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Telecom, la banda ultra larga e la coperta troppo corta

Sono un giornalista specializzato in nuove tecnologie e, soprattutto, intelefonia e banda larga. Ne ho scritto e scrivo sulle principali testate italiane, generaliste e specializzate, da oltre dieci anni: L’Espresso, Repubblica, Sole24Ore, Corriere Comunicazioni, tra le altre. Qui guarderò al mondo degli operatori telefonici con uno sguardo indipendente e critico.

Nei giorni scorsi sono successe due cose molto importanti, per il mercato internet italiano. E sono correlate. Primo, si è entrati nel vivo delle offerte banda ultra larga, perché Telecom Italia ha lanciato il Vdsl2 30/3 Megabit in 29 città (dalle precedenti tre, sperimentali) e Vodafone ha subito presentato una propria offerta su questa rete. Secondo, Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha scontato – per la prima volta – il prezzo dell’unbundling (affitto del doppino di rame da parte degli operatori alternativi) scatenando le furie di Telecom Italia, la quale ha subito denunciato che ora sono a rischio gli investimenti nella nuova rete.

Ciò che sfugge, ciò che potrebbe passare sotto traccia nel rumore di questa bagarre, è che stiamo vivendo la storia della coperta troppo corta. E la conseguenza è che si va verso un’Italia spaccata in due: da una parte le principali città che navigheranno veloci, dall’altra quelle minori, condannate a restare paralizzate in una internet che fu. In realtà sta già avvenendo. Ed è proprio il dietro le quinte del conflitto che ha come protagonisti Agcom, Telecom e gli altri operatori.

C’è un fenomeno poco noto. Gli operatori alternativi hanno smesso di spingere le proprie offerte nelle zone dove non hanno unbundling. Cioè in quelle in cui, non avendo propri apparati e una buona rete, sono costretti a fare maggiore affidamento sulla rete Telecom Italia (usandone i servizi “bitstream”). La copertura di unbundling varia un po’ tra gli operatori, ma è circa il 60 per cento della popolazione. Quindi quasi un italiano su due è “dimenticato” dagli operatori.

Per ora significa che non gli danno le offerte migliori né fanno campagne sul territorio. In futuro potrà significare che nemmeno le venderanno più le offerte in quelle zone e allora non resterà che Telecom Italia. Che però costa di più. Gli operatori sostengono che nelle zone senza unbundling non ci guadagnano, per via dei costi che devono pagare a Telecom. Di indubbio c’è che nelle grandi città – dove ci sono diverse reti di unbundling – Telecom ha meno del 40 per cento di quota di mercato; nelle città minori – dove non c’è unbundling – arriva al 70-80 per cento (la media nazionale è del 64 per cento).

Agcom deve aver capito che gli operatori alternativi avevano qualche ragione se l’11 luglio ha tagliato il prezzo dell’unbundling e pure – di molto, il 22 per cento – quello del bitstream. Allora adesso forse significherà che l’unbundling riprenderà a crescere e il bitstream sarà meno svantaggioso per l’utente. Ma questa era la storia della coperta troppo corta – ricordate? – e allora Telecom dice che, ricevendo meno soldi da unbundling e bitstream, dovrà rivedere i propri piani di copertura con la nuova rete a banda ultra larga.

D’altro canto, però, se gli altri operatori andassero fuori mercato non avrebbero la forza, a loro volta, di investire in alternative a Telecom Italia. Non mi riferisco solo a reti Vdsl2 alternative, come sta facendo Fastweb e come comincerà a fare Vodafone. Se gli operatori si defocalizzano dal mercato fisso, avremo infatti meno offerte Vdsl2 concorrenti in assoluto anche su rete Telecom. Siamo abituati a una certa varietà di operatori che usano il rame Telecom per fare offerte diverse, spesso più economiche. Sarà difficile ripetere questo sulla rete in fibra. Già lo dice un indizio: solo Vodafone è partita con un’offerta sulla rete Telecom. Fastweb preferisce continuare con la propria, che però ha e avrà una copertura più limitata. In teoria l’ideale per gli utenti sarebbe se Fastweb usasse l’offerta all’ingrosso Telecom per dare banda ultra larga laddove non ha una propria rete, ma ha deciso per ora di non fare così. Wind è alla finestra, idem i provider internet.

Ma allora come se ne esce, per garantire risorse a una banda ultra larga e al tempo stesso non far fuori la concorrenza? La risposta possibile al dilemma, ormai da tempo, sembra una sola: lo scorporo della rete. Se ben fatto e con una partecipazione statale con nuovi fondi (della Cassa depositi e prestiti) potrebbe tagliare il nodo gordiano della rete fissa italiana. Faccenda che certo andrà per le lunghe. Agcom finirà a luglio quelle che definisce “pre-analisi” sullo scorporo e ne terrà conto per le future regole 2014-2016, che dovrebbe decidere a fine 2013. È il prossimo appuntamento da guardare con attenzione, tifando perché la coperta si allunghi almeno un pochino.

Roma, 19 luglio 2013

ALESSANDRO LONGO

  • Vito Magliaro

    È una storia che si ripete, non solo le società private sviluppano la loro rete nelle principali città, ma anche tutte le municipalizzate che hanno realizzato un minimo di rete hanno “dimenticato” i comuni piccoli e i loro distretti industriali.

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