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Scandalo Egomnia? Io torno a lavorare!

Salernitano. Informatico. Mi divido al 50% tra il software e il business. Mi piace definirmi un imprenditore pragmatico. Nel tempo libero - cioè di notte - scrivo di startup, videogiochi e programmazione.

Sapete tutti cos’è Egomnia, giusto? Se leggete questo sito penso di si…

All’epoca (circa un anno fa) la sua uscita scatenò un bel po’ di rumore nel panorama nostrano delle startup. Sui gruppi facebook dedicati all’argomento non si parlò d’altro per giorni e la cosa fece innervosire molti.

All’epoca furono pubblicati un paio di post sull’argomento da persone abbastanza influenti: Antonio Lupetti lo smontò in questo post e Stefano Bernardi, poco dopo, diede la sua opinione al riguardo proponendo anche una “soluzione”.

Oggi l’argomento egomnia è tornato “hot” dopo che un video è apparso su corriere.it. Si tratta di un’intervista a Matteo Achilli, il suo fondatore, dove vengono fatte diverse affermazioni che hanno scatenato l’ira o l’ilarità dei miei colleghi startupper.

Ho visto il video. Un paio di volte. Ho evitato di commentare a caldo per rifletterci un po’ su. Poi sono andato a rileggere il post di Stefano Bernardi e ho trovato il passaggio chiave:

Bisogna sommergere questi contenuti ridicoli con contenuti di qualità. E questo succederà solamente se le testate giornalistiche si renderanno conto che per scrivere contenuti di qualità c’è bisogno di gente che sia appassionata di startup, dei loro prodotti e che ne sappia valutare i meriti ed i demeriti.

Bisogna parlare di startup in generale, di venture capital in generale, di tecnologia in generale, di economia digitale in generale, come se fosse la cosa più normale del mondo.

A quel punto, vedremo che le nostre startup e quelle europee o americane hanno molto in comune. E vedremo che, per ovvi motivi, parleremo più spesso di realtà locali che non di realtà distanti, e non lo faremo per obbligo, pietà o sensazionalismo, ma lo faremo perché sono realtà oggettivamente interessanti ed innovative.

Poco dopo conclude invitando gli startupper a scrivere di più. Mi è tornato in mente che dopo aver letto quel post decisi di aprire il mio blog per poter essere una di queste voci di cui lui parlava.

A quel punto ho chiuso il video e ho riaperto il mio codice PHP che tra qualche giorno devo mettere online una nuova feature.
Voglio dire: Un po’ a tutti capita di “incazzarsi” ma poi, alla fine, la nostra risposta sono i fatti. Come al solito chi fa le cose per davvero  è molto lontano dai riflettori.
Tiriamoci su le maniche, facciamo delle startup serie che facciano i numeri veri e creino i posti di lavoro veri e tra qualche anno questi episodi ci faranno ridere.

Salerno, 19 giugno 2013

RAFFAELE GAITO

13 risposte a “Scandalo Egomnia? Io torno a lavorare!”

  1. RollingInTheDeep scrive:

    Ho seguito il sito sin dalla sua apertura e posso garantirvi che non era usabile. Era chiaramente in versione Alfa tanto che ho avuto difficoltà perfino a registrarmi (poi la schermata di log-in era identica a quella di FB, tanto per mostrare originalità). L’ultima volta che ci sono entrato (qualche mese fa) l’usabilità lasciava ancora a desiderare come anche il metodo di ricerca e la quantità (e qualità) di offerte di lavoro. Nonostante questo sembra andare a gonfie vele (fatturato di 500000 euro in pochi mesi)… Ho l’impressione che questa società sia un po’ spianta da qualcuno nonostante il Sig. Italian Zuckerberg (come lo chiama la Panorama) dica di aver affrontato tutto da solo. Comunque bene per lui…

  2. Annalisa Silingardi scrive:

    Riscrivo sommariamente il commento che non vedo più.
    Mi trovo d’accodo col senso generale dell’articolo: un solo appunto. Qualche tempo fa risposi ad un post di Bernardi sul fatto che gli startupper devono riconoscere che per comunicare i loro progetti hanno bisogno di chi la comunicazione la fa e la conosce. Non basta aprire un blog e scrivere un post chilometrico per sperare che le “startup parlino” e che il grande pubblico si interessi a ciò che dicono. E non sempre gli startupper riescono a comunicare la loro idea agli “utenti normali”. E’ necessario che gli entrepreneur comprendano che una giusta comunicazione, corretta e fatta da professionisti non si improvvisa e soprattutto è una delle basi fondamentali tanto quanto la progettazione, la creazione, la parte tecnica e quella amministrativa.

    • Raffaele Gaito scrive:

      Hai perfettamente ragione su questo punto. E’ una cosa che condivido in pieno e che spesso sottilineo parlando con i miei “amici startupper”.
      Se proprio vogliamo salvare qualcosa di buono da questo episodio è proprio la comunicazione in quel video: ben curata e studiata nel minimo dettaglio.

      • Annalisa Silingardi scrive:

        Una comunicazione efficace può aiutare: io la vedo come il make up. Se c’è una buona base di partenza ( un bel viso, tratti regolari) allora fare comunicazione è più semplice. Se la base di partenza è mediocre allora sarà necessario lavorare molto di più e su specifici punti senza “modificare”, o peggio vendere per ciò che non è, il prodotto.

    • Roberto Caboni scrive:

      Verissimo quello che dici, mi spiace non condivido per il caso particolare in discussione. La comunicazione è importantissima sopratutto per i più tecnici che a volte non sanno presentare al meglio le proprie idee, ma la comunicazione deve anche essere veritiera e in questo caso si potrebbe anche parlare di pubblicità ingannevole. Ovviamente a mio personale parere.

      • Annalisa Silingardi scrive:

        Purtroppo non ho seguito il caso Egomnia in maniera così approfondita da poterne fare una riflessione di questo tipo. Concordo sulla necessità che ogni startupper deve avere non solo di conoscere a menadito il proprio prodotto ma anche di sapere come presentarlo al meglio

    • Pietro Nardi LL scrive:

      Condivido pienamente Annalisa, ma credo che le cose non cambieranno in quanto la cultura italiana, è molto diversa da quella estera.

      Già quella estera, non è il massimo, figuriamoci quella italiana.
      Gli startupper hanno delle pecche paurose in comunicazione media e questo fattore, viene sottovalutato.Ma anche se non lo si sottovaluta, non basta, in quanto poi ci vuole un professionista che ne parla sui media; non si contano nemmeno sulle dita di una mano.

      Se li si vuole questi professionisti, bisogna pagarli profumatamente e il giornale non ha le risorse per farlo. Non a caso, gli articoli tech, non sono il massimo perché hanno costi troppo alti.

      Stefano Bernardi, parla di filosofia.
      I giornali vivono di adv e il mercato di massa, vuole solo un certo tipo di notizie. Non c’è ancora nessun altro modello di business nel mondo, in grado di fare tanti soldi, quanto quelli che si fanno con l’adv. Il blog sulle startup, ecc, ha la stessa utilità, di quelli che si aprono un blog sul proprio animale domestico.
      Gli utenti devono arrivare al tuo blog e se non c’è massa critica, non ci vanno; quindi si ritorna al punto di partenza.

      Le startup sono solo una moda del momento e se non lo sarà, non basterà per poter sostenere i costi di quei professionisti. E’ questa secondo me la realtà dei fatti.

      • Annalisa Silingardi scrive:

        Mi è dispiaciuto riscontrare che le pecche di cui parli spesso tendono ad essere minimizzate dagli startupper stessi. Allora ci si affida “all’amico” per fare il comunicato stampa oppure si preferisce “il fai da te” per promuovere la propria pagina Facebook. Io mi sono sempre auspicata una collaborazione fra le parti: mi piacerebbe che uno startupper venisse a chiedermi ” ma come posso fare comunicarmi al meglio nel web? “.. Oppure ” Ma come posso usare Pinterest? Mi serve Twitter? Il mio prodotto potrebbe interessare il pubblico di Facebook e se sì chi?”.
        E viceversa cerco ogni giorno di capire sempre di più (studiando, leggendo, lavorando, facendo networking) questo “pazzo pazzo mondo di startup”. A mio parere solo venendosi incontro si possono colmare le mancanze gli uni degli altri.

  3. AliceTwoorty scrive:

    Raffaele concordo in pieno con il tuo articolo. Soprattutto sull’importanza del fare… chi è impegnato a fare non ha molto tempo per i riflettori! Fare è il primo passo per realizzare un prodotto valido. Ecco, a me piace parlare di prodotti validi e non di successo: Moccia è un autore di successo ma credo che in pochi, pochissimi, possano definire validi i suoi libri. Per dare valore ad un prodotto ci vuole tempo, dedizione, pazienza… questa comunicazione (peraltro oggi riportata anche su Millionaire web) è palesemente pagata e organizzata a tavolino, proprio per la mancanza di conoscenza del mondo startup di cui parla Bernardi. La passione e la competenza nel settore eviterebbero contenuti così inutili e, se vuoi, dannosi per chi magari crede che bastino 6 mesi per essere “imprenditori geniali di successo” (e te lo dice una che viene dalla pubblicità ed è oggi anche startupper). Oggi termini come “successo” e “innovazione” sono così tanto abusati da averne ridotto quasi a zero il vero significato.

  4. trane52 scrive:

    Sono arrivato a leggere questa pagina perchè sto tizio è stato ospite alla trasmissione di Parenzo ‘Guerra dei mondi’. La cosa incredibile è stata che Pippo Baudo (sic!) alle mirabolanti parole di Achilli l’ha preso in giro garbatamente ma preso in giro. Allora dico fammi vedere un pò chi ha ragione. A parte il sito che su Ipad ha fatto cose strane e bloccato Safari… Alla fine mi son detto: Oh, ma allora Pippo è un grande, nonostante tutto.

  5. Stefano Cudini scrive:

    Bell’articolo!! anche io ho seguito questo sub-fenomeno egomnia fin dall’inizio, forse sono stato uno dei primi utenti registrati.. e devo dire che il sospetto di proverbiale Tutto Fumo e Niente Arrosto… mi è venuto in mente fin dall’inizio.. basta sentire bene cosa dice il fondatore riguardo certi “Accordi con le istituizioni” riguardo un “centro di collocamento online” con findanziamenti della provincia di Milano… Basta questo per capire tutto.

  6. Domenico B. scrive:

    Mi sa che questa notizia è più piccola e mediocre di quanto si voglia credere. Un ragazzino di 22 anni mette su un sito per trovare lavoro. Sai che idea?!? LinkedIn, InfoJobs, Jobrapido cosa sono?!? Insomma niente di originale questo Egomnia.

    Vogliamo parlare della falsa modestia del ragazzo in questione? Viene da una famiglia normale. Certo, mi si storce il naso però se leggo che suo padre con i soldi della liquidazione ha acquistato un quarto delle quote di un’azienda. Una famiglia normale non potrebbe sostenere una spesa del genere. Come di certo non darebbe DIECIMILA euro al figlio per una start-up. Sul fatto che il sito sbarcherà oltreoceano in Brasile e a Singapore, buon per lui. Ma gli consiglio di non illudersi, perché tornando al punto di cui sopra, Egomnia altro non è se non ché l’ennesimo sito per trovare lavoro. Evitiamo quindi titoloni sensazionalistici e paragoni assurdi, solo perché parliamo di un ragazzo Italiano (giornalismo nazionalista nel 2014? Purtroppo di questo si tratta!). Converrebbe analizzare meglio la questione e capire come non ci sia niente di incredibile e di certo le cifre in questione solo nel mondo dei sogni potrebbe ottenerle!

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