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Opendata Day 2014 | 19 maratone civiche per liberare i dati e usarli a vantaggio di tutti

Da piccolo avevo due passioni: l'informatica e la pallavolo. Ma all'università ho studiato sociologia nella mia città, Trento. Nonostante tutto, le due passioni non mi hanno mai abbandonato. Oggi sono diventate due mestieri: l'allenatore di pallavolo professionista (serie A austriaca) e il ricercatore in informatica. Dovendo scegliere tra i due, ho deciso di tenere il primo come una passione (allenando a Trento) e di fare del secondo la mia attuale professione. Sono ricercatore presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento, dove coordino il Digital Commons Lab. Qui ci occupiamo di software libero e open source, beni comuni digitali, open data, reti sociali, OpenStreetMap e collaboriamo con organizzazioni internazionali come Open Knowledge, GovLab e Open Data Institute. Fra le altre cose sono portavoce per l'italia di Open Knowledge, open data trainer dell'Open Data Institute e membro del comitato scientifico dell'agenda digitale dell'Emilia Romagna

Uno degli aspetti più affascinanti dell’open data è quello legato alle comunità che lo abbracciano. Essendo i dati alla base della gerarchia della conoscenza, l’effetto che si ottiene è di avere un pubblico variegato composto da hacker e decisori politici, da imprenditori e cittadini attivi, da politici e giornalisti, designer e studenti ecc…
Una volta capito il concetto e gli enormi vantaggi che ne derivano, si entra a far parte di questa comunità, si impara a trarre valore dai dati e, di conseguenza, a crescere nel proprio settore.
logoAl crescere poi della comunità cresce anche l’esigenza di trovare momenti per celebrare, almeno, il motivo per cui ci si riconosce in questa.
Ed ecco che, anche per quest’anno, David Eaves, uno dei personaggi chiave per quello che è il movimento Open Data in Canada e nel mondo e Rufus Pollock, direttore e fra i fondatori Open Knowledge Foundation rinnovano l’appuntamento per una giornata dove si passa dalle parole ai fatti, dove, oltre che spiegare i concetti, si trae valore dai dati aperti disponibili o se ne crea di nuovi.  L’International Open Data Day è un raduno di cittadini in città di tutto il mondo per scrivere applicazioniliberare i dati, creare visualizzazioni e pubblicare analisi utilizzando dati pubblici aperti per mostrare il sostegno e incoraggiare le politiche di adozione dei dati aperti da parte dei governi locali, regionali e nazionali. Si svolgerà anche in diverse parti d’Italia, con l’evento principale a Roma. 

Per capire meglio cosa ci si aspetta, lo stesso Eaves, suggerisce alcune possibili azioni: dal adattare i sorgenti di applicazioni come “where does my money go” – utili a capire come è speso il denaro pubblico, all’avvicinarsi a comunità attive anche se i propri skill non sono propriamente tecnici, ma in grado comunque di generare interesse e aiutare nell’aprire dati.
Si tratta di percorsi rivolti al toccare con mano il valore dei dati aperti senza per forza entrare nel tecnico.
odatadayitalia
In Italia, spinti grazie anche dalle energie di Flavia Marzano, si sono organizzati ben 19 gruppi (su 154 eventi nel mondo) con una sorta di quartiere generale a Roma che offrirà anche un momento di condivisione delle varie esperienze via streaming video.
Le città coinvolte sono rappresentate nella mappa creata da Andrea Nelson Mauro (da notare anche la piacevole presenza di molti eventi al sud Italia).

A non organizzare un evento, ma ad informare invece di essere molto vicini al tema, ci sono poi le pubbliche amministrazioni della Provincia Autonoma di Bolzano e la Regione Friuli Venezia Giulia.
Entrambe, con un comunicato stampa, svelano quali sono le azioni in serbo sul tema open data nel prossimo futuro.

Da Bolzano viene annunciata una hackathon a maggio, ma, in particolare, viene resa nota una azione in corso di dialogo fra la banca dati del sistema informativo geografico dell’Alto Adige e OpenStreetMap creando quindi un vero e proprio rapporto fra pubblica amministrazione e comunità di dati aperti.

Dal Friuli Venezia Giulia, invece, l’annuncio si fa importante, in quanto si parla dell’imminente uscita di una legge regionale sull’open data finalizzata a sostenere imprese e sviluppo.

I programmi dei vari eventi invece si concentrano alternando momenti divulgativi a momenti di creazione, sviluppo e analisi dei dati.

Curiosando nei programmi si scoprono presentazioni su temiche legate opendata, scambi di idee e opinioni fra produttori dati e utilizzatori, azioni di monitoraggio civico agganciandosi alla bellissima iniziativa di monitoraggio civicomonithon” investigando quindi come sono i fondi strutturali europei partendo dalla lettura dei dati presenti OpenCoesione, incontri con le comunità di OpenStreetMap e di Wikipedia, laboratori di conoscenza data journalism, raccolte di dati da condividere gironzolando in bicicletta ecc…

Tutti momenti dove si crea, si impara, si condivide, si capisce e si da vita all’open data, perché, questa comunità, sta crescendo sempre più velocemente ed ha una gran voglia di dimostrare che è stimolando la creatività e aumentando i propri skill digitali che lo sviluppo dell’open data porterà sempre più maggior vantaggio alla società.
L’edizione italiana del 2013 è risultata essere quella con il più alto numero di adesioni, seconda solo agli eventi negli Stati Uniti.

Di questo se ne sono accorti in diversi nel mondo, fra i primi i canadesi, che proprio quest’estate hanno deciso di organizzare un incontro fra Canada e Italia sul tema portando David Eaves a Roma in mezzo a diversi esponenti della comunità italiana.
Questo deve farci riflettere, l’open data in Italia è una realtà che si sta consolidando sempre di più, ma per radicarsi, ha bisogno di ancora molta divulgazione, ma quella con la A maiuscola, quella che passa dalle parole ai fatti, dal parlare all’agire, dallo stimolare la creatività, dal trasferire competenze, dal far capire l’informatica… da quello poi che vuole essere la natura dell’Open Data Day.

Trento, 22 Febbraio 2014
Maurizio Napolitano

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