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Come far ripartire l’economia “imitando” le monete virtuali

Musicista, surfer e venture capital. Nel 1999 fondo Vitaminic, il primo distributore discografico digitale in Europa. Ho vissuto in prima persona l'evoluzione dell'industria della musica dall'analogico al digitale. Nel 2006 lancio dPixel, la società di venture capital per le internet startup. Oggi sono anche board member del progetto Sardex, il circuito di moneta virtuale nato in Sardegna.

Questo weekend ho avuto il piacere di ritrovare tanti amici
alla Blogfest di Rimini e partecipare a tre panel. Uno di questi si
è occupato di monete complementari e monete virtuali (consiglio a
tutti di leggere l’e-book su Bitcoin di Luca Mercatanti che mi ha aiutato finalmente a capire Bitcoin)
 e sulle monete virtuali.

È sempre difficile provare a spiegare
 questo settore, principalmente perché siamo abituati a concetti
 come moneta, ricchezza, interessi, credito, finanza come oggetti
 fissi e definiti. Talmente definiti da non poter essere messi in
discussione.

Mi sono avvicinato a questo mondo, grazie
 all’investimento in Sardex, azienda di cui
 siedo nel consiglio di amministrazione.
Il credito Sardex non
 genera interessi e il circuito non richiede garanzie specifiche per
 erogare il proprio credito, se non il fatto che i beni e servizi
 offerti da chi partecipa alla community siano effettivamente utili,
 necessari e richiesti dagli altri appartenenti.

In effetti Sardex
 non è una moneta, ma una camera di compensazione, che utilizza una
 moneta virtuale per regolare le transazioni che avvengono dentro la 
rete. Per questo più che di monete complementari preferisco parlare
 di monete funzionali.

Viste sotto questo profilo allora si possono
 categorizzare tutte le monete come oggetti che definiscono delle 
specifiche funzioni.

In questo senso allora anche i punti fragola 
Esselunga o le Millemiglia sono una moneta funzionale, il cui unico 
scopo è la fidelizzazione del cliente. Le monete che noi conosciamo 
da sempre, come l’euro o il dollaro, incorporano due grandi
 funzionalità: da un lato regolano le transazioni tra persone
 (fisiche o giuridiche) e dall’altro consentono anche
 l’accumulazione di ricchezza, fungendo da riserva di valore. Due 
funzioni che in effetti sono in opposizione l’una con l’altra.

Siamo in mezzo ad una crisi economico-finanziaria profonda che ha
 tante ragioni ma alla base di tutto c’è una enorme scarsità di
 liquidità e grande difficoltà per le aziende ad ottenere credito.
 Chi detiene moneta ha pochi incentivi a prestarla e farla ‘girare’
con la conseguenza che la funzione di ‘riserva di valore’ sta
 comprimendo in maniera impressionante quella di generare
 transazioni, che in ultima analisi sono ciò che determina veramente 
lo sviluppo economico e quindi la ricchezza.

Sappiamo che c’è una
 relazione diretta tra i tassi di interesse e lo sviluppo. Più bassi
 sono i tassi di interesse e maggiore è la crescita economica, 
perché tassi bassi aumentano gli investimenti, impattando sui
 redditi e quindi sul consumo. Ma ormai i tassi di interesse sono 
talmente bassi (in alcuni casi vicini allo zero) che questa leva di
sviluppo è diventata un’arma spuntata, soprattutto nel contesto
 della crisi economica attuale.

Quindi come fare a far ripartire 
l’economia?

Siamo abituati a pensare che la moneta debba generare
 interessi, ma questo concetto è legato al fatto che guardiamo alla
 funzione di riserva di valore.

Nelle monete complementari, infatti
, esiste il concetto di demurrage, ovvero un tasso di interesse 
negativo.
Una sorta di inflazione programmata tale per cui la
 moneta detenuta e non messa in circolazione perde valore. Questo documentario sulle monete
 complementari spiega molto bene questi concetti. Incluse le tante
diverse funzionalità che possono essere applicate, ad esempio nel
no-profit.

La domanda che mi sorge spontanea quindi è: cosa 
succederebbe se si applicasse il demurrage al credito 
interbancario? Ovvero cosa succederebbe se la Banca
 Centrale cominciasse a prestare alle banche commerciali moneta che
 perde valore giorno dopo giorno se non viene immessa sul mercato
 del credito commerciale?

Succederebbe che probabilmente questa
 particolare ‘moneta funzionale interbancaria a tasso negativo’
 avrebbe come unico scopo quello di circolare e fungerebbe da grande 
stimolo per far ripartire l’economia

Perché incentiverebbe le
 banche ad erogare il credito e non avrebbe senso utilizzarlo per
 ripianare posizioni finanziarie.

Lo abbiamo visto con i mille
 miliardi che la BCE ha distribuito per salvare
 le banche recentemente. Quei soldi hanno effettivamente salvato le
 banche dal default, e quindi hanno assolto ad una funzione
 assolutamente positiva e necessaria per la società, ma per contro
 non sono arrivati alle aziende, non hanno fatto ripartire la 
produzione e non hanno avuto impatto sullo sviluppo economico.

Insomma se il tema è far ripartire l’economia, perché non disegnare 
monete specifiche a questo scopo, cominciando ad immaginare più che 
una singola moneta ‘fits for all’ un ecosistema di monete, ancorate 
all’euro ma disegnate per raggiungere diversi scopi specifici e 
funzionalità?

Qui il post originale

Milano, 25 settembre 2013

GIANLUCA DETTORI

  • Karim Varini

    Non dimentichiamo le piattaforme di timebanking come TIMEREPUBLIK. Mi raccomando… 😉

  • tixproduction

    Ho letto con un po’ di ritardo questo tuo bel post, molto chiaro. C’è una cosa che andrebbe detta sulla questione “banche”: i soldi che la BCE ha distribuito agli Stati Sovrani per i prestiti alle banche sono stati concessi a queste ultime dietro l’impegno ad acquistare titoli di stato. Si è verificato quindi questo scenario: la banca X riceve N milioni di euro a un tasso ridicolo, con l’impegno ad acquistare titoli di stato a un tasso del 3 o 4%, tra l’altro garantito dal patto di stabilità della stessa BCE. Chi sarebbe così stupido da rifiutare un prestito per esempio allo 0,5%, vincolato però all’acquisto di un titolo che garantisce il 4%? E quindi: una banca che ha beneficiato di questa opportunità, che motivo ha poi di fare impieghi prestando soldi alle aziende, allo stesso interesse ma con rischi ben maggiori?
    Il problema del salvataggio delle banche ha prodotto quindi due effetti:
    1) le banche non hanno più alcun motivo di erogare finanziamenti, fanno già il loro business senza rischiare nulla
    2) i debiti delle banche – non dobbiamo dimenticare che sono aziende private – sono diventati debiti della comunità. Perché chiaramente i soldi della BCE, alla fine, sempre dalle nostre tasse arrivano :-)
    Bello, no? E questo salvataggio con i soldi pubblici è stato fatto senza chiedere niente in cambio (per esempio, una riduzione degli stipendi dei manager: non si capisce perché una banca in difficoltà debba pagare milioni di euro di stipendio al proprio AD, se sta in difficoltà sarà anche responsabilità del management …o no?)
    A parte questo piccolo inciso – scusa, ma è un tema che mi fa rigirare le budella, diciamo così – per il resto gli spunti del tuo post sono sacrosanti.
    Alessandro Bottai

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