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Cos’è una laurea STEM e perché è importante averla (guida alla scelta delle facoltà universitarie)

Direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell'INAF a Milano; tiene il corso di "Introduzione all'Astronomia" all'Università di Pavia. E' affascinata dalle stelle di neutroni che non smettono mai di stupirla. Per la scoperta di Geminga e le implicazioni per la comprensione dell’emissione di alta energia delle stelle di neutroni, nel 2009 è stata insignita del Premio Nazionale Presidente della Repubblica.

Scegliere il percorso universitario può essere facilissimo o terribilmente difficile. Alcuni (temo la minoranza) hanno idee chiarissime: fin da piccoli hanno sognato di fare un certo mestiere e vanno a colpo sicuro. La maggior parte degli altri si dibatte tra quello che interessa, quello che si sente dire e i consigli di amici, parenti e conoscenti. La domanda che più o meno tutti si pongono è “quale possibilità di lavoro offre una laurea in questa o quella materia”?  Evidentemente non sono solo i nostri ragazzi (e ragazze) a farsi queste domande e lo US Census Bureau ha preparato una grafica interattiva che, utilizzando dati del 2012, mette a confronto il tipo di corso di studi che si è fatto (in questo caso il college, cioè grossomodo la nostra laurea triennale) con il tipo di attività lavorativa che viene svolta.

Schermata 2014-07-30 alle 16.20.47La materia del corso di studi è a sinistra, l’ambito lavorativo a destra.

Si inizia con una visione generale dove le materie vengono divise tra STEM (acronimo per Science, Technology, Engineering, Mathematics), STEM related o non STEM.

Nell’interpretare i grafici sarà bene ricordare che i Majors americani sono organizzati in

  • Arts and Humanities
  • Business
  • Health and Medicine
  • Multi-/Interdisciplinary Studies
  • Public and Social Services
  • Science, Math, and Technology
  • Social Sciences
  • Trades and Personal Services

Si tratta chiaramente di categorie molto ampie, se volete più dettagli consiglio di dare un occhio qui.

Scegliamo STEM Majors e cominciamo a capire la grafica. A sinistra le materia a destra gli ambiti lavorativi. Un codice di colore individua le materie e la lunghezza dell’arco colorato lungo la circonferenza esterna ci dà un’idea delle percentuali relative del numero di studenti di ciascuna materia. Arco lungo, molti studenti; arco corto, pochi studenti.

Arancione per matematica e computer science, giallo per ingegneria, azzurro per scienze fisiche, blu per biologia (presumibilmente medicina), agricoltura e ambiente, grigio per  psicologia, rosso scuro per scienze sociali (che comprendono anche legge). E’ chiaramente una visione allargata dell’area STEM dal momento che né medicina, né legge sono discipline considerate STEM, ma tant’è.

A destra i settori lavorativi a cominciare dai settori STEM poi la sanità, il management in ambiti non STEM, finanza, servizi sociali, legge, insegnamento, vendite, costruzioni, agricoltura.

Cliccando su una delle materie a sinistra si isola quell’argomento e si vede in che ambito lavorativo sono impiegati i laureati di quella materia, viceversa cliccando su un ambito lavorativo a destra lo si isola e si vede che percorso di studi hanno fatto le persone che lavorano in quel campo. Nella parte destra del grafico, tutto ciò che è colorato rientra in ambito STEM, tutti gli altri campi lavorativi appaiono grigi.

Cominciamo a selezionare ingegneria e vediamo che metà degli ingegneri avrà impieghi STEM, ma il resto si sparpaglierà su tutti i settori lavorativi, con una preferenza per l’ambito manageriale. Troviamo una situazione simile in matematica e informatica: la metà rimane in ambito scientifico tecnologico mentre l’altra metà va a coprire tutte gli altri ambiti.

Se clicchiamo a sinistra su Physical Sciences facciamo subito una scoperta interessante e forse inaspettata. Solo una frazione dei fisici va a fare lavori STEM. La maggioranza finisce a fare altri lavori che vanno a coprire tutti gli ambiti lavorativi sulla destra.  Guardate l’arco che va verso la sanità (fisici che lavorano negli ospedali) quello che va verso l’insegnamento o verso la carriera manageriale o la finanza.  E’ una situazione che conosco bene: la mia ultima dottoranda (andata ben oltre la laurea triennale considerata nella grafica) è stata assunta da una banca per fare analisi finanziarie, un argomento che le era totalmente sconosciuto ma che evidentemente poteva trattare con le tecniche che aveva imparato per fare l’analisi delle sorgenti di raggi gamma. E’ la visione made in USA del vecchio detto “studia latino se vuoi riuscire nel commercio”. 

Una volta capito lo spirito della grafica, ci si può focalizzare su gruppi ben precisi selezionando uomini o donne, bianchi o neri, asiatici o ispanici per capire da dove vengono la maggior parte degli ingegneri piuttosto che degli esperti in computer ecc.

Proviamo a guardare la differenza tra uomini e donne. Mentre per i maschietti la parte arancio e gialla (matematica computer e ingegneria) rende conto della metà degli studenti, per le bambine ci fermiamo a meno di un quarto a favore di biologia e psicologia.

Se invece guardiamo gli asiatici, scopriamo che la percentuale di matematici/informatici e ingegneri è stratosferica, a scapito della psicologia, che è quasi inesistente. Da notare che tra i cittadini americani di origine asiatica la percentuale di lavori in ambito scientifico e tecnologico è molto più elevata che per gli tutti gli altri gruppi

Avere interesse nei corsi di studi STEM non significare ignorare i non STEM. Basta selezionare non-STEM majors per vedere quello che succede per i corsi di laurea non orientati alle materie scientifiche.

Fra i non STEM la finanza la fa da padrona, occupando poco meno della metà degli studenti, poi ci sono l’insegnamento, le lingue, la storia, l’arte, le comunicazioni. Chi studia Business farà il manager, oppure si occuperà di finanza, di servizi, di vendite.

Anche per i non STEM potete vedere la differenza uomini-donne (con gli uomini che scelgono di più la finanza e le donne l’educazione) ma la cosa che si nota ancora è la distribuzione diversa per gli asiatici rispetto a tutti gli altri. La propensione agli impieghi scientifico tecnologico rimane anche nel mondo non STEM.

A questo punto spero sia chiaro a tutti che nessuna materia di studio prepara per una sola professione. Tutte, però, danno un bagaglio di conoscenze che permetterà di trovare lavoro prima ed avere una migliore remunerazione. Sono sempre dati americani, dal momento che i siti USA danno le statistiche USA, ma mi sembra interessante vedere la situazione di un paese dove studiare è costoso e gli studenti sono costretti a chiedere prestiti alle banche per potersi pagare le università. Non si tratte di piccole cifre, l’integrale del debito degli studenti americani ha superato quota 1 trilione di dollari. Recentemente, sul New York Time è stato pubblicato un articolo dal titolo che si potrebbe tradurre “ma ne vale la pena?”

La risposta è decisamente sì: il gioco vale la candela e la crisi economica ha reso il titolo di studio ancora più importante.  Negli Stati Uniti il costo orario di un laureato è in media il 98% in più di quello di un diplomato e la differenza non è mai stata così alta, probabilmente perché la crisi ha fatto abbassare il costo orario del lavoro meno qualificato.

Ma c’è di più. Quello che conta non è solo avere il titolo di studio ma è molto importante la materia.

Una nazione che voglia rimanere competitiva a livello globale deve puntare senza esitazioni sulle materie STEM. Possono sembrare più difficili, ma offrono maggiori possibilità di impiego e sono alla base della competitività di una nazione. Per invogliare gli studenti Obama aveva pensato a borse di studio e a incentivi economici. Poi le belle idee hanno faticato a concretizzarsi e l’incentivazione è rimasta nel cassetto. Con sorpresa degli analisti, le iscrizioni ai corsi STEM sono aumentate anche senza interventi del goevrno.

Segno che i ragazzi (e le ragazze) hanno capito dove sta andando il futuro.

ROMA, 5 agosto 2014
PATRIZIA CARAVEO

 

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