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University of California, gli atenei pubblici americani in Open Access

Ricercatore e giornalista. Insegno Sociologia dei nuovi media all'Università di Milano e scrivo di scienza, tecnologia e politica. Mi affascina la diffusione delle dinamiche open nella ricerca e il modo in cui esse modificano le culture e le pratiche scientifiche. Vorrei che l’approccio alle tecnologie fosse più attivo ma anche più critico. Il mio primo libro si intitola “Biohackers. The politics of open science”.

Ti sogno California! Dal Golden State arrivano due notizie che cambiano il panorama dell’editoria scientifica verso un modello open e potrebbero ispirare un cambiamento anche in altre regioni del mondo. L’intero sistema della University of California (UC), cioè l’insieme di università pubbliche dello stato americano, passa all’open access. Tutti i dieci campus californiani, tra cui UCLA, Berkeley, Santa Cruz e altre università ai massimi livelli mondiali hanno adottato un nuovo regolamento che richiede a tutti i professori dei diversi campus californiani di pubblicare i loro studi nel database open access dell’università, eScholarship. A partire dal primo novembre per alcuni campus, e dal 2014 per altri, tutti gli articoli saranno disponibili online gratis e senza restrizioni all’accesso per chiunque abbia una connessione internet e senza pagare abbonamenti.

UCLA

Il regolamento è stato adottato dopo anni di lavoro da parte di Christopher Kelty (foto sotto), un antropologo della UCLA autore di diversi saggi sul software libero, ed è stato discusso in profondità per mesi dal senato accademico. A differenza di altri regolamenti simili, quello californiano non è solo una petizione di principio o un invito a usare strategie open access, ma obbliga i ricercatori a condividere online tutto il loro lavoro. I ricercatori potranno scegliere di pubblicare su qualsiasi rivista scientifica, anche a pagamento e ad accesso chiuso, ma gli articoli dovranno contemporaneamente essere caricati sul database e quindi resi accessibili.

UCLA Ketty

Anche questo differenzia il sistema UC da altri regolamenti in vigore, che spesso prevedono un periodo di sei mesi o un anno dalla pubblicazione su rivista prima che l’articolo venga reso disponibile a chiunque tramite un database.

In questi stessi giorni anche i 112 Community College della California hanno votato all’unanimità un regolamento che obbliga la pubblicazione di tutti gli studi e le ricerche con una licenza Creative Commons (CC-BY) che concede a chiunque di riutilizzare, distribuire e modificare gli articoli purché sia esplicito il nome dell’autrice originaria. Addio al modello “tutti i diritti riservati”.

Anche l’Europa e l’Italia stanno mettendo in campo iniziative per favorire o richiedere la pubblicazione open access delle ricerche scientifiche finanziate con denaro pubblico. Ma gli esempi californiani dimostrano che il coraggio e la capacità d’iniziativa possono permettere alle università pubbliche di bypassare le scelte dei governi e condividere la conoscenza che producono per il beneficio dei cittadini, che dopotutto hanno finanziato quelle ricerche con le loro tasse. Non si vede perché non dovrebbero poterle leggere senza pagare un ulteriore prezzo a un editore privato.

Roma, 25 settembre 2013

ALESSANDRO DELFANTI

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