Menu
+
Chiudi

Fare impresa in rete, dieci consigli ai wwworkers per far vincere la passione

Sono uno storyteller digitale, appassionato di nuove professioni e comunità in rete. Ho co-fondato l’osservatorio sull’enterprise generated content dell’Università Bocconi e la community Wwworkers.it. Scrivo per Repubblica, Nòva24, Metro, Millionaire. Ho lavorato prima in Vodafone e poi in Technogym. Per Sole24Ore ho pubblicato “TV fai-da-web” (2010), “Wwworkers” (2011), “Vendere con le community” (2012, 2014) e “Social TV” (2012).

Questa è la storia di una passione che non riesce a spegnersi, a dirla tutta è la mia personalissima storia, ma in fondo è anche quella di tanti come me. Nel mio caso specifico è ambientata all’inizio nella prima periferia dell’hinterland milanese, poi devia per le colline dell’entroterra cesenate, in Romagna. Per altri invece ci si sposta un po’ da  nord e sud in modo omogeneo, prevalentemente in contesti metropolitani. Perché le storie dei wwworkers, ovvero dei lavoratori della rete, si annidano in ogni angolo d’Italia, ma tutte, compresa la mia, contemplano una svolta inaspettata.

Nel mio caso la svolta risale a tre anni fa. Perché oggi di tre anni fa la mia vita cambiava il suo corso radicalmente. Avevo trentuno anni, e in quella calda fine estate del 2010 avrei ricominciato da me stesso, dalle mie passioni, dalla voglia di fare, dopo otto anni di lavoro con tutelatissimi contratti a tempo indeterminato, prima per cinque in una stimolante multinazionale di telefonia mobile, poi per altri tre in una importante azienda espressione del made in Italy nel mondo.

Quando ti metti in proprio tutto acquista una luce differente. Lo sanno certamente i tanti liberi professionisti, freelance, titolari d’azienda, consulenti, quel popolo delle Partite Iva che ha fatto per scelta o necessità questo percorso. C’è una strana adrenalina, mista alla paura di non farcela. Io mi ero convinto a lasciare il lavoro per provare a fare qualcosa di eccezionale. Avevo il mio ottimo stipendio con tredicesima e premi di produzione. Ma la vita è una sola e – mi dicevo – occorreva presto investire nei propri sogni anziché lasciarli impolverare in un cassetto.

Ecco, a scanso di equivoci scrivo sin da subito che è stata dura, anzi che è dura tuttora. Però ho imparato tante cose in questi primi tre anni da piccolo imprenditore. E molte le devo alla rete. Perché è proprio online che ho chiesto una risposta. E di risposte me ne sono arrivate tantissime, oltre duemila per la precisione. Duemila persone che mi hanno raccontato il loro percorso professionale, più o meno simile al mio. Perché prima di fare il grande salto e di mettermi in proprio lavorando con Internet, sempre tre anni fa avevo deciso di accendere una piattaforma dove raccogliere le storie di chi aveva fatto già quel passo.

Quella piattaforma l’avevo chiamato wwworkers.it, e sarebbe diventata di lì a breve prima una trasmissione radiofonica su Radio24 con Luca Tremolada, poi un libro chiamato sempre “Wwworkers” ed edito da Gruppo24Ore, ed infine altre cose, ma certamente la più significativa è stata la creazione di una comunità di migliaia di individui – i wwworkers per l’appunto – che si ritrovano in rete e dal vivo. Wwworkers come specchio della società e delle sue contraddizioni.

Perché, come ho scritto nel libro e in un post proprio su Che Futuro, in un paese imbalsamato da baronati e posizioni di forza, basato su logiche di casta e sulla ricerca costante della poltrona vista come un approdo sicuro, sul vantaggio immediato ad ogni costo, in un paese come il nostro i wwworkers hanno scelto di mettersi in gioco e di scommettere sulla cosa più preziosa di cui si è in possesso. Se stessi.

In questi primi anni in rete su Wwworkers.it ci siamo scambiati tanti consigli, e vorrei oggi condividerli. Sono suggerimenti raccolti proprio dalle schede inviate online. Consideratele regole prive di scientificità e senza alcuna pretesa di esaustività, consigli per lavorare al meglio e frutto di intuizioni, errori e tanta voglia di fare.

Primo consiglio: date valore all’amicizia, che anche nel lavoro conta eccome. Le storie dei wwworkers traboccano di questa ricetta. Per creare una squadra affiatata deve esserci stima, rispetto, fiducia tra i collaboratori e in chi la guida. Le competenze sono importanti, ma quando lavori abbracci anche il vissuto delle persone. «Siamo due amici e siamo molto fortunati. Ma non è un caso. Abbiamo rincorso questa fortuna ogni giorno con le maniche rimboccate», hanno scritto Federico Grom e Guido Martinetti, i creatori di Grom.

Secondo consiglio: orientate sempre come leader. Perseguite voi per primi il vostro modello di business cercando di intercettare i bisogni del target e provando a declinarli con potenziali risposte. «Occorre essere autorevoli ma informali, onesti ma furbi, ironici ma orgogliosi», ha affermato Oscar Farinetti, patron di Eataly.

Terzo consiglio: sbagliate e non abbiate paura di ammettere gli errori. Fail harder, si legge negli headquarter delle aziende americane in Silicon Valley. «Perché – come sostiene Sheryl Sandberg, numero due di Facebook – se non hai fallito almeno una volta significa che non sai osare abbastanza e che magari non avresti la capacità di incassare un brutto colpo senza abbatterti».

Quarto consiglio: ascoltate, confrontatevi, fate rete. Seneca l’ha scritto molti secoli fa, sta a noi ora declinare al meglio le sue parole, e crederci: «Non esiste la fortuna, esiste piuttosto il momento in cui il talento incontra l’occasione». Perciò imparate ad ascoltare tutti: il mercato, i colleghi, i collaboratori. Le storie dei wwworkers raccontano proprio questa spinta costante verso la condivisione. Oggi l’imprenditore o il libero professionista che opera in solitaria è destinato al fallimento. Viviamo in un contesto reticolare, non ci si può permettere il lusso di fare il battitore libero, di navigare da soli in acque agitate, di decontestualizzarsi da ciò che accade intorno.

Quinto consiglio: dedicate massima attenzione alla qualità e alla cura dei dettagli. Ecco, per i wwworkers la ricerca dell’eccellenza, della quasi-perfezione (mai raggiungibile, ma necessariamente perseguibile), è un mantra. Occorre darsi obiettivi sfidanti perché è così che si fa la differenza. «Ci sono persone che fanno le cose per bene e basta. E poi ci sono tutti gli altri», scriveva Bukowski.

Sesto consiglio: continuate ad imparare senza farvi sopraffare dal tempo. È una costante nel racconto delle storie di successo dei wwworkers. C’è il tempo della conoscenza, della formazione, ma questo è un tempo che non si blocca perché l’innovazione corre continua lungo binari che non si fermano. E porsi dei limiti, soprattutto in un segmento dinamico come quello del digitale, significa restare indietro, non riuscire a tenere il passo.

Settimo consiglio: imparate a dettare i tempi e non a subirli. E questo aspetto vale ancora di più se lavorate da soli, perché è un obiettivo difficilissimo da perseguire: darsi dei ritmi coerenti senza farsi sopraffare ma senza neanche demandare la risoluzione dei problemi o la stesura di progetti.

Ottavo consiglio: imparate a prendervi i tempi. In altre parole, imparate a staccare la spina, pratica difficilissima per molti wwworkers. Vedrete che le intuizioni verranno in ogni momento, ma il tempo per voi e per la vostra famiglia, per il vostro compagno o compagna, per i vostri amici non dovete trascurarlo, perché semplicemente non torna. Imparate a ritagliarvelo, è una bella conquista.

Nono consiglio: divertitevi. L’ho letto in tantissime storie dei wwworkers. La passione prima di tutto, quando vedete che la routine sta prendendo il sopravvento, se ne avete la possibilità virate il corso dell’azienda, del vostro lavoro. Non soggiogatevi alla quotidianità dalla quale spesso siete fuggiti per scegliere questo percorso. Dovete decidere il vostro tempo, e lo dovete vivere da protagonisti. «Occorre pensare come se fossimo dei bambini, il lavoro è la prosecuzione naturale del gioco», si legge nel “diciottalogo” scritto da Farinetti di Eataly

Decimo consiglio: emozionatevi gettando il cuore oltre la rete. Non c’è nulla di male. Vanno bene i numeri, il business model vincente, l’importanza di mantenere i piedi ancorati per bene alla terraferma. Ma questo non significa affatto non provare a crederci davvero. Jean Giono, nell’”Uomo che piantava gli alberi”, scriveva che “la felicità è una ricerca, occorre impegnarvi l’esperienza e la propria immaginazione”. Perciò piangete, appassionatevi, emozionatevi, e non credete che i sentimenti debbano essere messi necessariamente tra parentesi. Insomma, il consiglio sotteso a tantissime storie dei wwworkers è proprio questo: fate impresa e sognate.

Bologna, 28 agosto 2013

GIAMPAOLO COLLETTI

  • Erica Bortolussi

    Ho la pelle d’oca leggendo questo articolo: mi sono emozionata ed ho trovato nelle tue parole e nelle tue idee il mio percorso di vita… solo che quella di 31 anni che sta per provarci sono io! E l’emozione più grande è leggere i 10 consigli e percepirli come i miei punti di riferimento, quelli che penso già e quelli che mi propongo di rispettare… grazie per questo incoraggiamento!

    • GiampaoloColletti

      Erica grazie di cuore per il tuo messaggio, felice che il post ti sia piaciuto. In bocca al lupo per tutto e avanti tutta!!

Altri articoli di: Giampaolo Colletti

Giampaolo Colletti
Tutto su Giampaolo

Potrebbero interessarti anche

in by Giampaolo
+
+
Impostazioni Articolo
Dimensione dei caratteri
aA
aA
aA
Sfondo:
Giorno
Notte
Testo:
Moderno
Classico
Alta leggibilità
ok