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JurisWiki, così un avvocato ha reso open le banche dati giudiriche

Bibliotecario digitale (qualsiasi cosa voglia dire). Ho studiato matematica, leggo un sacco e ho un blog che aggiorno poco. Dal 2006 sono amministratore in Wikisource, dal 2010 nel board di Wikimedia Italia. Lavoro nell'ambito dell'open access per l'Università di Bologna. Chiamo tutto questo "costruire accesso alla conoscenza", e penso sia una gran bella cosa.

Qualche giorno fa, il web ha dato il benvenuto ad un nuovo progetto open data: JurisWiki.it, la prima piattaforma collaborativa e open per l’informazione giuridica. JurisWiki è un sito web che raccoglie, in un unico luogo, tutte le sentenze rese disponibili liberamente dalle principali corti italiane, straniere e internazionali, e le rende facilmente reperibili e fruibili senza vincoli di copyright o barriere di accesso.

In questo modo, avvocati, giudici, commercialisti e privati cittadini possono avere facile accesso a centinaia di migliaia di sentenze.

Ma non solo.
JurisWiki, come dice il nome, è basato anche sul crowdsourcing: come sui wiki, chiunque può caricare nuove sentenze oltre alle diverse decine di migliaia già inserite dallo staff del progetto. Gli utenti possono anche contribuire perfezionando e commentando i provvedimenti, scrivendo massime, aggiungendo annotazioni e inserendo link ad altri provvedimenti o testi legislativi.

Il progetto nasce da un’idea di Simone Aliprandi, avvocato attivo nel settore proprietà intellettuale e diritto ICT, conosciuto in rete per le sue iniziative di divulgazione in ambito open, come i libri e gli articoli dedicati alle Creative Commons. Simone è un giurista e si è sempre occupato di temi come open access e open data. Era naturale che queste due anime si incontrassero sul tema del libero accesso all’informazione giuridica. Tema che forse interessa a pochi, ma come l’accesso aperto alla letteratura scientifica riguarda quello che dovrebbe essere un bene comune (le sentenze dei giudici, per legge in pubblico dominio) che spesso viene “rinchiuso” in database proprietari e venduto a caro prezzo.

 screenshot-juriswiki4

Il mercato delle banche dati giuridiche in Italia è infatti un oligopolio di circa tre o quattro grandi editori e di altri soggetti più piccoli che offrono servizi più verticali e limitati. Si tratta di immense banche dati che in verità non contengono solo i testi dei provvedimenti giurisdizionali, ma anche il loro commento da parte dei giuristi specializzati, le massime estratte, il collegamento con la normativa vigente e con le riviste giuridiche.

Il lavoro dunque è certamente complesso, richiede forti competenze e investimenti. Questi database sono stati commercializzati per anni sotto forma di CD o DVD e nell’ultimo decennio si sono spostati sul web, con un accesso rigorosamente a pagamento. Pur non essendoci un copyright sui testi delle sentenze (grazie all’art. 5 legge 633/1941) esiste però un copyright su tutto il resto, e vi è comunque un diritto sui generis sull’organizzazione del database.

Le case editrici vantano dunque, legittimamente, dei diritti su queste loro opere. D’altra parte, il web è pieno di testi parziali o integrali di sentenze (esistono infatti vari siti di informazione giuridica), e da qualche anno le stesse corti hanno messo online i testi sui loro siti ufficiali.

Quello che non esisteva era un unico collettore di questi documenti, che li organizzasse secondo un unico standard e li rendesse il più accessibili possibile, con un esplicito approccio open.

JurisWiki riempie questa lacuna, con un dichiarato spirito “open data” e un’impostazione di sito collaborativo aperto alla contribuzione di chiunque.

È dunque immediato fare il paragone fra JurisWiki e public.resource.org, il progetto americano che cerca di fornire ai cittadini statunitensi accesso all’informazione giuridica, “racchiusa” nel database proprietario PACER. La lotta contro PACER fu uno dei grandi successi di Aaron Swartz, e il primo vero scontro con le autorità americane: fu per colpa di uno script che scaricò le leggi da PACER (leggi in pubblico dominio), che Swartz venne “attenzionato” dall’FBI.

Simone Aliprandi

Oltre le difficoltà tecnologiche e di catalogazione, dal punto di vista giuridico i dubbi più grandi riguardano il copyright e la privacy. Quest’ultima è sicuramente più problematica, dato che non esiste consenso unanime sulle modalità con cui gestire i dati personali contenuti in questi documenti (come spiegato in questo articolo scritto dallo stesso Simone).

Infatti, benché il sito sia stato messo online solo il 21 aprile scorso, Simone è stato costretto ad oscurare momentaneamente tutti i documenti provenienti dalla Corte di Cassazione (più di 400 mila sentenze) dopo la segnalazione di alcune falle nel sistema di oscuramento dei dati personali presenti. Falle che – è importante precisarlo – dipendono non da JurisWiki ma dalla fonte originaria, cioè in questo caso dalla stessa Cassazione, che continua a diffondere quei dati personali sensibili sul suo sito ufficiale. Il tema ha generato anche un interessante scambio di opinioni su Twitter tra Aliprandi e l’ex Garante Privacy Pizzetti.

In attesa che si sciolgano anche questi nodi, non possiamo che salutare con favore la nascita di un portale che faciliti l’accesso dei cittadini alle leggi e alle sentenze: nel complesso rapporto fra l’informazione, potere e democrazia, l’informazione giuridica gioca sicuramente un ruolo di primo piano.

ANDREA ZANNI
15 maggio 2015

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