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Le 5 caratteristiche dell’economia collaborativa (e cosa distingue Airbnb da Car2go)

Consulente di marketing digitale, mi occupo di sharing economy da quando ho scoperto che condividendo e riusando si guadagna, si fa bene all’ambiente e ci si sente un po’ meno soli. Sono autrice di “Collaboriamo! come i social media ci aiutano a lavorare e a vivere bene in tempo di crisi” (Hoepli 2013) e fondatrice di Collaboriamo.org, un servizio che ha lo scopo di riunire tutti i servizi collaborativi italiani per dargli visibilità e farli conoscere e usare a un numero sempre maggiore di persone.

L’economia della condivisione manca di una definizione condivisa. Così Rachel Botsman intitolava qualche tempo fa un suo articolo su FastCompany nel quale cercava di mettere ordine sul significato di Sharing Economy e dei tanti nomi che continuano a proliferare per descrivere un’economia che propone il riuso e la condivisione di beni sottoutilizzati.

 

L’economia collaborativa

In quell’articolo la Botsman spiega che cosa intende per Collaborative Economy, Collaborative Consumption, Sharing Economy e Peer Economy senza, tuttavia, dare un’unica definizione chiara e precisa di che cosa stia dentro e che cosa fuori. Un’impresa non certo facile. L’economia collaborativa è un mondo molto ampio di cui fanno parte le piattaforme digitali che mettono direttamente in contatto le persone ma anche il cohousing, il coworking, l’open source, le social street, fenomeni che al loro interno mostrano sfaccettature molto diverse pur promuovendo, tutte, forme di collaborazione fra pari. Pratiche molto recenti che, probabilmente, prima di essere descritte in una definizione unica, devono maturare ed essere approfondite, e per questo potrebbe valer la pena di provare a definire i singoli “fenomeni” dell’economia della collaborazione per conoscerli meglio, per poi capire cosa mettono a fattor comune.

In questo post proviamo a chiarire meglio i confini dell’economia collaborativa digitale non pretendendo, con questo, di dare una definizione ma solo la descrizione di una fenomenologia che fa parte dell’economia collaborativa in senso più ampio. Conoscere e capire di più il fenomeno dell’economia collaborativa, arrivando anche a definire che cosa sta dentro e fuori, aiuta, a nostro avviso, a far chiarezza e a far crescere i servizi.

L’economia della collaborazione digitale, dunque, promuove lo sfruttamento a pieno delle risorse grazie a tutte quelle piattaforme che mettono in contatto le persone per affittare, condividere, scambiare, vendere beni, competenze, tempo, denaro, spazio; promuovendo nuovi stili di vita che prediligono il risparmio o la ridistribuzione del denaro e la socializzazione.

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Le caratteristiche dell’economia collaborativa

I servizi che rientrano in questo perimetro possiedono, così, le seguenti caratteristiche:

1) Promuovono lo sfruttamento pieno delle risorse incoraggiando l’accesso invece della proprietà e il riuso invece dell’acquisto.

2) L’azienda che li offre è una piattaforma abilitatrice; non eroga servizi o prodotti dall’alto verso il basso ma agisce da abilitatrice, non solo mettendo direttamente in contatto chi cerca con chi offre (modello “peer 2 peer”), ma anche diventando veicolo di reputazione, fiducia e appartenenza. Può offrire, inoltre, servizi di valore aggiunto disegnando l’ambiente in cui avvengono le interazioni senza però influenzare gli attori che sono abilitati.

3) Gli asset che generano valore per le piattaforme (beni e competenze) appartengono alle persone e non alla compagnia, come avviene invece nelle aziende tradizionali. Gli stessi attori possono scambiarsi i ruoli, proponendosi in alcuni casi come chi offre e in altri come chi cerca.

4) La collaborazione è al centro del rapporto fra i pari. Le persone attraverso questi servizi entrano in relazione fra loro collaborando. Si può dire, quindi, che le piattaforme collaborative hanno sempre un valore sociale, anche quando lo scambio è mediato dal denaro. Si può collaborare mettendo in comune il bene temporaneamente senza modificarne la proprietà, o in maniera permanente cedendo la risorsa non più utilizzata. In entrambi i casi la transazione può essere mediata dal denaro, come per Airbnb, oppure no come nel caso di Couchsurfing.

Si generano così quattro aspetti della collaborazione: la condivisione quando si accede a una risorsa in maniera temporanea e la piattaforma non prevede transazioni in denaro (come Timerepublik); l’affitto, quando si accede a una risorsa in maniera temporanea e la transazione è mediata dal denaro (come nel caso di servizi come Airbnb, ma anche di cessione temporaneo di competenza come nel caso di Tabbid o anche Gnammo); lo scambio, quando si baratta una risorsa in cambio di un’altra senza intermediazione di denaro (servizi tipici di baratto come Baratto Facile, Zerorelativo), anche se lo scambio viene mediato da monete alternative (tempo, crediti) come nel caso di Reoose, Timerepublik, Sardex; la vendita se quel che si cede in maniera permanente è un oggetto usato (Sharoola, Subito.it, ma anche eBay prima maniera).

5) La tecnologia digitale è un supporto necessario: in tutti i servizi collaborativi digitali, le piattaforme tecnologiche, sotto forma di siti internet o app mobile, sono necessarie per abilitare questi servizi e renderli scalabili, utili, originali.

Non rientrano all’interno di questa fenomenologia, quindi, servizi come Car2go e Enjoy perché non sono peer2peer, ma gli asset appartengono all’azienda che li affitta ai cittadini facendo così più innovazione di mercato che sociale. E non vi appartiene neanche Uber Black (il servizio che utilizza autisti NCC) perché non mette in contatto privati con privati, ma cittadini con una categoria specifica di professionisti. Di contro fa parte dei servizi collaborativi digitali Uber Pop, il servizio lanciato ad aprile a Milano che permette a privati in possesso di autovetture di mettersi a disposizione di cittadini per muoversi in città.

Milano, 18 agosto 2014

MARTA MAINIERI e LORENZO BRAMBILLE

5 risposte a “Le 5 caratteristiche dell’economia collaborativa (e cosa distingue Airbnb da Car2go)”

  1. L’esempio di Uber è chiaro, ma mi piacerebbe approfondire gli elementi che distinguono i servizi collaborativi e quelli nei casi di piattaforme che, pur non disintermediando del tutto, consentono di allargare in grande misura le opportunità di accesso al mercato e ai consumatori. Penso servizi come BOOKING o VOLAGRATIS che di fatto non dispongono degli asset, ma che caratteristiche del mercato danno accesso a categorie professionali specifiche e imprescindibili: un privato non può mettere su una compagnia aerea!
    In questi casi si saltano passaggi (le agenzie di viaggio) e si ampliano le possibilità di ricerca e comparazione. La recensione rilasciata liberamente incide sulle scelte generando orientamento della domanda attraverso processi partecipati.
    Il rischio però talvolta denunciato è che questi sistemi producano effetti tipici dei sistemi mono od oligopolistici: l’esempio è la ribellione di molti operatori turistici nei confronti di meccanismi quali quelli di fatto imposti da TRIPADVISOR o BOOKING.

  2. ELISEO LIPARI scrive:

    Ottimo articolo, in effetti è difficile al momento dare una precisa definizione di Sharing Economy dato la sua odierna diffusione ed espansione, quindi, ancora oggetto di una valutazione nella sua essenza.Ma questo articolo spiega bene l’inizio di un fenomeno economico in ascesa….

  3. ELISEO LIPARI scrive:

    Segnalo anche MYG21 come economia collaborativa, essa è una community che come servizio fornisce una piattaforma gratuita per l’acquisto di beni e servizi e divide parte dei soldi sugli acquisti ai suoi membri.In pratica aumenta il potere d’acquisto e attraverso convenzioni siglate con i partners (Zalando , Poinx ecc) garantiscono prezzi più accessibili(anche attraverso la quantità di membri iscritti) per aderire adesione.myg21.it o goworkin.blogspot.com

  4. Federica Morsanuto scrive:

    Segnalo anche http://www.mixmax.it, il nuovo sito gratuito per prestarsi oggetti, spazi e servizi tra privati, enti pubblici e associazioni, con uno spazio riservato al non profit e alle scuole che cercano volontari e materiali.

  5. Chiara del Vecchio scrive:

    Per viaggiare e trovare un alloggio velocemente e in tutta sicurezza, segnalo Bedycasa http://it.bedycasa.com ,
    piattaforma specializzata in prenotazioni di camere in abitazioni private
    che mette in relazione ospitanti con un alloggio da proporre e viaggiatori,
    spesso studenti o persone in viaggio di lavoro, alla ricerca di una
    sistemazione economica, garantita, facile da prenotare e anche arricchente dal punto
    di vista culturale (essendo in stretto contatto con le persone del posto).
    Iscrivendosi al sito si possono visionare tutte le sistemazioni che rispondono alle proprie esigenze, mettersi in contatto con i proprietari e prenotare con
    pochi click; per chi volesse affittare una camera nella propria casa può
    inserire un annuncio in modo completamente gratuito.

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