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Rifkin: “Viviamo la terza rivoluzione industriale, l’era digitale. In Italia i Digital Champions protagonisti del cambiamento”

Economista, è presidente della Foundation on Economic Trends di Washington e insegna alla Wharton School of Finance and Commerce. I suoi corsi all'Executive Education Program vertono sul rapporto fra l'evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l'ambiente e la cultura. Attivista del movimento pacifista negli anni '60 e '70, ha fondato nel 1969 la Citizens Commission per denunciare i crimini di guerra americani nella guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation.

C’è una grande eccitazione in tutta Italia in questo momento, soprattutto tra le giovani generazioni. E il tema che sentiamo ovunque è Italia Digitale, che è molto di più di wifi gratuito, banda larga, big data e software (la condivisione di software). Sapete, ogni grande rivoluzione economica unisce tre tecnologie che creano e definiscono nuove infrastrutture per l’organizzazione della vita economica.
Nel diciannovesimo secolo, con la prima rivoluzione industriale gli inglesi hanno sviluppato il telegrafo, si è passati dalla stampa manuale a quella a vapore e, sempre a proposito di vapore, la nascita della locomotiva. In America, nel ventesimo secolo abbiamo avuto una seconda rivoluzione industriale, molto importante per i settori della comunicazione, dell’energia, dei trasporti e della logistica. Dall’energia elettrica centralizzata, al telefono, alla radio, alla televisione, e poi, con l’uso del petrolio, la nascita dei motori a combustione interna che Henry Ford porterà in strada con la fabbricazione di automobili, autobus e camion.

Siamo ora alle porte di una terza rivoluzione industriale, ed è molto emozionante seguirne lo sviluppo in Italia e in tutta Europa.

Si tratta di una nuova convergenza nel campo della comunicazione, dell’energia, dei trasporti e della logistica.

Credits: fieldservicenews.com

Credits: fieldservicenews.com

Tutti utilizziamo Internet: sui nostri smartphone, computer portatili, software… E con Internet pienamente dentro la comunicazione (digitalizzazione), le energie (rinnovabili) e dei trasporti e della logistica (automazione e trasporto senza conducente), stiamo andando verso una sorta di “super-Internet”. E’ questa la nuova piattaforma chiamata “Internet of things”, e ciò che sta accadendo è che stiamo incorporando sensori in tutti i dispositivi, ogni macchina, ogni apparecchio, così quei sensori possono monitorare l’attività economica in tempo reale in tutta l’Italia e rispedire a questi tre “Internets” che si fondono: comunicazione, energia e trasporti. Cosa significa? Vuol dire che tutti coloro i quali in Italia hanno accesso a uno smartphone e ad un servizio possono salire a bordo di questo nuovo Internet degli oggetti e vedere i dati che incidono sulla “catena del valore”.

Tutti noi abbiamo una catena del valore in cui dividiamo l’attività economica, producendo, consumando e riciclando. Quindi, diciamo che se in Italia sei una piccola o media impresa, un’organizzazione no-profit, o anche una associazione di quartiere, è possibile andare su questa nuova piattaforma e guardare tutti i big data che interessano la vostra catena del valore economico. È quindi possibile utilizzare i propri strumenti di analisi per creare propri algoritmi applicazioni, in modo da poter aumentare notevolmente l’efficienza aggregata. E ogni passo permetterà di aumentare la produttività e ridurre il costo marginale. In questo modo potremo fare e condividere, anche gratuitamente: è per questo motivo che si sta sviluppando anche la cosiddetta sharing economy.

Quindi, quando si parla di Italia digitale, stiamo davvero parlando di una rivoluzione che si estende ben oltre il wifi gratuito, la banda larga e i big data.

Stiamo già vedendo la prospettiva di questa rivoluzione digitale con le energie rinnovabili. Adesso molti italiani stanno installando i pannelli solari nei loro edifici, le turbine eoliche nelle loro campagne, le pompe di calore geotermiche. E una volta che si paga per il costo fisso di tali tecnologie, i costi marginali di produzione tali energie sono prossimi allo zero. Perché il sole non invia la fattura all’Italia, il vento e il calore geotermico non inviano una proposta di legge. Tutti noi possiamo iniziare a produrre le nostre energie rinnovabili nelle nostre case, uffici, fabbriche e nei quartieri e poi venderne a chi ne ha bisogna in una sorta di “Internet dell’energia”, una energia digitalizzata, che possiamo condividere a un costo marginale vicino allo zero in tutta Italia e in tutta Europa.

Veniamo al trasporto e alla logistica.
Oggi abbiamo il car-sharing, e con l’integrazione della tecnologia GPS in un sistema di trasporto digitalizzato, soprattutto le generazioni più giovani riescono a condividere la mobilità, muovendosi in maniera più sostenibile. Facciamo un esempio per chiudere il cerchio della terza rivoluzione industriale: la stampa 3D. Oggi possiamo stampare un oggetto, alimentando le nostre stampanti con la nostra energia rinnovabile (con nessun costo marginale), per poi condividere il materiale stampato su un sistema di trasporto che è gestito da veicoli elettrici (anche questi a bassissimo costo marginale).

Il senso di questo ragionamento è che la rivoluzione digitale sta per cambiare ogni aspetto della società italiana.

Sarà democratizzata la vita economica e al tempo stesso l’Italia sarà resa più sostenibile e sarà permesso ai giovani di andare avanti e di creare nuove opportunità imprenditoriali, facendo ripartire l’occupazione.

Per questo sono molto fiducioso che i Digital Champions in tutta Italia possano iniziare a creare le basi, il quadro, per trasformare in questo verso l’economia. Quindi, le mie congratulazioni a tutti i campioni digitali italiani: è giunto il momento di trasformare l’Italia e rendere l’Italia un fiore all’occhiello per il resto d’Europa e del mondo.

JEREMY RIFKIN
Bethesda (Maryland), 26 maggio 2015

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