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Perché le startup fintech servono come il pane alle persone, alle imprese, al Paese

Direttore Generale di Che Banca!. Costruito professionalmente nel marketing di Procter & Gamble, dove ho lavorato per anni nell'headquarter europeo. Sono di fatto un uomo di azienda con naturale passione per l'innovazione legata allo sviluppo del business, un market maker ed un innovation builder direi, con diverse innovazioni di prodotto e di mercato nel carnet. Puoi trovarmi su twitter, flipbboard e quora.

Servono all’Italia come il pane. Spesso sono l’ultimo miglio, quello che ti consente di connettere venditori e fornitori di servizi ai propri clienti. Altre volte sono il primo miglio, quello che ti consente di partire, di essere efficiente, competitivo, di stare sul mercato. Infine possono essere anche il backbone, la spina dorsale su cui sviluppare offerta e servizi in modo rapido, efficiente, evoluto.

Ecco cosa sono le startup fintech, quelle che attraverso la digitalizzazione dei servizi finanziari e bancari possono contribuire in maniera determinante a fare la Nuova Italia, quella che si scrolla di dosso decenni di immobilismo.

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Qualche esempio? Come l’Italia potrebbe beneficiare di diffusi sistemi di pagamenti online, anche della Pubblica Amministrazione, generalmente usati da tutti, la Digital PA passa anche per qui. E le Smart Cities, con lo sviluppo di pagamenti e wallet mobile che interagiscono in vario modo tra fornitori e utenti. Basta pensare a cosa ha combinato la Oyster Card a Londra, dove l’80% del ticketing dei trasporti pubblici passa attraverso questa Carta contactless (ne sono state emesse oltre 10 milioni).

Dai pagamenti in app al crowdfunding con le startup fintech

Se Uber Pop si può pagare direttamente sull’app perché non i taxi? E infatti è appena partito un primo servizio analogo in Italia, ma anche i bus potrebbero essere pagati così e molto di più. E la sanità? In Lombardia esiste una carta regionale dei servizi con tanto di chip e codice fiscale, ma con questa non si paga – che occasione persa – eppure ci vorrebbe poco. Quanta efficienza e anche quanta evasione si potrebbe recuperare con la diffusione dei  pagamenti elettronici e sopratutto mobile.

Ancora, le fintech possono cambiare il modo in cui si finanziano imprese e persone

Il crowdfunding in Italia è partito con molto entusiasmo. Ma l’equity crowfunding Italiano ancora fa fatica a decollare. Eppure le imprese ne avrebbero bisogno, proprio le stesse startup che molto spesso fanno fatica in italia a trovare finanziatori. Il potenziale c’è: gli Italiani avevano già investito su Kickstarter, la prima piattaforma di crowfunding al mondo, circa 4 milioni di dollari fino a marzo 2014.

Una legislazione anche in questo caso da semplificare, una maggiore intelligenza imprenditoriale di chi cerca finanziamenti potrebbe fare il resto, far girare i soldi sull’Italia, trattenerli qui, magari per spingere proprio l’internazionalizzazione del made in Italy –quanto siamo amati all’estero – e girare i flussi finanziari fortemente a nostro favore, invece che finanziare noi imprese targate USA.

Renaud Laplanche, CEO di Lending Club. Fonte: Bizjournals.com

Renaud Laplanche, CEO di Lending Club. Fonte: Bizjournals.com

Il P2P lending, sostenuto da piattaforme digitali di instant and digital risk scoring evolute, potrebbe fungere da forte stimolo per il finanziamento diretto di persone e imprese. In USA la sola Lending Club – la cui IPO di pochi giorni fa è stata il maggior successo di una tech company al NYSE nell’anno – ha intermediato finanziamenti a individui tramite la propria piattaforma on line per oltre 6 miliardi di dollari negli ultimi due anni e mezzo. Tutto per finanziare persone. Il P2P lending può anche finanziare imprese, un altro strumento digitale a sostegno dell’economia, su un need altamente sentito in Italia, dove il sistema bancario, alle prese con alte e crescenti sofferenze e problemi patrimoniali, fa fatica a riprendere il ritmo necessario.

Cosa dire delle startup fintech specializzate nel mondo del digital advisory per gli investimenti. Siamo un Paese dove la previdenza pubblica pesa per oltre il 16% del PIL, serve creare un forte previdenza integrativa privata, che ancora oggi fatica a svilupparsi. I motori digitali di asset allocation e le piattaforme di digital advisory possono fornire un incredibile strumento a supporto della pianificazione della propria pensione integrativa, tagliando via molte delle paure e delle inefficienze che ci sono e risolvendo forse il piu’ grosso punto interrogativo dei prossimi 20-30 anni sul nostro Paese.

I vincitori del contest Che Banca!

I vincitori del contest Che Banca!

Per finire anche sull’Identità Digitale le startup fintech possono correre in aiuto: in Italia ci sono già 20 milioni di conti correnti online già identificati e con tanto di credenziali digitali. Non sarebbe così complesso far diventare tutto questo una prima piattaforma di Digital ID, collegata a codici fiscali e posizioni INPS, come già avvenuto in altri Paesi, un volano fortissimo per abbattere costi e burocrazia.

Tutte queste soluzioni sono alla portata, possono essere fornite dalle fintech italiane, anche per creare e trattenere ricchezza all’interno del Paese

Le nostre fintech sono già operanti in tutti i vari ambiti segnalati con soluzioni avanzate. Il mondo fintech italiano è sempre stato tra i più evoluti, molti sono gli esempi di innovazione e leadership di stampo nostrano. In più c’è pronto un gruppo di oltre 80 startup fintech made in Italy – come si è visto al contest verticale di CheBanca! –  che stanno crescendo, pronte a digitalizzare e rendere efficiente l’Italia, a coprire le miglia che mancano per creare un futuro migliore. Come sempre serve visione, pensiero positivo, unità di intenti e voglia di fare.

ROBERTO FERRARI

MILANO, 21 GENNAIO 2015

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