• Patrizia Tarantino

    Condivido l’uso del videogioco nella didattica, tanto più nel caso di dislessia. Ho partecipato ad un seminario interessante il 22-23-24 aprile a Firenze “Play THE learning GAME”. Chi fosse interessato probabilmente sarà riproposto a settembre.

  • elsa

    occorre distinguere tra le attività “riabilitative”" (più o meno ludiche) che i bambini dislessici possono attuare a casa e le atitività scolastiche vere e proprie. I docenti devono garantire a tutti il diritto alla istruzione e il successo formativo quindi rischia di essere davvero lesivo dell’interesse della maggior parte degli alunni ( quelli con DSA sono circa il 4% della popolazione scolastica) tarare la didattica sui bisogni di una minoranza. Sfugge poi a molti l’aspetto valutativo che è connaturato all’insegnamento e da esso non scorporabile. Se da una parte i ragazzi sono valutati (a mio parere giustamente) anche attraverso prove standardizzate a livello nazionale (Invalsi) e si pontifica sul merito, di fatto nella scuola, soprattutto primaria, i docenti si trovano in enormi difficoltà nello spiegare come i voti siano attribuiti con criteri diffferenti che ai bambini appaiono spesso incomprensibili. Togliere il sostegno ai DSA (per ovvi motivi legati ai tagli della spesa pubblica ) ha peggiorato la situazione e privato del necessario aiuto chi, di fatto, al di là delle acrobazie lessicali, ha una disabilità. Se la soluzione è introdurre i videogiochi a scuola siamo davvero alla frutta !

  • Erica Sirotich

    Cara Elsa, è proprio questo il problema: fin che la maggior parte degli insegnanti continuerà a credere che adattare la didattica agli studenti dsa è lesivo per la maggior parte degli alunni normolettori, la scuola non migliorerà ed i nostri ragazzi non saranno messi nelle condizioni di potersi esprimere al meglio.
    E’ dimostrato che una didattica adatta ad un dsa, non solo è efficace anche per i normolettori, ma addirittura migliora il rendimento medio della classe. Questo perchè un dsa non ha una vita “semplificata” a scuola, ma utilizza altri canali per l’apprendimento.
    Ma c’è ancora tanta strada da fare…