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L’innovatore e il ministro: perché Franceschini non ha capito nulla delle parole di Mr.Google sul digitale a scuola

Giornalista per passione, maestro per caso e con amore, scrittore. La mia università sono state le strade del mondo: i vicoli di Palermo, le vie polverose del Mozambico, del Senegal, della Siria, della Giordania; le baraccopoli di Nairobi; i grattacieli di Shanghai e le lezioni di resistenza degli zapatisti nella Selva Lacandona. Ho operato per dieci anni in carcere fondando il giornale “Uomini Liberi”. Scrivo per “Il Fatto Quotidiano” dove tengo anche un blog e “Altreconomia”. Curo inoltre la rubrica “L’Intervallo” su Radio Popolare. In classe cerco di far lezione con innovazione che è anche rivoluzione per la scuola italiana.

Ci voleva il battibecco tra il presidente di Google Eric Schmidt e il ministro per i beni culturali Dario Franceschini, per capire che l’Italia non ha chiara la direzione da prendere. Il “teatrino” andato in scena durante il pubblico incontro alla Sapienza di Roma, ha visto da una parte un innovatore, un uomo pronto a nuove sfide, capace di coniugare la parola arte al sostantivo innovazione e dall’altra parte un ministro conservatore, che di fronte alle critiche ha sfoderato la spada per affermare che noi siamo diversi, che possiamo fare a meno della globalizzazione delle competenze, dal momento che abbiamo i migliori studenti di storia medioevale.

timthumbPer capire, quanto è accaduto, vale la pena rileggere il vivace dibattito tra i due.
“Ai giovani italiani manca una formazione digitale”, ha detto Schmidt.
“Ogni Paese ha la sua peculiarità, noi magari abbiamo giovani più competenti in storia medievale”, ha ribattuto il secondo.
“Il sistema educativo italiano non forma persone adatte al nuovo mondo. Serve un cambiamento nel sistema d’istruzione italiano” ha aggiunto Schmidt, portando l’esempio del suo paese, gli Usa, dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.

Pronta la risposta di Franceschini: “In ogni paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano ad esempio potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

Parole che provocano un interrogativo banale: e se il ragazzo italiano specializzato in storia medioevale sapesse anche di informatica, non sarebbe meglio?

Il ministro sembra non aver colto l’opportunità che il presidente di Google ha lanciato all’Italia, spronandola a fare di più per quanto riguarda il digitale: “L’Italia ha una disoccupazione giovanile al 40%, che dimostra un fallimento delle politiche. Un modo per affrontare questo problema è far recepire le abilità a livello digitale, incoraggiare i giovani in questo senso. Il futuro dell’arte è online, ma soprattutto la sfida sarà sul telefonino”.

Magari Schimdt sa che in Italia, per esempio, alla scuola primaria, l’unica materia che ha un’ora alla settimana d’insegnamento è informatica. Un dato che va a braccetto con il fatto che i giovani italiani (11-16 anni), secondo i dati Eu Kids presentati da Save The Children, sono penultimi nella classifica che misura le competenze digitali.

Forse non basta conoscere bene la storia medioevale (tra l’altro visti i tagli delle ore di storia dell’arte nei licei, c’è poco da vantare questo dato) se non si è capaci di attrarre turisti in Italia proprio a causa del gap digitale che abbiamo.

I numeri usciti dall’ultima rassegna internazionale del turismo, il Bit, tracciano un identikit interessante del turista 2.0: negli ultimi dodici mesi, il 91% dei viaggiatori ha prenotato online un prodotto o servizio di viaggio. Il web è considerato il canale più affidabile per cercare informazioni sull’offerta turistica e ricettiva di una località.

Non solo: il 99% dei possessori di smartphone e tablet si connette alla rete tramite device mobili mentre è in viaggio e il 47% utilizza un’app per pianificare, prenotare e informarsi.

Eppure uno studio Hrs, portale europeo di viaggi d’affari, ha posto l’Italia al penultimo posto nella classifica dei 20 paesi in cui gli hotel garantiscono gratuitamente l’accesso alla Rete tramite wi-fi. Lungo lo Stivale solo il 53% degli hotel è Internet friendly, mentre la media nazionale offre il servizio a un costo orario di 3,48 euro. Alla testa della classifica c’è Turchia con l’85% degli hotel in cui il wi-fi è gratis, seguita a distanza ravvicinata dalla Svezia (82%) dalla Polonia (80,5%) dalla Repubblica Ceca (73,9%).

Forse il ministro Franceschini, avrebbe incassato meglio la critica del presidente di Google se avesse risposto che abbiamo giovani competenti in storia medioevale ma presto avremo ragazzi che la storia del medioevo la racconteranno con un’ app!

Bologna, 11 giugno 2014
ALEX CORLAZZOLI

34 risposte a “L’innovatore e il ministro: perché Franceschini non ha capito nulla delle parole di Mr.Google sul digitale a scuola”

  1. nemedh scrive:

    Mi sa tanto che quelli che hanno capito poco dalla discussione siete voi. Franceschini, una volta tanto, ha detto bene. Se il paese é indietro non é di certo per il livello di istruzione, ma per le infrastrutture e servizi che mancano.

    • uqbal scrive:

      infrastrutture che verranno costruite in stile gotico fiorito dai nostri storici medievali, presumo (con tutto il rispetto con gli storici medievali che non meritano di essere tirati dentro questa storia).

    • Oscaruzzo scrive:

      E come mai mancano? Forse perché buona parte degli italiani è di vedute così ristrette che non si rende nemmeno conto di cosa manchi e cosa potrebbe avere.

  2. Nicolò Boggian scrive:

    purtroppo la storia medievale non serve alle persone a vivere meglio nel contesto in cui siamo , mentre la formazione digitale si. la storia medievale è oggi un lusso che possiamo permetterci solo dopo che abbiamo gli strumenti per portare il pane in tavola…

    • Stefano Buonocore scrive:

      Questo è profondamente inesatto, perché non stiamo parlando di un paese in via di sviluppo (né la situazione economica in molti casi inferiore a quella di un pve è in alcun modo attinente alla situazione). Nel contesto italiano la storia medievale puo’ essere molto utile, e puo’ anche produrre competenze di facile esportazione; il problema è confondere la “vocazione” di un paese, con la sua capacità di aggiornarsi alle infrastrutture e tecnologie attuali.

  3. fabioce scrive:

    Aggiungerei che la formazione digitale può aiutare il ricercatore
    esperto di storia medievale, se non altro per consentirgli una facile
    ricerca in rete, una facile disseminazione delle proprie ricerche, un
    facile contatto con esperti di altri settori, magari inderdisciplinari
    con le sue ricerche, magari dargli la possibilità di maggiori intuizioni
    visto anche il potere della grafica digitale nelle ricostruzioni
    storiche, o per fare un altro esempio, la possiblità delle stamanti 3D
    nel poter fare facilmente un pezzo che può essere utilizzato per
    ristrutturare.

  4. Matteo Serena scrive:

    Confermo: sono laureato in archeologia e sono responsabile Web Marketing per una società madrileña che vende prodotti turistici; stiamo crescendo del 30% nelle vendite online. Basta vedere la differenze tra i portali turistici ufficiali di Spagna ( spain.info ) e Italia ( italia.it ) per capire che il mondo sta velocemente approfittando dell’ecommerce che sarebbe ottimo per coniugare “storia dell’arte medievale” e introiti provenienti dal turismo. Ma Franceschini queste cose non solo non le sa, secondo me manco le capisce.

  5. A me questo paese fa sempre più schifo, giorno dopo giorno.

  6. Luca Martinelli scrive:

    Il bello è che poi Franceschini ha espresso il sogno di voler digitalizzare l’intero patrimonio culturale italiano, “magari anche in 3D”, magari con lo scopo di “creare una enciclopedia digitale”… poi, quando si tratta di poter caricare le immagini del suddetto patrimonio su Wikipedia, il recente decreto Artbonus non lo permette, né lui si è dimostrato aperto sul punto. No, ma continuiamo a fare robe inutili tipo Italia.it, per favore, anziché appoggiarci a piattaforme già esistenti e già di successo.

  7. micheledipaola scrive:

    Franceschini sta antipatico a tutti, anche a me, però sarebbe il caso di argomentare in modo più serio, dai.

    Intanto la storia medievale e la storia dell’arte non vanno insieme, nemmeno se serve a sparare su Franceschini come in questo caso: sono due materie diverse insegnate da docenti diversi, almeno sarebbe il caso di saperlo visto che se ne parla.

    Proprio parlando di storia dell’arte, quel che mi sembra chiaro in questo scambio è che Google stia puntando ai “giacimenti artistici” italiani, ad esempio per i suoi progetti come il Google Art Institute, e la strategia mi sembra il buon vecchio “chi disprezza compra”: se su questo il ministro della cultura sta sulla difensiva magari per una volta non sta facendo cazzate.

    Dopodichè storia dell’arte e storia medievale italiane non sono affatto “un lusso” ma asset fondamentali del nostro paese insieme a paesaggio, alimentazione, artigianato. Prima lo capiamo e prima innoviamo su questi asset (anche, ovviamente, con robustissime iniezioni di sperimentazione fatta di tecnologie mobili, digitalizzazione ecc ecc) e prima potremo sperare di combinare qualcosa.

    La tecnica per la tecnica (e lo dice uno che lavora -anche- facendo laboratori di programmazione per bambini delle elementari…) non serve a niente. Lo sviluppo è all’incrocio tra informatica e “arti liberali” (proprio così, con la definizione medievale), e non lo dico io ma qualcuno che se ne intendeva un po’ di più.

    • M V scrive:

      supponi lo stesso dialogo 1000 anni fa:

      –sarebbe meglio imparare a leggere libri stampati.
      — ma noi sappiamo a memoria la divina commedia!

      il dialogo (con un eufemismo) è tra due livelli completamente diversi.

      Uno forza su nuovo paradigma di accesso alla conoscenza e di gestione della stessa, l’altra risponde in senso qualitativo e qualitativo.

      con il “secondo rinascimento”, dovuto ad internet, il costo di distribuzione e ricerca della conoscenza è diventato zero.

      Quindi l’uomo, forte di questa possibilità, deve fruttare le sue capacità intellettive in altre direzioni: creatività, problem solving, capacità di astrazione, ecc… tutto quello che che internet e IT non ci può ancora dare.

  8. Paolo Piccolotto scrive:

    Vorrei ricordare che quel coglionazzo di Google ha usato un algoritmo fatto da un docente italiano di ingegneria informatica di Padova che non si sa perchè non lo ha voluto sfruttare ma lo ha “regalato” al sopracitato coglionazzo spiegandogli come potesse utilizzarlo in campo informatico.
    Quindi poteva stare zitto e ringraziare.

    • Alessandro Sattanino scrive:

      E chi era il docente padovano?

    • DeepVoid scrive:

      Tu lo chiami coglionazzo, non so francamente quale impresa miliardaria tu abbia messo in piedi per poterti permettere di chiamarlo coglionazzo, ma lasciamo perdere…

      Quello su cui dovresti ragionare, secondo me, è il perché così tanta innovazione tecnologica italiana sia finita in mani straniere… Sono anni che l’Italia ha fatto di tutto per far scappare i suoi cervelli migliori, da Marconi in poi… Coglionazzi gli inglesi che si assicurarono il brevetto per la radio? Evvabbé, chiamiamoli coglionazzi…

      In verità, un diamante buttato in una fossa, dove nessuno ne può apprezzare la natura e le caratteristiche di diamante, non è un diamante. E’ niente. Poi arriva un coglionazzo che sa tirare fuori il diamante dalla fossa, e il diamante inizia a fare il suo lavoro.

      Grazie al coglionazzo.

  9. uqbal scrive:

    Franceschini sbaglia nel credere che i nostri studenti conoscano bene la scuola medievale. Sapevatelo.

  10. cristianx scrive:

    mi vergogno di essere rappresentato da questa gente, in fondo sono quelli di “please visit italy, we have the seaside…” https://www.youtube.com/watch?v=Lp2uDyzxP6g&feature=kp

  11. stefano crema scrive:

    Poi si capisce anche perchè Ericsson vuole scappare dall’Italia vendendo la sede di Vimodrone ad una azienda indiana , 140 persone, continuando la cassa integrazione per altre 400 a marcianise dopo essersi liberata della ricerca a roma etc etc. fosse per loro faremmo ancora i conti col pallottoliere.

  12. Oscaruzzo scrive:

    Non è neanche questione di “informatica” ma di mentalità retrograda. Per fare un esempio: il Metropolitan di New York pubblica online circa 400.000 opere in alta risoluzione. In Italia i musei e gli archivi non pubblicano nulla, e quando lo fanno si tratta di scansioni a risoluzione minuscola, ricoperte di watermark e circondate da messaggi minatori che essenzialmente dicono “quest’opera è mia e devi pagare per vederla cinque minuti”.

  13. Stefano Buonocore scrive:

    In effetti è sufficiente leggere quanto ho scritto per capire che non è così: non serve né una laurea in Informatica né una in storia medievale, basta la terza elementare (giusto perché è usato parole di cinque sillabe).
    La faccio più semplice: dare ragione a Franceschini che vede le due formazioni come alternative è stupido almeno quanto sostenere che quella classica sia un lusso (era chiaro, ma visto che non è stato recepito mi trovo costretto a esporlo nuovamente).

  14. Stefano Buonocore scrive:

    Mi sembra un discorso un po’ confuso, che non sa se andare a parare sulla figura del tuttologo o su quella di studi estremamente specializzati, che per definizione si escludono (anche se immagino sia semplicemente un uso improprio del termine tuttologo).
    Il discorso rimane inesatto, ad ogni modo: un certo tipo di cultura (chiamiamoli studi classici per praticità) è altamente rivendibile, anche all’estero. Questo ovviamente non esclude il fatto che la conoscenza “tecnica” (sempre per praticità) sia più richiesta sul mercato del lavoro, ma chiunque sa che il mercato del lavoro è altamente fluttuante nel tempo e nello spazio. Definire alcune discipline più utili di altre è (a mio parere e senza voler offendere, ma mi ci trovo costretto) da ignoranti. Persino nelle chiacchiere da bar si dice che l’Italia potrebbe essere molto più valorizzata, ad esempio, per quanto riguarda il turismo paesaggistico e storico: crede che questo lo possano fare dei tecnici informatici?
    Non confonda la quantità di lavoro disponibile con le potenzialità di un lavoro e con l’utilità delle conoscenze necessario per svolgerlo, impoverisce il discorso.

  15. DeepVoid scrive:

    Volunia… Lasciamo perdere…

  16. DeepVoid scrive:

    Ma di che stiamo parlando? Di gente completamente scollata dalla realtà che continuiamo a mettere alla guida di questo devastato paese?

    Franceschini non è diverso da chi lo ha preceduto e da chi lo seguirà, purtroppo per noi. Non è diverso da chi lo vota e lo fa esistere come politico.

    Ma come si fa a mettere un Franceschini davanti a uno come Eric Schmidt… E’ ovvio che fa la figura dello stordito, E’ stordito… E con tutta probabilità non ha nemmeno capito esattamente cos’è l’informatica di cui parlava Schmidt, avrà pensato che nelle scuole americane insegnano Facebook e Chatroulette…

    Certo che discutere di queste cose mentre c’è un paese intero che sta crepando, e come lamentarsi delle tappezzerie che si bagnano mentre il transatlantico affonda.

  17. DeepVoid scrive:

    “Il ministro sembra non aver colto l’opportunità che il presidente di Google ha lanciato all’Italia”.

    Premessa: io sono un pedante rompiscatole.

    Svolgimento: perché “opportunità”? Quale opportunità? Forse l’autore dell’articolo voleva dire “sfida”, oppure “sollecitazione”… L’opportunità è un’altra cosa. Ma proprio un’altra cosa.

    Conclusione: mai sottovalutare il vantaggio offerto da un buon vocabolario, specie se si scrive per professione.

  18. DeepVoid scrive:

    “Il 99% dei possessori di smartphone e tablet si connette alla rete tramite device mobili mentre è in viaggio”.

    Incredibile. Fino a poco fa ero convinto che i possessori di smartphone e tablet usassero smartphone e tablet per cercare postazioni fisse da cui collegarsi alla rete…

    Ohi, si scherza, via 🙂

    • gggeek scrive:

      Stavo giusto pendando di andare in vacanza in turchia dopo aver letto che c’e’ il wifi gratis ovunque.
      A pensarci meglio, visto che ce l’ho in ufficio, posso evitare di andare in ferie e risparmio!

      😀

  19. DeepVoid scrive:

    “E se il ragazzo italiano specializzato in storia medioevale sapesse anche di informatica, non sarebbe meglio?”.

    E’ così, è dannatamente così.

    Franceschini ha tristemente mancato di capire di quale informatica ha parlato Schmidt, sapendo anche nulla DEI TEMPI nei quali viene insegnata nelle scuole. Non si tratta dell’informatica che intende l’uomo quadratico medio, quella che spiega agli utenti quadratici medi (quelli che noi informatici chiamiamo tra il serio e il faceto “utonti”) come usare il computer, come creare le cartelle, come scrivere le email usando Gmail. La “formazione digitale” di cui parlava Schmidt è quella che fa sì che molti giovani americani possano venire precocemente a contatto con cose come la programmazione, o l’analisi strutturale delle cose, passando in poco tempo dall’hacking inteso come “ti smonto il televisore così vedo come funziona” a quello inteso come “ti costruisco un televisore migliore di quello che tu hai pagato 1000 dollari, spendedone solo ventidue”.

    Mi sia concessa l’iperbole.

    Questo insegnamento viene somministrato MOLTO PRIMA che il giovane decida di diventare specializzato in storia medioevale. Ciò crea un esperto di storia medioevale potenzialmente migliore, solo per il fatto di avere più strumenti per supportare il proprio lavoro.

    Tutto questo è assente nella scuola italiana, vuoi perché ci sono i Franceschini a governare (di qualsiasi colore, non importa quale), con la conseguente cronica criminale asfissia di denaro che affligge tutto ciò che è cultura in questo paese, vuoi perché la classe docente non è abbastanza aggiornata da svolgere un compito del genere (quanti professori universitari mi hanno chiesto con sguardo complice ed esperto “Quanti cm. la facciamo larga la pagggina ueb?”).

    Noi abbiamo infinite schiere di giovinastri storditi che hanno i muscoli del pollice sviluppatissimi, e il cervello in atrofia causa sottostimolazione.

    I nostri governanti franceschini hanno prodotto lo scempio di Italia.it (Rutelli, devi bruciare all’inferno per tre eternità consecutive), di fronte al quale non può restare altro che il silenzio attonito e disperato di chi anche per un solo istante è riuscito a vedere cosa produce la notte della ragione.

    La soluzione: boh?!?

    Smettere di votare i politici franceschini? Ma non è possibile, ormai essi votano per se stessi, perché elettori ed eletti si somigliano così tanto da confondersi tra loro. Bisognerebbe forse iniettare nuovi elettori, “sangue fresco” chiamato a salvare il collasso del genotipo nostrano. Io spero tanto nella vita su Marte…

    Ok, ok, torno nella mia gabbia 🙂

  20. Maurizio Rudilosso scrive:

    Vedo che i partiti pro patria (franceschini) e Google ( Schimdt) sono agguerriti . In realtà, sono due mondi paralleli che non si incontreranno mai. E nessuno dei due ha una visione piena del nostro paese.

  21. Stefano Buonocore scrive:

    Senza offesa, ma la tua opinione mi pare deprecabile (non voglio dire sbagliata, ma proprio deprecabile).
    – Se ne fai un discorso di mercato del lavoro, non stai parlando di cultura ma di formazione e basta. E confondi la richiesta con l’importanza. Certo, è ovvio che la domanda per gli ingegneri sia molto più alta che per i medievalisti, tanto ovvio che fa poco onore citarlo: questo non vuol dire che un settore vada trascurato e non sia rivendibile, solo che il mercato (che fluttua col momento storico e con il posto) prevede più sbocchi per l’una che per l’altra carriera.
    – Se ne fai una questione di cultura di serie A e di serie B, l’unica alternativa è che la tua cultura sia piuttosto scarsa, giacché non esiste un sapere inferiore ad un altro, non è possibile stabilirne una graduatoria per dato oggettivo: ogni singola conoscenza ha il suo contributo nello sviluppo dell’essere umano. Il fatto che tu non lo noti dovresti viverlo a mio parere (a mio parere, qui anche io vado nell’opinione) come una vergogna e non come un vanto.

    • Dennis Toigo scrive:

      Dunque assumi (senza offesa ovviamente) : che io fraintenda la definizione di “tuttologo”, che sia ignorante definendo alcune discipline più utili di altre, che questa stessa idea sia deprecabile, che faccia poco onore citare l’ ovvia realtà dei fatti sul mercato del lavoro confondendo poi richiesta con importanza, che abbia una scarsa cultura vantandomi infine di reputare alcune conoscenze superiori ad altre… ti dimentichi però di assumere una cosa, potresti aver semplicemente torto. Definire importante tutta la cultura intesa come conoscenza del genere umano pur ritenendo che in essa ci siano diversi gradi d’ importanza per la società, è un’ opinione non dimostrabile e se vuoi deprecabile, esattamente come il tuo postulato “non esiste un sapere inferiore ad un altro”. Concordo, non sia dimostrabile poiché il concetto d’importanza è soggettivo e relativo, ciò non toglie che ci siano degli indicatori oggettivi che possono far propendere (le libere opinioni) per l’una o l’altra tesi : es. il mercato per massimizzare i profitti investe (non a caso) nei settori tecnico-scientifici. Non confondo richiesta con importanza, segnalo solo che la richiesta è un indicatore oggettivo…e non fluttuerà nello spazio e nel tempo. Per quanto detto sopra, stilare una graduatoria per punti oggettivi è per me possibile (ce ne sono molti altri), dimostrare in assoluto la tesi no, ma questo non lo si può fare nemmeno per la tesi contraria, che rimane un’ opinione. In ogni caso non intendo sostenere ancora un dialogo che è diventato sterile e su posizioni diametralmente opposte, mi limito a chiudere dicendo che mi riesce facile credere che “ogni singola conoscenza ha il suo contributo nello sviluppo dell’essere umano” , mi riesce invece difficile credere che il contributo di ogni singola conoscenza abbia giocato lo stesso ruolo nello sviluppo del genere umano. P.S. l’unica cosa di cui mi vanto, se non ho certezze dimostrabili, è di esprimere opinioni e non sentenze.

      • Stefano Buonocore scrive:

        Per carità, nessuna offesa. Ma, passando ai punti fermi:
        – hai usato la definizione di tuttologo in maniera impropria, o incoerente con il discorso (questo è un fatto)
        – hai confuso la richiesta di un tipo di competenze con la sua importanza (altro fatto)
        Per quanto riguarda la tua valutazione personale ho specificato che siamo nel campo della mia opinione, quindi sei improprio (senza offesa) anche nel catalogarlo come mio assunto.

        Riguardo la tua graduatoria dei saperi, ribadisco: se davvero ne sei convinto, non è certo per indicatori oggettivi. La richiesta è un indicatore oggettivo del mercato, non della graduatoria. Ed è anche implausibile ritenere che tu sia in grado di valutare l’impatto di ogni singola conoscenza che abbia giocato lo stesso ruolo: secondo il tuo discorso la filosofia è una disciplina di serie B (è la materia letteraria per eccellenza) eppure è alla base della formazione di qualsiasi pensiero scientifico e di qualsiasi disciplina scientifica, nonché delle evoluzioni di queste ultime. Così come la richiesta dei cosiddetti tecnici nel mondo del lavoro è notevolmente superiore a quella degli scienziati stessi (figure molto differenti) anche se di fatto sono questi i motori del progresso. E questi sono fatti dimostrabili, il fatto che non siano misurabili non li rende meno evidenti.

        Quindi spiacente, ma continuo a trovare il tuo discorso profondamente arrogante, oltre che pregno d’ignoranza (ma in questo non mi sento di biasimarti, probabilmente non è colpa tua ma di una formazione estremamente limitata che ti ha focalizzato su concetti piuttosto squallidi che ti portano a fare grossolani errori che anche quando dimostrati passi per opinioni – è una sindrome diffusa, anche se questo la rende ancora più lesiva per la società).

        • Dennis Toigo scrive:

          Per favore, se non ti è chiaro il senso della frase contenente il termine “tuttologo”, non è un problema di definizione…in un neologismo composto dalla definizione stessa…
          Poi continui a sostenere che io confonda la richiesta di competenze con la loro importanza, questo per deviare l’argomentazione fingendo che non vi sia nesso alcuno o che il nesso sia casuale…una fluttuazione nella domanda dei mercati. Il mercato consegna una sua scala di priorità non assoluta, non giusta ovviamente, ma esiste, questo è il dato oggettivo.
          Se poi vogliamo giocare a chi conosce la frase fatta più bella, ti posso rassicurare che la filosofia non è alla base del pensiero scientifico, lo è il metodo Galileiano, il quale ha dovuto scontrarsi proprio con la deleteria (per la scienza) filosofia Aristotelica.
          Mischiamo, per confondere ulteriormente le acque, la figura del tecnico e dello scienziato, quanto il tema si basa sul tipo di cultura da cui provengono: scientifica o umanistica.
          Fin ora non hai dimostrato nulla a sostegno della tua tesi , anzi, in maniera grottesca non ti sei reso conto che anche per dichiarare due conoscenze uguali per importanza ne devi prima definire il grado, sempre con il rischio poi che i conti non tornino a pareggiarsi…o in alternativa, dichiararli non misurabili per importanza, come il papà e la mamma, decretando un pareggio d’ufficio, ma tale pareggio porterebbe due esempi di conoscenza umana come la cultura calcistica e quella filosofica ad avere uguale valenza…e se ciò risultasse scorretto, per evitarlo ci si dovrebbe ingegnare per definire cos’è cultura e cosa no, entrando in un loop.
          Giunti a questo punto però non intendo rispondere a successivi commenti, visti i toni che stai sostenendo (e vista l’inutilità di continuare questo dialogo), poiché se dovessi proseguire usando i tuoi stessi metodi, dovrei attuare un cambio di stile, che non intendo fare. In rete ci si confronta anche in maniera accesa su temi e argomenti più diversi, ma giudizi inopportuni ed aggettivi pesanti e gratuiti sull’autore di un commento, di cui di norma non si conosce nulla, ma si crede di conoscere tutto in base alle quattro righe che ha scritto, non sono per me tollerabili.

  22. Pietro Conte scrive:

    Non sono sicuro che la questione debba essere vista in questi termini.
    Standardizzando tutto, specialmente a scuola, si rischia di uccidere sia la scuola che l’informatica.
    Quello che manca al nostro beneamato paese è, a mio avviso, una formazione digitale non scolarizzabile.

    Avete presente la patente europea dell’informatica? Si trovano solamente le tecnologie informatiche standard Microsoft o affini, utili ad eseguire operazioni elementari (videoscrittura, apertura di una pagina web, compilazione di un form), ma non è prevista la vera e propria cultura dell’informatica, che è ciò che invece dovrebbe essere divulgato.

    In fondo è come studiare musica alle medie, quindi flauto, e poi studiare il romanticismo alle superiori, ed uscire senza aver mai sentito parlare di Schubert, Debussy,Mendelsshon, Brahms, senza aver mai visto una chitarra, un violoncello o un pianoforte.
    (Ci credo che poi ascoltano gli One Direction)

    Divagazione a parte, non credo che Google (di cui sono un grande estimatore) o qualsiasi altra grande azienda possa essere di alcuna utilità nella formazione scolastica italiana.
    E non credo nemmeno che la scuola debba insegnare ad uno studente non volenteroso come pubblicare una app o un sito per cellulari.
    Al limite lo può fare un docente illuminato, magari ad una platea più piccola di ragazzi interessati.

    La direzione da intraprendere, invece, ritengo sia quella della
    standardizzazione online di tutta la PA, scuola compresa, cosa che
    costringe gli utenti ad ammodernarsi.

    Una impostazione nordeuropea, quindi.

    Lato scuola bene quindi la pagella online, anche se dovrebbe essere laggata quanto basta per scongiurare il rischio di un controllo asfissiante (con conseguente limitazione nella crescita dell’individuo).
    Bene la possibilità di fissare online un colloquio con i docenti o cominciare una discussione online con il singolo docente (anche se quest’ultima potrebbe diventare un peso eccessivo per l’insegnante).
    Penso che la risposta di quel “fenomeno” di Franceschini debba essere interpretata in questi termini: non abbiamo bisogno di altri informatici od ingegneri.

    Abbiamo il nostro campo di applicazione privilegiato, classico ed umanistico, e ce lo teniamo ben stretto.

    D’altronde guardare un museo online senza essere in grado di apprezzarne le opere è del tutto inutile, no?

  23. Massimo Micucci scrive:

    Ad entrambi una riflessione: dove eccelle la nostra ricerca? In aree scientifiche come la fisica o la farmacologia. Come verificare se abbiamo degli ottimi medievalisti? Sulla fiducia. Perchè gran parte della nostra “ricerca” in ambiti sociali , storici e anche altro tipo è in Italiano e molti ricercatori rifiutano valutazioni quantitative tout court. Dunque non indicizzabile e quotabile per la maggior parte dei ricercatori internazionali . Dove lo giocoforza, per materia o per limiti linguistici (come in Cina) è, noi facciamo ottimi risultati con pochi soldi

  24. Antonio_SBT scrive:

    Se gli altri ministri sono come questo siamo a posto.
    Ignoranza arroganza incompetenza hanno ridotto l’ l’italia ad un paese in disfacimento morale digitale economico e culturale. Ma non ci meravigliamo troppo con la quintessenza democristiana passata al nuovo corso del renzianesimo rottamante.
    Questo signore per ricordare che esiste oltre la sparata sulla storia medioevale, ha nominato 7 direttori stranieri su 20, a gestire i musei italiani.
    Per andare in TV ha umilato l’ italia come sostiene
    qualcuno che di arte e cultura ne capisce.

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