprire al quartiere in orario extrascolastico non sarebbe molto dispendioso e darebbe nuovo impulso allo sviluppo e sostegno alla creatività artigiana.

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