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Aiutare i bambini dislessici con i tablet: Ora si può

Giornalista per passione, maestro per caso e con amore, scrittore. La mia università sono state le strade del mondo: i vicoli di Palermo, le vie polverose del Mozambico, del Senegal, della Siria, della Giordania; le baraccopoli di Nairobi; i grattacieli di Shanghai e le lezioni di resistenza degli zapatisti nella Selva Lacandona. Ho operato per dieci anni in carcere fondando il giornale “Uomini Liberi”. Scrivo per “Il Fatto Quotidiano” dove tengo anche un blog e “Altreconomia”. Curo inoltre la rubrica “L’Intervallo” su Radio Popolare. In classe cerco di far lezione con innovazione che è anche rivoluzione per la scuola italiana.

“Domani andiamo in gita, ma non portate telefonini o tablet”.

Questo assurdo ritornello l’ho sentito ancora una volta nei giorni scorsi. La maestrina dalla penna rossa, abituata a libro e biro cancellabile, non si è accorta dell’utilità del tablet. Nella scuola italiana sembra che il tempo si sia fermato. Non ho mai visto un tablet su un banco. C’è sulla scrivania di qualche dirigente, c’è sulla mia cattedra ma sul tavolo dei bambini è ancora considerato un tabù. Eppure mi sarebbe stato utile sapere, quando ho avuto a che fare con qualche bambino dislessico, che i videogiochi possono migliorare l’attenzione e le prestazioni alla lettura.

Marco Iannaccone è un ingegnere che si è accorto di quanto fosse necessario essere un po’ profeti, guardare oltre gli strumenti che abbiamo per dare una risposta alla dislessia: ha inventato EdiTouch, il primo tablet per dare un contributo ai genitori e agli insegnanti di bambini che hanno questo genere di disagio. In Italia finalmente c’è una legge, la 170 del 2010, che riconosce la dislessia; c’è una diversa sensibilità rispetto agli anni scorsi e ci sono molti più dislessici (tre mila nuovi casi solo in Italia). Se ne contano in ogni classe.

Restano ancora troppo poche le risposte. Spesso mi vien detto: “Quel bambino è dislessico, serve una programmazione semplificata”. Stop. Nulla di più. Oppure: “E’ seguito dal centro di neuropsichiatria”. Ma non basta.

Iannacone con il suo tablet ha saputo dare una risposta in più ai dubbi, alle incertezze degli insegnanti. Un lettore ebook, una calcolatrice parlante, un diario per i compiti, il visualizzatore di documentari e filmati: tutto ciò che serve per un bambino che fatica a leggere e che con difficoltà imparerà le tabelline. Il tutto sotto il controllo dell’insegnante e del genitore che possono decidere quali applicazioni debba usare il bambino. Un passo verso una scuola digitale che dovrebbe tenere in considerazione, riguardo la dislessia, i dati emersi da uno studio effettuato da un team di ricercatori dell’Università di Padova e dell’istituto scientifico “Eugenio Medea” di Lecco che hanno dimostrato quanto i videogiochi possono essere utili per i bambini dislessici. Hanno testato le capacità di lettura, di attenzione e fonologiche di 20 bambini con dislessia e hanno valutato le loro capacità di attenzione e di lettura prima e dopo nove sedute di gioco di 80 minuti ciascuna: i bambini che avevano usato videogiochi d’azione erano diventati più efficienti nel leggere e scrivere, mostrando progressi in alcuni test d’attenzione. Un metodo che potrebbe essere adottato fin dalla scuola materna dove tablet con videogiochi potrebbero essere utili a prevenire e migliorare l’attenzione dei bambini dislessici. E forse un giorno potrò sentire qualche collega dire: “Mi raccomando, domani non dimenticate il tablet”.

Cremona, 1 Giugno 2013

ALEX CORLAZZOLI

3 risposte a “Aiutare i bambini dislessici con i tablet: Ora si può”

  1. Patrizia Tarantino scrive:

    Condivido l’uso del videogioco nella didattica, tanto più nel caso di dislessia. Ho partecipato ad un seminario interessante il 22-23-24 aprile a Firenze “Play THE learning GAME”. Chi fosse interessato probabilmente sarà riproposto a settembre.

  2. elsa scrive:

    occorre distinguere tra le attività “riabilitative”” (più o meno ludiche) che i bambini dislessici possono attuare a casa e le atitività scolastiche vere e proprie. I docenti devono garantire a tutti il diritto alla istruzione e il successo formativo quindi rischia di essere davvero lesivo dell’interesse della maggior parte degli alunni ( quelli con DSA sono circa il 4% della popolazione scolastica) tarare la didattica sui bisogni di una minoranza. Sfugge poi a molti l’aspetto valutativo che è connaturato all’insegnamento e da esso non scorporabile. Se da una parte i ragazzi sono valutati (a mio parere giustamente) anche attraverso prove standardizzate a livello nazionale (Invalsi) e si pontifica sul merito, di fatto nella scuola, soprattutto primaria, i docenti si trovano in enormi difficoltà nello spiegare come i voti siano attribuiti con criteri diffferenti che ai bambini appaiono spesso incomprensibili. Togliere il sostegno ai DSA (per ovvi motivi legati ai tagli della spesa pubblica ) ha peggiorato la situazione e privato del necessario aiuto chi, di fatto, al di là delle acrobazie lessicali, ha una disabilità. Se la soluzione è introdurre i videogiochi a scuola siamo davvero alla frutta !

  3. Erica Sirotich scrive:

    Cara Elsa, è proprio questo il problema: fin che la maggior parte degli insegnanti continuerà a credere che adattare la didattica agli studenti dsa è lesivo per la maggior parte degli alunni normolettori, la scuola non migliorerà ed i nostri ragazzi non saranno messi nelle condizioni di potersi esprimere al meglio.
    E’ dimostrato che una didattica adatta ad un dsa, non solo è efficace anche per i normolettori, ma addirittura migliora il rendimento medio della classe. Questo perchè un dsa non ha una vita “semplificata” a scuola, ma utilizza altri canali per l’apprendimento.
    Ma c’è ancora tanta strada da fare…

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