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Il futuro dell’Europa è la Scienza. Per questo la nostra priorità adesso deve essere l’Etica

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Il 7 e 8 ottobre la Commissione Europea, con la partecipazione delle autorità portoghesi e il sostegno della Champalimaud Foundation, ha organizzato a Lisbona una conferenza di alto livello intitolato The Future of Europe is Science. Il Presidente della Commissione Europea, il portoghese José Manuel Barroso, ha inaugurato l’incontro. E io ho avuto l’onore di presentare uno dei discorsi di apertura.
L’obiettivo esplicito della conferenza era duplice. Da un lato provare a fare un bilancio delle conquiste in scienza, ingegneria, tecnologia e innovazione durante gli ultimi dieci anni. Dall’altro esaminare le potenziali opportunità future che questi quattro elementi potrebbero portare in Europa, sia in termini economici (crescita, lavoro, nuove opportunità per le imprese) che in termini di benessere (benessere individuale e anche nel suo insieme).
Uno degli aspetti più interessanti era la presentazione dell’ultimo rapporto intitolato “Il futuro dell’Europa è la scienza”, promosso dallo STAC, ovvero The PresidentScience and Technology Advisory Council. La relazione affronta interrogativi di grande rilievo: Come manterremo la salute? Come vivremo, impareremo, lavoreremo, e interagiremo nel futuro? Come produrremo e consumeremo e come gestiremo le risorse? Inoltre cerca anche di proporre uno schema sulle sfide principali che l’Europa dovrà affrontare nell’arco dei prossimi quindici anni. E’ ben scritto, chiaro, basato sui fatti e convincente. Consiglio una lettura e nel frattempo vorrei evidenziare in particolare tre punti.

Pensare con scienza e tecnologia

Per prima cosa è molto rassicurante vedere che il rapporto tratta la scienza e la tecnologia come due cose interconnesse e di pari importanza. Lo dà per scontato, ma chi è ancora bloccato in una dicotomia greca tra sapienza (episteme, scienza) e semplice tecnologia (techne, tecnologia) si stupirà. E’ un divorzio non voluto dalla “coppia”, però è ancora imposto in contesti dove le scienze applicate, come ad esempio la fisica e l’ingegneria, sono considerate una Cenerentola. Durante il mio discorso ho descritto Galileo Galilei come uno scienziato paradigmatico che doveva essere innovativo sia nelle teorie che negli strumenti. Oggi, la tecnologia è il risultato della scienza più innovativa e non esiste quasi nessuna scienza indipendente dalla tecnologia, in termini di dipendenza su dati e elaborazioni digitali o – e questo è spesso un “o” inclusivo – in termini di indagini dedicate al fenomeno digitale, per esempio nelle scienze sociali.

Certo, alcuni di quelli che hanno ricevuto la Medaglia Fields (il più prestigioso premio per la matematica, equivalente al Premio Nobel) potrebbero non avere bisogno di un computer per lavorare e potrebbero lavorare su temi non computazionali. Però loro sono l’eccezione. Quest’anno Hiroshi Amano, Shuji Nakamura e Isamu Akasaki hanno ricevuto il Premio Nobel per la fisica “per l’invenzione di diodi a luce blu efficienti che ha consentito di ottenere brillanti fonti di luce bianca a risparmio energetico”. L’anno scorso François Englert e Peter Higgs avevano ricevuto il Nobel per la Fisica “per la scoperta teorica di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione dell’origine della massa delle particelle subatomiche, e che è stato confermato recentemente attraverso la scoperta della particella fondamentale prevista, da parte degli esperimenti ATLAS e CMS al Large Hadron Collider del CERN”. Senza il lavoro tecnologicamente sofisticato fatto al CERN, la loro scoperta teorica sarebbe rimasta ipotetica. La speranza è che università, centri di ricerca e sviluppo ma anche strutture nazionali possano seguire l’approccio abbracciato per pensare strategicamente in termini di tecnoscienze.

Il termometro dell’Europa tra salute, lavoro, ambiente

Il secondo punto riguarda delle statistiche interessanti. Il rapporto usa varie fonti – in particolare il sondaggio Eurobarometer del 2014 sulla percezione pubblica legata alla scienza, alla ricerca e all’innovazione – per analizzare e per dare consigli sulle principali priorità per scienza, ingegneria, tecnologia e innovazione nell’arco dei prossimi quindici anni, come indicato dai referenti UE.

Il quadro che emerge è di una popolazione che sta invecchiando ed è innanzitutto preoccupata per la salute, poi per il futuro lavorativo dei figli, e solo dopo questo per l’ambiente: il 55% degli intervistati ha identificato “salute e assistenza sanitaria” come una delle priorità per lo sviluppo della scienza e tecnologia nell’arco dei prossimi quindici anni; il 49% ha scelto “creazione di lavoro” e il 33% “istruzione e conoscenza”.

Perciò abbiamo passato la maggior parte della riunione a Lisbona discutendo di queste tre aree. Altre priorità che sono emerse hanno riguardato la “protezione dell’ambiente” (30%), la “fornitura energetica” (25%) e la “lotta ai cambiamenti climatici” (22%). Fin qui tutto abbastanza prevedibile, anche se è un po’ deludente vedere quanta poca preoccupazione ci sia nei confronti dell’ambiente, un segno che anche gli europei istruiti (con l’eccezione di danesi e svedesi) non hanno ancora il quadro ben chiaro. Non ha senso avere la salute e un lavoro in mezzo a un deserto. Ma questo è un altro discorso.

La privacy sottovalutata

Sulla pagina 14 del rapporto gli autori stessi ammettono che “al contrario delle nostre aspettative, i cittadini non considerano la protezione dei dati personali di essere un’alta priorità”. Questo è molto interessante. Come priorità la protezione dei dati si classifica nelle parti basse della classifica, quanto di fatto la qualità delle abitazioni: insomma, il tema viene considerato attrattivo, ma lontano dall’essere essenziale. Gli autori aggiungono subito dopo che “questo potrebbe cambiare nel futuro se i cittadini dovessero affrontare seri problemi di sicurezza”.

Hanno ragione, ma il punto rimane che, al momento, tutte le polemiche sulla privacy nella UE sono politiche piuttosto che una priorità sociale. Questa è una popolazione di adulti e sta di fatto invecchiando, non è composta tanto da adolescenti apparentemente incapaci di apprezzare cosa significhi privacy.

Forse non comprendiamo quando dovremmo essere più informati. O forse siamo informati ed è giusto pensare che altri temi siano molto più urgenti. In ogni caso i nostri rappresentanti politici dovrebbero prestare attenzione a questi dati.

Il ruolo dell’etica tra scienza e tecnologia
Infine, il punto più importante di tutti: il rapporto contiene una raccomandazione che trovo veramente giudiziosa e giustificata. Il Comitato consultivo riconosce che tra le tante attività di lungimiranza che la Commissione dovrebbe sviluppare una in particolare “dovrebbe anche essere una priorità”: la lungimiranza etica. Deve essere una delle prime volte in cui la lungimiranza etica è considerata come una priorità alta nello sviluppo di scienza e tecnologia. La raccomandazione è basata sulla cruciale e corretta comprensione che le scelte etiche, valori, opzioni e restrizioni possano influenzare il mondo tanto più di qualsiasi altra forza.  La valutazione di quello che è moralmente buono, giusto o necessario influenza l’opinione pubblica, quindi quello che è accettabile a livello sociale e politicamente fattibile. Perciò, in sostanza, è applicabile dalla legge. Alla lunga, l’impresa è limitata dalla legge, che è limitata dall’etica. Questo triangolo essenziale significa che – nel contesto di ricerca, sviluppo e innovazione in tecnoscienza – l’etica non può essere una mera aggiunta, un’ulteriore riflessione, l’ultima da arrivare, una nottola di Minerva che prende il volo solo quando le prime ombre di notte stanno già arrivando, appena cattive soluzioni sono state applicate o errori sono stati fatti.
L’etica deve sedere a tavola con chi decide le direttive e le procedure fin dal primo giorno. Deve guidare le nostre strategie specialmente all’inizio, quando cambiando la linea d’azione è più facile e meno costoso, in termini di risorse e impatto.
Dobbiamo pensarci due volte ma, soprattutto dobbiamo pensare prima di fare dei passi importanti, per evitare di andare verso quello che Galileo ha definito l’oscuro labirinto dell’ignoranza. Come ho enfatizzato alla fine della mia presentazione, il futuro dell’Europa è scienza. E per questo la nostra priorità ora deve essere etica.
[Traduzione dall’inglese del post originale dell’autore]
LUCIANO FLORIDI
ROMA, 22 OTTOBRE 2014

Una replica a “Il futuro dell’Europa è la Scienza. Per questo la nostra priorità adesso deve essere l’Etica”

  1. Francesco Introzzi scrive:

    Il progresso dell’etica, se – a ragion veduta – è generalmente applicata, dovrebbe ridurre il peso della riservatezza (privacy). Dico di più dovrebbeessere l’esplicitazione delle condizioni umane – personali e di gruppo – a consentire alla comunità circostante di intervenire per favorirne il benessere, fisico e morale, e lo sviluppo dellepòotenzialità sociali della persona fisica, oltre che delle organizzazioni di base (spontanee e positivamente indotte).
    Cuneo, 24/10/2016

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