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Cosa cambia se l’e-commerce incontra l’intelligenza artificiale (e interagisce con noi)

Economista e saggista. Mi sono occupata in modo approfondito dello studio dei sistemi finanziari ed economici attraverso cui il terrorismo gestisce le proprie reti organizzative in tutto il mondo. Nata e cresciuta a Roma, vivo da molti anni nel Regno Unito, a Londra.

Stabilito che lo smartphone è l’accessorio elettronico più importante a nostra disposizione, la domanda che molti giovani imprenditori si pongono è come sfruttarne e massimizzarne l’uso a scopi di profitto.

In altre parole, quali sono le aree ancora vergini per le startup tecnologiche?

La risposta è facile: l’industria dei servizi online e l’e-commerce. Se poi si riuscisse a combinare questi due settori ancora meglio. E’ quello che Magic pensa di fare con il lancio del concierge digitale, che in realtà di digitale ha ben poco poiché’ non è un’intelligenza artificiale ma una persona vera.

Credits: bigpresenceagency.com

Credits: bigpresenceagency.com

Il settore dell’assistenza personale online non è poi così vergine: c’è Siri della Apple, Cortana di Microsoft e Now di Google, tutti servizi da smart-phone dove il consumatore può interpellare l’intelligenza artificiale e ricevere risposte ai propri quesiti.

Definito “conversational commerce” perché’ l’interazione, anche se mediata, avviene tra persone umane, il settore dei concierge digitali è però diverso perché’ più specifico e personale. Anche qui, in ogni caso, Magic dovrà fare i conti con la concorrenza di GoButler, Operator e Fetch. In tutte queste applicazioni le richieste vengono inoltrate e processate elettronicamente ma la risposta finale ha bisogno della partecipazione di uno o più individui.

Secondo alcuni investitori questo non è un bene: sostengono che man mano che ci addentriamo nel XXI secolo l’intelligenza artificiale sarà sempre più efficiente di quella umana. Ne consegue che investire in startup che richiedono la partecipazione dell’uomo non è una buona idea.

Credits: techcrunch.com

Credits: techcrunch.com

Chi muove queste critiche sostiene anche che in futuro più di un marchio di riconoscimento ciò che conterà è la solidità del collante che lega le diverse parti della filiera elettronica, gli accordi, tra le parti, che garantiscono un livello minimo di performance ed il livello di integrazione tecnologica che permette di catturare, processare e completare gli ordini. E’ chiaro che chi ha un accesso preferenziale ad un motore di ricerca rispetto a chi non lo ha è avvantaggiato.

Stabiliti gli accordi di cooperazione, in un futuro non troppo lontano tutte le funzioni dell’assistenza personale potranno essere svolte dagli algoritmi, piuttosto che dal cervello umano, più velocemente e con meno spesa.

Fetch, che ha iniziato come personal shopper ma si è sviluppato come personal assistant, sembra aver capito questi principi ed ha appena aggiunto una nuova applicazione per l’Apple Watch. I clienti potranno impartire al proprio telefono gli ordini che questo tradurrà in un testo processato dall’intelligenza artificiale. Il risultato viene fornito ad un concierge vero che la rifinisce per poi completare la risposta. L’obiettivo di lungo periodo di Fetch è perfezionare l’algoritmo fino a poter fare a meno dell’interazione con il concierge.

Altro problema per le startup dell’industria dell’assistenza virtuale è evitare che la telefonia di Apple o Google o le applicazioni dei social media, come Facebook, offrano ai propri clienti servizi analoghi a costi più bassi o con un’efficienza maggiore di Fetch, Magic e così via.

Quindi, questo è un settore con tante opportunità ma anche con potenzialmente una concorrenza spietata.

LORETTA NAPOLEONI
Londra, 28 maggio 2015

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