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Così Obama in 50 secondi dimostra che Carrozza su Internet a scuola sbaglia tutto

Giornalista per passione, maestro per caso e con amore, scrittore. La mia università sono state le strade del mondo: i vicoli di Palermo, le vie polverose del Mozambico, del Senegal, della Siria, della Giordania; le baraccopoli di Nairobi; i grattacieli di Shanghai e le lezioni di resistenza degli zapatisti nella Selva Lacandona. Ho operato per dieci anni in carcere fondando il giornale “Uomini Liberi”. Scrivo per “Il Fatto Quotidiano” dove tengo anche un blog e “Altreconomia”. Curo inoltre la rubrica “L’Intervallo” su Radio Popolare. In classe cerco di far lezione con innovazione che è anche rivoluzione per la scuola italiana.

“Non comprate un nuovo video game: fatene uno. Non scaricate l’ultima app: disegnatela. Non usate semplicemente il vostro telefono: programmatelo”. Sono le parole del presidente degli Stati Uniti Barack Obama che nelle scorse settimane ha invitato gli studenti americani ad imparare la scienza del computer e Internet.

Dall’altra parte dell’oceano, in Italia, altri discorsi, altra lingua: il ministro della Pubblica istruzione Maria Chiara Carrozza nei giorni scorsi ha bocciato l’idea d’introdurre un’ora specifica per insegnare il digitale. L’inquilino di viale Trastevere sembra essere su tutt’altro pianeta rispetto agli Stati Uniti: “La tecnologia digitale non è una disciplina ma uno strumento di cui la didattica si deve avvalere. Ci sono molti progetti ma non si tratta di una disciplina vera e propria”.

Un no netto pronunciato dalla Carrozza durante il convegno “Educare alla rete” organizzato dal Garante per la protezione dei dati proprio in un momento storico in cui negli Stati Uniti, Microsoft, Google, Apple, Yahoo, Amazon, Dropbox, EA, Zynga, Skype Twitter e Facebook hanno unito le loro potenzialità, per promuovere il progetto scolastico K-12 che sta supportando code.org, una società no profit che promuove l’educazione informatica e l’introduzione a scuola dell’ “ora di codice”.

In occasione della Computer Science Education è stato lanciato il progetto K-12, per iniziare milioni di studenti americani di elementari e medie allo studio del codice html, dato poi che le previsioni parlano di 150.000 nuovi posti di lavoro ogni anno nel settore, fino al 2020. Un lavoro sostenuto dal presidente Obama che per l’occasione ha lanciato via YouTube un appello ai ragazzi americani:

Che tu sia un giovane uomo o una giovane donna, che tu viva in città o in campagna: il computer diventerà buona parte del tuo futuro. Studiare la scienza del computer ed avere quelle competenze è importante per il tuo futuro, è importante per il futuro della nazione.

Dall’altro canto mentre in Italia siamo ancora alle prove generali per portare in aula i libri digitali, negli Stati Uniti c’è uno stato, l’Indiana, dove da quasi due anni l’insegnamento della scrittura a mano non è più obbligatorio e al contrario s’insegna l’uso della tastiera.

Le intenzioni del ministro Maria Chiara Carrozza sono senz’altro nobili quando pensa che “l’educazione digitale sia un ampliamento dell’educazione civica” e che dev’essere “necessaria una preparazione etica all’utilizzo della tecnologia digitale” ma forse per poterla usare bisogna conoscerla. Chi lavora nella scuola sa che nei nostri laboratori di tecnologia non s’insegna nemmeno l’abc dell’informatica anche perché la maggior parte dei docenti non conosce la computer science. I risultati sono drammatici. Eu Kids Online ha misurato il livello di competenze digitali di un campione europeo di ragazzi dagli 11 ai 16 anni: delle 8 “skils” su cui sono stati interpellati (aggiungere un sito ai preferiti; governare le impostazioni di privacy; riconoscere l’autorevolezza delle fonti etc), i ragazzi italiani hanno dimostrato in media di padroneggiarne solo 3 alla pari dei coetanei ungheresi e rumeni ponendoci penultimi nella classifica che vede capofila la Finlandia, la Slovenia e l’Olanda. Forse dovremmo iniziare a pensare anche in Italia ad una scuola che inizia a comprendere la necessità d’insegnare la scienza del computer a partire dalla scuola primaria dove è prevista una sola ora alla settimana d’insegnamento di tecnologia: persino per educazione motoria e religione sono previste due ore!

Una scuola capace di collaborazioni con le aziende del territorio e soprattutto con l’Università: qualche anno fa portai i miei alunni al dipartimento d’informatica a Crema per una lezione fatta da persone competenti. Davanti alle prime nozioni di html mi resi conto di quanto i nostri ragazzi fossero analfabeti e capii la necessità di realizzare un “ponte” tra la scuola primaria e l’Università. Solo così potremo parlare di orientamento e avere una generazione competitiva.

Bologna, 2 febbraio 2014
Alex Corlazzoli

11 risposte a “Così Obama in 50 secondi dimostra che Carrozza su Internet a scuola sbaglia tutto”

  1. adrianop scrive:

    Concordo,tranne in un punto.Sono un modesto autodidatta ma il divertimento maggiore è stato programmare in linguaggio macchina sul C64.Allora si trovavano manuali che insegnavano tutto sul 6502.Sui processori di oggi no ,anche se potrei sbagliare avendo perso la spinta propulsiva.E’ fondamentale conoscere software e hardware e chi dice il contrario,a mio avviso,non sa di cosa parla.Attenzione però.Bisogna conoscere tutto ed è sbagliato abolire la “scrittura a mano obbligatoria”.Come diceva un mio professore,la matematica non è come la storia in cui si può sapere cosa è successo a Napoleone senza sapere cosa è successo a Giulio Cesare.Altrimenti si finisce come gli uomini del futuro di un racconto di fantascienza che non sapevano riparare le macchine da cui dipendevano perchè avevano dimenticato come erano fatte.

    • Alessandro Vetere scrive:

      Parli di un racconto di un certo Asimov? Se sì ti stimo, sennò sono curioso di sapere di che racconto si tratti! 🙂

    • adrianop scrive:

      Sì,credo che si tratti di Asimov ma è passato molto tempo e potrei confondere l’autore di Foundation con qualcun altro per eccesso di stima.

    • happycactus scrive:

      Piccole note a margine:
      – i manuali delle CPU si trovano ed è molto più semplice di una volta, ora sono gratuiti. Solo che è diventato tremendamente complicato programmare una CPU moderna (almeno di classe desktop) ma c’è arduino e mille altre declinazioni simili. Oggi è diventato molto più semplice imparare, ma forse manca lo stupore che ci animava 30 anni fa.

      – Il racconto dovrebbe essere di Asimov (uno dei tanti del ciclo dei robot) ma allo stesso modo potrebbe trattarsi di Philip K. Dick.

  2. Giulio Michelon scrive:

    Quando penso a quanti soldi sprechiamo per l’insegnamento della religione mi viene da urlare di rabbia

  3. Mirko De Dominicis scrive:

    Grazie, bell’articolo che rispecchia purtroppo in pieno la situazione italiana.

  4. Stefano D'Alessi scrive:

    Esempi di ciò che si può realizzare ci sono: Digital Accademia ha attivato una formazione K-12 con collaborazioni davvero interessanti come il Guggenheim di Venezia e Timbuktu Lab (Magazine digitale per bambini).
    Io e mia figlia abbiamo partecipato ad eventi organizzati da loro con grande soddisfazione. Secondo me sono un buon riferimento per creare una struttura formativa che attualmente è demandata alla buona volontà di insegnanti, collaboratori scolastici e genitori.
    Sono fiducioso che ci sarà modo, attraverso la collaborazione di tutti i soggetti, di migliorare la scuola tenendo sempre conto delle risorse disponibili.

    Le persone e la volontà non mancano.

  5. Giorgio Sironi scrive:

    Due cose che non centrano niente: Obama che spinge ad imparare a *programmare*, noi che ci preoccupiamo di sapere dove sono le impostazioni di privacy e di aggiungere siti ai preferiti…

  6. alex ninja giordano scrive:

    Pazzesco. Basterebbe gia introdurre un orto scolastisco o alcuni corsi di piccolo artigianato… almeno, come sottolinea Obama, i ragazzi potrebbero cominciare a capire che non sono solo “consumatori”. Speriamo bene…

  7. Elena Rapisardi scrive:

    stesso discorso vale per la scienza, la letteratura…. che tristezza….

  8. Armando Pagliara scrive:

    Sono un “professore d’informatica senza cattedra”, abilitato con l’ultimo TFA. So benissimo quanto sia dilagante l’ignoranza digitale tra gli studenti, ho avuto modo di “sbatterci” direttamente contro.
    Ovviamente quella dei loro docenti è nettamente superiore; di sicuro un ottimo sistema sarebbe quello di “svecchiare” la popolazione degli insegnanti.
    Ma siamo in Italia… il paese dei vecchi… dove a 70 anni devi lavorare e a 30 sei a casa…

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