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La trasparenza, il wifi e l’innovazione: una proposta a Wired

Giornalista, sono stato il primo direttore dell'edizione italiana di Wired e promotore della candidatura di Internet al Nobel per la Pace. Sono appassionato di "storie idee e persone che cambiano il mondo" e in particolare l'Italia. Dal settembre 2011 scrivo di innovazione su La Repubblica. Ho rubriche anche su Wired, Vanity Fair e Traveller. Il mio blog è su Il Post. Dal gennaio 2012 sono presidente di wikitalia, associazione che si propone di diffondere trasparenza, open data e partecipazione nella politica italiana usando la rete. Sono coordinatore dell'Innovation Advisory Board di Expo2015 e membro del board di Oxfam e di Building Green Futures. Di CheFuturo! sono il direttore responsabile.

Caro Massimo (Massimo Russo, direttore di WiredItalia, che oggi mi ha scritto una lettera aperta, nda)

se non ti conoscessi penserei male ma evidentemente sei solo mal informato. Per esempio sulla questione dell’ex ministro Francesco Profumo. Scrivi che i lettori di Repubblica avrebbero avuto il diritto di sapere che io ero suo consulente quando lo intervistai per il quotidiano. I lettori non lo hanno saputo semplicemente perché la circostanza è falsa. La mia unica intervista a Profumo è stata pubblicata il 6 febbraio 2012. Sono stato nominato in una commissione del Miur per l’innovazione due mesi dopo. Ci tengo a dirti che ho svolto quell’incarico a titolo totalmente gratuito, com’è giusto fare quando c’è di mezzo la scuola, che per tutto il periodo della sua durata (tre mesi) non ho mai scritto di scuola; e che ho comunque raccontato nei dettagli tutta quella esperienza nel libro “Cambiamo tutto!”. Cosa ho nascosto? Nulla. Anzi, forse per qualcuno al ministero ho raccontato anche troppo…

Quanto al wifi, evidentemente ti sfugge qualcosa. Io non ho fatto una operazione “contro Wired” e mai la farei. Che sia chiaro: io amo Wired, lo amo come quei padri che hanno fatto un figlio e che ne seguono la crescita con affetto. Pronto a dare un mano se lo vorrai: te l’ho detto dal primo giorno e te lo ripeto. Decidi tu: sono al vostro servizio. E in particolare per quel che riguarda la app di Wired sul wifi: Sveglia Italia! si chiamava, e la promossi io nel gennaio 2011. Come sai poi l’editore ha scelto di accantonarla. Per due anni. E da te oggi i lettori apprendono che intendete rilanciarla. Ne sono felice. Bravi. Era ora. Tutto quello che aiuta il wifi in particolare e l’innovazione in generale mi fa gioire. Dovrebbe essere cosi per tutti, ma pare di no.

Infine un paio di cose su Chefuturo! e la trasparenza. Chefuturo! non è “una iniziativa promozionale di un istituto di credito” (Chebanca! In questo caso). Almeno non più di tutti gli altri giornali rispetto ai loro editori più o meno puri. Chefuturo! infatti è una testata giornalistica di cui sono direttore, che gode di qualche consenso per il lavoro svolto visto che qualche mese fa il Sole24ore l’ha scelto come miglior blog italiano; e il legame con Chebanca! non è affatto nascosto visto che la conferenza stampa sul wifi mercoledì scorso a Milano l’ho fatta con il direttore generale dell’istituto di credito al mio fianco.

Quanto al wifi e a Repubblica mi spiace che tu per colpire me (cosa legittima, ci mancherebbe) tiri in ballo “il quotidiano nel cui edificio” hai “trascorso con passione tanti anni e che si è sempre battuto contro i conflitti di interesse”. Dov’è il conflitto di interesse sul wifi? Oggi è vero che Repubblica dedica tre pagine al tema del wifi ma ne converrai è un tema di stretta attualità: perché non avrebbe dovuto farlo? Il pezzo principale è il mio. E mi guardo bene dal citare anche solo come riferimento la app sul wifi di chefuturo! Se lo leggi con attenzione quel pezzo scoprirai che uso le mie 130 righe per parlare dei pionieri del wifi, gente che ha creduto nella rete contro tutto e contro tutti, gente bella che si merita la nostra gratitudine e – per una volta – ha avuto un po’ di attenzione da un grande quotidiano. Gente da Wired. Gente che sono sicuro tu un giorno metterai in copertina del giornale che dirigi. Perché non avrei dovuto scrivere quel pezzo? Davvero non lo capisco. Nella terza pagina del servizio di Repubblica c’è poi un breve articolo sulla iniziativa di chefuturo!. Ma anche qui: con grande rispetto fatti dire che mi pare che tu faccia confusione. I fatti sono questi. Il 26 giugno ho pubblicamente annunciato con un post su chefuturo! l’intenzione di creare il più grande database del wifi italiano con l’obiettivo dichiarato di fare una operazione di sistema che facesse crescere i servizi offerti e la consapevolezza degli utenti. E quindi caro Massimo: non abbiamo presentato la app ieri “in fretta e furia”. Abbiamo lanciato una iniziativa pubblica un mese fa e questa iniziativa si è svolta alla luce del sole, tutta su Facebook e Twitter, perché via social ci sono arrivate le segnalazioni. E’ stata una bella esperienza di crowdsourcing – ne converrai – mappare 24 mila hotspot in quattro settimana. E il fatto che ieri ne abbiano parlato i siti di tutti i quotidiani italiani, tutti tranne Wired, dimostra che è stata apprezzata per quello che voleva essere. Repubblica, unica testata in Italia assieme al tuo Wired, avrebbe dovuto prendere un “buco” su una cosa bella solo perché un suo collaboratore l’ha promossa?

La seconda cosa che forse ti è sfuggita è che non abbiamo costruito un database chiuso, proprietario, per farci sopra del business. Non lo abbiamo venduto agli sponsor, noi. Abbiamo costruito un database aperto secondo i migliori standard dell’opendata. E lo abbiamo affidato al referente italiano della Open Knowledge Foundation. Caro Massimo se tu non fossi tu ti direi: se non sai cos’è l’opendata vai da uno bravo, un paio li hai anche in redazione. Ma tu invece lo sai benissimo di che parliamo quando parliamo di licenze dei dati aperti. E sai anche quello che ho ti ho detto l’altro giorno nella telefonata che hai citato nel tuo post: usatelo voi di Wired, questo database, attaccatelo alla vostra app, fatelo crescere, fatelo diventare grande. Anzi: facciamolo crescere. Tutti assieme. Perché questo dovremmo fare caro Massimo: far crescere i database. Far crescere la cultura della innovazione. E crescere un po’ anche tutti noi. E’ questo il futuro a cui penso e per cui vivo. Cambiamo tutto insieme?

23 risposte a “La trasparenza, il wifi e l’innovazione: una proposta a Wired”

  1. Fabiana Flavoni scrive:

    Attendavamo questa risposta, mi sopravvaluterei se dicessi che era nelle mie aspettative, infatti le ha superate.

    • Riccardo Luna scrive:

      Grazie Fabiana, la prossima volta però dobbiamo impegnarci a costruire non a difenderci. Abbiamo perso una giornata per niente

  2. Fabio Scalese scrive:

    Lo spirito con cui è nato Wired è andato man mano scemando con il cambio di direttore, motivo per il quale non ho rinnovato l’abbonamento pur essendo abbonato dal numero 3. Caro Riccardo spero che le tue parole trovino riscontro ma l’impressione che dall’altra parte ci sia un’impostazione “poco collaborativa” è tanta…

    • Riccardo Luna scrive:

      Non lo so Fabio, oggi per me è stata una brutta giornata da ex direttore-fondatore di Wired, Ma è stata bellissima per l’affetto e la stima che ho sentito in giro. Non mi sono sentito solo, mai

      • Fabio Scalese scrive:

        Forza Riccardo! Quello che mi piace di te è che fai il tuo lavoro al meglio ma ci metti anche uno spirito propositivo, tu non parli solo delle idee come storie “stagne”, tu le fai girare e invogli le persone a fare la loro parte. E lo dico con cognizione di causa… partecipai ad Ideamocracy perché eri nella giuria!

  3. Gaia Costantino scrive:

    Caro Riccardo, spero davvero che queste tue parole siano sincere. Stamattina quando ho letto il post di Massimo Russo ho pensato “Oddio,no, non mi dire che anche chi si fa portatore di cambiamento faccia le solite cose all’Italiana portando avanti i suoi interessi”. Io voglio continuare a credere che un’Italia diversa esiste, che non devo per forza scappare, che ci sono persone che vogliono cambiare. Io nel tuo #cambiamotutto voglio crederci. Quindi fallo per le persone che come me ci credono e se davvero il progetto di Wired coincide con quello di CheFuturo, fatti garante di una collaborazione.

    Una startupper che ci crede.

    • Riccardo Luna scrive:

      Cara Gaia, grazie della fiducia, l’attacco di oggi mi ha ferito. Ma sono fiero di aver potuto spiegare punto per punto come stavano le cose e mi ha aiutato molto sentire attorno al fiducia di tanti come te. grazie ancora e non perdere la speranza, a prescindere da me. Ci sono tanti ragazzi straordinari in questo paese. Fate rete e cambierete tutto

  4. Massimo Russo scrive:

    E il 17 marzo 2012, il 22 marzo 2012, il primo giugno dello stesso anno (vedere Google), quando hai parlato di Profumo su Repubblica non sarebbe dovuto valere lo stesso criterio? Sarebbero bastate due righe di disclaimer, un chiarimento per i lettori. Come oggi.
    Vabbe’, vuol dire che forse il problema lo sento solo io. Sul resto prontissimo a collaborare. Un saluto, Massimo Russo

    • cervelletto scrive:

      quindi ogni volta che parlo di una persona con la quale collaboro devo anche mettere un disclaimer? buono a sapersi

  5. Antonio Savarese scrive:

    Per quello che conta dico la mia, Riccardo Luna ha dato vita ad un movimento virtuoso di innovatori ed ha dato spazio a molte storie che sarebbero rimaste nel cassetto senza Che Futuro. Sia chiaro per fare ciò servono gli sponsor ed in questo caso una banca ma lo sapevano tutti non c’è nessuna mancanza di trasparenza. Io sono riuscito a scrivere di cose che forse non avrebbero mai trovato un pubblico, di social innovation, di ruralità, di edifici abbandonati, di Mezzogiorno ….Non so se ci sia altro sotto Massimo Russo…forse si se sei arrivato a scrivere il tuo post oggi. La cosa che mi rattrista è che ancora una volta in Italia ci sono i Guelfi ed i Ghibellini e così facendo non si farà mai sistema. Peccato!

  6. Gregorio Perrucci scrive:

    Luna, ma che torni a Wired non se ne parla proprio? 🙁
    ca**o come si vede che manchi…

  7. Come sempre, un altro livello. #chapeau

    • Riccardo Luna scrive:

      grazie Riccardo, spero di poterlo dimostrare su cose davvero importanti e non per difendermi da attacchi così violenti e strumentali

  8. antonio valzano scrive:

    E’ da questa mattina che seguo la discussione, non poteva esserci miglior risposta!

    • Riccardo Luna scrive:

      grazie Antonio, resto convinto che avremmo potuto impiegare meglio il tempo oggi, ma questo è il paese. domani ricominciamo

  9. Marco scrive:

    Ottima risposta! martedì ho avuto il piacere di ascoltare Riccardo a Trieste, non ha parlato di “cambiamo tutto!” anzi, non l’ha nemmeno nominato, si è messo a parlare di storie e di persone che nel loro piccolo si stanno dando da fare: Federico Morello, Riccardo Prodam, Loris Degioanni,… sta portando avanti un movimento presentando e sostenendo persone nuove, sconosciute… e non penso lo faccia con altri fini ma semplicemente perché ci crede ed è questa la sua forza! sono ancora abbonato a Wired, rimane pur sempre una bella rivista, ma devo ammettere che a volte mi basta guardare le copertine per notare una sostanziale differenza tra il prima e il dopo Luna…

    • Riccardo Luna scrive:

      grazie Marco a Trieste è stato davvero un bel pomeriggio. sono felice che abbia colto lo spirito vero di quell’incontro

  10. Vittorio Mogetta scrive:

    Caro Massimo Russo, non so che ti ha suggerito la “capoccia” stamattina, certo è che, se volevi metterla “in caciara” ti è riuscito benissimo. Peccato che questa startegia sleale e bieca, non è tipica di un giornalista che ama la trasparenza e che basa la propria professionalità sull’onestà intellettuale. Provando a fare un piccolo bilancio da stamani a ora, ho contato tante manisfestazioni di affetto a Riccardo Luna, ma anche tanti insulti gratuiti per i quali credo che ciascuno di noi non ambisca, e che tu hai contribuito a scatenare.
    Quindi, complimenti Massimo Russo, spero che questo non capiti mai a te.

    • parcobuoi.com scrive:

      Ciao Riccardo, da anni, ormai, stai contribuendo a migliorare questo Paese attraverso la CULTURA DELL’ INNOVAZIONE. Tutto il resto è noia…

  11. Licia Pelliconi scrive:

    Ciao Riccardo, leggo solo ora l’accaduto di oggi, ho letto la lettera del dir. di wired e ingenuamente mi è mancato il fiato per un attimo, poi ho letto la tua risposta! Ti stimo dal primo n. di wired, ma oggi di più! hai dato voce e megafono al bisogno di tanti: un movimento che da una boccata d’ossigeno a questo paese! C’è un gran bisogno di conoscenza! #cambiamotutto perché “un altro mondo è possibile”. Spero che il tuo entusiasmo possa un giorno, con la tua presenza, contagiare anche la Romagna. Siamo pieni di talenti che hanno un gran bisogno di motivazione. Io cerco di fare del mio meglio con partecipazione e condivisione! Licia

  12. Elena Aiello scrive:

    Tanta tanta stima e tanta fiducia. Riccardo Luna manchi ai lettori di Wired.

  13. angelamorelli scrive:

    Queste polemiche sono di solito dei boomerang. Non per chi li riceve ma per chi le lancia nascondendosi dietro il principio puro della trasparenza. Definiamo innanzi tutto cosa è la trasparenza, diamo un esempio di assoluta trasparenza e di assoluta mancanza di trasparenza così che possiamo TUTTI misurarci con un metro comune, con la stessa scala. Tutti. Ma articoli come questo fanno bene forse, perchè se ancheRiccardo Luna avesse mancato di trasparenza poichè avrebbe omesso, come dice Massimo Russo, un ‘nota bene’ nel suo articolo, se anche avesse commesso uno, pochi, molti errori, questi articoli ci ricordano che la perfezione non esiste, e chi si mette in gioco, ogni giorno, per cercare di dare voce anche a delle storie che appartengono ad angoli sconosciuti di questo paese, di errori non può non commetterne. Chissà quante cose Riccardo Luna ha imparato lungo il suo viaggio, sbagliando, prendendo un sacco di pugni nello stomaco. Ma quei pugni non si vedono quando sembri solo un animale da palcoscenico. Facciamo invece un elogio all’errore ogni tanto, in una cultura che lo demonizza. Noi che ci riempiamo la bocca di parole come innovazione e rottura degli schemi, e che in grassetto facciamo brillare le parole di Steve Jobs e Richard Saul Wurman e David Kelly e Joy Ito. Il mio nota bene è che conosco Mr Luna e non conosco Mr Russo. Per me una polemica come questa può essere legittima ma è troppo lontana dall’essere produttiva. Usiamo bene le nostre energie se vogliamo davvero cambiare. Sarebbe bello se in Italia come ha osservato Antonio Savarese provassimo a fare sistema. Il che non vuole dire darsi solo delle pacche sulle spalle e dirsi quanto siamo bravi. Ma collaborare, LAVORARE INSIEME. Vivo all’estero da dieci anni e in Italia siete fortunati ad avere Riccardo Luna perchè creare un movimento, alimentare speranza, è una cosa difficile, difficilissima. Soprattutto in un momento come questo. Credere in chi non ha ancora un nome da mettere in copertina non è una cosa che fanno tutti. Gli errori sono dietro l’angolo. Le polemiche non costruttive anche. Ma si sopravvive.

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