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Livio Ascione, la sfida vera è “cambiare tutto” a casa propria

A noi di CheFuturo! piacciono le storie. Ecco perché in questo spazio trovate i racconti di innovazione che ci sono arrivati direttamente dalla rete. Per raccontarci le vostre idee e progetti potete utilizzare la pagina "Raccontaci la tua Storia". Vi aspettiamo.

La mia generazione è abituata a scappare davanti alle difficoltà e davanti alle sfide. Per questo credo di far parte di una minoranza di persone che vogliono fare qualcosa di buono per il proprio territorio. Dopo aver abbandonato gli studi in Economia aziendale ed aver portato a termine un corso di studi quinquennale in DAMS presso l’Università di Salerno con il massimo dei voti, nessuno dei miei amici credeva che sarei riuscito a progettare un percorso lavorativo continuativo.

I miei genitori mi hanno fatto crescere con la consapevolezza che collezionando conoscenza e conoscenze sarei riuscito a raggiungere i miei obiettivi. La gente nel Sud Italia ha voglia di fare, e c’è gente che ha voglia di costruire certezze sul proprio territorio e godersi i risultati, invece di investire sulla propria vita in altre zone. Decisi così di prendere un diploma europeo come operatore di ripresa e montaggio per concedermi un “vantaggio tecnico” e iniziare la mia avventura tra contatti di amici nel mondo della musica e piccoli festival di cinema delle province campane per strutturare una rete professionale.

Nonostante le mille storie che avrei da raccontare su questa rete, oggi mi focalizzerò su quella che mi ha dato maggiori soddisfazioni durante gli ultimi tre anni: il progetto “Non Solo Cinema” con l’ITGI “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Afragola, in provincia di Napoli. Quando ho vinto il bando di concorso per aderire al progetto non avevo idea di cosa mi aspettasse. Ho conosciuto i coordinatori del progetto, la professoressa Iovino e il professor Flaminio, e l’illuminato preside della scuola, il professor Luigi Sibilio. Mi sono bastati pochi scambi di battute con quest’uomo per capire che ha costruito intorno a sé una fortezza di cultura e di innovazione in una provincia a rischio come quella napoletana.

Lungi da me raccontare quel tipo di rischio tutto partenopeo che può essere raccontato nei film di Garrone o di Sorrentino, ciò di cui vi voglio parlare è della necessità di dare alle nuove generazioni un terreno nuovo su cui crescere. Per questo motivo l’ITGI di Afragola combatte il rischio che i propri ragazzi smarriscano la strada professionale, permettendo loro di introdursi a nuovi mestieri come il grafico pubblicitario o il videomaker, costruendo su misura dei corsi curriculari ed extracurriculari permettendo costantemente il confronto con le realtà territoriali ed internazionali. Fare quindi qualcosa per il proprio territorio, insegnando ai ragazzi non solo cinema ma soprattutto le chiavi per comunicare sé stessi agli altri.

Io ero solo un neolaureato con un pò di esperienza fatta negli studi RAI di Napoli e con qualche progetto artistico all’attivo. Come non poter accettare quella grande sfida che mi si poneva davanti? Il mio primo giorno di lezione mi presentarono una classe di 15 allievi. Ragazzi tra i 14 e i 16 anni. Erano un po’ scettici su ciò che gli avrei potuto raccontare, quasi nessuno di loro aveva visto un film al cinema se non qualche cinepanettone natalizio e molti credevano che il cinema fosse qualcosa di poco meno noioso che seguire una lezione di italiano. Parlai loro della potenza che il cinema può avere sulla nostra percezione e di come può essere forte l’impatto sui nostri sensi, raccontando loro una tipica scena horror e mimando tutte le sensazioni visiva, dall’ululato dei lupi all’arrivo del carnefice dietro le spalle della povera vittima.

Erano stregati da quei racconti come se stessi narrando qualcosa di diverso da quello che loro erano abituati a vedere. Poi, fui preso da una grande paura di farli annoiare con una lezione tecnica. Decisi di prendere la questione di petto e iniziai a disegnare tutti i piani e i campi di ripresa cercando di farli partecipare. Sembravano perplessi. Successivamente seguì un’esercitazione sul riconoscimento delle inquadrature utilizzando una sequenza tratta da Dragon Ball recuperata da youtube. Fu un successo. I ragazzi facevano a gara tra di loro per definire se quello che vedevano si trattasse di un campo lungo o lunghissimo. Alla terza lezione avevo 30 ragazzi che seguivano il corso e il coordinatore del progetto, il professor Patrizio Flaminio, si vide costretto a chiudere le iscrizioni al corso. Decisi di rilanciare, lasciando perdere per il momento le lezioni teoriche.

Li misi alla prova chiedendo loro di raccontarmi in poche righe una qualsiasi idea, un loro sogno o qualcosa che una volta hanno visto ad occhi aperti. Che spettacolo leggerne il risultato: una trentina di soggetti che vorrei vedere al cinema. Alcuni di essi erano scritti in un italiano non proprio perfetto, ma lasciavano trasparire i sogni di quei ragazzi. Qualcosa che non ho mai letto nei libri all’università. Ne scelsi alcuni e decisi di riporli in un cassetto per il momento e dedicarmi alla visione di qualcosa che i ragazzi non guardavano a scuola, ma che ogni giorno guardavano nelle loro camerette mentre mentivano ai loro genitori dicendo loro che stavano ripetendo la lezione per l’interrogazione del giorno successivo.

Sto parlando dei video virali che girano sui social network. All’epoca stavo realizzando una web serie che parla della storia di un neolaureato in scienze statistiche che attraversa l’Italia in una vecchia 500 per raggiungere un colloquio di lavoro. Lo mostrai alla classe insieme ad altri esempi di viralità come i video degli OK GO o di altri che avevano ottenuto milioni di visualizzazioni restando comodamente seduti sul divano di casa. Quella lezione la passammo su internet con la LIM collegata e a disposizione dei ragazzi che si contendevano la mia attenzione su quale video fosse più virale. Decisi di trasformare quella loro disponibilità in qualcosa di più costruttivo della semplice visione, proponendo loro un brainstorming atipico.

La lezione successiva portai un disco dei Massive Attack e lo riprodussi al pc. Stupore tra i presenti, non conoscevano altri artisti che Tiziano Ferro ed Emma Marrone. Grazie al cielo di Gigi D’Alessio neanche l’ombra. Chiesi loro di chiudere gli occhi e di lasciarsi trasportare dalle loro emozioni, mentre leggevo alcune delle loro storie e li interrogavo sul come continuare quella storia. Ne nacque un breve spot sulle differenze di identità che ci valse diversi premi spesi per acquistare attrezzature e per concederci una pizza insieme. Perché il gruppo era la prima cosa da costruire. Dopo aver realizzato qualcosa di davvero semplice, ci affidammo alla tecnologia che la scuola ci concedeva. Essendo il nostro preside una persona lungimirante, pochi mesi prima era stata acquistata una Nikon D7000, con cui abbiamo deciso di girare un cortometraggio sul viaggio spazio­temporale.

I ragazzi scrissero un soggetto che sembrava essere uscito dalla mente di Asimoov. Così mi armai di modestia e lasciai tutto nelle loro mani, io avrei fatto solo da supervisore e avrei montato al pc le loro idee. Ne uscì un cortometraggio intitolato “Il mirabolante teletrasporto” in cui i ragazzi raccontano le loro emozioni attraverso gli occhi di un giovane mago che inventa il modo di viaggiare nel tempo. Durante le riprese invitai alcuni miei compagni di lavoro alle lezioni e trasformai i ragazzi in un gruppo di maker. Reinventammo una lampada di casa e la trasformammo in una softbox, utilizzammo luci da giardino come riflettori e trasformammo la LIM in un pannello per chroma key. Uno dei ragazzi realizzò una maschera in ceramica con degli elettrodi che facevano illuminare dei led sul volto quando la si indossava.

Dopo il successo della prima edizione del corso la scuola ha voluto, con enormi difficoltà economiche, sostenere il costo di una seconda edizione. Fui chiamato da Patrizio per firmare il contratto prima di partire per il mio stage alla UCLA, per cui sono stato selezionato dall’ex ministero della gioventù come uno dei migliori filmaker italiani sotto i 28 anni di età. L’entusiasmo da parte della scuola fu grande e si decise di rilanciare il corso con ciò che avrei imparato negli USA. Fu così che la seconda annualità di “Non solo Cinema” prese corpo nell’Aprile del 2013, massacrata dalla difficoltà di coordinare un fondo da parte della scuola nei tempi giusti per gestire 70 ore di lezione.

Non ci perdemmo d’animo e stilammo un calendario di 3 incontri settimanali di 5 ore in cui ci proponemmo di lavorare sodo tutti insieme. I ragazzi dopo 5 ore di lezione, esausti ed evidentemente preoccupati per le interrogazioni di fine anno, avevano ancora voglia di mettersi alla prova. Fu così che studiammo un piano d’azione. Avrei insegnato loro le tecniche di linguaggio transmediale apprese alla UCLA e avremmo lavorato al linguaggio del viral vlogging e del web­documentary raccontando noi stessi e il territorio a tutto il mondo. Sono nati così numerosi video­log dei ragazzi che, affascinati da questa metodologia di storytelling libero, si sono lasciati andare dispensando consigli ai propri coetanei.

Un altro caso di successo didattico nella conoscenza del territorio è stata la redazione di un documentario sulla biblioteca di Sant’Antonio ad Afragola, un fondo ecclesiastico con alcuni volumi risalenti al XVI e al XVII secolo. I ragazzi non solo hanno trovato divertente sfogliare alcuni volumi così antichi, ma hanno voluto realizzare una traccia video del loro passaggio in quel convento che ospita la biblioteca. Quest’anno abbiamo così vinto circa 400€ con questi progetti. Abbiamo perciò deciso di creare un piccolo laboratorio scolastico open source dove i ragazzi possono usufruire di una sala in cui creare liberamente e con il mio supporto online. D’altronde oggi i ragazzi mi intasano la posta elettronica per qualsiasi tipo di problema, da quello tecnico… a quello sentimentale!

Completata la seconda annualità, ho avuto modo di partecipare come supervisore ad un laboratorio di documentario con i ragazzi del Giffoni Film Festival, una realtà che amo perché nata da un piccolo paesino del sud e diventato il festival per ragazzi più importante del mondo. Inoltre una grande emozione per me lavorare al fianco di ragazzi motivati e con una passione per il cinema, provenienti da tutta Italia. Ho così deciso di proporre ai più motivati del corso di partecipare alla prossima edizione come giurati del festival per portare la loro conoscenza di cinema ad un livello successivo.

In attesa di tempi migliori e di fondi europei diretti e non bloccati dalle regioni, noi stiamo provando a “cambiare tutto” e a portare l’innovazione in scuole e province che hanno voglia e sogni da realizzare. Dal canto mio, conoscendo 4 lingue, potrei tranquillamente tentare la mia strada fuori di qui, ma non lo faccio perché credo che sia meglio viaggiare spesso, condividere esperienze e portare il bello del mondo nel nostro mondo. Può sembrare eccessivo ottimismo, ma per noi va bene così.

Salerno, 30 agosto 2013

LIVIO ASCIONE

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