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Nel mondo nuovo delle start up guardiamo a Germania e Cile

Giornalista freelance, scrivo di nuove tecnologie, IT Governance, open source, Web 2.0 e digital divide. Sono responsabile, per la rivista Data Manager, della rubrica “CIO Evolution”. Sono anche segretario del Comitato Tecnico Scientifico di Technologybiz.

Il mondo che ci circonda è caratterizzato da una crisi che non ha intenzione di finire. In questo scenario tutto cambia e può capitare che settori tradizionali come l’artigianato o il manifatturiero abbiano vita nuova grazie al contributo delle tecnologie che, di fatto, rendono possibile innovare settori tradizionali.

Nuovo mondo o nuova economia o forse ancora meglio economia della conoscenza: qualcuno definisce così questo fenomeno che va oltre l’applicazione delle tecnologie, e che riguarda una nuova filosofia di vita che mette al centro la condivisione e le competenze

L’inchiesta di Report di Michele Buono che andrà in onda domenica 7 dicembre alle 21:45 su Rai3 racconta – attraverso un viaggio in giro per il mondo – quello che sta succedendo e quello che succederà nei prossimi anni. Ne ho parlato con Michele che mi ha raccontato anche qualche anteprima.

Michele Buono: Fonte: Report.rai.it

Michele Buono: Fonte: Report.rai.it

Michele Buono: il concetto di crisi (dal latino crisis: separazione e per estensione preferenza, decisione, giudizio; krisis in greco) è rappresentativo di un particolare momento di svolta nella vita a cui normalmente attribuiamo un significato negativo e che invece può acquisire un’estrema importanza se osservato da un punto di vista interiore. La crisi segna sempre un punto di passaggio cruciale in cui o l’individuo riesce ad esprimere la sua capacità di reazione oppure soccombe agli eventi. In questa fase storica ci troviamo alla fine di un ciclo economico e all’inizio di un nuovo ciclo, siamo sulla frontiera e l’innovazione è il protagonista di questa fase storica creando di fatto nuove opportunità per aziende ed individui”.

La visita di Angela Merkel ad una startup berlinese. Fonte: .Zimbio.com

La visita di Angela Merkel ad una startup berlinese. Fonte: .Zimbio.com

Per fare ciò sono necessari però alcuni requisiti minimi, direi abilitanti, che possano permettere a tutti gli attori della filiera dell’innovazione di rendere al massimo delle loro possibilità. L’attuazione di queste requisiti diventa di fatto il volano economico necessario per uscire da questa fase di recessione economica. In Italia abbiamo parlato spesso di ecosistema, ma cosa serve per realizzarlo? Quali sono gli ingredienti necessari? Michele con il suo reportage cerca di rispondere a queste domande raccontando cosa avviene nel mondo. La sua inchiesta parte dall’Europa di Berlino per arrivare al di là dell’oceano in Cile, e poi in Silicon Valley.

Berlino

Michele Buono: “Solo cinque anni fa a Berlino non esisteva una scena delle start up, oggi ci sono invece circa 50.000 start up. Qual è il segreto? Le politiche messe in atto dalla Germania per favorire in primis  l’afflusso di cervelli dagli altri Paesi, a Berlino costa poco un affitto, si vive bene, i trasporti pubblici funzionano ed i costi non sono altissimi, tutto ciò unito al fatto che sia una delle capitali europee più attraenti  ha accelerato il processo. Tutto ciò mi è stato confermato dagli italiani presenti lì che hanno fondato l’associazione Digitaly.”

Si tratta di un gruppo con circa mille iscritti che favorisce un continuo interscambio d’informazioni tra i membri (per aderire bisogna spiegare il motivo e far parte o essere in procinto di far parte dell’habitat di Berlino), quindi chi ha più esperienza aiuta chi è appena arrivato.

Uno degli eventi di Startup Chile. Fonte: Thisischile.cl

Uno degli eventi di Startup Chile. Fonte: Thisischile.cl

Per capirne di più su Startup Chile Michele ha incontrato Paolo Privitera, CEO di Pick1 e primo italiano a partecipare a questo programma che erogava 40mila dollari a fondo perduto per 1000 progetti accolti in un programma della durata di 6 mesi, senza richiedere nessuna equity  e senza obblighi di aprire un’azienda in Cile o di assumere cileni. Michele Buono: “La cosa interessante del Cile è il ruolo svolto dal Governo che non avendo un tessuto imprenditoriale basato sulle industrie ha deciso di puntare sull’economia della conoscenza e quindi sulle start up. In quest’ottica va inquadrata anche la recente riforma scolastica della neoeletta Bachelet. Guardando il quadro generale, questo programma è importante per l’economia cilena in quanto l’imprenditorialità è un elemento chiave se il Cile vuole essere un paese sviluppato”.

La Silicon Valley continua ad essere la punta di diamante dell’intero sistema, attirando capitali e favorendo la nascita senza soluzione di continuità delle start up a più alto potenziale di crescita

Michele Buono: “La California ha saputo reagire alla crisi economica dovuta alla fine del primo ciclo economico che ha visto protagonista l’industria hardware, mettendo al centro degli sviluppo l’industria software. Tutto ciò è stato favorito dall’intero ecosistema che vede ognuno giocare la sua partita sia esso Stato, Università o Aziende.”

E l’Italia? Cosa ci manca per raggiungere questi risultati e cosa sta accadendo nel nostro Paese. Il reportage di Michele dimostra attraverso alcune testimonianze di eccellenza che in realtà non manca nulla esistendo di fatto alcune eccellenze mondiali nate e sviluppatesi in Italia forse quello che manca è uno Stato che ancora di più investa in questo settore e che armonizzi le tante iniziative già fatte.

Michele Buono:Sull’equity crowdfunding siamo stati i primi ad agosto 2013 a redigere una legge per regolamentare questo settore, battendo sul tempo anche gli Stati Uniti. Però se poi si va a verificare quali sono le reali iniziative si ha una doccia fredda: sul portale ci sono ad oggi solo due progetti finanziabili. Per far decollare l’equity crowdfunding all’italiana manca solo una cosa, ma decisiva: il crowd, la folla di persone pronte a investire cosa che invece c’è negli Stati Uniti, che sono partiti dopo ma che fin dall’inizio hanno macinato numeri importanti”.

In Italia però è importante il fermento e l’attivismo che arriva dalle community presenti sul territorio che dal basso spingono progetti innovativi verso la ribalta nazionale

Alcuni casi raccontati dall’inchiesta sono legati alla ricerca dell’Università di Parma nel settore automotive con il Progetto ARGOun team guidato dal professore Alberto Broggi sta realizzando l’auto del futuro, un veicolo automatico Automatic Vehicle Driving (AVD). Un’altra realtà raccontata nella trasmissione è Vodiscaassociazione di Scampia che da anni lavora sul territorio napoletano per offrire ai giovani possibilità di futuro attraverso la promozione di attività legate allo sport, al teatro, all’editoria. Ha ormai da tempo acquisito la casa editrice Marotta&Cafiero e ha una scuola calcio che vede la partecipazione di centinaia di ragazzi sul territorio. Recentemente ha aperto un’agenzia di comunicazione ed una libreria, ed offre anche possibilità sportive nel mondo del rugby. Vodisca  ha già pubblicato con il Crowdfunding oltre 30 libri, realizzato spettacoli teatrali sostenendo così un progetto ben più ampio di impegno sociale e riqualificazione. E’ Produzioni dal Basso la piattaforma scelta per realizzare i loro progetti.

L'inaugurazione della fattoria didattica per bimbi disabili aperta con Vodisca. Fonte: Ilmondo.tv

L’inaugurazione della fattoria didattica per bimbi disabili aperta con Vodisca. Fonte: Ilmondo.tv

Il progetto Fabtotum  è invece  la storia di una rivoluzione tutta italiana nel mondo delle stampanti 3D. Due ex studenti di architettura, ancora under 30, Marco Rizzuto e Giovanni Grieco hanno raccolto con una campagna di crowdfunding su Indiegogo quasi 600.000 dollari per realizzare una stampante 3D all-in-one un vero e proprio laboratorio portatile in quanto stampa, fresa e scansiona.

Nel suo viaggio nell’innovazione italiana Michele ha visitato anche I3P – Incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino, lo spazio di coworking Login. Ne è uscito un viaggio nell’Italia che innova. Non ci resta che guardalo insieme. 

 ANTONIO SAVARESE

NAPOLI, 5 DICEMBRE 2014

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