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Dai banchi alla cattedra in 6 mesi di scuola: ora insegno come farsi una stampante 3D

Sono un Maker, un liceale e un blogger. Classe 1999. Posseggo una stampante 3D che ho costruito a 13 anni che ormai lavora senza sosta. Amo il DIY (do it yourself), è la mia linfa vitale. Pianista, ex clarinettista e nuotatore 90 minuti alla settimana.

Mercoledì 5 febbraio, ore 8. Arrivo a scuola con il papà. La stampante 3D è troppo pesante per poter essere trasportata in autobus.

Oggi è un giorno speciale: niente lezione normale, con i prof. Oggi sono io dall’altra parte della cattedra. Ho tre ore di tempo per fare 3 laboratori a… oltre 150 studenti di tutte le classi del mio liceo, lo scientifico G.B. Quadri di Vicenza. Io e la mia stampante 3D, che ho costruito un anno fa e di cui vado fiero.

A otto anni mi sono imbattuto, attraverso il web, nella stampa 3D e ho cominciato a sognare di avere una stampante tutta mia. A undici anni ho cominciato a “tormentare” i miei genitori, che, perseveranti, me l’hanno sempre negata. A dodici anni e mezzo ho deciso di costruirmela da solo e dopo otto mesi … voilà, la mia stampante e 350 euro di meno nel mio salvadanaio!

I miei insegnanti non conoscevano la stampa 3D, arduino, i makers, insomma, il mio mondo, finchè non si è sparsa la notizia di quello che ho fatto. E allora mi hanno chiesto di fare dei laboratori rivolti a tutti gli studenti.

E’ stata una bella esperienza, anche se impegnativa: temevo di far brutta figura e a scuola ci devo restare per altri quattro anni! Per fortuna è andato tutto bene!

La stampante ha attirato l’attenzione di tutti: molti erano sbalorditi, tant’è che terminate le tre ore, mentre la stavo preparando per il trasporto a casa, alcuni ragazzi che avevano partecipato al laboratorio hanno portato altri studenti a vedere la macchina delle meraviglie (ed era alquanto divertente ascoltare le spiegazione che cercavano di dare!).

Durante le tre ore sono stato bombardato di domande, alle quali ho cercato di rispondere nel modo più semplice possibile. Alla fine ciascun partecipante ha avuto almeno un assaggio di quella che molti definiscono la terza rivoluzione industriale.

Inoltre, dopo questa esperienza, per tutti sono “Cesare, quello che si è costruito da solo la stampante 3D”.

Non pensavo che “insegnare” fosse così impegnativo: quando sono tornato a casa ero più stanco di quando ho percorso 85 Km in bicicletta!

La prossima settimana ripeterò l’esperienza in un’altra scuola di Vicenza, il famoso Istituto Tecnico Alessandro Rossi (l’industriale che fondò nell’800 la Lanerossi, che divenne alla fine del secolo la più grande industria italiana), in cui si diplomò Federico Faggin, l’inventore del microchip. E il mese prossimo sarò in una scuola media di Schio.

Tutto ciò può essere letto come un segnale positivo della scuola italiana: nonostante le mille difficoltà, i continui tagli alla pubblica istruzione, eccetera eccetera, questa mia esperienza, ancora una volta, dimostra come a fare la differenza siano le persone, in questo caso gli insegnanti che accettano che un ragazzo di quattordici anni racconti un po’ di futuro.

Dueville, 17 febbraio 2014
Cesare Cacitti

 

  • Roberto Ferrari

    Bravo Cesare, continua cosi’. Sono sempre e solo le persone a fare la differenza, o al contrario, a generare indifferenza. Ma l’indifferenza va combattuta e battuta, sempre.

  • adrianop

    “Tutto ciò può essere letto come un segnale positivo della scuola italiana..”Non solo e non tanto.E’ un segnale positivo per l’Italia se esistono ancora giovani come lei.Forse non tutto è perduto.A fare la differenza infatti sono sempre le persone e nel suo caso gli insegnanti penso non siano l’elemento prevalente e più importante.La differenza l’ha fatta lei.In bocca al lupo e continui a farci sognare.

  • Giovanni Boscolo

    Bravo Cesare. Però, al contrario, io lo vedo come un segnale molto negativo della scuola italiana, un vero schiaffo agli insegnanti “certificati”, ai “professionisti”.

    • Lidia Zocche

      Credo sia difficile per gli insegnanti stare al passo coi tempi: viviamo in un periodo storico eccezionale, in cui l’evoluzione e l’innovazione sono rapidissime. Penso che, rispetto ai miei tempi (anni ’80), alcune scuole, ad esempio il liceo scientifico di Vicenza, siano molto migliorate: votate a far crescere i nostri figli, per farli diventare cittadini responsabili. Che ci siano insegnanti che lasciano “la cattedra” ai loro studenti, beh, chapeau!

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