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Il firmamento di Paolo: 36mila italiani che dal 2006 hanno deciso di passare al baratto

Storyteller & Ghostwriter. Accompagna le aziende nell’applicazione di processi narrativi alle loro diverse funzioni aziendali. Collabora con Storyfactory, società di riferimento in Italia per il Corporate Storytelling. Autore di format narrativi per differenti media ed ideatore del progetto cross-mediale “Il mecenate d’anime”. Contributor per “Che futuro! Lunario dell'Innovazione” e “Corriere Innovazione”. Curatore del blog “To Be Continued” dedicato proprio al Corporate Storytelling su “Nòva - Il Sole 24 Ore”. È autore del libro “Non siamo mica la Coca-Cola, ma abbiamo una bella storia da raccontare” edito da FrancoAngeli.

Risale via Leonardo Da Vinci. Si lascia alle spalle la sua “pizzeria con cucina”, come piace a lui definirla. Ogni tanto butta un occhio verso l’alto, come a controllare che ci siano tutte, quelle stelle appese sopra il cielo di Pesaro. Cammina portando a mano la bicicletta. È il suo modo di rilassarsi e ripensare a com’è andata la sua giornata. Giornata che non è ancora terminata per Paolo Severi. Una volta giunto a casa accende il computer e controlla che tutto proceda bene nella sua community.

Paolo è il fondatore di ZeroRelativo, la prima community di scambio, riuso e baratto online in Italia. L’ha fondata nel 2006, anticipando quello che poi sarebbe diventato un approccio diffuso di commercio senza denaro. D’altronde il baratto è una delle forme più antiche di scambio di bene e servizi. Quello che ha fatto Paolo è stata però un’operazione di attualizzazione. Utilizzare la tecnologia per proiettare questo sistema, ad un utilizzo molto più ampio e perché no, moderno.

Bastano pochi mesi dal suo lancio per creare un forte interesse attorno a ZeroRelativo. I punti di forza di questo progetto sono chiari fin dalle origini: sensibilizzare gli utenti che “non tutto si fa per denaro”; che il baratto ha una sua personalità e un suo appeal; che la forza di un progetto di questo tipo sono le relazioni che s’instaurano tra i barter, così vengono chiamate le persone, che utilizzano gli oggetti come moneta di scambio. Tutti aspetti che ZeroRelativo è riuscita a mantenere se non a rafforzare. Una piattaforma di baratto online che ha saputo in questi anni evolversi, mantenendo però quella genuinità che la contraddistingue.

L’anima di questa community sono proprio le persone che ne fanno parte. Al di là dei numeri, sono 36.000 oggi di cui l’80% donne, è la qualità delle relazioni che s’instaurano tra le diverse barter. ZeroRelativo è sì una piattaforma di scambio via web, ma è anche un luogo dove si creano importanti rapporti di amicizia. Sono tantissime (e diversissime) le storie che stanno dietro ad ogni singola barter. Storie caratterizzate da creatività, inventiva, entusiasmo, passione e anche problemi, quelli della quotidianità di donne investite di doppi, se non triplici, ruoli sociali.

ZeroRelativo è riuscita a catalizzare l’attenzione di una serie di persone certamente che già avevano fatto una serie di considerazioni nell’ambito del consumo critico, ma non solo. Ha saputo intercettare anche l’esigenza di tutti quei singoli che hanno delle innate capacità di autoproduzione e che nella piattaforma trovano uno spazio per scambiare ciò che hanno prodotto con tanto amore. È per questo che una delle categorie merceologiche che trova più spazio su ZeroRelativo è proprio quella dell’ “handmade”, come i cibi fatta in casa o lavori di piccolo artigianato. Oltre a ciò, trovano ampio interesse di scambio l’abbigliamento, i prodotti di bellezza, i libri e tutto ciò che riguarda il mondo bimbi.

Dall’anno scorso la piattaforma è diventata a pagamento. Una quota annua di diciotto euro per usufruirne dei servizi, con i primi venti annunci gratuiti, come pure gratuito è il primo baratto. Questa è stata una scelta obbligata per rendere sostenibile un progetto che esclude qualsiasi forma di pubblicità al suo interno. Scelta comunque capita dalla maggior parte delle persone che già utilizzavano ZeroRelativo e anche da coloro che si sono avvicinate ad essa di recente. Anche il team di lavoro si sta allargando. È arrivato un nuovo programmatore, mentre una persona è stata incaricata di seguire le comunicazioni e soddisfare le continue richieste che arrivano dal sito. Entrambe vanno ad affiancare Valeria Marigo, da sempre insieme a Paolo nel progetto e il buon Fulvio Fortezza, che con le sue competenze nell’ambito di Web Marketing ha saputo introdurre una progettualità di comunicazione online alla piattaforma.

Intanto in casa Severi la lancetta avanza nella notte. Paolo controlla le ultime mail, dopodiché si alza e va verso la finestra del suo soggiorno. C’è anche una splendida luna che accompagna le stelle nel cielo. Con una mano cerca di unirne alcune tra loro come fossero i puntini di un disegno precostituito. Volutamente forma la ZR quella di ZeroRelativo. Otto anni fa era solo un’idea che aveva in mente, lui che di Internet ne aveva una conoscenza contenuta. Ora quell’idea è scritta nel firmamento. È diventata qualcosa di concreto, consolidato, seppur con forti margini di sviluppo, come lo stesso Paolo ci tiene a sottolineare. Comunque sia è la passione che alimenta questo progetto. Passione che non può essere quantificata in forma economica, perché “non tutto si fa per denaro”.

Andrea Bettini
Venezia, 26 marzo 2013
@ILBETTA

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